giovedì 28 marzo 2013

Recensione: La bambina senza cuore di Emanuela Valentini



Ecco, non avevo ancora smaltito tutte le recensioni arretrate, ma questo librino mi ha attraversato la strada pertanto mi sono dedicata prima a lui che ad altri. Prima o poi mi rimetterò in pari.
E come sempre in questi giorni, prima di lasciarvi alla recensione vi invito a leggere e votare le partecipanti alla Review War.

Titolo: La bambina senza cuore
Autore: Emanuela Valentini
Edizione: Speachless Books
Prezzo: gratuito su labambinasenzacuore.altervista.org
Trama (tratta da labambinasenzacuore.altervista.org): Whisperwood, 1890. Lola, dodici anni, si risveglia nella buca di neve in cui è stata sepolta. Non ricorda nulla. Sul suo petto una ferita aperta, testimone di un gesto efferato. Whisperwood, 1990. La vita di Nathan, quattordici anni, cambia la sera in cui decide di infrangere il coprifuoco che vige a Whisperwood. L’incontro con Lola, la pallida fanciulla che abita in un cimitero in rovina con un angelo di marmo, un gargoyle e un poeta dall’animo inquieto, sconvolgerà la sua esistenza per sempre. Un viaggio a ritroso nelle pieghe del tempo. Un’antica maledizione. Un tortuoso percorso verso la verità. Romanzo d’esordio della collana Speechless Books, La bambina senza cuore di Emanuela Valentini segna l’affacciarsi nel panorama della narrativa fantastica di un progetto multimediale nato per essere ascoltato oltre che letto, impreziosito dalle illustrazioni di Giampiero Wallnofer, dalla grafica di Petra Zari e dalla voce di Cristina Caparrelli.

Ero molto incuriosita da questo libro e, non appena è stato reso disponibile, mi sono affrettata a scaricarlo e leggerlo. L'ho concluso oggi (ieri quando leggerete la recensione) e sono qui a parlarvene.
Avrei voluto dirne rose e fiori, ma in realtà il mio 'sentire' si è diviso a metà.
La storia è bella, mi ha affascinata e l'ho letteralmente divorata. La magia, la presenza di esseri misteriosi, il bene e il male che si confondo, la maledizione ... Tutti ingredienti che mi hanno ricordato le fiabe di quando ero piccola, soprattutto quelle non scritte, tramandate per voce orale dai 'nonnini' di paese. In Toscana ce ne sono tante e qui vi ho ritrovato molta di quella magia ed esoterismo che affascina e insegna. La Valentini, inoltre, condisce il tutto con toni dark e gotici che amo immensamente, creando un racconto oscuro e tenebroso, ottimo da leggere proprio in queste serate di pioggia eterna e colpo di coda invernale (ma secondo me l'ideale è a Novembre). Ho trovato la trama davvero coinvolgente e ben costruita, lineare nonostante gli balzi di tempo. Anche la magia nei personaggi è molto appropriata anche se avrei preferito un approfondimento dei Buoni Vicini. Gli incantesimi, le maledizioni, le magie e quant'altro sono descritti bene e sono molto accurati (il padre che non può tornare, i termini del contratto). Inoltre ho apprezzato molto l'uso delle streghe, buone o cattive che siano.
Purtroppo, come dicevo, ci sono delle cose che non mi sono piaciute. Prima di tutto ci sono diverse incongruenze, soprattutto nei comportamenti, e dei passaggi poco chiari. Più di una volta un personaggio salta fuori all'improvviso in una scena lasciando forti dubbi sul percorso logico che lo ha portato lì. Quando Nathan scappa la prima volta, onestamente, ho faticato a capirne il motivo: la discussione non è presentata come così forte da spingere un bambino ad un gesto simile. Inoltre poco dopo ho trovato semplicemente assurdo che, terrorizzato com'era, scappasse verso il bosco in cui ci sono 'bestie feroci', anziché verso casa, ma vabbé, il ragionamento che fa in questo caso può non essere del tutto sbagliato. Di queste situazioni un po' al limite ce ne sono diverse. Poi ad alcune descrizioni molto belle e poetiche se ne contrappongono altre che richiedono più di una lettura e, nonostante tutto, rimangono oscure, soprattutto se si tratta di scene d'azione.
A pag 226 c'è un errore: manca un pezzo di racconto, il capitolo s'interrompe e ripete le stesse parole del capitolo precedente.
Altra cosa per cui ho storto un po' il naso è la presenza di troppe storie. C'è quella di Lola che è la principale, legata ai Morris, poi abbiamo quella di Rosie Maud e per finire quella del Poeta. Troppe cose, tanto che la prima è raccontata bene, la seconda così così, la terza è abbastanza tirata via ed anche superflua. Il Poeta poteva benissimo essere un personaggio utile e svolgere il suo ruolo senza tutta la storia dietro. Stessa cosa per quella di Rosie Maud che potrebbe diventare a sua volta un racconto a sé, più curato e approfondito.
Per finire le ultime pagine si trascinano troppo, tediando il lettore e arrivando ad un sentimento pericolosamente vicino alla noia.
Insomma, sono tante piccolezze che mi hanno un po' rovinato una lettura che, altrimenti, mi sarebbe davvero piaciuta moltissimo.
Per 'dovere' di cronaca, l'autrice precisa che scopo del libro è mostrare un esempio di maledizione familiare e come uscirne e in questo, gliene do atto, è riuscita perfettamente.
Concludo questa parte dicendo che nel libro si trovano anche tracce sulla correttezza e l'onestà dei rapporti, e sulla forza (e le sue conseguenze) che hanno i sentimenti (buoni o cattivi che siano).

Personaggi: Lola è una non morta, che si sveglia nell'isola in cui l'hanno mezza seppellita a causa di un corvo. Nonostante sia la protagonista non conosciamo molto di lei. Sappiamo com'è morta e come vive ora, ma non tutti i suoi pensieri vengono svelati. Di Nathan invece sappiamo tutto, è un ragazzino dolce, ma anche determinato e finisce per assumersi delle responsabilità che non gli competono e per crescere più in fretta di quanto dovrebbe.
Rosie Maud, strega dalla nascita, è stata un bel personaggio. La sua positività e negatività ne fanno un'ottima insegnante e anche un invito alla speranza che porta il cambiamento (e viceversa, al cambiamento che porta speranza). Mi è piaciuta anche se, come dicevo, sarebbe stato meglio o approfondirla di più, o approfondirla di meno.
William è quello che mi è piaciuto meno, ma perché l'ho trovato davvero mal caratterizzato. Non è molto coerente, fa cose al limite del logico solo per far andare avanti la storia (ma magari è solo scritto in modo poco chiaro), si comporta, troppo spesso, come un bambino infantile. Decisamente un personaggio non riuscito e che andava curato in maniera diversa secondo me.

Stile: Questa è forse l'ultima pecca, in quanto il libro ha un linguaggio troppo semplice e infantile che lo fa sembrare scritto da un pre adolescente. E' una fiaba certo, ma una fiaba per adulti che richiedeva uno stile un po' più maturo e curato a priori, ma, comunque, la scrittura usata qui non è neanche quella propria delle fiabe per bambini, che hanno bisogno di un linguaggio semplice sì, ma non così elementare. E' inoltre, un po' troppo uguale in tutte le sue parti. Se la tecnica narrativa può mantenersi uguale tra passato e presente perché si presuppone un narratore unico, la stessa cosa non può dirsi per i dialoghi. Quelli passati sono esattamente uguali a quelli moderni, mentre avrei preferito un linguaggio più conforme a quello che si usava a fine '800.

Giudizio finale complessivo: Generalmente quando un libro mi piace, mi piace e mostro tutto il mio entusiasmo. In questo caso però, le stonature che ho avvertito leggendo, sono tante e tali che davvero mi hanno rovinato la lettura di quella che, comunque, considero una bella storia. Sul voto finale sono stata indecisa perché a gusto personale avrei dato un voto alto, ma oggettivamente non me la sento di esaltare un libro che, secondo il mio punto di vista, ha diverse mancanze.
Voto: 7/10

Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2012/12/100-libri-in-un-anno-2013-reading.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2013/02/paranormal-reading-challenge.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://sweety-readers.blogspot.it/p/blog-page.html  (sezione young adult, urban fantasy)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://libridafavola.blogspot.it/2012/12/libri-da-favola-2013-reading-challenge.html (sezione fantasy)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://onthread.blogspot.it/2013/01/tributes-reading-challenge.html (distretto 10)

mercoledì 27 marzo 2013

Guardando al futuro #3: La promessa del leone di Chiara Cilli


Salve! Oggi doppio post (le anteprime finiscono sempre nei doppi post), ma ci tenevo a parlarvi di un librino uscito da poco, ma che a me incuriosisce già parecchio! Il perché è presto detto: in primis parla di felini (e anche se io sono un'amante delle tigri, i leoni me li faccio andare bene lo stesso), poi è scritto da una giovane autrice italiana e, per finire, chi lo ha già letto ne ha parlato molto bene. E quindi sono curiosa!!!
Nella speranza di incuriosire anche voi e di farvi cosa gradita vi presento:

Titolo: La Promessa del Leone.
Autore: Chiara Cilli.
Prezzo: 4.99 euro.
Editore: Narcissus Self Publishing.
Genere: Urban fantasy.
Pagine: 289.
Data d'uscita: 1° Marzo 2013.
Trama: Jamila, Daren e Kenan sono leoni mutaforma di dodici anni che vivono con le loro famiglie nel cratere del Ngorongoro, in Tanzania. Sono grandissimi amici, sempre pronti a vivere mille avventure, ma mentre il simpatico Daren è follemente innamorato di Jamila, lei non ha occhi che per il tenebroso Kenan. Quando un convoglio di bracconieri giunge dall’America, però, tutto cambia…
Sono passati nove anni da quella terribile notte.
Daren, divenuto un giovane forte e minaccioso, è più che determinato a mantenere la promessa fatta a Jamila. Quello che non sa è che ora lei nutre un sentimento così profondo per lui da trascinarli entrambi in un vortice d’intense emozioni, al quale non possono sfuggire. Ma quando Kenan torna in Tanzania, amore e passione si mescolano a sangue, dolore e ambizione.
E lo scontro sarà inevitabile…

Il libro è reperibile in tutti gli store on line!

Recensione: L'ultimo uomo nella torre di Aravind Adiga



Questa è una recensione che non vedevo l'ora di mettere su. Parla di un libro particolarissimo, un libro che a non tutti può piacere, ma che a me ha lasciato tanto.
Come ieri colgo l'occasione per invitarvi a fare un giro sul blog della review war per votare le recensioni, ricordandovi anche che è possibile vincere degli ebook.

Titolo: L'ultimo uomo nella torre
Autore: Aravind Adiga
Edizione: Einaudi
Prezzo: 9,99 €
Trama (tratta da www.ibs.it): Inaugurata il 14 novembre 1959, nel settantesimo compleanno di Jawaharlal Nehru, la società edile cooperativa Vishram è la nonna di tutti i condomini pucca da allora sorti in un quartiere di Mumbai, Vakola, che decoroso non è affatto. I suoi abitanti, suddivisi in cattolici, indù e perfino qualche musulmano "del tipo migliore", come in una felice applicazione dei valori nehruviani di cooperazione e convivenza, difendono a oltranza quello status borghese, a dispetto degli inequivocabili segni di decadenza mostrati da uno stabile dove i muri fioriscono di umidità, il tetto rischia di cedere sotto la pressione dei monsoni e l'acqua scorre dai rubinetti per poche ore al giorno. Ma a Mumbai il nuovissimo scalza il nuovo alla velocità di un treno in corsa, il lusso scalza il decoro, e chi non salta in tempo può facilmente finire stritolato sotto le sue ruote. Nella folle corsa per accaparrarsi terra da edificare, il grande costruttore Dharmen Shah fa ai condomini un'offerta irrifiutabile: acquistare i vari appartamenti al doppio del loro valore di mercato per poter demolire l'edificio ed erigere al suo posto quel luccicante coacervo di stili che sarà lo Shanghai, il progetto di tutta la sua vita. Sono previsti un "regalino" extra per invogliare i dubbiosi, le minacce del truce "braccio sinistro" Shanmugham per ammorbidire i refrattari, e una condizione per tutti: che l'offerta sia firmata all'unanimità. In un attimo la cooperativa torna ad essere accozzaglia di individui non cooperanti...


Un libro strano, che mi ha lasciato molte domande.
O meglio, il libro non è affatto strano, anzi è semplicissimo e scorre in maniera lineare e pulita. In uno degli slum di Mumbai un costruttore offre una cifra astronomica agli abitanti di un palazzo per l'acquisto dei loro appartamenti. Ovviamente tutti devono accettare per poter vendere e da qui si dipana la vicenda.
Alcuni inquilini non concordano, ma lentamente il costruttore riesce ad avere ragione di tutti, ad esclusione di Masterji che fino all'ultimo si rifiuta di vendere, nonostante tutto.
La stranezza è data da quel nonostante tutto.
Adiga è stato bravissimo a mostrare la sfera psicologica della vicenda e a far sorgere nel lettore dubbi, domande, riflessioni.
Nel mio caso sono state talmente tanto che anche adesso fatico un po' a trovare loro un ordine con cui parlarne. Non sono neanche sicura di riuscire a ricordarmi tutto ciò che ho pensato mentre il racconto mi scorreva sotto gli occhi. Provo a seguire la trama, senza fare spoiler, cercando di darvi un assaggio di ciò che il libro porta a pensare.
La prima domanda è forse la più banale, ma anche la più importante: qualcuno vi offre per casa vostra una cifra molto maggiore del prezzo di mercato, un cifra che non riuscirete a strappare a nessun altro acquirente, cosa fate?
Ecco, me lo sono chiesta anche io. Cosa farei? Io probabilmente accetterei subito. Il nodo è il 'perché'. Accetterei perché ho dei desideri da realizzare per i quali il denaro mi serve: una casa più grande, oppure uguale ma in una zona migliore, oppure lì nei dintorni (stiamo parlando di uno slum) ma con la possibilità di avere poi dei risparmi in banca o di poter aiutare economicamente dei parenti (figli, in genere). E' ciò che pensa la maggior parte degli abitanti del Vishram (il palazzo conteso). Ma a questo gruppo se ne contrappone un altro a cui magari i soldi farebbero comodo, sì, ma non tanto quanto ciò a cui rinuncerebbero accettandoli. Tra di loro ci sono Mrs Rego, che considera i costruttori dei truffatori e non si fida, Mr e Mrs Pinto che è cieca e non vuole andarsene perché in quel palazzo lei si muove come se avesse gli occhi e si sente ancora autosufficiente, e Masterji che inizialmente non ha preferenze ma si schiera con i Pinto.
A questo punto, per come ha messo la cosa Adiga, sorge il secondo nodo: se non concordano tutti il palazzo non può essere venduto se non a discapito della controparte non concorde. A chi dare ragione? Al gruppo che vuole vendere (che è il più grosso), a discapito di persone anziane a cui tutti sono amici e che tutti rispettano; o all'altro gruppo? Ma in questo caso è giusto che per colpa di pochi in molti debbano rinunciare ai sogni e alle speranze di una vita migliore? Detto in maniera più generica: dove finiscono i diritti dell'uno e inizia la libertà dell'altro e dove finiscono le libertà dell'uno e iniziano i diritti dell'altro?
Altra contrapposizione velata dell'autore: chi vuole i soldi può apparire venale, rispetto magari ai Pinto o a Masterji che concentrano il loro rifiuti su cose virtuose come i ricordi, l'amicizia e simili, ma è giusto giudicare male le persone se vogliono rendere migliore la propria vita?
L' insinuazione del libro è anche che tutti abbiano un prezzo. Infatti piano piano questo prezzo viene trovato per tutti.
Tutti tranne Masterji che rimane, appunto, l'ultimo uomo nella torre. L'unico che non vuole vendere.
E il motivo per cui lo fa inizialmente è che ha trovato, dentro di sé, qualcosa che non può essere comprato. Qualcosa che non ha prezzo.
La sua figura è piuttosto romantica e poetica, anche se permane la domanda: chi ha ragione, lui o gli altri? Il suo intento è nobile, certo, ma quell'intento comunque danneggia tutte le altre famiglie.
Di domande così potrei riempirci un altro libro, ma vi rassicuro, la faccio più breve. Ho voluto darvi un assaggio solo per presentare il libro, lascio la scoperta a chi vuole avventurarcisi.
Prima però solo qualche appunto sulla trama: non è chiaramente la cosa più importante del libro. Da un punto di vista oggettivo, infatti, non è assolutamente niente di che. Solo un pretesto per scandagliare l'animo umano.
Nel finale Adiga mostra l'ultimo aspetto su cui vi invito a soffermarvi casomai leggeste questo racconto: ci sono molti modi di risolvere quel nodo (lo stesso autore da abilmente consigli tra le pagine: avvocati, legge e simili), ma gli abitanti non si soffermano a pensarci, accecati dal loro desiderio si limitano a seguire come pecore il suggerimento del costruttore. Solo uno alla fine riflette, ma la sua riflessione è tardiva e, nel prologo, anche ipocrita.

Personaggi: Masterji ovviamente, che si fa portatore di tutte quelle cose che non hanno un prezzo di mercato: i ricordi, l'amicizia, il valore affettivo delle cose, l'orgoglio, la rettitudine e anche la costanza. Tutte bellissime cose almeno finché non sfociano nella resistenza ad oltranza senza qualcosa sotto.
I personaggi del Vishram poi sono molti e sarebbe difficile elencarli tutti. Ognuno di loro si può dire che rappresenti un vizio dell'animo umano (non i famigerati sette vizi capitali): egoismo, arroganza, arrivismo, falsità e così via.
Parlare di loro vorrebbe dire svelare tratti del libro e non mi piace.  Alla fin fine sono solo nomi con cui rappresentare comportamenti.
Quello che mi ha stupito invece, è stato Mr Shah. Presentato come un costruttore avido e insensibile, non è affatto il cattivo spregiudicato che si può pensare. Certo, ogni tanto ricorre a maniere forti, ma lo fa all'estremo, dopo aver cercato di convincere le persone in maniera più ... civile. Non solo, dai suoi pensieri si evince che si preoccupa anche delle persone che lascerà senza casa, da qui l'idea di pagare molto di più.
Il suo braccio sinistro, invece, non sono stata in grado di giudicarlo.

Stile: Adiga ha un modo di scrivere semplice e lineare, sposta l'azione di continuo per offrire un quadro abbastanza completo di cosa stanno facendo i personaggi nello stesso momento, ma non crea quasi mai confusione. La difficoltà è data, casomai, dal numero di personaggi presenti, almeno fin quando il loro numero non si riduce nel corso della storia (oppure si impara a conoscerli). Quello che porta difficoltà invece, è l'ambientazione indiana: il sistema delle caste, le definizioni delle medesime, il denaro e il sistema giuridico. All'inizio ci sono delle note per quanto riguarda le monete con il cambio in vigore nell'anno della stesura del libro, ma è scomodissimo andare ogni volta all'inizio per capire di che cifra si sta parlando.

Giudizio finale complessivo: Un bel libro dal punto di vista umano. Profondo, riflessivo, in alcuni tratti anche commovente e poetico. Più leggero dal punto di vista della trama che, come dicevo, è solo una scusa per indagare passioni e sentimenti rappresentati dai personaggi. Un racconto adulto e serio, con momenti filosofici forti da leggere solo se si è nello stato d'animo adatto (cioè aperto e ben disposto verso questo tipo di narrativa). Io l'ho apprezzato enormemente per tutto ciò che mi ha lasciato e per quanto mi lascerà alle prossime riletture.
Voto: 8/10

Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2012/12/100-libri-in-un-anno-2013-reading.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://sweety-readers.blogspot.it/p/blog-page.html  (sezione contemporary)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://libridafavola.blogspot.it/2012/12/libri-da-favola-2013-reading-challenge.html (sezione standalone)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://onthread.blogspot.it/2013/01/tributes-reading-challenge.html (distretto 3)

martedì 26 marzo 2013

Recensione: Cercando Alaska di John Green

AVVISO: Prima di tutto volevo avvisare tutti i lettori che da ieri, a questo sito http://review-war.blogspot.it/ è possibile votare le recensioni della Review War a cui partecipo. Invito tutti a leggerle e a votare quella che vi piace di più.

Quando ho annunciato che avevo letto questo libro in molti mi avete chiesto pareri ed ecco finalmente la mia recensione. Spero di non deludervi.

Titolo: Cercando Alaska
Autore: John Green
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 14,00€
Trama (tratta da www.ibs.it ): Miles Halter, sedici anni, colto e introverso, comincia a frequentare un'esclusiva prep school dell'Alabama. Qui lega subito con Chip, povero e brillantissimo, ammesso alla scuola grazie a una borsa di studio, e con Alaska Young, divertente, sexy, attraente, avventurosa studentessa di cui tutti sono innamorati. Insieme bevono, fumano, stanno svegli la notte e inventano scherzi brillanti e complicati. Ma Miles non ci mette molto a capire che Alaska è infelice, e quando lei muore schiantandosi in auto vuole sapere perché. È stato davvero un incidente? O Alaska ha cercato la morte?

Questo libro giaceva da un po' nel mio ebook e la scorsa settimana mi è capitato tra le mani. Non avevo mai letto niente di Green ma è stato una bella scoperta.
All'inizio mi ha un po' spiazzato, perché i capitoli sono numerati in senso temporale (tipo 136 giorni prima, 128 giorni prima e così via) in 'prima' e 'dopo'. Questo ha creato una sorta d'attesa, ma ha anche permesso di conoscere i personaggi, l'ambientazione e la vicenda.
Il tutto si svolge nel campus di una scuola e il racconto inizia con il trasferimento di Miles, il protagonista: attraverso i suoi occhi conosciamo i compagni e i loro caratteri, gli equilibri della scuola, le regole e altro. La prima parte mi è scorsa, se non lenta, quantomeno tranquilla, con avventure scolastiche, pensieri del protagonista, fatti che comunque non hanno niente di eccezionale rispetto a ciò che avviene in qualunque altro liceo.
Che si prepara qualcosa lo dicono principalmente i titoli dei capitoli fino a 'Un giorno prima' e alcuni commenti del protagonista, del tipo 'non immaginavamo che...'che indirizzano il lettore, anche in virtù del fatto che si aspetta qualcosa.
Questo sistema rovina un po' l'effetto sorpresa quando arriva il giorno del fatto.
Se da un lato la 'cosa' capita tra capo e collo ai protagonisti, dall'altro il lettore sa che accadrà. O meglio non sa cosa accadrà di preciso ma qualcosa si aspetta, perché quel capitolo è segnalato come momento X.
Per contro, l'avviso è utile perché appunto, il fatto è talmente repentino che sbattuto in faccia al lettore all'improvviso avrebbe potuto causare reazioni forti. 
Onestamente io sono tra coloro che ha preferito sapere e aspettarsi qualcosa piuttosto che vedersela sbattere in faccia all'improvviso. Ci sarei rimasta troppo male, a leggere di un fatto simile senza esserci preparata.
Ovviamente non è un fatto bello e capita come può capitare nella vita: un attimo, una dimenticanza, una distrazione, qualcosa a cui nessuno sul momento fa caso. E la vita cambia, repentinamente.
Il dopo si divide in due parti, l'immediatamente dopo e quello un po' più avanti.
Così come il fatto, anche le reazioni successive le ho trovate molto realistiche. I primi momenti fatti di incredulità, senso di colpa, bisogno di capire e sentimenti forti che mi hanno commossa. Anche la necessità di cercare risposte corrisponde un po' all'idea che 'facendo luce' sia più facile accettare gli eventi.
Poi subentra il tempo e, anche se ciò che racconta Green lo trovo vero, ammetto che l'ultima parte del romanzo mi ha colpito meno. Era chiaro che non c'era più niente da dire e sono stata contenta che abbia chiuso il tutto senza allungare troppo il brodo.

Personaggi: Miles è un ragazzo più o meno normale, più meno che più in realtà. Non ha amici nella sua scuola e spera che, recandosi in un posto dove nessuno lo conosce, possa essere finalmente se stesso, essere divertente, avere degli amici. In un certo senso ci riesce. Al suo fianco si ritrova il Capitano, suo compagno di stanza e, alla lunga, anche suo amico. Il più bel personaggio secondo me, leale, positivo, divertente nonostante la storia che si porta dietro. Con loro l?Alaska del titolo, ragazza strana, misteriosa, volubile per certi versi, molto lunatica e incomprensibile. Non mi è piaciuta granchè. Nonostante sia fondamentale per il protagonista, non viene approfondita, quasi che l'autore abbia voluto far provare al lettore, lo stesso spiazzamento e confusione provata da Miles di fronte alla ragazza. Più sullo sfondo Takumi, altro membro del gruppo e Lara con cui il protagonista fa qualche tentativo di approccio, ma senza combinare niente di buono. Almeno non come si potrebbe pensare. Gli adulti non sono del tutto assenti, ma l'autore li lascia sullo sfondo, facendoli intervenire solo in un paio di occasioni affinchè forniscano ai ragazzi alcune perle di saggezza che li aiutino nella loro crescita.

Stile: La scrittura di Green mi è piaciuta abbastanza.E' semplice, lineare, facile da interpretare, nonostante i suoi personaggi tendano a filosofeggiare un po' troppo. Il registro è medio e comprensibile da tutti. 

Giudizio finale complessivo: Non riesco a darlo. Così come il libro è diviso in due, anche la mia opinione è divisa in due. Ho amato la precisione nel descrivere come si affrontano certi eventi, le riflessioni, le sensazioni che provano i ragazzi (ma che sono comuni anche agli adulti che leggono). In dei momenti mi ha perfino commosso tanto mi sentivo coinvolta (e concordavo) in ciò che stavo leggendo. Per contro la prima parte del libro e le ultime pagine non le ho trovate così eccezionali e anche la vicenda stessa non è che sia così esaltante. Trovo che l'autore abbia dato troppa rilevanza alla parte introspettiva a discapito del resto e molte cose sembrano messe lì solo per far riflettere protagonista e lettore che non per utilità alla trama.
Voto: 7/10 

Questa recensione partecipa alla Challenge su 
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2012/12/100-libri-in-un-anno-2013-reading.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://sweety-readers.blogspot.it/p/blog-page.html  (sezione standalone)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://libridafavola.blogspot.it/2012/12/libri-da-favola-2013-reading-challenge.html (sezione contemporary)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://onthread.blogspot.it/2013/01/tributes-reading-challenge.html (distretto 5)

lunedì 25 marzo 2013

Recensione: Un calcio in bocca fa miracoli di Marco Presta



Nonostante abbia diverse recensioni pronte, ho deciso di iniziare con questa, quasi una sorta di 'la metto subito così non ci penso più'.
Prima di lasciarvi alle mie opinioni su questo libro, avviso che probabilmente non ci saranno le rubriche questa settimana, perché ho molte cose da metter su di già letti e poche variazioni rispetto alla scorsa settimana per quanto riguarda le letture in corso e simili. Forse resta il teaser per domani, ma non prometto niente.

Titolo: Un calcio in bocca fa miracoli
Autore: Marco Presta
Edizione: Einaudi
Prezzo: 16,50
Trama (tratta da www.ibs.it): "Io non ho più interesse per niente e nessuno, rubo penne, passeggio per strade degradate, sbavo per una portinaia e basta, basta così", dice di sé il narratore di questa storia, un vecchiaccio sgradevole e scorretto, burbero, perfido. Irresistibile. E se la portinaia di cui si è invaghito - una donna sulla sessantina, attraente, 'sciabile'- accetta la corte di un barista con i denti rifatti; se la sua ex moglie, che era "un vortice di generosità, di capricci, di ovulazioni, di piccole iniziative stupefacenti", lo guarda come se fosse il suo gommista; se con la figlia parla per lo più del tempo, a lui non resta che raccontare, divagando, di tutto questo. E raccontare di Armando, il suo migliore amico. La parte buona del carciofo che è lui. Una persona rara, gentile, positiva. Con un progetto folle in testa. Si, perché se tutti vogliono lasciare qualcosa dopo la loro morte, "chi una tabaccheria avviata, chi un grande romanzo, qualcun altro una collezione di lattine di birra", Armando vuole lasciare un amore. Si è messo in testa che due ragazzi del quartiere che ancora non si conoscono, Chiara e Giacomo, sarebbero una coppia perfetta, e intende dare una mano al destino. Pretesa, questa, che l'intrattabile vecchiaccio reputa ridicola e tenta di osteggiare in tutti i modi. Ma dopo aver impiegato oltre settant'anni per convincere gli altri a non contare su di lui, si ritroverà coinvolto dalla fastidiosa, insistente, implacabile fiducia nella vita di Armando. 

Questo libro non era esattamente ciò che mi aspettavo. Quando mi è capitato, pensavo più ad uno di quei manuali di autoaiuto pieni di belle teorie e frasi fatte per l'autostima. Certi libri sono utilissimi quando non hai nessuna voglia di seguire una trama, ricordarti personaggi, fatti, vicende eccetera.
Il punto è che questo invece una trama ce l'aveva, perché si tratta di un racconto.
Il protagonista è uno di quei vecchietti che a leggerli ti fanno ridere, ma se ce l'hai come vicino di casa, l'unica cosa che desideri è lanciarlo giù per la tromba delle scale nella speranza che vada, finalmente, all'altro mondo.
Non conosciamo il suo nome, ma è lui che ci racconta uno spaccato della sua vita di settantasettenne. E' pensionato, vive da solo, separato dalla moglie e con la figlia residente altrove con cui parla solo del tempo.
Per fortuna c'è Armando, suo amico storico che sembra l'unico in grado di sopportarlo e di coinvolgerlo, anche in veste di cupido.
In questo periodo in cui mi capitano molti young adult leggere la vita dal punto di vista di un ... old adult? è stato simpatico e anche rivelatore.
Rivelatore del fatto che non ci sia poi questa gran differenza. Il protagonista ha un certo interesse per la portinaia, vedova, che a sua volta è interessata, e interessa, ad un altro inquilino. Insomma, un triangolo un po' attempato e anche simpatico, in quanto l'esperienza (e il carattere) conferisce alle osservazioni del protagonista quella malizia e malignità che fanno ridere e del tutto assenti nei giovani ed inesperti virgulti adolescenti ("Guardai la gabbietta con il pappagallino e trattenni la battuta per rispetto, ma avrei voluto farle notare che a me aveva dato l'uccello, al barista la passera.")
Il nostro cicerone è anche un asociale, nonostante l'amico faccia il possibile per coinvolgerlo e lui alla fine cede, perché ad Armando è quasi impossibile dire di no. Ed è anche pensando un po' a lui che rimette insieme i pezzi della sua vita, ospita la figlia in crisi, e riesce anche ad avere alcune civili conversazioni con la ex moglie.
E, alla fine, nonostante le proteste, si fa carico di quelle situazioni che lui stesso ha contribuito a creare, arrendendosi all'evidenza che è meno vecchio di quello che è andato fino a quel momento sbandierando.
Mi ha fatto sorridere, ma ci ho letto anche la speranza, molte speranze. Nella bontà di alcune persone, nella generosità, nell'altruismo, nel fatto che 'non tutto è perduto' soprattutto nei rapporti umani e, soprattutto, se c'è la volontà di aggiustare le cose.
Per finire mi è piaciuto anche il messaggio sul non lasciarsi andare o,s e capita, di scuotersi e ripartire. Troppo tardi a settantasette anni? Macché, chiedete al protagonista.

Personaggi: Abbiamo un protagonista anonimo. Non ci rivela mai il suo nome e nessuno lo chiama mai nel corso del racconto. E' scontroso, acido, un po' misantropo. Vuole fare il vecchio, star lì a passeggiare per la città, farsi compatire, maltrattare e maltrattare a sua volta se qualcuno esagera. Elargisce commenti acidi e battute che confondono. Punzecchia a destra e a manca, ma, alla fin fine, si lascia trascinare un po' dall'amico, un po' dalla situazione, un po' da quel buon cuore che ha sommerso sotto strati di ironia e sarcasmo.
Armando. Dolce, carino, generoso, è il nonno per antonomasia, anche se non ha nipoti. Si mette in testa che Chiara e Giacomo sono fatti per stare insieme e fa di tutto per far loro da fata madrina. Una di quelle persone amate da tutti, ben volute da tutti, perché hanno sempre un sorriso e una buona parola per tutti. ottimista inguaribile e instancabile, sembra che le cose brutte del mondo non lo fiorino neanche o, se lo fanno, lui le glissa abilmente, con il suo sorriso e il suo buon umore.
Attorno a loro personaggi un po' più sporadici. Anna, la figlia, che quando si allontana dal marito incredibilmente preferisce il padre alla madre, suscitando in quest'ultima non poco risentimento. Orietta, la moglie, che a distanza di anni, ancora rimprovera e fa polemica con l'ex marito.
La portinaia, nonostante sia sempre presente nei pensieri del vecchietto, in realtà compare poco e fa, giustamente, al portinaia, glissando sui maldestri tentativi di approccio del protagonista. I due giovani, Chiara e Giacomo, rimangono troppo al margine, per poterli giudicare. Così come altri nomi citati o poco più.

Lo stile di Presta è leggero e semplice. Non usa paroloni forbiti, ma neanche volgarità. certo, qualcuna ce n'è nel romanzo, ma non così tanti da disturbare o da far sembrare il protagonista uno scaricatore di porto (tra l'altro devo ancora capire perché gli scaricatori di porto dovrebbero parlare male e non in maniera educata). Ha scelto di narrare il tutto in prima persona facendoci entrare nella testa del suo personaggio che non ci nasconde niente, parlando ai propri lettori come fossero un gruppo di ascoltatori riuniti attorno a lui. Nonostante questo è molto bravo a 'coinvolgere' anche gli altri personaggi, perché dalle descrizioni che il vecchietto ne fa è possibile intuire le loro reazioni e talvolta anche il loro pensiero.

Giudizio finale complessivo: Un libro abbastanza breve, ma, a suo modo, intenso. Mi ha coinvolta sia per la simpatia del narratore, sia per la dolcezza di chi si muove attorno a lui. Mi ha fatto ridere nelle sue osservazioni sulla terza età, nei commenti acidi, nelle battute un piccanti che fa, principalmente nella sua testa. Mi è piaciuto inoltre, il mondo visto dall'anziano e il suo sguardo su come vanno le cose e sulla sua salute. La teoria: se non vado dal medico non può dirmi che sto male e quindi sto bene, è molto più diffusa di quanto si creda, ma vederla 'con mano' fa tutt'altro effetto. E poi non potevo non adorare qualcuno con cui ho condiviso per anni una forma rara di cleptomania: quella per le penne. Per carità io non le rubavo come fa il simpatico protagonista, però potevate star tranquilli che se erano in omaggio a me rimanevano immancabilmente attaccate alle mani. ancora oggi ne ho circa 300 con tutti gli sponsor possibili immaginabili.
A livello di trama non è coinvolgentissimo, del resto non è un romanzo d'avventura o simili; è più qualcosa di interno e psicologico e le poche vicende narrate sono più una scusa per le riflessioni che non trama vera e propria.
Voto: 7/10

Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2012/12/100-libri-in-un-anno-2013-reading.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://sweety-readers.blogspot.it/p/blog-page.html  (sezione standalone)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://libridafavola.blogspot.it/2012/12/libri-da-favola-2013-reading-challenge.html (sezione contemporary)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://onthread.blogspot.it/2013/01/tributes-reading-challenge.html (distretto3)

sabato 23 marzo 2013

Recensione: Il Diavolo e la rossumata di Sveva Casati Modignani


E in questo sabato primaverile eccomi ad inserire la recensione di questo librino breve e delizioso che ho finito un bel po' di giorni fa (Ci ho messo quasi più a scrivere la recensione che a leggere il libro).

Titolo: Il Diavolo e la rossumata
Autore: Sveva Casati Modignani
Edizione: Mondadori Electa
Prezzo: 14,90 €
Trama (tratta da www.ibs.it): 1943, Milano è sotto le bombe degli Alleati. Una famiglia è sfollata in una cascina fuori città. Una bambina affidata alle cure dei nonni cresce immersa in un universo rurale, dove ha inizio il suo apprendistato alla vita. La bambina protagonista di questo libro è Sveva Casati Modignani, la quale affida per la prima volta a un racconto autobiografico i ricordi della sua infanzia, che si intrecciano con la memoria di cibi e sapori. Sono anni di fame, di mercato nero e di succedanei. Le donne si ingegnano a cucinare con fantasia i pochi ingredienti di cui dispongono. Nel racconto i ricordi dell'infanzia spaziano tra ricette golose e le attività solitarie della bambina che osserva silenziosa il mondo degli adulti sempre indaffarati: tra questi una nonna amorevole e un po' ruvida, che la crede posseduta dal Diavolo, e una mamma che, incapace di esprimere altrimenti il suo amore, cuce per lei abitini raffinati e cucina cibi gustosi. Il libro include un ricettario, con i piatti della cucina lombarda rivisitati dalle consuetudini di famiglia, tutti singolarmente commentati dall'autrice che rievoca con rara autenticità una cultura gastronomica radicata nel territorio, in un mondo di tradizioni e sapori dimenticati. "Il Diavolo e la rossumata" è un racconto personale, intenso, ironico, al quale non mancano tuttavia momenti intimi e a tratti drammatici, in cui Sveva Casati Modignani svela ai suoi lettori qualcosa di sé.

Della Modignani avevo letto un solo libro, tempo fa, e giusto perché mi era capitato per caso tra le mani e non avevo altro da leggere. Non mi era dispiaciuto ma non mi aveva neanche esaltato. Stavolta invece l'ho adorata.

venerdì 22 marzo 2013

Recensione: Warm bodies di Isaac Marion


Rimango nel mondo fantastico stavolta con un distopico che ha avuto davvero successo, tanto che da poco è uscito il film anche nelle sale italiane. A me il cinema non piace e me ne terrò lontana, ma se posso dare un consiglio a pelle andate al cinema e lasciate stare i libro.

Titolo: Warm Bodies
Autore: Isaac Marion
Edizione: Fazi
Prezzo: 14,40 €
Trama (tratta da www.ibs.it): R è uno zombie in piena crisi esistenziale. Cammina per un'America distrutta dalla guerra, segnata dal caos e dalla fame dissennata dei morti viventi. R, però, è ancora capace di desiderare, non gli bastano solo cervelli da mangiare e sangue da bere. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, la sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, eppure dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di meraviglia e nostalgia. Un giorno, dopo aver divorato il cervello di un ragazzo, R compie una scelta inaspettata: intreccia una strana ma dolce relazione con la ragazza della sua vittima, Julie. Un evento mai accaduto prima, che sovverte le regole e va contro ogni logica. Vuole respirare, vuole vivere di nuovo, e Julie vuole aiutarlo. Il loro mondo però, grigio e in decomposizione, non cambierà senza prima uno scontro durissimo con...

Si è fatto un gran parlare di questo libro. Ha avuto successo come testo e ne è stato tirato fuori anche il film.
Francamente l'ho trovato un libro carino e ben scritto, ma non è che mi sia propriamente strappata i capelli dalla disperazione quando è finito.
L'ambientazione è post apocalittica o quasi ma da ciò che Marion scrive non siamo così avanti nel tempo. R ha dischi che arrivano massimo al 1999, si parla di ipod e dispositivi simili, ma niente di più futuristico.
Sulla 'malattia' o contagio che colpisce le persone nessuno sa niente, neache al lettore vengono date le informazioni. Si è sviluppata non si sa come e si è propagata come si propaga lo zombismo e qualsiasi altra cosa renda immortale: morsi.
I pochi esseri umani rimasti vivono nei vecchi stadi riadattati a cittadine, barricati dentro. Ogni tanto fuoriescono per recuperare qualcuno o per cercare qualche rimanenza di cibo e combattono costantemente contro gli zombi.
Questi ultimi vivono fuori, all'esterno, in genere in gruppi, anche se non sono molto sociali. La loro 'socialità' è solo un pallido tentativo di imitazione umana, ma non comporta sentimenti né altro di simile. I gruppi sono in genere governati dagli 'ossuti', gli zombi più vecchi che sembrano, in qualche modo, diversi dagli altri.
R non ricorda niente di sé, neanche il proprio nome, solo quella R. Vive in un ex aeroporto, in particolare in un 747. Gli aerei non volano più. Nessuno vola più.
Durante una 'spedizione' a caccia di cibo, uccide Perry e conosce Julie. Qualcosa in lui scatta. Salva la ragazza e inizia a cambiare.
L'idea che l'amore possa salvare il mondo è buona, ma non ho trovato molta enfasi in questo romanzo.
L'impressione costante è che fosse polveroso, vecchio, immobile. Lento come gli zombie di cui parlava.
Non propriamente noioso, quello no, ma neanche brillante.
Alcuni passaggi, sinceramente, mi sono sembrati confusi e inutili, per non parlare di tutte le descrizioni sulla società ormai scomparsa, fatta da qualcuno che neanche ricorda come si chiama. Un po' un controsenso direi.
Carina l'idea del Romeo e Giulietta versione zombie (lui si chiama R e lei Juliet, sono di due famiglie 'diverse', sono ostacolati, hanno qualcuno dalla loro parte), ma avrei preferito qualcosa di più entusiasmante. Anche nei momenti critici non mi ha fatto venire il batticuore, l'idea del 'ce la farà?', 'cosa accadrà?' e simili. Niente.
Mi è piaciuto il finale, quello sì. Decisamente diverso dal solito e positivo a dispetto di tutto il resto del romanzo. Anche se, anche qui, ho storto un paio di volte il naso. Prima di tutto troppi 'ossuti' che spuntano a migliaia neanche si moltiplicassero tipo gremlins. Inoltre ho trovato piuttosto confusa la battaglia. Alcuni passaggi non sono stati descritti in maniera troppo chiara. Per il resto avrei operato abbondanti tagli e rimaneggiato diversi passaggi.

Personaggi: R per essere uno zombie che parla poco e ci riesce ancora meno, pensa davvero tanto. E' il protagonista, ma non l'ho trovato incisivo. Però è caratterizzato decisamente bene. Sì le mie parole possono sembrare strane, ma il fatto che non mi piaccia, non vuol dire che è fatto male. R è forte, è determinato (quando si ricorda di esserlo, ogni tanto si fa trascinare dal suo lato zombie), talvolta anche simpatico nei suoi commenti ironici e caustici.
Julie... non è male, ma l'ho trovata un po' insipida e sclerotica. Ogni tanto ha degli scatti d'umore, che possono anche essere credibili, ma che necessiterebbero di future spiegazioni, invece molte cose sono lasciate in sospeso e non hanno risposta. Ad aiutare i due protagonisti Nora per la parte umana e M, uno zombie, anche lui non ancora sconvolto del tutto dal contagio. Entrambi non vengono approfonditi, se non per quei pochi tratti utili alla storia.
Perry lo conosciamo solo attraverso i suoi ricordi dal cervello mangiato da R, ma del suo carattere si intuisce poco, giusto qualcosa ricavabile dalle informazioni sulla sua vita. Stessa cosa per il generale Grigio, che può essere un 'cattivo' di tutto rispetto, ma andava definito meglio.
Tutti gli altri rimangono al margine.

Il narratore è R in persona e non ci nasconde nessuno dei suoi pensieri. Lo stile di Marion mi è risultato polveroso, non noioso, proprio polveroso, come se tutte le sue parole fossero confuse dalla polvere. Salta troppo tra i pensieri, inserisce filippiche sociopoliticopsicologiche che hanno poca utilità ai fini della storia, è confusionario in alcuni tratti, lascia troppe domande in sospeso. Il registro è comunque medio e comprensibile da tutti (sono i concetti che perdono).

Giudizio finale complessivo: Sì, stavolta direi che è chiaro, a me il libro non è piaciuto. Ho continuato a leggerlo chiedendomi quando saltava fuori la cosa che aveva affascinato tutti, ma non sono riuscita a trovarla. Mia sorella sostiene che le cose che hanno successo a me non piacciono mai e, per quanto avessi voluto smentirla, comincio a temere che abbia ragione.
L'idea francamente mi piaceva, come ho detto. L'amore come medicina ai mali del mondo è forte e poetica, solo che non mi è piaciuto lo sviluppo. Neanche lo stile, sinceramente. Non so, mi sento di dire che forse si poteva fare di più. O magari farlo in maniera diversa.
Voto: 6/10

Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2012/12/100-libri-in-un-anno-2013-reading.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2013/02/paranormal-reading-challenge.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://sweety-readers.blogspot.it/p/blog-page.html  (sezione young adult, urban fantasy)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://libridafavola.blogspot.it/2012/12/libri-da-favola-2013-reading-challenge.html (sezione fantasy)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://onthread.blogspot.it/2013/01/tributes-reading-challenge.html (distretto 12)

giovedì 21 marzo 2013

Recensione: Cuore nero di Amabile Giusti


Letto per il club del libro del blog Libri da favola, finalmente metto su anche la recensione! E adesso attendo la decisione per la prossima lettura.

Titolo: Cuore nero
Autore: Amabile Giusti
Edizione: Dalai Editore
Prezzo: 22,00 €
Trama (tratta da www.ibs.it): A diciassette anni ci si può imbattere nel vero amore? E ciò che si chiede Giulia quando quel sentimento irrompe nella sua vita. Prima di allora era una ragazza indipendente, segnata dal burrascoso divorzio dei genitori, con una visione tutt'altro che romantica dei rapporti sentimentali. Finché non si prende una cotta tremenda per Max, un compagno di scuola, e la sua razionalità inizia a vacillare. Lei, di solito brillante e decisa, si sente stupida e confusa. Eppure lui è fin troppo pieno di sé, non il suo tipo, anche se è terribilmente attraente, e Giulia fa di tutto per reprimere le proprie emozioni e dimenticare la loro breve, insignificante storia. Una sera, mentre porta a passeggio il cane, incontra Victor, un ragazzo dall'accento francese che, sbucato dal nulla, le dice di essersi trasferito a Palmi da poco con la madre e la sorella. Biondi e pallidissimi, i tre sembrano avvolti da un mistero: escono solo di notte e abitano nella Villa dell'Agave, una vecchia casa dalla fama sinistra. Da quel momento, inaspettatamente, Max ricomincia a corteggiarla, e non solo: fa di tutto per metterla in guardia da Victor, come se sapesse qualcosa sul suo conto che non può rivelarle. Come mai i due si conoscono? Perché si detestano? Cosa nascondono entrambi? Trascinata da una passione irrefrenabile, Giulia piomberà in un mondo che credeva relegato alla leggenda e alla fantasia, un mondo abitato da esseri misteriosi assetati di sangue, che attraversano i secoli lottando per sopravvivere.


Vergogna, vergogna, vergogna, ho finito questo libro da due settimane quasi e ancora non ho scritto una parola. Pigrisssssima!!!

mercoledì 20 marzo 2013

W. W. W. ...Wednesdays #05


Torna w...w...w...wednesdays!! Anche questa proviene dal blog Should be reading, ma io l'ho scoperta da qualche altra parte (e stavolta non ricordo proprio dove l'ho letta le prime volte).
Il W. W. W. sta per tre semplici domende:

What are you currently reading? 
What did you recently finish reading? 
What do you think you'll read next?

Bene, ecco le mie risposte settimanali:

What are you currently reading? 

La lettrice di tarocchi(Cartaceo)
Jeanne Kalogridis

Il maestro e margherita (Ebook)
Mikhail Bulgakov


Il traditore di Kerry (Alec di Kerry 03) (Ebook)
Lynn Flewelling

What did you recently finish reading? 

La ianara(Cartaceo)
Licia Giaquinto

Cercando Alaska (Ebook)
John Green

Un calcio in bocca fa miracoli (Ebook)
Marco Presta

Oh, boy! (Ebook)
Marie-Aude Murail

Sei.Solo.Mia 12 piccole sfumature (Ebook)
Autrici Varie

What do you think you'll read next? 
(Ultimamente sono brava, leggo quello che effettivamente mi prefiggo il mercoledì in questa rubrica ^_^)
Sì, sarò anche brava ma adesso sono indecisa...
Per i cartacei non metto niente, La lettrice di tarocchi è spesso e io li leggo solo quando sono a casa (cioè un pochino la sera, per questa settimana mi rimane quello).

Ebook...
Direi a scelta tra

L'accademia dei vampiri 01 (se ne fa talmente tanto parlare ultimamente che m'è venuta curiosità)
Richelle Mead

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine (Valeottantadue l'ha sponsorizzato così bene che voglio leggerlo)
Ramson Riggs

Un regalo da Tiffany
Melissa Hill

Il libraio di Selinunte
Roberto Vecchioni

E voi? Casa avete letto, state leggendo, leggerete?

martedì 19 marzo 2013

Teaser Tuesdays #06


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.
Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  1. Prendete un libro che state leggendo;
  2. Apritelo in una pagina a caso;
  3. Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  4. Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ecco qua il teaser di oggi!

<< La notte ha voci che, di giorno, la luce rende mute.
Adesso che più nessuno parla, sono le sole voci che Adelina ascolta. 
Quando fa buio si stende sul giaciglio che ha sistemato accanto all'enorme camino, in quella che un tempo era l'affollata e rumorosa cucina, e aspetta.
Sa che arriveranno. Che tenteranno di sfuggire al vento che le incalza senza sosta cercando rifugio nei corridoi e nelle numero stanze vuote del palazzo.
Adelina non sa dove vanno, quelle voci. Se avrà una fine il loro andare. E non sa da dove vengono. Sa solo che appartengono ai morti.
A volte vorrebbe rinchiuderle. Impedire al vento di portarle via, tenerle lì con lei.
Ma finestre, porte e muri sono pieni di crepe, e le voci vengono trascinate via senza fatica. 
Anche se non riesce a capire quello che dicono, perché sono come lembi di lenzuoli smangiati e frastagliati dal vento, le fanno compagnia.
Chi sei? le verrebbe da chiedere a un sospiro, a un suono smozzicato, a un inizio o fine di parola. Da dove vieni? Ma poi inghiotte la domanda assieme alla saliva e tace.
Non parla con nessuno da anni, né coi vivi, né coi morti. Ormai la sua voce è sprofondata dentro di lei.  >>

La ianara
Licia Giaquinto

Qual è il vostro teaser?

lunedì 18 marzo 2013

Recensione: Il sostituto di Brenna Yovanoff

Visto che piove costantemente, direi che è il libro adatto. L'ho adorato e divorato in pochissimo tempo. Ci ho messo quasi più a scrivere la recensione che a leggerlo.
Ce l'ho in formato ebook, ma sto seriamente pensando di prenderlo in cartaceo.

Titolo: Il sostituto
Autore: Brenna Iovanoff
Edizione: Asengard
Prezzo: 12,90 €
Trama (tratta da ilsostituto.asengard.it): Malcolm Doyle vive a Gentry, una cittadina della provincia americana. Ma il mondo da cui proviene è un mondo fatto di tunnel e acque buie e profonde, un mondo di esseri spaventosi comandati da una crudele principessa. Malcolm è un sostituto, un essere lasciato nella culla di un bambino rapito sedici anni prima.
Allergico al ferro e al terreno consacrato, Malcolm sta lentamente morendo a contatto con il mondo umano.
Farebbe qualsiasi cosa per vivere come una persona normale ma, quando la sorella di una sua amica viene rapita e portata sottoterra, è costretto a tornare nel mondo da cui proviene, scoprendo molto del suo passato ed entrando in contatto con un mondo tanto inquietante quanto particolare.

Questo è stato uno di quei libri che si 'impongono', nel senso che ha deciso lui quando voleva essere letto e non è stato possibile sfuggire. Ho faticato a finire ciò che stavo leggendo in quel momento, tanto era insistente. Per fortuna leggo velocemente.
Non è un capolavoro assoluto, ci sono anche degli 'errori' (almeno due, che poi vi citerò), eppure a me è piaciuto davvero tanto.
A differenza di tanti altri protagonisti in romanzi simili, Malcolm sa esattamente di non essere un essere umano normale. Non solo, porta con sé il peso di essere un 'sostituto' del bimbo che una volta aveva occupato la culla dove lo hanno messo.
Nel paese in cui vive, la mortalità dei bambini è piuttosto alta, ma nessuno se ne stupisce. Questo perché tutti sanno, che il bambino che muore non è quello vero, ma un sostituto. E' il tributo che gli abitanti pagano per non avere crisi, problemi, pestilenze, carestie. Solo anni fa qualcosa è andato storto e da allora il tempo a Gentry è peggiorato. Il lago si è prosciugato e piove quasi sempre. Non solo. Il 'sostituto' di quella volta è stranamente sopravvissuto, diventando un adolescente. Quel bambino è Malcolm.
Nonostante la sua 'allergia' all'acciaio, le strane reazioni al sangue e simili, è riuscito ad arrivare ai sedici anni.
Cosa che non è accaduta a Natalie, la sorellina di Tate, amica del protagonista. Eppure Tate non è disperata, non è triste, né altro, si comporta come se niente fosse, perché sa che quella che è deceduta non è la sua sorellina, ma una 'sostituta'. Solo una cosa differenzia Tate da tutti gli altri abitanti: lei vuole sapere la verità. Vuole sapere chi sono quegli essi e perché i bambini vengono rapiti. E c'è una sola persona a cui può chiederlo: l'unico diverso.
Malcolm è restio ad aiutarla, capisce che, indagando, rischia di scoperchiare un vaso di Pandora che non sarà più possibile richiudere. Il problema è che anche lui sta iniziando a stare molto male e l'aiuto che riceve ha un prezzo.
Per pagare quel prezzo, Malcolm scoprirà chi è, aiuterà Tate e il villaggio e anche se stesso.

Partiamo dalle cose un po' più negative (che comunque non mi hanno disturbata più di tanto).
Prima di tutto la storia in alcuni tratti è vagamente caotica, come se l'autrice non avesse le idee chiarissime e non riuscisse a far capire bene al lettore come stanno le cose. Anche il finale non è 'fortissimo', nel senso che tutti hanno il terrore di questa 'Signora' crudele, ma alla fin fine, non è che sia chissà quanto terribile e non si capisce come mai la sorella, dichiarata amante della guerra non l'abbia mai affrontata. Diciamo che la trama ha punti di debolezza che nel finale presentano il conto.

Ho avuto la sensazione che anche nelle spiegazioni ci fossero delle incongruenze, ma questo può essere dato dalla volontà dei non- umani di convincere Malcolm a lavorare per loro.

Per finire due errori dell'autrice, probabilmente due sviste date dalla voglia di colpire l'immaginazione senza tener conto di quanto detto. Strano però che siano sfuggite a tutti anche in fase di revisione. Una è una ripetizione: Malcolm ha bisogno di un'iniezione che gli viene praticata. Viene detto che l'ago viene estratto dal braccio. Tre righe dopo viene estratto di nuovo. Anzi, si dice siringa in quel caso, ma di fatto l'unica cosa che entra è sempre e solo l'ago, quindi viene estratto due volte.
L'altra è un'incongruenza vera e propria. Nel romanzo il tempo è sempre brutto e piove praticamente un minuto sì e l'altro pure. Anche in quel momento, as usual, sta piovendo, tanto che i ragazzi non riescono neanche ad accendere il fuoco. Malcolm si allontana con un amico e si trova scritto 'Guardai il suo volto alla luce delle stelle'. Ora ... al di là del fatto che alla luce delle stelle e basta, senza Luna, non si vede proprio niente, ma caspita, piove sempre, talmente tanto, che m'è quasi venuto un reuma a forza di leggerlo e all'improvviso c'è il cielo stellato? Solo per 3 righe, perché subito dopo ripiove?

Il resto l'ho apprezzato veramente molto. Al di là della trama fatta e finita che alla fin fine non è particolarmente innovativa, mi è piaciuto l'uso di esseri diversi da quelli classici dell'urbal fantasy. Niente vampiri, licantropi, zombie, fate, sirene o altro, ma creature diverse. Per certi versi mortali e che per sopravvivere hanno sì bisogno degli esseri umani, ma non come fonte di cibo. O meglio, il cibo che gli umani possono offrire non è quello classico.
Poi mi è piaciuto l'uso dell'omertà, dell'ipocrisia, dell'opportunismo degli abitanti del villaggio. Tutti sanno che i bambini spariscono, tutti sanno che fine fanno, ma tutti tacciono e nessuno fa niente, in nome del benessere che il paese ne ricava. Sì qualche famiglia soffrirà, ma il bene comune è superiore e nessuno, neanche chi ha subito la perdita, fa niente per cambiare le cose. Solo Tate, che innesca così la catena degli eventi. Che non si rassegna a perdere la vera sorellina, a costo di mandare tutto in malora.
E questo è uno degli elementi più innovativi del romanzo e che ho apprezzato infinitamente: l'uso dell'amore fraterno come motore base della storia.
Sì certo, c'è anche quello standard, Malcolm s'innamora delle compagne e così via, ma ciò che permea la trama è l'amore di fratelli e sorelle. Raramente l'ho trovato negli urban fantasy. In genere c'è quello classico tra protagonisti (umani e non), talvolta quello tra genitori e figli, ma non ho mai trovato quello tra figli. Momento, non sto assolutamente parlando di incesto! Nel libro si parla proprio di amore fraterno e ne è pieno.
Ci sono i gemelli, marginali, ma già di per sé esemplificativi. C'è Tate che se ne frega di tutto pur di riavere la sorellina. Ci sono le due cape degli schieramenti non umani. E poi c'è Malcolm, il 'sostituto' anomalo sopravvissuto perché qualcuno lo ha amato: Emma, la sorella. Emma che sapeva che lui non era sua fratello, Emma che gli ha tenuto le mani fin dalla culla, Emma che fa il possibile per salvarlo, Emma che, semplicemente, ama suo fratello e lo difende, come ogni figlio maggiore dovrebbe fare (opinione mia). Non importa chi lui sia in realtà, per lei è suo fratello. Punto.

Personaggi: Malcolm è il protagonista e anche il narratore. E' un sostituto e non può far altro che vivere questa condizione con colpa e senso di inadeguatezza. Cerca di nascondersi, di non emergere, di mischiarsi agli altri senza farsi notare. L'ho trovato caratterizzato molto bene e molto realisticamente. La sua crescita interiore è lenta e discontinua, però presente. Le sue scelte non sempre sono consapevoli e questo fa di lui un eroe 'ordinario' a cui non si può non voler bene. Non è di quelli sempre pronti a buttarsi nella mischia, anzi, in certe situazioni ci viene quasi trascinato. A volte decide da solo, altre vorrebbe solo tornare indietro e seppellire tutto dietro l'indifferenza della gente di Gentry.
Al suo fianco Tate, ragazza forte, determinata, che non ci sta a far finta di niente, sembra avere più le caratteristiche da eroina, ma alla fin fine l'ho trovata un po' troppo lunatica ed 'eccessiva'. Il miglior amico di Malcolm è Roswell, per qualche motivo la sua famiglia è l'unica da cui i bambini non sono mai scomparsi. Allegro, vivace, positivo, accetta l'amico qualunque cosa sia ed è sempre pronto a dargli una mano. Come personaggio mi è piaciuto abbastanza, perché, appunto, è al suo fianco in maniera discreta, non si tira mai indietro e passa il tempo a far sentire Malcolm assolutamente normale, nonostante sia consapevole che non lo è e di cosa è.
Emma. Personaggio inizialmente marginale viene fuori alla lunga nella trama. Forte e fragile assieme, si prende cura del fratello indipendentemente da tutto, si assume le sue responsabilità e fa il possibile perché Malcolm viva. Perché lui E' suo fratello, qualunque cosa le dicano.L'ho apprezzata tantissimo, per il suo amore, per la sua forza e per la sua determinazione. Il più bel personaggio del libro secondo me.
Di personaggi ce ne sono altri, ma cito solo Morrigan, la capa della Casa del Caos, quella a cui il protagonista si rivolge per aiuto. Alla fin fine mi è piaciuta perché ho faticato a classificarla, si presenta come 'buona', ma con lei, così come con molti della sua 'razza', i concetti di buono e cattivo sono vaghi e sovvertibili. Dipende tutto dal punto di vista iniziale. 

Malcolm è l'io narrante e racconta la storia al passato. Lo stile dell'autrice è comunque pulito ed esente da volgarità (quando si tratta di giovani c'è la tendenza a farli parlare un po' come scaricatori di porto). Come dicevo, qualche passaggio poco chiaro a livello logico, ma stilisticamente è a posto. Ottime le descrizioni con una buona capacità di far visualizzare la scena. Buona anche le tempistiche del romanzo, anche se forse il finale poteva essere scritto in maniera un pelo diversa.

Giudizio finale complessivo: Un bell'urban fantasy, con personaggi diversi dal solito, e una trama non proprio usuale (anche se non originalissima). L'ho letto velocemente e mi sono riletta anche diversi passaggi che mi sono piaciuti particolarmente (quelli con la sorella, nello specifico). Ho adorato la visione del mondo degli 'altri' e la loro convinzione che la volontà sia il motore di tutto. Anzi l'intenzione. Nonostante non sia perfetto e non sia un capolavoro, mi ha emozionato e si è fatto leggere davvero in fretta. Se si è appassionati di urban fantasy è imperdibile, ma credo che possa essere apprezzato anche da altri. Per finire, ultima nota ampiamente positiva, è un libro solo, inizio e fine. Niente trilogie con pezzi interrotti a metà.
Voto: 8/10

Questa recensione partecipa alla Challenge su 
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2012/12/100-libri-in-un-anno-2013-reading.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://atelierdeilibri.blogspot.it/2013/02/paranormal-reading-challenge.html
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://sweety-readers.blogspot.it/p/blog-page.html  (sezione young adult, urban fantasy)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://libridafavola.blogspot.it/2012/12/libri-da-favola-2013-reading-challenge.html (sezione fantasy)
Questa recensione partecipa alla Challenge su
http://onthread.blogspot.it/2013/01/tributes-reading-challenge.html (distretto 10)

venerdì 15 marzo 2013

Spacci e dispacci #02

Come vi accennavo già la volta scorsa, pur avendo il tetto dell'acquisto di un libro al mese (vedi alla voce: marito non lettore che si fa prendere dagli sconturbi per mancanza di spazio), in qualche modo riesco a procurarmi ugualmente cose da leggere. Soprattutto da quando ho conosciuto Bookmooch! Che mi permette di far fuori tutto ciò che a me non è piaciuto e di sostituirlo con altro lasciando intatto il tema spazio.
Dalla volta scorsa (non mi ricordo quanti giorni fa) si sono aggiunti alla mia libreria:

- ricevuti via Bookmooch:

Audaci fantasie
Gena Showalter


La tata
Melissa Nathan

Wake. Cronache dall'incubo
Lisa McMann

- Sempre cartacei, ma ricevuti in prestito:


La lettrice di tarocchi
Jeanne Kalogridis (da parte di una collega)

Per quanto riguarda il settore ebook, che per fortuna non occupa grande spazio fisico, sono arrivati:


Cate, io
Matteo Cellini (dalla casa editrice Fazi che ringrazio ancora, e che ho già letto e recensito qui)


Londra Babilonia
Enrico Franceschini


La casa per bambini speciali di Miss Peregrine
Ransom Riggs


La profezia di Celestino
James Redfield


La montagna incantata
Thomas Mann

Allora, che ne pensate delle mie nuove acquisizioni? Voi avete ricevuto/ acquistato qualcosa?





giovedì 14 marzo 2013

Recensione: Una lama di luce di Andrea Camilleri


Ecco che finalmente riesco a mettere su questa recensione. So che potrei metterla assieme ad altri post, ma, per fisima mia, salvo rare occasioni, mi piace pubblicare un solo post al giorno. E' che noto il mio comportamento da lettrice e lo associo agli altri. In genere leggo l'ultimo post che vedo e stop. Se il blogger ne ha pubblicato più di uno, è facile che il primo mi sfugga.
Così eccomi qui.

Titolo: Una lama di luce
Autore: Andrea Camilleri
Edizione: Sellerio (la mia è di Mondolibri)
Prezzo: 14,00 €
Trama (tratta da www.ibs.it): "Un gorgo d'angoscia governa l'alterno respiro delle storie che nel romanzo si tramescolano. Il commissario Montalbano è in apprensione. Gli orli sfumati di un sogno trasudano malessere, sensazioni superstiziose, oscure premonizioni. Un pensiero laterale stenta a chiarirsi, e perdura nella realtà come sospettosa vigilanza; e come soprassalto a ogni minima coincidenza con lo squallore infausto del sogno che di uno straccio di terra aspra e solitaria ha fatto un obitorio a cielo aperto, con bara chiusa e cadavere da riconoscere, sotto una luce itterica e di meteoropatica influenza. Persino il consueto barbugliamento di Catarella si è dato in sogno negli arcani costernanti di una locuzione latina. La rotta sequenza delle indagini, su un'aggressione a mano armata e violenza carnale, su un traffico d'armi, e su degli esportatori di opere d'arte rubate, allinea e intreccia storie di donne di forte e deciso temperamento; mentre il commissario, così esposto al lato oscuro delle cose e ai clandestini giochi della mente, è in attesa che qualcosa di non del tutto delucidato esca fuori, alla fine, da un qualche retroscena, e si riveli. Si sedimenta lo spaesamento in Montalbano. Nella vita del commissario va crescendo un senso di solitudine che accascia e predispone a una morbidità di sentimento. Livia continua a essere una voce nel telefono, una minaccia costante e fastidiosa di baruffe. Un'assenza. Una lontananza impegnativa. Irrompe in carne e ossa una donna fatale...". Salvatore Silvano Nigro

Dopo un po' di scatole chiuse (One Fifth Avenue) e di scatole chiuse bruttine (Il marchio del diavolo e Assassin's Creed 01), mi ci voleva qualcosa di sicuro. Qualcosa che sapevo mi sarebbe piaciuto con probabilità superiore al novanta percento. Sfortunatamente, quando ho bisogno di cose simili, le scelte sono limitatissime: Zafon, Camilleri, Christie, Eco. Forse c'è anche qualcun'altro, ma mi stanno comodamente in due mani. Ho optato per il mio siciliano preferito, perchè adoro il suo personaggio e adoro il suo modo di scrivere.

mercoledì 13 marzo 2013

Premio Liebster Blog Award


Buon giorno miei carissimi!!! Mi allontano due giorni e accade di tutto, anche di ricevere un bellissimo premio da parte del blog La biblioteca del Libraio, che ringrazio profondamente anche a nome della mia socia, momentaneamente assente. E' il nostro primo premio come blog e ne siamo felicissime!

AGGIORNAMENTO: ero così entusiasta del premio che non ho letto TUTTI i commenti recenti insieme e mi è sfuggito che lo stesso premio mi era stato assegnato anche da Annie di La tana di una booklover (che non ho nominato io perchè passando velocemente in rassegna i blog da premiare ho notato che aveva già ricevuto il premio e mi piaceva premiare chi ancora non lo aveva ricevuto. Dopo questa serie di ripetizioni da 4 in italiano potrei anche andare a casa...). Per cui modifico e inserisco anche le risposte alle sue domande.

Liebster Blog Award è un premio, ideato in Germania, che viene assegnato a blogger meritevoli con meno di 200 followers.

Ringrazio nuovamente La biblioteca del Libraio e La Tana di una booklover per averci nominate ^_^   (i loro link sono nell'elenco a lato)

Come funziona il premio (Fa un pelo catena di Sant'Antonio e se non vi va potete interromperla, ma è sempre bello ricevere premi):


- ringraziare i blog che ti hanno assegnato il premio citandoli nel post
- rispondere alle undici domande poste dal blog stesso
- scrivere undici cose su di te
- premiare, a tua volta, undici blog con meno di 200 followers
- formulare altre undici domande a cui gli altri blogger dovranno rispondere
- informare i blogger del premio assegnato


Ecco le domande che sono state poste da La biblioteca del libraio:


1. C'è un libro che ti sei pentito di aver letto?
Pentita no, però ho mollato Come Dio comanda di Ammanniti. A metà storia ho capito come andava a finire, ho deciso che mi faceva, francamente, schifo, e l'ho abbandonato. Credo che sia un caso quasi unico

2. Il tuo primo libro?
Volontario (cioè non letto con la maestra) Piccole donne. Mi ha lasciato ricordi bellissimi e ancora oggi lo porto nel cuore.

3. Ti lasci colpire dalla trama, copertina o titolo, in un libro?
Da tutte e tre le cose alternativamente, ma se di un libro mi colpiscono tutte e tre , allora sarà di sicuro amore.

4.Se qualcuno ti dice "Smetti di leggere!", tu cosa gli rispondi, e come?
Non credo di sentirlo. Mi rendo conto che quando leggo mi isolo totalmente. Stamani in treno mi hanno chiesto come facevo a stare vicino ad un tipo con un odore così terribile e io ... manco lo avevo notato.

5.Mentre leggi cosa provi?
Tutto. Cioè, ci sono dei libri che non mi fanno provare niente, noia a parte, ma se sono scritti bene riescono a farmi provare tutto ciò che accade ai personaggi, tutte le loro emozioni e sensazioni.

6.Qual'è il personaggio che meglio ricordi?
Emilio di Roccanera, signore di Ventimiglia, altrimenti conosciuto come Il Corsaro Nero. Sarà che da piccola quel libro l'avrò letto 10 volte.

7.Edizione economica, tascabile o normale?
Tutte, basta leggere!

8.Qual è il libro che hai messo più tempo per leggere?
Ai tempi delle scuole ce ne sono stati diversi, ma fanno poco testo. recentemente I pilastri della terra di Ken Follett. Noiosissimo ed eterno, mi sono imposta 50 pagine al giorno per portarlo a termine ed è stato lì due anni.

9. Cartaceo o ebook?
Entrambi a seconda del posto: a casa cartacei, in giro ereader con ebook.

10. Dove ami leggere?
Ovunque, non faccio distinzioni. Leggo mentre aspetto l'autobus o il treno, mentre attendo che cuociano le cose, perfino in auto quando becco il passaggio a livello. Però se proprio dovessi fare una scelta direi spalmata sul divano.

11.Quali sono i cinque libri che non possono assolutamente mancare nella biblioteca personale?
Il nome della rosa di Umberto Eco; Il corsaro nero di Emilio Salgari; il Dialogo sui massimi sistemi di Galileo Galilei; Dracula di Bram Stocker; Otello di William Shakespeare (ma cinque sono un po' pochini ^_^)

Ed ecco le 11 domande di La Tana di una booklover:

1. Puoi citare la  tua frase preferita dal tuo libro preferito?
'Le conseguenze delle nostre azioni sono tante e tali che è impossibile prevedere cosa accadrà'. Lo dice Silente in Harry Potter e la pietra filosofale. (che non è proprio il preferito, ma tra i primi 5 direi)

2. Secondo te è meglio che da un libro venga tratto un film o una serie tv?
Personalmente non amo nessuno dei due, però direi quello che lo ricalca maggiormente: se per fare il film devono tagliare delle parti o accorciarle, meglio la serie, se per fare la serie aggiungono cose che non c'entrano niente, meglio il film.

3. Se potessi vivere in prima persona la storia raccontata in un romanzo, quale sceglieresti?
Troppe! Del resto leggo proprio per sognare di vivere tutte quelle storie. Però ok, faccio la seria e scelgo una storia sola e direi La freccia nera (per qualche motivo i romanzi che leggevo da piccola mi piacciono sempre più di quelli attuali)

4. Il tuo classico preferito?
Il nome della rosa da adulta, Il corsaro nero da ragazzina

5. Il libro che hai letto nello scorso mese che ti è piaciuto di più.
Quello per la book review di Tera e Serena e che non posso citare ; __ ; Lo metto appena ho il via libera.

6. Un ingrediente che secondo te non può mancare in un buon libro.
Personaggi ben caratterizzati

7. Devi partire per un lungo periodo e hai poco spazio in valigia. Quali sono i tre libri che porteresti con te?
Il mio ereader con 3000 testi non si può??? Comunque per non ripetere quelli già detti opterei per  Piccole donne crescono, qualcosa di Cesare Pavese, E' un problema di Agatha Christie

8. Sarà capitato anche a te di "innamorarti" di un personaggio di cui hai letto. Chi era?
Interpreto 'Innamorarti' come 'vorrei che esistesse davvero' e ne scelgo due Amy March di Piccole donne e Modesta di L'arte della gioia

9. Il nome di un attore/attrice che vedresti benissimo come interprete di uno dei tuoi personaggi preferiti.
A questa non so rispondere perchè non seguo il cinema e l'unico attore che mi viene in mente è Bruce Willis, ma non saprei chi potrebbe interpretare.

10. Qual è la tua saga/trilogia preferita?
Ne avessi finita una delle 7000 che ho iniziato forse potrei rispondere... Il fatto è che tutta una saga non mi è mai piaciuta, anche di Harry Potter alla fin fine ne amo 3 su 7, un po' pochini. Ora come ora mi diverte Il protettorato del parasole e ho apprezzato Dark Vision


Altro punto: 11 cose di me.
1- sono sposata e mio marito ai libri è allergico
2 - adoro il tè, ne provo sempre nuovi tipi e ho una collezione di tazze (forse queste sono 3, mah...)
3 - sono anche appassionata di manga e ho più di 300 serie cartacee (non parliamo di quelle in file)
4 - sono yaoista convinta (se non sapete cosa vuol dire, meglio!)
5 - ho adorato talmente tanto l'ambientazione della saga Harry Potter che ancora partecipo a due GDR narrativi on line.
6 - sono pigrissima ma pratico Taichi e Nordic Walking
7 - sono una golosona, adoro cucinare soprattutto dolci e pasticcini e i colleghi di mio marito sono convinti che abbia una pasticceria.
8 - sono molto riservata e non amo la confusione, ma tutti pensano che sia altezzosa e snob
9 - non mi piacciono cinema e televisione, non frequento il primo da 16 anni e non guardo la seconda se non per rari casi.
10 - adoro viaggiare, mi piacciono le città e andare in montagna, ma ho il terrore degli aerei
11 - sono dormigliona, se per dormire 8 ore devo andare a letto alle 8 state tranquilli che ci vado.

Gli 11 blog che premio (forse qualcuno è già stato nominato, non so, sono blog che io adoro leggere e sono mancata in questi giorni):
Stelle nell'iperuranio
La Fede librovora
The secret door
My empty purse
Inky mist in a brighter night
Paperplane the flyning words
Cercatori di libri
Wonderful wonder world
The loyal book
Un rifugio per i lettori
On the read

Le 11 domande:
1. Cosa ti da la parola scritta in più rispetto a cinema o musica?
2. Un libro che consigli con tutto il cuore?
3. Un libro che sconsigli con tutto il cuore?
4. Un libro che ti ha commosso fino alle lacrime.
5. Un libro che nel momento del bisogno ti ha detto ciò che volevi sentirti dire.
6. Un personaggio che sembra creato su di te.
7. Se dovessi scrivere un libro, che genere sarebbe?
8. La domanda sui libri che nessuno ti ha mai posto?
9. Qual è l'elemento, in un libro, capace di farti arrabbiare tanto da far scadere tutto il resto?
10. Quale scrittore vorresti invitare per il tè? (Valgono anche quelli ... passati)
11. A cosa pensi quando scegli di regalare un libro?

Buon premio a tutti!