lunedì 7 gennaio 2013

Recensione: Northanger Abbey di Jane Austen

Eccomi di nuovo! (Ve l'ho detto che le vacanze sono benefiche ^_^) Stavolta con un'autrice un po' datata ma sempre meravigliosa! Apprezzo tantissimo i classici e quest'anno ho anche una marcia in più. Infatti, come avrete visto anche dal banner a lato mi sono iscritta ad una challenge che prevede la lettura proprio dei classici! Quindi prevedo di proporvene un bel po' nel corso di questo 2013. Quali? Non ne ho che un'idea vaga, ma per adesso vi lascio la mia recensione, al prossimo post parleremo di questa challenge.


Titolo: Northanger Abbey
Autore: Jane Austen
Edizione: Mondolibri su licenza Mondadori (la copertina è diversa)
Prezzo: 5,90€
Trama (tratta da www.ibs.it): Primo romanzo della Austen (ma pubblicato postumo), "L'abbazia di Northanger" è percorso da una sottile vena d'ironia, mai eccessiva ma graffiante: il bersaglio principale è l'ingenuo e un po' esaltato romanticismo dei romanzi cosiddetti "gotici" o "neri", tanto in voga in Inghilterra nella seconda metà del Settecento. 
Catherine, fanciulla dall'immaginazione fervida, dedita alla lettura di tenebrosi romanzi, insegue misteriosi manoscritti nell'antica dimora medievale del generale Tilney, padre del suo fidanzato, che la portano sulle tracce di un atroce delitto di cui si sarebbe macchiato il generale stesso. 

Un salto ad inizio '800 con un'eroina che, a detta della stessa Austen, più improbabile non potrebbe essere. Io invece non l'ho disprezzata così tanto. Certo la prima obiezione potrebbe essere che Catherine è piuttosto diversa e 'distante' dalla signorina Elizabeth Bennet, ma trovo che ogni libro vada giudicato a sé e, preso senza paragoni, Northanger abbey non è brutto. 

Apprezzo l'eleganza che circonda questo tipo di romanzi, eleganza intrinseca, che narra di un'epoca ove i modi di fare erano quanto di più lontano ci possa essere da quelli moderni. Si dava del lei perfino ai parenti, al contrario di oggi in cui ti danno del tu anche perfetti sconosciuti (e ti verrebbe da rispondere: ma chi ti conosce?). 
Provo un po' di rammarico per la perdita di certi valori, quali la cortesia verso tutti, il rispetto dell'ospitalità, l'ospitalità stessa che trovo sia andata irrimediabilmente persa. Se una persona di quel secolo finisse nel 2013 si offenderebbe in meno di un minuto, e nessuno qui capirebbe cosa ha fatto per offenderla.
Passando al racconto, Catherine è una fanciulla giovane, ingenua e poco avvezza alla mondanità in cui si 
appresta ad entrare. Figlia di un vicario in una famiglia numerosa di un paesino di campagna, viene ospitata a Bath da amici di famiglia che vi si recano per salute. Qui viene introdotta ai balli, alle feste, alla moda e a quant'altro all'epoca era considerato svago e divertimento. In tali luoghi fa nuove conoscenze, prima tra tutti la bella Isabelle che le offre subito amicizia calda e sincera, il fratello di lei, un po' troppo pavone senza meriti, il signor Tinley che catturerà da subito la sua attenzione e la sorella dolce e riservata che saprà comunque conquistare il cuore della protagonista.
La vicenda si dipana così tra amicizie calde e sincere, corteggiamenti un po' troppo insistenti, cortesie e scortesie indesiderate e imprevedibili.
Diciamo che è molto marcato (e dopo la metà del libro lo diventa ancora di più) il tema buoni e cattivi, con in più la complicazione di un'epoca in cui non era facile usicre da determinate situazioni senza arrecare offesa agli altri.
Nonostante la stessa autrice ritenga Cathrine un' anti-eroina, a me invece è piaciuta, l'ho trovata ingenua quanto bastava all'inizio e forte e decisa nel finale quando la sua maturazione poteva dirsi compiuta.
Ho apprezzato il lento evolversi dei personaggi lungo tutto il corso della storia, i mutamenti solo lievemente accennati all'inizio, per poi rivelarsi in tutta la loro forza nel culmine della trama e poi nel finale.
Questa è forse l'unica nota un po' dolente: ho trovato che il tutto si risolve in poche pagine, con spiegazioni troppo veloci e soluzioni troppo a stretto giro. Avrei preferito un evolversi lento anche di questa parte, con momenti più ampi e dialoghi più profondi.
Altra cosa che non ho proprio apprezzato sono stati i continui commenti diretti dell'autrice. Qualche frase qua e là, qualche battuta, posso apprezzarla e può perfino piacermi, ma in questo caso la Austen è stata davvero troppo 'invadente'.
Tolto questo rimane un romanzo assolutamente gradevole, elegante e con cui passare del buon tempo.

Personaggi: Cathrine è l'assoluta protagonista (eroina) della vicenda, maschiaccia da piccola, poco usa alle arti femminili e totalmente inesperta del mondo, si ritroverà a maturare e a crescere nel corso della storia, fino a divenire una giovane donna consapevole di sè e decisa nelle proprie vicende. Al suo fianco la signora Allan, emblema della stupidità più assoluta esistente allora come oggi, non che sia tra i personaggi principali, ma compare spesso e quasi mai per un consiglio utile o una frase intelligente. Isabelle è dolce e amorevole, quella che potrebbe sembrare una vera amica, salvo poi rivelare malamente le proprie aspirazioni. L'ho trovata molto ben definita (per quanto antipatica fin dall'inizio) e molto ben caratterizzata. Stessa cosa per il di lei fratello, John, da subito spaccone, prepotente e antipatico, nonostante tutti continuassero a dire che era un ragazzo meraviglioso. Per finire i due giovani Tilney, fratello e sorella, lui arguto e pungente, ma molto disponibile e dolce verso la protagonista, lei una vera ragazza semplice e sincera a cui Cathrine non può non legarsi, non solo per via del fratello cui è, suo malgrado, interessata, ma anche per la bontà della ragazza e per l'amicizia vera che le mostra.

La narrazione è in terza persona, molto elegante, piuttosto forbita, anche se con troppi interventi dell'autrice stessa. Si ritrovano con piacere parole desuete o elementi caduti un po' nel dimenticatoio. Il modo di scrivere tramite riferimenti velati può spiazzare a chi non è abituato a leggere classici, ma in genere la mente si abitua presto a coglierli e la lettura risulta piacevole, se non addirittura divertente (a me piace molto cogliere e capire le maliziosità, le punzecchiature e quant'altro).

Giudizio finale complessivo: Indubbiamente un bel libro, forse non il migliore della Austen, ma, come dicevo all'inizio, letto senza fare paragoni, è piacevole, rilassante, poetico ed elegante. Regala ore piacevoli e romantiche pur non essendo un romanzo d'amore in senso stretto. La visione dell'amicizia e della cortesia che offre, secondo me ha anche un effetto benefico sull'umore e sull'empatia che si può provare verso gli altri.
Voto: 8/10

3 commenti:

  1. Bella recensione, e direi un bell'inizio per la sfida!! Mi fa piacere! Anche io devo recuperare assolutamente qualcosa della Austen, non ho mai letto nulla di suo...

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    1. Per me è stata una bella scoperta e la consiglio. Io ho letto questo e il più famoso Orgoglio e pregiudizio, ma un'amica mi ha detto che il suo preferito è Emma, quindi penso che mi cimenterò con questo la prossima volta.

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    2. Mi mancano Emma e Mansfield Park da leggere ^^
      Io consiglio anche "Persuasione"
      Bella recensione! In molti snobbano Northanger Abbey perché non in linea con i romanzi per cui la Austen è famosa. Però è anche da dire che, benchè sia l'ultimo pubblicato, è il primo che ha scritto. Quindi, in un certo senso, è logico che non abbia quella marcia in più. Però anche a me è piaciuto molto. Ti consiglio la trasposizione della BBC con Felicity Jones e J.J. Feild (davvero ben fatta).

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