lunedì 30 dicembre 2013

venerdì 27 dicembre 2013

Buon Natale e Felice 2014




Siamo un po' in ritardo per il Natale ma in tempo per
augurare a tutti voi un meraviglioso 2014.

Affettuosi auguri di Buone Feste!!

martedì 17 dicembre 2013

Recensione: Shadowhunters - Città di ossa di Cassandra Clare


Ho letto questo libro grazie ad un Gruppo di lettura, ma finora non sono mai riuscita a parlarne a modo. Colgo l'occasione adesso, perché mi spiace trascinarmi nel 2014 libri letti quest'anno.
Prego la mia consocia grafica che metterà su il post, di trovargli però la copertina vecchia, non quella rifatta in occasione del film (i due protagonisti sono orribili).



Titolo: Shadowhunters. The mortal instrument 01 - Città di ossa
Autore: Cassandra Clare
Edizione: Mondadori
Prezzo: 10,50 €
Trama: La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore.


Mi avvicino ai grandi successi sempre con un filo di oggettività, perché tendenzialmente rimango delusa o non trovo ciò che li ha resi dei fenomeni di massa. Mi sono approcciata a questa saga con lo stesso spirito, trovando una storia carina, con buoni elementi innovativi, anche se non originali, un po' intuibile in alcuni punti, ma sostanzialmente piacevole.
A livello di trama non mi è sembrato particolarmente eccezionale, lo considero piuttosto nella media quando si parla di libri young adult; di contro viene lasciato molto più spazio alla storia corale dei personaggi, che non all'aspetto sentimentale proprio di questi romanzi. Sì, sono in gioco anche sentimenti ed emozioni (e forse anche qualche ormone, ma sempre in toni soft), ma non sono gli assoluti protagonisti lasciando il resto a fare da contorno, talvolta anche tirato per i capelli.
No, in questo caso l'autrice ha creato un mondo parallelo invisibile agli umani, ma molto coerente, con una sua logica e buone motivazioni alla base. Insomma niente che sembri campato per aria. Non solo, non si è limitata ai tre o quattro nomi necessari a creare triangolini e gelosie, ma una storia di più ampio respiro con molti personaggi, anche adulti, che si muovono più o meno nell'ombra, ciascuno con i suoi segreti e le sue motivazioni.
Oltre all'amore classico, presenti altre forme di questo sentimento, altrettanto forti: quello tra fratelli, tra genitori e figli, tra amici. Tutti più o meno affrontati con una certa delicatezza e serietà.
Finale sfortunatamente aperto, in quanto la saga si compone di diversi libri, però mi è piaciuto.

Personaggi: Come dicevo, ve ne sono molti. Clary è la protagonista e devo dire che è quella che mi ha colpito di meno. Una ragazza normale, con gli occhi foderati di prosciutto quando si tratta del suo miglior amico, ma subito pronta a farsi affascinare dalla nuova conoscenza. Mostra un certo carattere, ma nel complesso non è un personaggio memorabile. J.C. se l'è cavata meglio. Un po' scontroso, un po' troppo uomo vissuto nonostante l'età, ma comunque divertente e impertinente. La sua visione del mondo non è eccelsa, ma è stato bello anche scoprire i retroscena del suo pensiero. I fratelli Isabell e Alex mi sono piaciuti molto. Diversi l'uno dall'altro ma molto uniti. Isabell forse è stata un po' trascurata, mentre ho apprezzato molto la delicatezza con cui l'autrice parla dei sentimenti di Alex. Il gruppo dei protagonisti principali è chiuso da Simon che... per il momento non mi ha detto niente di speciale. Detto in altre parole: in questo primo libro non regge il confronto con altri. E' un ragazzo normale, ma anche troppo normale: troppo timido, troppo insicuro, troppo indeciso, troppo ... nerd. In certi momenti mi è sembrato quasi inutile.
Oltre ai 'giovani', per una volta sono presenti anche gli adulti, in particolare nelle figure di Luke e Magnus Bane. Quest'ultimo sembra aver riscosso molto successo presso il pubblico, io continuo ad immaginarlo come Tim Carrey in The rocky horror pictures show e più che affascinante lo trovo a limiti del comico. Vedrò nei prossimi libri.

Stile: Senza lode e senza infamia. Il linguaggio è scorrevole, le spiegazioni abbastanza brevi, anche se vengono date facendo parlare i personaggi mentre avrei preferito che fossero più sparse all'interno della storia, buone le descrizioni. Mi è piaciuto molto anche l'uso delle rune e il fatto che fossero incantesimi. Niente descrizioni troppo forti o linguaggio volgare (forse qualche parola, ma non mi sembra di ricordarne).

Giudizio finale complessivo: Un libro molto piacevole, che mi ha incuriosita abbastanza da voler proseguire con i volumi successivi, ma di sicuro non la più memorabile della mia vita. Forse sono io che non sono facile all'entusiasmo, ma non l'ho trovato né più né meno esaltante di tanti altri libri. Indubbiamente è una saga particolare che si discosta dal gruppo vampiri/licantropi/creature mitologiche in generale, i suoi personaggi hanno una loro specialità creata dall'autrice che li rende davvero unici. Anche la storia, per quanto non del tutto originale, si è presentata bene, con un buon intreccio e buone spiegazioni (quelle che mancano confido che arriveranno nei volumi successivi).
Voto: 8/10


mercoledì 11 dicembre 2013

W. W. W. ..Wednesdays #24

Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

What are you currently reading? 
What did you recently finish reading? 
What do you think you'll read next?

Bene, ecco le mie risposte settimanali:

What are you currently reading?



Agatha Raisin e il veterinario crudele
M.C. Beaton

What did you recently finish reading?


Letto di ossa
Patricia Cornwell


Il grattacielo
Francesco Capasso

What do you think you'll read next?


Primal spirit - Immortal
A. J. Allibis


E voi? Cosa avete letto, state leggendo, leggerete?



lunedì 9 dicembre 2013

Recensione: Non deve accadere di Anne Holt


Titolo: Non deve accadere
Autore: Anne Holt
Edizione: Einaudi
Prezzo:   € 19,00
Trama: Johanne Vik, che sa ricavare da casi separati il profilo di un assassino, e Yngvar Stubø, il detective impulsivo e geniale, si sono sposati e vivono con una bimba neonata e l'altra figlia di Vik. Ma Vik sente che la tranquillità è apparente. E ha sempre più paura. Perché sa che nei delitti senza movente che stanno sconvolgendo la Norvegia c'è l'impronta di qualcosa che lei stessa ha fatto di tutto per dimenticare. E che il misterioso assassino seriale ha un obiettivo molto preciso in mente. Qualcosa che non deve assolutamente accadere.



 Era da un po' che sentivo parlare di quest'autrice e, grazie ad uno scambio su Anobii, ho potuto anche 'conoscerla'.
Direi che questa prima lettura mi ha positivamente impressionato, non del tutto, ma abbastanza da volerle concedere altre chance.
Ci troviamo davanti un assassino spietato e terribile, ma , soprattutto, imprendibile. Non commette errori, non si fa mai cogliere impreparato e rimane incomprensibile. La stessa profiler Vik, una dei protagonisti, asserisce che il serial killer più imprendibile è quello che non ha uno schema, non ha un movente, non ha motivi, perché è impossibile tracciarne o intuirne le caratteristiche, pertanto non è possibile cercarlo. Potrebbe essere chiunque. E queste cose le sa anche l'assassino. Per questo non sbaglia. Un cattivo veramente ben fatto, e voi sapete quanto apprezzi i cattivi veramente cattivi.
Anche l'intreccio non è male. I punti di vista sono quasi sempre dalla parte dei 'buoni', ma l'autrice vi ha inserito anche brani 'interpretati' dal cattivo, in cui si svela, piano piano, la sua idea e anche la sua motivazione (perché non è che non ne abbia, semplicemente non la si intuisce dagli omicidi).
La trama invece non mi ha particolarmente colpito. Non è brutta, ma abbastanza standard per questo genere di libri. I delitti sono un filino troppo ben descritti per i miei gusti, ma sono piuttosto efferati e ne deduco che non sarebbe stato possibile rendere la giusta idea senza un'opportuna descrizione.

Personaggi: La nota più dolente. Non mi sono piaciuti. Non sono brutti e sono anche ben costruiti, ma per me, nel tentativo di renderli umani, l'autrice li ha banalizzati. Sono stereotipati e freddi e non mi hanno suscitato empatia. Stubo, in alcuni momenti, non mi è sembrato granché come detective, e Vik, neomamma, è piuttosto antipatica e vittimista. Neanche il cattivo si salva. Sì è abile, astuto, non commette errori, ma quando viene allo scoperto e lo si 'conosce', si rivela un'altra lagna, con motivazioni patetiche.

Stile: Molto nordico. L'impronta culturale è fortissima sia nello stile di vita, sia nel modo di condurre le indagini. Probabilmente anche la scarsa empatia dei personaggi è dovuta a questo. I periodi non sono mai troppo lunghi e l'alternanza fra azione e riflessione è ben condotta. Buone anche le tempistiche per le rivelazioni, le intuizioni e le conclusioni ad effetto. Linguaggio scorrevole e piacevole.
Traduzione non precisissima e con refusi sparsi qua e là.

Giudizio finale complessivo: Un thriller per certi versi piacevole e intrigante, per altri un po' piatto e poco coinvolgente. Ci sono idee buone che me lo hanno fatto piacere e personaggi che me lo hanno reso più indifferente. Non è comunque una lettura impegnativa, non ci sono termini tecnici o definizioni troppo sottili che confondono i non addetti ai lavori, ed è possibile goderselo anche dopo una giornata di lavoro o prima di andare a nanna.
Voto: 7/10


venerdì 6 dicembre 2013

Recensione: Amore chiama, amore risponde di Cristiana dalla Zonca


Titolo: Amore chiama, amore risponde
Autore: Cristiana dalla Zonca
Edizione: Giunti
Prezzo: 12,00 €
Trama: Il giorno del suo rientro a casa, sono tutti in salotto che la aspettano impazienti. I suoi tre figli adolescenti, suo marito, perfino il grasso cane Loki che le corre incontro creando il solito trambusto. Vittoria è lì, sul suo divano, tra i suoi affetti più cari, eppure non li riconosce. Da quando ha perso la memoria, fa di tutto per indovinare chi sono e cosa vogliono, ma il volume troppo alto della radio o il piano della cucina in disordine la tradiscono, ed è chiaro a tutti che la mamma e la donna di prima non ci sono più. Mentre le sedute con la sua algida psicanalista aprono i primi squarci sul passato, Vittoria si aggira per casa spalancando armadi e cassetti per scoprire che la donna che era non le corrisponde per niente: quei maglioncini tutti uguali e dai colori sbiaditi, pacchi di cibo a basso contenuto calorico, il circolo borghese delle amiche dell’aperitivo. Che cosa è diventata? Come uscire dalla gabbia dorata in cui si sente oppressa? Vuole veramente ricordare?
Amore chiama amore risponde è un romanzo che parla direttamente al cuore. Una testimonianza profonda e bellissima sul vero significato della famiglia, su quanto contino le scelte del passato e sulla grandiosa possibilità di riscegliere in ogni istante cosa vogliamo essere.


Questo libro era stato un sorteggio random sul mio ereader prima che esalasse l'ultimo respiro. Mi ci sono avvicinata in punta di piedi perché i libri che parlano in qualche modo di dolore mi turbano sempre molto e preferisco essere nello stato d'animo giusto. Invece ho trovato un libro bellissimo. Prima di tutto, anche se ci sono accenni al dolore, questo non è sbandierato e sbattuto in faccia al lettore, bensì ammorbidito da una conclusione del brano positiva. Che sia un'analisi della protagonista, piuttosto che una frase di uno dei figli, ogni momento di sconforto e di perdita arriva ad una risoluzione che da speranza. Seguiamo Vittoria dal suo ritorno a casa, fino alla ricostruzione della sua vita, dei rapporti e anche di parte della memoria.
E' un percorso lento, difficile. La protagonista non sa niente di sé, dei suoi figli, del marito, della sua vita. Non c'è un miracolo improvviso per cui tutto torna e vissero felici e contenti. No, la donna deve scavare nella propria vita e nella propria casa come una ladra, cercando di capire chi era prima di scordarselo. Salvo poi fare un'importante scoperta: chi era prima non le piace affatto. Non si riconosce in quella donna così austera, rigida e stressata. E così cambia, giustamente per lei. Il difficile è far capire ai propri familiari che è sempre lei. Che è sempre la moglie e la madre che li ama tantissimo, è solo diverso il suo comportamento. Più spontaneo, più allegro, forse anche più felice. E incredibilmente oltre a se stessa riesce anche ad aiutare gli altri.
Un libro che parla di come spesso quelle abitudini e meccanismi mentali che ci danno conforto perché li conosciamo, finiscono per diventare delle trappole di cui non ci rendiamo conto. Ci fanno sentire sereni e scambiamo quella serenità per felicità. Un racconto che parla anche dell'essere come gli altri si aspettano che siamo.
La perdita della memoria permette alla protagonista di riscriversi. Lei non ricorda come era prima, come doveva essere, comportarsi, come gli altri si aspettavano che fosse, pertanto, semplicemente, fa ciò che le viene spontaneo. Gettando tutti nel panico. Le persone tendenzialmente si oppongono al cambiamento, perché il noto è più facile da gestire.
E' un libro anche sul coraggio di cambiare, benché in questo caso, ci sia il vantaggio del non sapere. Più difficile è cambiare solo per propria volontà.

Personaggi: Vittoria è la protagonista e ci racconta la sua storia in prima persona. L'ho apprezzata molto, soprattutto perché nonostante sia a pezzi e tende a compiangersi un po', il suo comportamento non mi è sembrato eccessivo e, soprattutto, non diventa lagnosa e patetica. Lo rimane il giusto in relazione alle sue condizioni. Ho apprezzato anche il marito, benché non sia perfetto. O forse è stato proprio quello a farmelo piacere, perennemente indeciso tra il lasciare il tempo alla moglie per riprendersi e lo stimolarla a 'tornare'. Belli i tre figli, forti ciascuno a loro modo, sconvolti da quella donna che non riconoscono e non li riconosce, ma sempre pronti ad amare e accettare la novità. Sono loro che, per primi, apprezzano e stimolano questa nuova mamma che non ha quasi niente della precedente.

Stile: Mi verrebbe da definirlo morbido e pacato. Un dramma senza niente di drammatico, affrontato con toni sereni e profonde riflessioni. La scrittura è corretta e scorrevole e permette al libro di farsi leggere. Mi è piaciuto che l'autrice abbia evitato momenti troppo tesi e punti di svolta con effetto sorpresa, ha reso il romanzo più verosimile e anche più leggibile.

Giudizio finale complessivo: Come dicevo all'inizio, il libro mi è piaciuto tanto. Per tutti i significati che ha: la possibilità di reinventarsi, la forza di cambiare, il coraggio di sostenere le proprie scelte. certo la protagonista ha un grosso 'vantaggio', la perdita della memoria, il ritrovarsi ad essere un foglio bianco, molto più difficile è rendersi conto con lucidità di non essere come vorremmo e di decidere di cambiare con lucidità. In ogni caso trovo che il libro sia un ottimo stimolo a dare una controllatina alla propria vita e fare un punto della situazione. Magari si scopre anche che i cambiamenti da fare sono piccoli, oppure è l'occasione giusta per fare un salto che all'inizio può fare male, ma che, alla fin fine migliora noi e chi ci sta intorno.
Voto: 8/10


giovedì 5 dicembre 2013

Recensione: Zazie nel metrò di Raymond Queneau

Dopo un periodo piuttosto caotico a livello lavorativo e di vita privata torno finalmente a parlarvi di libri. Ho diverse cosette in arretrato (perché comunque riesco sempre a leggere qualcosa) pertanto spero di potervi tenere abbastanza compagnia nei prossimi giorni.



Titolo: Zazie nel metrò
Autore: Raymond Queneau
Edizione: Einaudi
Prezzo:  10,50 €
Trama: Zazie, una ragazzina ribelle e insolente, arriva nella Parigi degli anni '50 dalla provincia. Il suo sogno è vedere il metrò; ma se uno sciopero glielo impedisce, nessuno può trattenerla dal salire su quella giostra vorticosa che per lei diviene Parigi. Fugge disinvolta dall'olezzo dello zio, ballerino travestito, per incontrare, grazie alla sua vitalità straripante, una galleria eterogenea di personaggi: un conducente di taxi, diabolici flic, la dolce Marceline, una vedova consolabile, un calzolaio malinconico e un querulo pappagallo.


 Questo libro l'ho letto da un po', ma ho continuato a pensarci fino ad ora; a pensare al racconto e anche a cosa scrivere ad altri potenziali lettori. Si tratta di uno di quei libri 'tante cose' e, come ho già avuto modo di dire, i libri 'tante cose' mi creano dei problemi, perché per parlarne in maniera esaustiva si dovrebbe scriverne un trattato, ma al contempo si rischia di dire troppo. I punti di vista e gli argomenti sono tanti e, come sempre, mi sono risolta a scegliere quelli che mi sono piaciuti di più.
Dal punto di vista della trama, il racconto quasi non ha senso. Tolte tutte le sfumature, i significati nascosti, lo scopo dell'autore, ci si ritrova in mano una storia quasi senza trama e con passaggi caotici ai limiti del nonsense inglese. Voluti e ben utilizzati, e questo fa la differenza. Ammetto di non essere riuscita a cogliere tutte le sfumature e tutti i messaggi che possono essere nascosti tra le righe, ma mi è sempre sembrato chiaro che ogni cosa fosse scritta lì ad un preciso scopo.
Sicuramente è un racconto basato sull'ironia e sulle caratteristiche precise di un popolo e di un'epoca determinati, che possono non fare parte del bagaglio culturale di altre popolazioni e, pertanto, non sempre è possibile comprenderla. Di contro, come sostiene la Miss Murple di Agatha Christie, gli esseri umani hanno tratti comuni in tutto il mondo e, per certi aspetti, i confini nazionali e culturali, sono inesistenti. Questo rende il libro leggibile e godibile a prescindere dalle origini del lettore.
L'ironia da sola già renderebbe il libro carino, ma Queneau, va oltre, utilizzandola come sottolineatura al vero argomento del testo: le contraddizioni e i contrasti.
L'intero libro è giocato su questo, compresi i passaggi assurdi e quasi impossibili: Zazie è una bambina e ha sette anni, parla come se ne avesse settanta e fosse un uomo decisamente volgare, lo zio Gabriel di contro è un uomo grande e grosso e fa il travestito ballando in un locale per gay pur non essendolo; la moglie Marceline è dolce, buona e paziente, ma fa paura. Il titolo stesso è un contrasto: Zazie nel metrò non ci va mai.
Significativo ciò che dice ad un certo punto: alla domanda 'che hai fatto a Parigi?', lei risponde 'Sono invecchiata'. Non cresciuta come ci si potrebbe aspettare da una bambina (ma neanche questo sarebbe giusto, a sette anni sarebbe più probabile che dicesse che si è divertita o annoiata), ma proprio invecchiata, come se avesse molti più anni di quelli che l'autore le ha attribuito.

Personaggi: Tanti, tantissimi, tutti apparentemente inutili, tutti con un significato. Zazie è la protagonista, giovanissima eppure astuta e disincantata, caparbia eppure sottoposta all'autorità dei più grandi. Il suo girovagare, oltre ad avere significato di per sé, è anche la scusa per far salire sulla scena tutti gli altri. Al suo fianco lo zio Gabriel, grande e grosso eppure incapace di farsi rispettare da una bambina, al contempo stimato (stimata?) ballerina adorata da tutti i clienti del locale dove lavora. Con Zazie sembra debole, eppure conquista subito tutti. Gli altri personaggi si dividono la scena in modo equo e tra questi è obbligatorio comprendere sia Parigi (che è definita e indefinita insieme) sia gli anni '50 che apportano caratteristiche inconfondibili ad alcuni passaggi del libro.

Stile: Caotico come richiede il testo e Queneau è un autore troppo consapevole per non pensare che sia voluto. Frasi brevi, passaggi repentini di scena, azioni che si risolvono in pochi istanti e, incastrate qua e là, riflessioni argute e profonde. Anche la terminologia fa la sua parte, soprattutto per caratterizzare il periodo storico (mi ci sono volute dieci pagine a capire che blucinz voleva dire blue jeans).

Giudizio finale complessivo: Un libro troppo strano per non essermi piaciuto. In alcuni punti mi ha divertito, in altri fatto sgranare gli occhi, ma soprattutto, mi ha portato tante piacevoli riflessioni che mi hanno permesso di affinare il mio pensiero su certi argomenti e prendere consapevolezza della mia propria opinione riguardo ad altri. E' un libro che non si legge per la trama, ma per ciò che può portare al lettore. Ovviamente non su tutti ha la stessa presa né lo si può leggere in ogni momento. Forse rimprovero all'autore l'aver voluto mettere in gioco troppi argomenti senza sviscerarne nessuno a fondo (eccettuato il contrasto). Per finire mi è spiaciuto anche non riuscire a cogliere tutte le sfumature e le sottolineature che ci sono, ma, come ho detto, alcune appartengono alla cultura popolare e, da esterni, è difficile comprenderle.
Voto: 7/10


mercoledì 4 dicembre 2013

W. W. W. ..Wednesdays #23

Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
L'ho abbandonata per settimane, ma adesso eccomi di nuovo.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:


What are you currently reading?
What did you recently finish reading?
What do you think you'll read next?

Bene, ecco le mie risposte settimanali:

What are you currently reading?



Letto di ossa
Patricia Cornwell



Il grattacielo
Francesco Capasso


What did you recently finish reading?



Non deve accadere
Anne Holt


What do you think you'll read next?

Sono indecisa, penso che tirerò a sorte.


E voi? Cosa avete letto, state leggendo, leggerete?


martedì 26 novembre 2013

Teaser Tuesdays #26

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo;
  • Apritelo in una pagina a caso;
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  • Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ecco qui il mio Teaser per questo Martedì! ^_^


<< Per essere uno che non aveva dormito affatto, dalla voce Milo sembrava vispo.
«La cattiva notizia: il reverendo Goleman non è in ufficio. Quella buona: è proprio qui nella California del Sud per partecipare a un convegno a Fullerton. Ci vedremo nel mio ufficio a mezzogiorno.»
«Ti ha dato il nome dell'amica di Adriana?»
«Sì,» rispose «ma è una faccenda complicata. Ci vediamo quando il sole è alto?»
«Non mancherei per nulla al mondo.» >>


 La colpa
Jonathan Kellerman


Qual è il vostro Teaser?

giovedì 14 novembre 2013

Recensione: Educazione di una donna di Elizabeth Percer

Dopo due belle letture arriva immancabile quella brutta. Almeno per me.

Titolo: Educazione di una donna
Autore: Elizabeth Percer
Edizione: Neri Pozza
Prezzo: 17,00 €
Trama: Il Wellesley College, nel Massachusetts, è uno dei più prestigiosi college femminili americani. Con la sua architettura gotica, i suoi archi e i suoi giardini, il campus esercita un fascino irresistibile sulle giovani donne consapevoli della propria intelligenza. In un angolo appartato del campus vi è una casetta in stile Tudor: è il luogo di ritrovo delle Shakes, le temute e riverite ragazze della Shakespeare Society. Ogni tanto le Shakes mettono in scena opere del Bardo alle quali invitano la preside e altre autorità del campus. Tuttavia, simili inviti hanno il solo effetto di accrescere il sospetto del college nei loro confronti, dato che ragazze che interpretano uomini in preda ad angoscia, tradimenti e dubbi, in una forma arcaica della lingua inglese, non sono certo un bell'esempio di decoro e compostezza. Le Shakes si curano però poco del giudizio altrui. Sensibile fino all'estremo, incapace di trascurare anche per un solo istante coloro che ama, triste per l'impossibilità di avere accanto Teddy, il suo amico del cuore, Naomi Feinstein mette piede al Wellesley college e, con sua somma sorpresa, diviene quasi subito una Shake. Accade tutto per volontà del destino: Naomi salva dalle acque ghiacciate del lago Waban una delle Shakes; viene iniziata alla Società con un rituale vecchio di un secolo, diventa l'amica più stretta dell'altezzosa Jun. Come in ogni educazione che si rispetti, tuttavia, anche per Naomi è in agguato la sfida con le svolte maligne della sorte.


Mah...
Nonostante siano passati un po' di giorni, se qualcuno mi chiedesse di cosa parla questo libro sarei ancora indecisa sulla risposta. Il mio istinto sarebbe rispondere 'di niente', però in quasi 400 pagine, qualcosa ci sarà scritto no?
Sì, qualcosa c'è scritto, ma 'cosa', non è di facile definizione. Più o meno c'è ciò che dice il titolo: l'educazione della protagonista, Naomi Feinstein. Rispetto a ciò che cita la sinossi, in più ci sono circa 100 pagine d'infanzia, che ancora oggi mi chiedo a cosa servissero, in meno c'è tutta la poesia, la suspense, o qualunque altra cosa potrebbe indurre ad aprirlo.
Di fatto questo libro è il racconto della vita della protagonista da quando aveva 7 anni fino ai 17 circa. Quanto all'aspetto educativo, se anche c'è, non l'ho trovato così eccezionale da farne un libro.
L'infarto del padre, la depressione della madre, la partenza dell'unico amico che abbia avuto, fino ai fatto del Wellesley College, di materiale per tirarne fuori qualcosa di importante ce n'era. Peccato che invece sia tutto piatto, poco approfondito, un po' senza scopo. Sembra che ciò che accade sia utile e importante per tutti, tranne che per la protagonista, che ci racconta la sua storia senza la minima emozione. Il racconto in prima persona limita ulteriormente le scelte obbligando il lettore a 'vedere' solo ciò che pensa Naomi. Purtroppo lei si preoccupa più di dire ciò che accade, anziché ciò che prova.
Finale piatto e banale.

Personaggi: Naomi è la protagonista e ci racconta la sua storia. L'ho trovata terribilmente noiosa, apatica, priva di qualsiasi attrattiva. Qualunque persona entri nel suo racconto sembra più vivace e luminosa di lei, perfino la madre depressa.E' un inconcludente e tale resta fino alla fine, nonostante dal titolo sembri che si trovi di fronte chissà cosa. Magari se lo trova davvero di fronte, ma non sembra che per lei conti granché.
Bella la figura del padre, solido, positivo e propositivo. Meglio di lei perfino l'algida e altezzosa Jun, che, nonostante la rigida educazione giapponese (la sua storia sì che avrebbe avuto senso), trova il modo di vivere e di essere vitale.
Carine anche molte delle Shake, quasi tutte ragazze forti e che sanno cosa vogliono dalla vita.

Stile: Noioso come il racconto (forse ha semplicemente contribuito). La scrittura è piatta e priva di attrattiva. Anche nei momenti più intensi, il massimo che si può fare è evitare lo sbadiglio. Registro medio con alcune parole un po' più ricercate.
Le tempistiche sarebbero anche buone, ma continuo a pensare che questo libro poteva essere molto più corto. Scrittura corretta e buona traduzione.

Giudizio finale complessivo: Decisamente noioso e inutile. Mi sarei aspettata riflessioni profonde anche su eventi comuni ma che sulla protagonista hanno un effetto decisivo, invece niente. Una serie infinita di bla, bla, bla. Ciò che accade alla fine sembra quasi messo lì giusto per far accadere qualcosa. Effetti su Naomi, prossimi allo zero assoluto, ovviamente. Una quasi totale perdita di tempo.
Voto: 4/10


mercoledì 13 novembre 2013

Recensione: Il paradiso dei diavoli di Franco Di Mare

Altro bel libro capitatomi tra le mani ultimamente. Sì lo so, sarebbe il giorno del WWW, ma per il momento quella rubrica è in standby.

Titolo: Il paradiso dei diavoli
Autore: Franco Di Mare
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 18,00 €
Trama: Il nuovo romanzo di Franco Di Mare è un doloroso inno d’amore a Napoli e insieme il racconto mozzafiato delle sue eterne contraddizioni. L’autore rivelazione di Non chiedere perché dipinge ora un ritratto vivido e agghiacciante della città, un presepe dove hanno posto tutti, il borghese, ’o guaglione, il commerciante, il cronista di nera, la casalinga, l’intellettuale, e tutti sono in qualche misura contagiati dal Male che abita il golfo più bello del mondo.

Provo a darvi la mia opinione su questo testo, ma è uno di quei casi in cui non sono sicura di riuscire nell'intento che mi prefiggo. Questo è uno di quei libri 'tante cose' e come tutti i libri tante cose la chiave di lettura è varia, soggettiva e mutevole. Può essere un leggero thriller, con colpevole e investigatore già palesi, può essere un quadro sociale, una vaga accusa politica, un affresco attuale e molto altro. Si possono analizzare tutti gli aspetti finendo per scrivere un trattato più lungo del libro stesso; si può parlare di uno o più aspetti sapendo che sarà una riflessione incompleta; oppure si possono lasciare da parte tutte le dissertazioni sociofilosofiche e parlare della storia per la sua veste ufficiale: un libro su Napoli e la sua gente. Uno spaccato fatto di flash tra presente e passato (non molto passato, l'adolescenza dei protagonisti, dove molte cose iniziano e dove certe strade si delineano) che ci mostra cose che, forse, tutti bene o male sappiamo (niente nel libro è stata una sorpresa), ma in maniera totalmente diversa. Viste da dentro, molte cose cambiano. Non che si finisca per invertire bene e male, ma al posto di rifiuto, giudizio e condanna, ci si ritrova, quantomeno, a comprendere.
L'autore ci mette del suo. Apparentemente non da giudizi e presenta i fatti nudi e crudi, in realtà (ed è bravissimo e merita un plauso per questo) è abilissimo a manovrare i sentimenti e i pensieri dei lettori. A portarli a pensare cose tipo: sì ha ammazzato questo e quello, però poverino.
La sua presenza si sente molto anche in alcuni brani, probabilmente su argomenti a cui teneva in maniera particolarmente, come ad esempio la tesi del napoletano come lingua a se stante e non come dialetto, o come nel passaggio dell'arte culinaria tra madre e figlia.
Un riassunto quindi, di tante figure, molto caratteristiche e molto ben caratterizzate. Che poi simili personaggi si ritrovino in qualunque altro luogo al mondo è una riflessione che lascio ad eventuali altri lettori.

Personaggi: L'elemento essenziale della storia. Le vicende in sé non sarebbero niente di particolare senza i personaggi che li popolano. Soffermarsi su tutti è un po' difficile, ma i principali sono davvero belli. Carmine, che ritengo il protagonista, è una figura che raramente s'incontra in un libro: un letterato killer. Non riesce a liberarsi della coscienza, non riesce ad essere freddo e indifferente mentre fa il suo lavoro, continua a sentirsi perseguitato dall'etica e dalla morale. 'I buoni che si corrompono diventano pessimi', questo è ciò che dice di sé, riferendosi più al suo stato d'animo che non a ciò che fa. Lena, la sua ragazza, mi è sembrata un po' l'emblema della donna che si fida tanto da non voler vedere che alcune cose non tornano. Così innamorata da accantonare le incongruenze classificandole come cose non importanti, salvo poi essere costretta ad aprire brutalmente gli occhi. Mi è piaciuto molto anche il giornalista, Marco Di Matteo, sfrontato fin da giovane, un filo lamentoso, un pelo vittimista, ma, alla fin fine, ben deciso a non farsi travolgere da ciò che è sbagliato, tenendosi ben stretta la sua onestà e la sua morale etica. Mi sarebbe piaciuto poter parlare anche di Nicola Camèl, che non è un brutto personaggio (a parte l'essere un mafioso), a suo modo è leale. Purtroppo l'autore l'ha reso imperscrutabile, sia nella realtà del romanzo, sia agli occhi dei lettori.

Stile: Un misto di italiano corretto e parlata napoletana (ma sempre, per fortuna, tradotta) che riflette un po' anche il carattere del libro: un misto di persone corrette, persone che si credono corrette, persone che fingono di essere corrette, persone 'dialettali' (anche se questo vorrebbe dire conferire ad alcuni personaggi napoletani, un'unicità che non ritengo abbiano. Le stesse figure le si possono incontrare da qualunque altra parte del mondo. Forse a Napoli emergono di più, o forse ce ne sono di più. Non saprei). Molto belli i momenti introspettivi, cruda l'esposizione dei fatti, come sarebbe giusto fosse sempre. La totale mancanza di indicazioni temporali ad inizio dei capitoli porta a fare un po' di confusione tra passato e presente. Non sarebbe stato male inserirle.

Giudizio finale complessivo: Un libro che mi è piaciuto molto. Mi ha coinvolta e affascinata. Mi sono piaciuti i tanti spunti di riflessione e mi sono arrabbiata per le tante ingiustizie raccontate. L'autore è stato bravissimo a coinvolgermi e a stimolare il mio lato empatico verso i personaggi giusti. E' stato impossibile non notare anche l'amore di Di Mare per la sua città e, anche se, come dicevo, questo libro non contiene niente che non avessi già visto, fa sempre un po' male leggerle. Finale triste, struggente e bellissimo, e ve lo dice una che ama i lieto fine.
Voto: 9/10


martedì 12 novembre 2013

Teaser Tuesdays #25

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo;
  • Apritelo in una pagina a caso;
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  • Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ecco qui il mio Teaser per questo Martedì! ^_^


<< Apre la bottiglia quasi senza far rumore. Versa, lentamente e con cura, finché i bicchieri sono pieni poco oltre la metà. Si coprono immediatamente di un velo opaco. Da invisibili irregolarità all'interno delle pareti curve, le bollicine salgono verso la superficie in piccoli fili di perle.
Lui posa i gomiti sulle ginocchia e guarda le bollicine. Il suo volto è distaccato, assorbito da ciò che vede e, in questo momento, innocente come quello di un bambino. Come tante volte ho visto Esajas osservare il mondo.
Lascio intatto il mio bicchiere e mi siedo davanti a lui sul tavolo basso. I nostri volti sono ora alla stessa altezza.
«Peter» dico. «Conosci quella scusa che lei era ubriaca e non sapeva cosa faceva?»
Annuisce.
«E' per questo che te lo do prima di bere.»
Poi lo bacio. Non so quanto tempo passi. Ma finché dura, tutto il mio corpo è nella bocca.
Poi me ne vado. Sarei potuta rimanere, ma me ne vado. Non è per me né per lui. E' per rispetto di ciò che ha preso possesso di me, ciò che non è esistito per anni, che non mi sembra più di riconoscere, che mi è estraneo. >>

Il senso di Smilla per la neve
Peter Høeg 


Qual è il vostro Teaser?
 

lunedì 11 novembre 2013

Recensione: Corella di Federica Soprani

Buongiorno carissimi e buon lunedì!
Per questa settimana riesco a tornare ad occuparmi del mio piccolo spazio senza sfruttare biecamente la mia consocia grafica (che ho l'impressione sia ben felice di farsi sfruttare, ma mi vengono comunque i sensi di colpa).
Bene, smetto di chiacchierare e vi lascio la prima recensione della settimana.


Titolo: Corella, l'ombra del Borgia
Autore: Federica Soprani
Edizione: Mondoscrittura
Prezzo: 12,00 € Cartaceo - 1,99 € ebook
Trama: Roma, 1505.In un cupo sotterraneo di Castel Sant’Angelo, Niccolò Machiavelli visita un prigioniero spagnolo, Michele Corella. Il suo corpo è stato devastato dalla tortura, ma la sua mente ancora vigile e colma di ricordi trascina il letterato in un viaggio nel tempo, sulle tracce di un’avventura tanto grandiosa quanto effimera: l’ascesa e la caduta di Cesare Borgia, all’ombra del quale Corella ha vissuto, custode e araldo di un sogno non suo. Le vicende della famiglia Borgia si snodano lungo tredici anni di guerre, intrighi, matrimoni e delitti, facendo emergere uomini e donne in un susseguirsi di grandezza e miseria che trascende la storia, riportando personaggi celebri al ruolo di comuni mortali. Alla fine, non più protetto dal nome dei Borgia, non più tenuto a preservare la loro ambizione, Corella dovrà fare i conti con la propria vita e le proprie scelte.

"Cesare cammina sui sogni"
Questa frase, posta circa a metà del libro, mi ha colpita, perché mi ha fatto comprendere quale fosse una delle cose che apprezzavo di più di questo romanzo: la sensazione che si trattasse di sogni.
Io non amo molto i romanzi storici, ma grazie alla particolare struttura di quest'opera, il tutto scorre via molto piacevolmente. La Soprani, infatti, ha preferito dedicare ogni capitolo ad un anno, ma non a tutto l'anno, bensì ad un particolare momento all'interno di questo, riuscendo così a dare continuità alla trama senza appesantirla. Ottimo il ricorso ai flashback che raccontano, in poche esaustive parole, ciò che accade tra un capitolo e l'altro, permettendo di seguire la storia, senza dimenticare ciò che stanno facendo i personaggi in quel momento.
I 'momenti' selezionati, non hanno particolare risonanza storica e questo permette all'autrice di indagare i pensieri del protagonista senza che la sua figura venga offuscata da quelle più note e ingombranti di Cesare e Lucrezia Borgia, del Papa, di Giuliano della Rovere e di quanti altri si agitavano sulla scena in quegli anni.
Pur non essendo appassionata di storia, la conosco abbastanza da notare che i riferimenti sono precisi e che non ci sono particolari licenze di scrittura. Non nei fatti almeno. Nei pensieri il discorso magari cambia, ma viene comunque rispettato il carattere che libri e saggi ci hanno tramandato.
Nonostante la terza persona, ci sono punte altamente introspettive del protagonista e la scena in generale, non si sposta mai da lui, facendone quasi un narratore che si osserva dall'esterno. Questo connubio conferisce al tutto il fascino di un'opera di fantasia, affascinando il lettore che si ritrova ben lontano dalla pesantezza di alcuni lavori storici, pur senza perderne il pregio.
Finale inevitabile, in quanto la storia è storia, ma preparato da un momento positivo e scritto in poche brevi righe, quasi a voler tacere la fine di una figura così oscura eppure così preziosa.

Personaggi: Esattamente come l'autrice, decido di parlare del solo Michele Corella. Un po' perché sugli altri personaggi è stato scritto anche troppo, un po' perché questo è un libro a lui dedicato ed è quindi giusto che ottenga tutta la scena e le attenzioni. Micheletto, di cui avevo sentito parlare, senza approfondire, si è rivelato un personaggio poetico e affascinante. Colto, raffinato, capace di riflessioni profonde, è anche un terribile assassino che non si rifiuta mai e esegue sempre gli ordini senza protestare. Non importa ci che questo causa al suo animo. Assistiamo impotenti ai suoi dubbi, alle sue incertezza, al suo cammino affianco alla morte, sapendo di non poter fare niente, ma continuando a sperare che qualcosa cambi. Cambia troppo tardi, ma almeno gli ultimi anni della sua vita sembrano essere più sereni.
Ciò che colpisce di più, però, è la sua assoluta fedeltà a Cesare Borgia. Forse in dei momenti dubita di alcune scelte, talvolta prova anche ad esprimerli, ma alla fine ciò che Cesare ordina, lui esegue. Al di là della razionalità o meno della cosa, ho apprezzato questo aspetto.

Stile: Poetico e raffinato. La scelta delle parole, soprattutto nei pensieri e nelle descrizioni, crea una musicalità dolce nelle frasi che accompagna il lettore senza annoiarlo. Stessa cosa per la prevalenza dell'aspetto introspettivo su quello storico. Ottime tutte le tempistiche, dalla lunghezza dei flashback, a quella delle descrizioni e delle riflessioni. Buone per essere incisive e per farsi ricordare, senza distrarre troppo dal momento attuale che si sta leggendo.
Ottimo italiano, registro tendente all'alto (ma comprensibile da tutti), un solo refuso (notato probabilmente perché unico).

Giudizio finale complessivo: Un romanzo storico che mi ha affascinata (e talvolta quasi commossa) e tenuta con il fiato sospeso fino alla fine. Sapevo come sarebbe finito (la storia quella è), eppure fino all'ultimo ho sperato in quel famoso cambiamento. Per la prima volta non sono stata oppressa da fatti e date, ma piacevolmente intrattenuta da disquisizioni interessanti e pensieri profondi.
Ho apprezzato moltissimo i salti da un anno all'altro che hanno velocizzato la mia lettura. Ho avuto l'impressione di trovarmi davanti una serie di brani, leggibili anche da soli, ma che in ordine e tutti assieme hanno formato un bel racconto.
Ottima anche la scelta di non inserire descrizioni forti tendenti allo splatter o all'hard. Tutto molto pacato, elegante e raffinato. Un po' come Corella.
Voto: 9/10


mercoledì 6 novembre 2013

Recensione: Il buio scese sull'acqua di Kerstin Ekman



La nostra rubrichetta del Mercoledì per oggi cede il posto ad una recensione. E' scritta dalla Dru anche se postata da me, la consocia grafica ^_^
Vi auguro una buona giornata, carissimi, e buona lettura a tutti!
Dil 


Titolo: Il buio scese sull'acqua
Autore: Kerstin Ekman
Edizione: Il sagiatore
Prezzo: 9,50 €
Trama: In una notte d'estate del 1974, Annie arriva con sua figlia Mia nel remoto villaggio svedese di Svartvattnet per seguire Dan, il suo compagno, che vive in una comune. Non trovandolo alla stazione, Annie si avventura nella foresta con la bambina, ma invece di trovare la comune si imbatte nei cadaveri di due campeggiatori brutalmente uccisi e scorge una figura in fuga. Un crimine che rimane irrisolto per vent'anni fino a quando Annie vede Mia, ormai adulta, nelle braccia dell'uomo che aveva intravisto nella foresta quella notte.

Le sinossi sono come i bugiardini delle medicine, non andrebbero mai lette. Questa, come potete vedere, promette momenti mozzafiato, adrenalina, palpitazioni. In realtà quello che mi sono trovata tra le mani è un libro paludoso, triste e vischioso. Avrebbe anche un bell'intreccio una buona dose di personaggi con i loro bravi segreti, una quantità di fili e strade sbarrate sufficienti a renderlo una vicenda abbastanza verosimile. L'autrice inizia nel presente, per poi tornare subito a diciotto anni prima, all'inizio della vicenda. Qui da un quadro generale delle situazioni di partenza di ognuno, spiegando perché e per come si trovassero in quel luogo quel giorno. Dipana la vicenda con una buona tempistica, se si guarda solo a quanto intercorre da un indizio, o informazione, al successivo. Ogni elemento, anche solo accennato, trova la suo collocazione e spiegazione, rendendolo, di fatto un buon romanzo, coerente e soddisfacente.
Fine delle note positive, che in realtà sono anche quelle essenziali. Purtroppo l'autrice ha 'intasato' la trama con troppe digressioni, descrizioni e riflessioni. Tutte dai toni cupi e negativi.  L'azione scompare in mezzo a tutto il pensare dei personaggi, al rivangare episodi che non aggiungono niente, il prolungarsi inutile di momenti per cui sarebbe bastato un solo capitolo anziché tutti quelli che gli sono stati dedicati. Ci sono troppe cose che non sono attinenti alla trama e che non interessano al lettore. Se si fosse trattato di un libro di denuncia sulla situazione dei lapponi, mascherato da thriller, avrei anche potuto capirlo, ma di questa cosa se ne fa appena cenno a fine libro, in una conversazione che ha poco di attinente con il resto.
L'impressione è che l'autrice stia straparlando per i fatti suoi senza avere idea di dove andare a parare, poi si ricorda che ha una trama sotto e butta lì qualche elemento per andare un po' avanti la storia. Riflessioni su argomenti interessanti, trattate in modo approfondito? Neanche, alla fine rimane tutto blando e vago, come il mondo al crepuscolo in cui si può vedere di tutto un po', ma niente di definito.

Personaggi: Tanti e per un thriller sarebbe anche buono, ma mancano di caratterizzazione. Sono tutti cupi, ai limiti del depresso. Pensano troppo, ricordano troppo, si fanno troppe domande senza darsi o trovare risposte. Non ce n'è uno positivo, non c'è un momento allegro, non c'è determinazione in nessuno di loro. Si fanno trascinare perfino nei pensieri, che tendono a girare intorno in maniera inconcludente. Non ho provato nessuna empatia per loro, né al minima simpatia. Per tutto il tempo ho pensato che, da un paese simile, con persone simili, sarei scappata a gambe levate.

Stile: E' probabilmente ciò che ha dato il colpo di grazia a questo romanzo. L'autrice ha una scrittura corretta, una buona costruzione delle frasi, un ottima gestione dei tempi. Ciò che non è andato è il contenuto, sia per i troppi momenti riflessivi e mnemonici, sia per il senso delle singole frasi che hanno sempre una connotazione negativa. Ad esempio: se c'è il solo è quasi sempre soffocante, troppo luminoso, che causa disidratazione e mal di testa e mette di cattivo umore (il sole?); se c'è il buio è sempre gelido, umido, che penetra nelle ossa e mette di cattivo umore (mai che ci fosse qualcuno di buon umore nel libro). Anche le scelte lessicali tendono a dare una connotazione cupa al racconto. Per finire troppi accenni sessuali, non volgari, ma sgradevoli, che mi hanno dato un'unica sensazione: sono una fissa dell'autrice. E non mi è sembrato bello.

Giudizio finale complessivo: Un libro che non mi è piaciuto e che mi ha anche fatta arrabbiare. Arrabbiare perché la storia, alla fine, era buona e anche ben condotta, solo che è stata miseramente ammorbata da inutilità. Fin da inizio libro ho avuto l'impressione di trovarmi in una palude, con i classici stivali da pescatore, che arranco per uscirne. I piedi affondati nel fango e ogni passo che comporta tirare verso l'alto, il piede che si libera a fatica e, una volta libero che già sogna di poter correre leggero, che affonda di nuovo nella melma arrivando ai limiti dell'intrappolamento.
Un libro, a suo modo faticoso, se lo si vuole portare in fondo. Non lo definirei neanche noioso, ma pesante sì.
Poi mi han fatto ridere le frasi riportate: 'un thriller adrenalinico!' (adrenalinico?), 'ciò che i lettori stavano cercando!' (allora siamo a posto), 'una storia che vi terrà incollati alle pagine' (sì, come le macchine in mezzo al fango, uguale, uguale). Mentre leggevo sti commenti, pensavo solo: ma che libro hanno letto? o sono io ad averne letto un altro? Mi sto ancora chiedendo se non abbia completamente sbagliato la chiave di lettura prendendo fischi per fiaschi.
Voto: 4/10


martedì 5 novembre 2013

Teaser Tuesdays #24

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo;
  • Apritelo in una pagina a caso;
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  • Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ecco qui il mio Teaser per questo Martedì! ^_^


<< Crollò in terra come una bambola di pezza, picchiando duro con il sedere. Un attimo dopo, aveva le gambe strette contro il petto e si dondolava avanti e indietro. Era un movimento naturale, avanti e indietro, avanti e indietro, mentre la consapevolezza di ciò che aveva fatto la investiva di nuovo come una bomba.
Aveva assassinato un uomo. Si  mtrattava di un individuo orribile, che aveva intenzione di stuprarla e ucciderla, eppure questo non le sembrava rendere le cose molto diverse. La sensazione era la stessa. Era come avere addosso un'appiccicosa coperta nera che le si stringeva sempre di più addosso. La verità sembrava soffocarla.
Eppure non era ancora tutto.
Azrael è un vampiro.
Quella consapevolezza fluttuò, inizialmente immateriale.
Azrael è un vampiro.
Questa volta quel concetto divenne più solido, meno bidimensionale. 
Oh, mio dio, pensò lei. Azreal è un vampiro. >>


  L'angelo della morte
Heather Killough-Walden

Qual è il vostro Teaser?

martedì 29 ottobre 2013

Un anno di grazie

Buongiorno a tutti!
Ci sono dei periodi in cui tutto s'incasina e le cose da fare diventano troppe.
Uno di quei periodi è questo.
E così capita che il primo anno di vita di questo blog passi in silenzio, ignorato dalle sue stesse autrici. da me in particolare visto che mi occupo io dei testi.
In realtà di idee ne avevamo, ma io sono del partito 'o per bene o per niente' e non essendo riuscita a completare ciò che avevo in mente, ho lasciato perdere.
Considerato però che non sono sola in quest'avventura, non mi andava neanche di far passare la cosa nel più totale silenzio, per tanto mando questo piccolo post con i doverosi (e sentiti) ringraziamenti.
La prima che mi viene in mente è la persona che me lo ha chiesto, proponendomi alcuni libri da leggere su cui dare il mio parere. E' sempre voluta rimanere anonima e non si è mai palesata, ma esiste e io non finirò mai di ringraziarla per la stima e la fiducia mostratami.
La seconda persona che merita il mio ringraziamento è la mia consocia grafica che si è fatta coinvolgere di buon grado in quest'avventura e che asseconda ogni mia richiesta più strampalata. Al di là della gratitudine per l'aiuto nel blog (che è enorme visto la mia incompatibilità con la grafica), è un'amica specialissima a cui va tutto il mio affetto.
Ringrazio anche tutte le autrici, autori e case editrici che mi hanno permesso di leggere i loro lavori e che hanno apprezzato i miei commenti sia positivi che negativi.
E, per finire, i più importanti di tutti: i lettori del blog! Chi legge e basta, chi legge e commenta, chi è divenuto follower, chi è passato ogni tanto, chi passa sempre. Grazie prima di tutto perchè ci leggete. Grazie per i complimenti. Grazie per i consigli. Grazie per le critiche. Grazie per gli incoraggiamenti. Grazie per tutto. Anche uno solo di voi vale il tempo e la dedizione.
Con affetto
Dru


Un anno! ^__^
La Biblioteca compie il suo primo anno di vita, anche se, ahimé, un po' in sordina.
Abbiamo una passione che ci accomuna, quella passione sono i libri.  E poterla coltivare anche attraverso il blog e le recensioni che lo arricchiscono, è un vero piacere.
Nel fare gli auguri alla nostra Biblioteca preferita, mi unisco ai ringraziamenti (decisamente sentiti) della Drusie a tutti voi lettori che rappresentate l'incentivo a fare sempre meglio e a dare il massimo in questa esperienza soddisfacente, divertente ed impegnativa che è la gestione di un blog dedicato.
Grazie a tutti!
Con affetto
Dil



  

giovedì 24 ottobre 2013

Recensione: Cuore cavo di Viola Di Grado



Una lettura un filo datata perchè la recensione mi ha richiesto più di una riflessione. Ora direi che ho le idee chiare.
 
Titolo: Cuore cavo
Autore: Viola Di Grado
Edizione: E/O
Prezzo: 16,00 €
Trama: In un romanzo coraggioso e sorretto da una scrittura originale, Viola Di Grado racconta la storia di un suicidio e di ciò che segue. Una folgorante invenzione della vita dopo la morte: la nostalgia, l'amore, la frequentazione "fantasmatica" delle persone care, la solitudine e l'incomunicabilità, in un aldilà cupo e ribollente, senza pelle e senza sensi, dominato da una natura crudele, che sfalda i corpi, ma anche da una vita ostinata che a questa morte si sottrae. Un romanzo che fa paura: la disgregazione dei corpi, la sopravvivenza dell'"anima", la tristezza e il rimpianto per la vita che non riesce a ricomporsi ma continua a incedere e spiare, vagando in un mondo deserto ma affollato, dove i vivi non possono più vederti e sentirti ma i morti restano all'erta, impauriti, in ascolto.

Ci ho messo un po' a capire come prendere questo libro, sia per leggerlo, che per recensirlo. Alla fine ho lasciato stare le chiavi di lettura e mi sono limitata a seguirne le parole (che sarebbe sempre la soluzione migliore). Nonostante questo rimane un libro a due facce e non è neanche facile spiegare perchè. Manca totalmente la positività. Al di là che inizia con un suicidio, anche dopo, nel racconto di Dorotea Giglio, non c'è niente di buono o positivo, neanche nei ricordi. Al contempo la freddezza con cui la protagonista analizza le situazioni, i termini che usa, non lo rendono neanche pessimista o drammatico. Una storia un po' dark raccontata con serenità? No, nemmeno. Pur mancando aggettivi forti il libro è brutale. Ci sono descrizioni dettagliate della decomposizione del corpo, ma anche la difficoltà dei rapporti tra fantasmi e tra fantasmi e vivi. Non è chiaro il motivo per cui Dorotea si suicida, ma è chiaro che, con quel gesto era alla ricerca di qualcosa che sperava di trovare oltre la morte. Non lo troverà trasformando così un racconto sulla morte, in un inno alla vita. Non c'è speranza nel suicidio, né futuro né soluzione. Qualunque cosa ci manchi, ci opprima, ci faccia stare bene o male, va risolta qui, nel presente, nella vita. Dopo la morte non c'è niente. Neanche il pentimento. Infatti, nonostante il dolore, credo di non aver mai letto che la protagonista vorrebbe tornare indietro, vorrebbe non averlo fatto, vorrebbe rimediare. Guarda e soffre, ancora incapace di risolvere ciò che in vita l'aveva portata a quel gesto. Questo è un altro dei dualismi del libro.
Così come lo è il fatto che, dalle sue stesse parole, Dorotea sembra più viva da morta che quando lo era veramente. Parla con altri fantasmi, comunica, cerca di raggiungere i vivi come non ha fatto da viva. Guarda perfino al futuro, nonostante se lo sia lei stessa negato.
Di riflessioni questa manciata di pagine (la mia edizione ne ha 166) ne porta tante, per contro non è un libro che si possa affrontare a cuor leggero. Le descrizioni della decomposizione sono toste e ancor peggio è il senso di fine, di irrimediabile che lo pervade.

Personaggi: Dorotea. E' lei che ci racconta la sua morte, la sua decomposizione, la sua 'vita' dopo. Non è un personaggio simpatico, eppure io neanche me la sono posta, la domanda se mi piacesse o meno. E' talmente fredda, talmente lucida, talmente 'fantasma' che alla fin fine non ti viene neanche da dirle: non lamentarti, te la sei cercata. Forse perchè, pur non spiegando i suoi motivi e ciò che è successo, il suo disagio da viva è talmente forte che alla fin fine si è quasi dispiaciuti che non riesca a trovare, nella morte, ciò che stava cercando. Dispiace che non ci abbia provato quando poteva. Dispiace che non possa tornare indietro. Indubbiamente è, a suo modo, un bel personaggio. E terribilmente egocentrico.

Stile: Freddo e adatto alla protagonista che è stata scelta. Brutale anche se non vengono utilizzati termini forti, ma solo corretti. Il fatto che questa precisione susciti immagine poco piacevoli la considero un'abilità dell'autrice. Forse c'è anche la volontà, sottile, di scioccare, ma la mancanza di emozioni che accompagna alcuni passaggi smorza, per fortuna, l'effetto. Ovviamente le descrizioni degli eventi post mortem sono precise e accurate, anche troppo per il mio stomaco. La scrittura in generale si presenta piuttosto scarna e questo rende il libro scorrevole e leggibile in poco tempo e senza grosse interruzioni.

Giudizio finale complessivo: Mah... io amo troppo la vita per essere in sintonia con un libro di questo tipo, ma l'inizio mi ha, sinceramente, incuriosito. Volevo vedere come l'autrice avrebbe condotto questa protagonista anomala e totalmente negativa e devo ammettere che, secondo me, ne ha tirato fuori un buon lavoro. Forse avrei preferito un approfondimento di ciò che è accaduto prima del gesto, ma anche così il libro mi ha portato a riflettere molto. Forse non lo rileggerò, ma di sicuro ha lasciato una traccia.
E ha confermato, almeno in questa versione, la mia teoria post mortem: non è una soluzione. Qualunque cosa si speri di trovare di là, non c'è. E quel che è peggio, non si torna neanche indietro.
Prima di chiudere, però, c'è una frase che mi è salita alle labbra ad ogni descrizione di vermi, liquidi, odori e cose varie: CHE SCHIFO!
Ecco, la dovevo dire,ora sono soddisfatta.
Voto: 8/10


mercoledì 23 ottobre 2013

W. W. W. ... Wednesdays #22

Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

What are you currently reading? 
What did you recently finish reading? 
What do you think you'll read next?

Bene, ecco le mie risposte settimanali:

What are you currently reading?


 Il paradiso dei diavoli
Franco Di Mare


 Educazione di una donna
Elizabeth Percer


Un uomo solo
Christopher Isherwood

What did you recently finish reading?

Corella
Federica Soprani


Rock Harbour Search & Rescue: Lost & Found
Colleen Coble
 (Finito! Presto in recensione.) 


Uno studio in rosso
Arthur Conan Doyle

Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde
Robert Louis Stevenson



 Una stanza tutta per sé
Virginia Woolf

  La lama del rasoio
Massimo Lugli

  La casa stregata
Howard P. Lovecraft
 
What do you think you'll read next?

 Evigilantem
Kaileigh Dillon
Con la morte del mio e-reader non sono riuscita a leggerlo. Spero di riuscire ad iniziarlo.


E voi? Cosa avete letto, state leggendo, leggerete?


martedì 22 ottobre 2013

Teaser Tuesdays #23

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo;
  • Apritelo in una pagina a caso;
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  • Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ecco qui il mio Teaser per questo Martedì! ^_^


<< Se capivo che si trattava di uno spirito - residuale o no -, sapevo che la persona in questione non correva alcun pericolo e sarei potuta andare via. Così, mentre attraversavamo una cittadina, le chiesi come fare.
«Ottima domanda», esclamò Margaret. «Ora comincia la lezione vera. Ci sono tre modi per distringuere i fantasmi dai vivi. Uno: l'abbigliamento. Per esempio, se un uomo indossa il cappello e le bretelle è uno spirito, verosimilmente degli anni Cinquanta».
«Ho visto ragazzi con cappelli e bretelle», s'intromise Tori. «Anche giovani. E' vintage».
«Un'uniforme della guerra civile, allora. Se indossa quella, è un fantasma».
Ma per favore!
«Due: come forse avrai notato, gli spettri possono oltrepassare i solidi, quindi se passa attraverso una porta o una sedia, allora stai pur certa che si tratta di uno spirito».
Non c'era bisogno di essere una negromante per capirlo.
Margaret svoltò su una strada che portava fuori città. «E tre... Qualche idea, Chloe?».
«Se non fanno rumore quando camminano?»
«Ottimo! Sì. Questi sono i tre modi per distinguere i fantasmi dai vivi».
Grandioso. Quindi se vedevo un tipo immobile, che non indossava una vecchia uniforme, avrei semplicemente dovuto chiedergli di passare attraverso un mobile. Se mi guardava come se fossi pazza, allora non era un fantasma. >>



The Reckoning
Kelley Armstrong

Qual è il vostro Teaser?