sabato 31 agosto 2013

Recensione: La mano del morto di Antonio Chiconi

L'evoluzione di una lettrice: da 50 libri iniziati in contemporanea a 50 libri + 50 recensioni.
Speravo di migliorare, lo ammetto, ma nel senso opposto U_U
Comunque, almeno il mio proposito di smaltire tutto ciò che ho in lettura adesso, sembra che si stia realizzando. Incrocio le dita.

Titolo: La mano del morto
Autore: Antonio Chiconi
Edizione: Momentum Edizioni
Prezzo: 14,00€
Trama: Spy-story dal retrogusto hard-boiled che vede il tuttofare della malavita Cairo preso di mira da trafficanti sud americani, nazisti, CIA e multinazionali del tabacco. Il tutto a causa di una valigetta dal contenuto segreto che interessa a troppe persone...

Mah...
Generalmente i thriller mi piacciono ma questo mi ha lasciata piuttosto insoddisfatta.
Lo paragono senza remore ad un film anni '60 di serie B ambientato in Sud America.
La trama potrebbe non essere male, ma finisce per scomparire sotto ai tanti (troppi) nomi che compaiono via via. Ad ogni capitolo ne saltavano fuori due o tre fino a metà libro. Quasi impossibile ricordarseli tutti, meno ancora ricordare chi sono, cosa fanno e da quale parte stanno.
Troppi anche i flashback che interrompono l'azione e creano notevole confusione.
Per finire i fili. Attorno alla valigetta citata nella sinossi girano un po' troppi gruppi: nazisti, CIA, trafficanti messicani, cubani, poliziotti corrotti e quant'altro aumentando il livello di difficoltà di lettura.
Generalmente i begli intrecci mi piacciono e m'intrigano, li trovo stimolanti. Qui purtroppo il rapido alternarsi dei personaggi, unito ad una scrittura non proprio esaltante, crea solo un senso di sbiadito e caos. Una robetta insipida buona neanche per passare qualche ora in relax. Troppo complicato per leggerlo quando si è stanchi, troppo noioso per dedicargli momenti più lucidi.
Tutto il libro è una sequenza di: Tizio fa questo, Caio spia quell'altro che a sua volta è spiato da Sempronio, che l'ha mandato Claudio, che lavora per Paolo, ma fa anche il doppio gioco con Callisto, che fa parte di ... e così via.
Emozioni zero, enfasi meno che mai.
Linguaggio scontatissimo e tendente allo scurrile solo per fare effetto, nel tentativo di dare al libro una connotazione che non ha.
Un'idea non male ma malamente sprecata. peccato.

Personaggi: Cairo è il protagonista e forse l'unico che si distingue un po'. Esce da un paio di situazioni in maniera non proprio chiara, ma in linea generale è arguto, spregiudicato, determinato e abbastanza simpatico. Per quanto riguarda gli altri sono essenzialmente piatti e fatti con lo stampino. Tutti pieni di muscoli, fedeli e sull'idiota andante. Soprattutto, con scarsa caratterizzazione e approfondimento. Dovrebbe distinguersi il Dottore, che tutti sembrano temere, ma i motivi per cui è temuto non si vedono granché. Uno di quei cattivi che lo sono perché lo dice l'autore, non perché mostrino con i fatti di meritarsi tale titolo. Evito di citare tutti gli altri, sarebbero solo una lunga sequenza di nomi su cui scriverei le stesse identiche cose.

Stile: La scrittura è abbastanza fluida e generalmente corretta, ma finisce un po' lì. Le parole straniere sono un po' troppe, per quanto sensate e utili a costruire l'ambientazione, così come le parolacce e, nel complesso, un linguaggio piuttosto scurrile anche al di fuori dei dialoghi. Il registro è decisamente tendente al basso e contribuisce a far scadere il romanzo anziché caratterizzarlo. La scena cambia ad ogni paragrafo e i paragrafi sono tendenzialmente brevi, contribuendo a creare confusione.

Giudizio finale complessivo: Un libro che è partito in maniera accattivante e intrigante, ma che si è perso sotto troppe cose. Troppi personaggi da tenere a mente, troppi gruppi in lotta fra loro, troppi spostamenti, troppe idee in generale. Ad un certo punto si aggiunge anche un elemento fantasy di cui, onestamente, non se ne sente il bisogno. L'ho iniziato piuttosto entusiasta, ma il senso di noia ha prevalso quasi subito e sono giunta alla fine a fatica. Come rimanere a vedere un brutto film solo perchè ormai ai pagato il biglietto. Poi in fondo tutto si risolve (come nei migliori ammazzaammazza di Bruce Willis), ma ciò che si prova è solo senso di liberazione. Nell'epilogo viene rivelata una cosa che mi ha fatto contenta, ma non è abbastanza per risollevare l'opinione complessiva.
Voto: 5/10

giovedì 29 agosto 2013

Recensione: Io, però... di Rosa Santoro

Salve miei lettori! Mi rendo conto che, pur essendo tornata da due settimane dalle vacanze, continuo ad essere un po' latitante. Mi dispiace e cercherò di rimediare. Diciamo che oltre alla ripresa delle solite attività, ho avuto un paio di cosucce da sistemare prima che tutto tornasse a posto. Non che abbia finito, ma spero di non avere più buchi così grossi.

Titolo: Io, però...
Autore: Rosa Santoro
Edizione: Arduino Sacco Editore
Prezzo: 12,00 €
Trama: Quando Margherita raggiunge Roma, partita dalla sua provincia, bella, giovane e ancora un pò troppo ingenua, si ritrova a posare per un fotografo conosciuto per caso; non avrebbe mai immaginato prima che quegli scatti fotografici avrebbero smosso in lei eccitamenti e piaceri irrefrenabili da condurla fino a degli estremi insospettabili. Gli appuntamenti di Margherita con il fotografo si susseguono. Durante i suoi viaggi che distanziano il suo paesello dall'invivibile metropoli, dai più definita la puttana delle capitali, capace di non darti nulla tranne che il piacere di calpestarla, basta pagare, sopratutto la corruzione. 
Margherita nel suo vagone di 2° classe, vaga con la mente a quei desideri, che hanno scatenato in lei tutta la sua trasgressione. E' consapevole del pericolo che corre sedendo a quel tavolo da gioco. 
Sarà per lei una sfida contro i pregiudizi della morale piccolo borghese, le sue pratiche e azioni sessuali si spingono ogni oltre probabile immaginazione, scopre di essere una calamita per gli uomini di ogni età e il piacere aumenta quando la pagano. Ogni luogo, dai cessi dei treni alle latrine, è buono per fare sesso all'ultimo minuto. Gli odori acri e di orina di quei luoghi e il sudore che trapela dai pori di quei sconosciuti, inebriano ancora di più i suoi sensi. 

Delirante. E' stata la prima parola che mi è venuta in mente quando ho iniziato a pensare cosa scrivere di questo libro. Il problema con le parole è che spesso nella nostra testa vestono l'immagine in maniera calzante, ma nella testa di chi legge creano confusione. Cercherò di chiarire l'idea, premettendo che questo è uno di quei libri terribilmente difficili da recensire.
Immaginate una persona in preda a delirio da febbre alta, che cerca di raccontarvi qualcosa, ma a causa della temperatura, riesce a stento a seguire un filo logico, a mettere uno dietro l'altro i fatti, raccontandoli con totale caos di tempi verbali, parla in terza persona pur essendo narratore e protagonista, mette i dialoghi come testo teatrale. Un mix, insomma, che non sempre risulta lucido e di facile comprensione.
E' un libro stranissimo perché la trama è quasi inesistente eppure sembra importante. Le riflessioni sono parche, sporadiche, quasi ripetitive, eppure sembrano profonde e perfette. Poche parole che colpiscono in fondo.
Si intuiscono ragionamenti accurati, scelte ponderate, dietro ogni parola, verbo, utilizzo dei tempi, paragoni, ma leggendolo si ha l'impressione che sia tutto buttato a caso. Eppure è impossibile scambiarlo per il lavoro di un emergente. Gli emergenti e i nuovi autori possono fare lo stesso tipo di errore, è il modo in cui lo commettono che fa la differenza.
Il testo rientra nel genere erotico, ma è lontano anni luce da ciò che gira attualmente in bancarella. La protagonista è una e una sola, Margherita, e la seguiamo nei suoi tanti incontri amorosi, talvolta fatti di solo sesso, talvolta di qualcosa di più. Incontri che sono descritti sempre, mai accennati, utilizzando parole schiette e chiare a metafore e paragoni che talvolta sono bellissime da leggere ma che fanno solo intuire di cosa si sta parlando.
La trama è labile, segue la ragazza per un periodo della sua vita, da quando inizia la sua ricerca (più di se stessa attraverso il sesso, che del piacere in sé) fino alla sua conclusione; gli uomini che incontra sono tutti omuncoli e se ne ha un'immagine sbiadita, soprattutto a confronto di una protagonista luminosa, pur nelle sue sottomissioni e perversioni. Niente principi azzurri, niente redenzione. Soprattutto perchè non c'è niente da cui redimersi, a Margherita il sesso piace e cerca la felicità attraverso i rapporti.
Se la trova o meno non ve lo rivelo, sappiate solo che l'ho trovato un libro a suo modo piuttosto reale.

Personaggi: Margherita e i suoi uomini. Alcuni, come Tito o Felice Bartolomeo, sono un po' più presenti, mentre altri sono giusto fugaci apparizioni. Appaiono principalmente meschini, egoisti e totalmente incapaci di dominare, almeno mentalmente, la donna che hanno davanti, quindi ci provano fisicamente. Lei glielo lascia fare, ma il lettore ha la netta impressione che lei non perda mai il controllo, soprattutto di se stessa.
Margherita è, come tante altre donne, alla ricerca di se stessa e della felicità. il suo corpo molto predisposto la porta sulla via del 'mestiere', anche se lei tende a praticarlo in forma gratuita. Ciò che conta è cercare di capire i propri limiti, il proprio animo e di far propria quella felicità. Si concede spontaneamente e senza riserve e questo fa perdere la testa ai suoi amanti.

Stile: Come ho già detto, Rosa Santoro ha optato per uno stile febbrile e caotico, talvolta ai limiti del comprensibile e degno del peggior voto in italiano che una qualunque professoressa possa darvi. Il punto è un altro, però. Nonostante ciò che ho detto, l'autrice non può passare per incompetente. Leggendo con accuratezza il romanzo, è impossibile non notare i ragionamenti dietro ad ogni singola frase, parola, scelta stilistica. Per fare un paragone più noto: chi ha letto Le intermittenze della morte" di Saramago, sa benissimo che è scritto nel più totale disprezzo per la punteggiatura. Al contempo nessuno metterebbe in dubbio che Saramago sapesse scrivere. E' il vecchio adagio per cui bisogna conoscere le regole per poterle infrangere. Qui accade la stessa cosa. Per tanto sconsiglio gli autori emergenti di mascherare la loro non conoscenza spacciandola per estro. Date retta, si chiama in un altro modo e la differenza è palese. E' un  modo di scrivere che può piacere o non piacere, può infastidire o essere apprezzabile, ma è fine al romanzo e svolge abbastanza bene il suo ruolo.

Giudizio finale complessivo: Contagiata dalla storia forse ho finito per delirare anche io e non sapere, adesso a mente lucida, se mi è proprio piaciuto oppure no. Indubbiamente è un libro abbastanza strano da non finire dimenticato presto. Inoltre nel panorama erotico attuale si distingue nettamente per storia e personaggi. Probabilmente è questo che me lo ha fatto apprezzare più di altri. Niente donne belanti con l'abito da crocerossina, niente maschioni con le tasche piene e la testa vuota. Una donna, consapevole delle proprie pulsioni, decisa a soddisfarle, alla ricerca di se stessa e della propria personalità.
Sfortunatamente è anche talmente particolare da non farsi consigliare facilmente. Va provato.
Voto: 7/10

venerdì 23 agosto 2013

Recensione: Alis Grave Nil di Barbara Schaer



Eccomi di ritorno dalle vacanze mentalmente riposata (cioè più rincoglionita di prima) e fisicamente distrutta. Visto che tendenzialmente non faccio la maratona mentre leggo, e visto che leggo abbastanza, direi che ho una vita piuttosto sedentaria. In vacanza mi è partito l'embolo di Messner e, anche se non ho scalato l'Everest, 15 km al giorno di passeggiata montana non sono proprio il massimo per il mio fisico. Non vi tedio (e disgusto) con l'elenco dei miei acciacchi, ma vi chiedo un momento di compatimento acuto. Quando sono arriva alla mia meta di villeggiatura, ho scovato subito (con grande costernazione del marito) un ADORABILE banchettino che vendeva libri usati a 1€ ogni 100 pagine (sistema di calcolo particolare, ma discretamente divertente), ma non ciofeche, c'erano anche libri praticamente perfetti con tanto di sovracoperta e piuttosto recenti. Visto che eravamo appena arrivati ho rimandato al giorno successivo l'acquisto... Fatale errore: 1) io ho una memoria schifida; 2) sospetto che il marito mi abbia abilmente dirottata verso l'altro lato del paese fin quando c'è stato il banchetto. Quando me ne sono ricordata: NON C'ERA PIU'!!!
Per dispetto quando siamo stati 2 giorni dai suoceri ho saccheggiato la loro ampia libreria (perché a lui non fa differenza che io li compri o meno, i libri, lo urta il fatto di trovarseli ovunque e in quantità non stipabili nei nostri mobili), e poco importa che prima o poi dovrò restituirli, per quel giorno, ne avrò già altri (attacco di perfidia acuta).
Ok, finiti i miei scleri da lettrice ossessiva, possessiva e maniaco compulsiva vi lascio alla mia opinione su questo libro, finito ieri e per il quale ringrazio moltissimo l'autrice.

Titolo: Alis Grave Nil
Autore: Barbara Schaer
Prezzo: 0,89€ (Ebook)
Trama: Sara è pronta per un altro giorno della sua solita vita. La scuola, i dispetti della sorella Reb, le malignità delle vecchie amiche e la certezza di non contare granchè. E' sicura che l'amore non faccia per lei e che le favole siano solo invenzioni per sognatrici. Ma proprio quel giorno, in un incontro tutt'altro che casuale, conosce Eric. Bellissimo e misterioso, protettivo e minaccioso, Sara intuisce che Eric è decisamente più che un ragazzo normale, ma quello che proprio non può immaginare è che la loro storia sia cominciata molto prima di incontrarsi e che le parole latine tatuate sul suo braccio nascondano un inquietante segreto... Senza curarsi di quanto il principe si confonda pericolosamente con il cacciatore, Sara dovrà lottare con tutta se stessa per opporsi alle forze oscure che minacciano di separarli per sempre e far vivere l'amore da fiaba che ha sempre desiderato.

"Niente è pesante, per chi ha le ali"

Della stessa autrice ho letto prima Onislayer (più recente) rispetto a questo suo primo lavoro e non ho intenzione di fare paragoni tra i due. Ogni libro va letto come una cosa a sè e per tale deve essere giudicata. Mi riservo solo un appunto positivo nel mio giudizio finale.
Siamo nella nostra bella Italia (in un luogo di mare che mi è sembrato non venisse precisato. Ci sono molti riferimenti, ma onestamente non sono andata a cercarli) e facciamo subito la conoscenza di Sara, adolescente incasinata che cerca di vivere la sua vita in maniera più normale possibile. Incasinata perchè da sei mesi è orfana da entrambi i genitori e il rapporto con la sorella maggiore Reb è quanto di più tosto ci possa essere. La ragazza infatti, non le ha mai perdonato la preferenza che i genitori sembravano avere per la sorellina e manipola il suo senso di colpa rimproverandole il fatto che sono morti per accompagnarla a suonare. Inoltre Sara ha dovuto lasciare la sua vecchia scuola e nella nuova fatica un po' ad inserirsi. Solo Laura sembra fare un passo verso di lei.
Ammetto che sono molto sensibile ai rapporti fraterni e tra i problemi che ha la protagonista, quello con la sorella Reb mi ha colpito più di tutti. Rebecca è piuttosto spietata con la sorellina, non è il personaggio classico che si redime, e se da un lato la cosa mi intristiva, dall'altro ho apprezzato la coerenza e la dimostrazione che talvolta il rancore non si supera. Che ci sono persone incapaci di perdonare e di andare avanti.
Anche sul fronte delle amicizie le cose non vanno proprio alla grande. Sara si ritrova subito a bisticciare con Laura e anche Paola, che l'aiuterà un po' nel corso della storia, non è animata da grande affetto ma da altro.
C'è padre Dan e il gruppo del volontariato, ma in questo caso è la protagonista stessa a non farsi troppo coinvolgere da loro. In fondo è proprio lei ad ammettere che lo fa solo perchè le sembra doveroso occuparsi dei più sfortunati quando lei è sopravvissuta al di là di ogni possibile logica.
E arriva Eric.
Per la verità arriva praticamente subito, ma la storia si dipana piuttosto lentamente. Le rivelazioni sono ben dosate e spingono il lettore un po' più avanti della protagonista nella comprensione dei fatti, nonostante sia lei a raccontarci la storia in prima persona.
Quanto alla trama in sè, non è niente di particolarmente originale, ma io l'ho trovata gradevole e abbastanza ben costruita.
Alcuni colpi di scena mi hanno sinceramente stupito (soprattutto uno che riguarda uno dei personaggi non protagonisti) e in alcuni momenti mi sono perfino commossa.
Sul finale mi rimane qualche dubbio, perchè il momento culminante alla fin fine non mi ha coinvolto più di tanto e ho trovato che si svolgesse in maniera un po' troppo breve.
Credo che risenta di una particolarità che influenza anche altre parti del romanzo: l'inesperienza. Per quanto Barbara Schaer mostri una certa predisposizione per la scrittura, in questa prima opera l'ho 'sentita' titubante e un filo legata, quasi avesse paura di osare, di sfruttare a pieno la storia e i propri personaggi, di mostrare di colpo il proprio talento.
Non che il libro ne risulti deturpato, è comunque gradevole, scorrevole e piacevole da leggere; è più che altro una mia impressione e rammarico, perchè ho intravisto delle possibilità e delle alternative di scrittura, senza alterare la storia, che forse mi avrebbero coinvolta di più, ma, ripeto, è uno di quegli aspetti meramente soggettivi.
L'aspetto sentimentale è molto dolce e in certi momenti mi ha perfino commossa. Mi è piaciuto il fatto che Sara sia affascinata da Eric, ma si opponga al colpo di fulmine e, anzi, si impegni anche ad andare avanti nei momenti no. Alcune scelte finali dei protagonisti mi hanno ricordato un altro libro che mi era piaciuto molto, ma in questo caso l'epilogo è stato opposto e, pur avendo apprezzato l'originalità dell'altro, non posso che ammettere di essere felice che stavolta le cose siano andate come volevo che andassero (ok sta frase merita un premio per l'incomprensibilità, lo ammetto, ma passatemela, sto cercando di esprimermi senza fare spoiler).

Personaggi: Sara è la protagonista di turno, ennesima adolescente incasinata che cambia scuola e vita. Nonostante questa descrizione sommaria generica, l'ho trovata ben caratterizzata, soprattutto nei suoi pensieri e nella sua solitudine. E' raramente fisicamente sola, eppure l'autrice è stata bravissima a far emergere l'isolamento della ragazza da tutti gli altri. Distante dalla sorella e dalle sue amiche ricche, allontanata da subito dall'unica nuova conoscenza che si è fatta, usata come pedina ma mai veramente accettata e amata da chi ha intorno. Eccetto padre Dan, prete della vicina chiesa, e Eric.
Anche per il maschietto protagonista devo portare la mano al cappello, perchè nonostante rientri nella schiera degli ultraterreni schizofrenici (anche se non è tra i peggiori), è un ragazzo trasparente, che, nonostante s'impegni a fare l'antipatico, non riesce a celare e a mentire sui suoi sentimenti. O meglio, il poveretto lo fa, ma è così adolescenzialmente (sta parola non esiste, ci scommetto) incoerente che giusto la protagonista può rimanerci fregata. E ad un certo punto non ci crede più neanche lei, distinguendosi da tutte le sue 'amiche' protagoniste che negano imperterrite l'evidenza fino alla morte. Lei non la nega e spera, nonostante abbia fatto l'impossibile per non credere nelle favole.
Gli altri personaggi sono piuttosto marginali, un po' perché il punto di vista soggettivo limita il campo visivo, un po' perché la storia ruota quasi solo attorno ai due ragazzi senza arricchimenti da altri lati. Di Reb ho già parlato e non ho molto altro da aggiungere. Ho adorato padre Dan, anche se i suoi interventi si fanno più consistenti solo nel finale. Mi è piaciuto Noah e la sua storia, mentre ho storto un po' il naso su Gabriel. Gaiman sostiene che quando un angelo marcisce, marcisce più di tutti gli altri, ma l'ho trovato, sia lui che qualcun'altro cui si fa cenno, così distante da ciò che la tradizione tramanda, che ho faticato parecchio a vederci uno degli arcangeli. Inoltre compare un po' troppo poco e sparisce un po' troppo in fretta. Uno di quei cattivi di cui tutti parlano ma che alla fine non si rivelano così temibili come il lettore è portato a credere.

Stile: Come dicevo il romanzo mi ha trasmesso una leggera sensazione di 'legato' (che comunque scompare in lavori successivi, va precisato), ma a parte questo pensiero soggettivo, è oggettivamente ben scritto, curato e corretto. Qua e là ho notato qualche refuso e qualche parola di uso corrente che nei testi scritti non mi entusiasma, ma si tratta di sporadiche rifiniture che non inficiano la lettura e, almeno per me, non abbassano il voto che intendo dare al libro. Le descrizioni sono buone e ben inserite, così come i momenti di svolta. Alcune scene tra i protagonisti si ripetono un po' (quel 'Mi vuoi', 'Non ti voglio', 'Sì', 'No', 'Sì' eccetera), ma si tratta di una cosa tanto sporadica da non annoiare. Anche nei dialoghi manca un po' di sicurezza, ma riescono comunque a coinvolgere. Ho apprezzato anche la gestione delle spiegazioni, che, onestamente, a non tutti riesce. Sono ben inserite e ben dosate, mai troppo lunghe e mai a caso.
Il registro è medio e, con mio sommo piacere, non scade mai nel volgare.

Giudizio finale complessivo: Un libro a suo modo delicato e tenero che mi ha commosso spesso e che forse è meglio leggere in inverno (ma si apprezza benissimo anche d'estate). Una favola dolce, forse un po' Cenerentola moderna, con un angelo come principe azzurro e un'orfanella come principessa da proteggere, anzi, custodire. Mi sono piaciuti gli aspetti sentimentali analizzati, la differenza tra amore umano e immortale (anche se l'angioletto è un filo presuntuoso), i problemi nei rapporti tra fratelli, il sacrificio per amore (cosa che in genere invece non apprezzo molto. Ebbene sì, sono più fan dell'amore egoista). I nemici alla fine non si sono rivelati all'altezza delle aspettative maturate nel corso del libro, ma il fulcro centrale della storia è l'amore, non la battaglia.
Lo so che ripeto ad ogni recensione che non sopporto le saghe e che mi piace che i libri siano finiti, ma per una volta faccio la bastiancontraria: anche se il racconto è concluso, a me non spiacerebbe leggere un seguito, magari con la famosa Apocalisse. Oppure un extra, tipo la storia di Noah e Selene, o una bella battaglia tra i due arcangeli capo, sia quella passata che una, eventualmente, futura.
Anche se prima non ne ho parlato una cosa che mi ha fatto davvero amare questo libro, è la spinta alle tante riflessioni che offre: non solo sull'amore, ma anche sul credere alle favole e ai propri sogni, al fatto che spesso non ci accorgiamo di chi si preoccupa di noi concentrandoci invece su persone inutili e vuote, su quanto i rapporti possano essere delicati e complicati e su quanto spesso li roviniamo facendoci sviare da rancori e cattivi sentimenti. 'Niente è pesante per chi ha le ali', e il racconto secondo me, vuole anche essere un invito a trovare le proprie. Ali che tutti possiamo avere e che renderebbero la nostra vita più leggera. E' che non è facile trovarle e vederle una volta trovate. Io le mie le ho trovate, ma vi assicuro che è facilissimo dimenticarsele da qualche parte e non sempre le ritrovo così in fretta come vorrei. Ma mi sto dilungando su cose che non riguardano il libro per cui chiudo.
A inizio recensione vi parlavo di un appunto positivo. Eccolo qui: nonostante io abbia accennato all'inesperienza dell'autrice, avendo letto i due romanzi di Barbara Schaer in tempi così ravvicinati, ho potuto apprezzarne a pieno la maturazione. Non ho confronto le due storie (in trama, personaggi, ambientazione), ma a livello di scrittura lo stile migliora decisamente acquisendo sicurezza e anche un filo di sfacciataggine che non può che far piacere e far sperare in futuri lavori coinvolgenti ed entusiasmanti.
Voto: 8/10



martedì 13 agosto 2013

Teaser Tuesdays #19

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.
Poi mi sono resa conto che le rubriche non mi entusiasmano e l'ho girata alla mia socia. Solo che lei per un po' sarà senza connessione, pertanto la riprendo io per qualche settimana.
Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo;
  • Apritelo in una pagina a caso;
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  • Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ben trovati a tutti!
Privata della connessione internet, reduce da trasloco, ristrutturazioni, convivenze stressanti nonché vacanza storta... la consocia rediviva! ^_^''
E torno con una delle mie rubriche preferite: il Teaser.
Oggi vi propongo un piccolo assaggio del romanzo che avevo scelto come "lettura sotto l'ombrellone" ma che, causa peripezie varie con le quali non intendo annoiare nessuno, finirà per diventare "lettura sotto il piumone" x°°D

Bene.. direi che vi lascio al mio Teaser.
Bye :)

<< D'altra parte, le quattro vodka che ho in corpo mi permettono di soprassedere mentre ci dirigiamo al Jungle Bar e alla pista dove Martin è visibilmente impaziente di scatenarsi nelle danze.
E si scatena eccome. L'impegno è innegabile, ma la coordinazione è pari a quella di un epilettico torturato con un bastone elettrificato.
Ubriaco perso, si esibisce in un bizzarro scatto del bacino, sbracciandosi come se stesse dirigendo il traffico aereo durante un uragano. Sono certa che stia violando almeno due delle leggi fondamentali della fisica, anche se non riesco a decidere quali.
Quando attacca un pezzo dei Pendulum, le oscillazioni del mio cavaliere raggiungono ampiezze allarmanti. Le altre coppie sulla pista cominciano ad arretrare per evitare contusioni, anche se il rischio peggiore è che Martin si stenda da solo con una ginocchiata in fronte. >>


Le due facce dell'amore
Nick Spalding

Qual è il tuo Teaser?

domenica 11 agosto 2013

Recensione: Onislayer di Barbara Schaer

Speravo di poter finire anche Alis Grave Nil e di poterlo recensire prima delle vacanze, invece, anche se riuscirò a finirlo, temo che la recensione dovrà attendere, così come quella degli altri. Pertanto, dopo questa, diciamo che il blog va in vacanza fino alla prossima settimana. La mia consocia grafica dovrebbe rientrare dalla sua lunga assenza, ma non so se vorrà intervenire con qualche post. Diciamo che se capita sarà un extra. Augurando a tutti un buon Ferragosto, vi lascio il mio pensiero su questo libro.

Titolo: Onislayer
Autore: Barbara Schaer
Prezzo: 0,99€ (Ebook)
Trama: Per difendersi dalla maledizione che li perseguita da centinaia di anni gli Eredi degli antichi clan giapponesi vivono segretamente a Fairport, stato di Washington, combattendo una guerra silenziosa contro i demoni Oni, e proteggendo il vincolo della Coppia Eletta che tiene il feroce Oda Nobunaga prigioniero negli Inferi.
Jin McDowell è il Nobunaga scelto per suggellare il nuovo vincolo e per farlo deve sposare Asami Williams, la Mitsuhide che gli è stata destinata, l'unica donna che abbia mai amato. Ma Asami è fuggita mettendo in pericolo gli Eredi e spezzandogli il cuore.
Sullo sfondo di una guerra senza fine, Jin e Asami si ritroveranno di nuovo insieme, ma nulla sarà più uguale a prima. Animata da una fredda e letale sete di vendetta Asami coinvolgerà Jin nella sua battaglia personale, e in un mondo dove nulla è ciò che sembra, fra travolgenti passioni, tradimenti, e oscure profezie, scopriranno che nonostante tutto il dolore che li ha divisi, l'amore che un tempo li legava non è andato completamente perduto.
Dall'autrice di Alis Grave Nil una saga completamente nuova che vi lascerà senza fiato!

Ringrazio ancora l'autrice per avermi inviato il romanzo che ho letto davvero con piacere.
Ci troviamo in America, precisamente a Fairport, cittadina piuttosto comune con abitanti piuttosto americani, tranne che per un ristretto gruppo, formato dai discendenti di 12 famiglie giapponesi. Come in tutti i gruppi troppo grandi, la differenza tra ciò che va fatto e ciò che le persone vogliono fare scava solchi profondi. Troviamo quindi il protagonista Jin in preda a sonore sbronze nel tentativo di dimenticare l'amata Asami e l'imminente fidanzamente obbligatorio con la di lei sorella Beth.
Se non che il diavolo ... l'oni ci mette la coda e poco dopo aver pronunciato la fatidica promessa, Asami ricompare nei panni di Alex. La ragazza dolce che ricorda Jin è scomparsa, eppure la nuova versione gli piace anche più della precedente. Peccato che lei sembri non concordare.
Dopo tanti immortali di stampo europeo, il romanzo della Schaer è stata una bella ventata nuova, soprattutto perchè l'autrice sfrutta a piene mani la mitologia nipponica arricchendo il racconto con parole ed elementi provenienti dal Sol Levante.
La trama non è originale in tutti i suoi elementi, ma si discosta abbastanza dalla maggior parte di ciò che gira in libreria tanto da non annoiare e non dare l'idea di già letto. Da un certo momento in poi può diventare intuibile, ma non annoia. Personalmente ho la mia interpretazione della profezia (come dicono i protagonisti, le profezie si possono interpretare in tanti modi) e attendo un'eventuale seconda parte, per poterla verificare. Dai dati avuti non so dirvi se si tratti di una duologia, trilogia o anche di più, certo è che la storia non si conclude con il libro, anzi, viene preannunciata una guerra e tutto questo sembra quasi una lunga introduzione, un prologo o un antefatto che spieghi le origini di tale guerra. Tutto ovviamente dipenderà da come l'autrice ha intenzione di condurre il resto dei giochi.
Nonostante tutto, il libro non lascia insoddisfatti. Una parte della trama non trova la sua conclusione, ma ciò che viene rielato e che accade stuzzica abbastanza la curiosità del lettore senza farlo sentire fregato.
L'unica (... sì, direi che è l'unica) cosa che mi ha lasciato perplessa è la gestione dei tempi. Fino a metà libro la storia scorre bene e i paragrafi si susseguono spostando il punto di vista, dalla metà in poi, l'alternanza dei personaggi da seguire, crea un leggero avanti e indietro nel tempo che spiazza leggermente. Ad esempio: un paragrafo finisce con un'esplosione; si sposta l'inquadratura e seguiamo altri personaggi, alla fine del loro paragrafo siamo nuovamente all'esplosione, segno che il tempo non è scorso, ma quel paragrafo era praticamente in contemporanea al precedente. Non è propriamente un difetto, però è qualcosa di cui tener conto.

Personaggi: Classici eppure in qualche modo nuovi. La parte del bello e dannato stavolta tocca alla protagonista che, lungi dallo spiegare le sue motivazioni, maltratta il bello di turno letteralmente a pesci in faccia! Alex/Asami mi è piaciuta, sia nella sua forza che nasconde la fragilità, sia in quasi tutte le sue scelte. Forse mi sarei comportata in modo diverso in alcune occasioni, ma è sempre coerente con se stessa. Inoltre nel racconto cresce e questo è sempre positivo. Il giovanotto di turno, invece, mi è piaciuto un po' meno. Non che sia un brutto personaggio, ma si piange un po' troppo addosso in alcuni momenti e fa il prepotente in altri. Nonostante non faccia che ripetere di amare Alex, alla fin fine mi sembra che faccia davvero poco per capirla e aiutarla.
Mi è piaciuto di più Ben, che all'inizio sembra un giovane sbarbatello senza scopo, mentre alla fine parte della sua storia viene fuori facendo ricredere il lettore.
Il cattivo, invece, più che cattivo sembra affetto da turbe psicologiche e neurologiche non indifferenti. Detto in altre parole, è completamente fuori di testa. Sfortunatamente è anche un abile manipolatore e ciò lo rende molto pericoloso.
Compara poco, ma mi ha intrigato tanto la figura di Shun, uno di quei personaggi dispensatori di frasi criptiche ma quasi mai a caso. Spero di rivederlo in un eventuale prossimo libro.

Stile:Il romanzo è dotato di narratore onniscente, ma quasi tutte le spiegazioni vengono dai personaggi, un aspetto che talvolta rallenta un po' la lettura. Avrei preferito scoprire i particolari in altro modo, ma è un gusto mio. La scrittura è comunque fluida, arricchita di parole straniere (con spiegazione a fine libro) molto appropriate che illustrano l'oggetto o il concetto in maniera molto efficace. Qualche refuso qua e là, ma sostanzialmente corretto.

Giudizio finale complessivo: Un bell'urban fantasy che si discosta da molti consimili sia per trama che per personaggi. Mi è piaciuto quasi tutto anche se ho avuto l'impressione che il finale iniziasse troppo presto, praticamente da metà, trascinandosi un po', ma questo rientra nella categoria 'de gustibus'. Ho anche faticato un po' per l'avanti e indietro nel tempo, almeno le prime volte che è capitato, poi è bastato saperlo per adattarsi. L'aspetto sentimentale è presente, ma non sempre fortissimo e questo amplia il gruppo dei possibili lettori. Tenete presente comunque, che in alcuni momenti l'amore dilaga come da tipologia di libro.
Voto: 8/10

venerdì 9 agosto 2013

Recensione: Bastardo numero uno (Stephanie Plum 01) di Janet Evanovich

Ed ecco l'altro che da giorni mi pesava sul fondo della testa... A proposito dal 10 al 20 la Dru fa la vacanziera ed emigra in lidi in cui, anche se c'è internet lei se ne rimane ben lontana (Settimana depurativa), pertanto non arrabbiatevi se non rispondo ai vostri commenti, lo farò appena di ritorno ^_^

Titolo: Stephanie Plum 01 - Bastardo numero uno
Autore: Janet Evanovich
Edizione: Salani
Prezzo: 16,80€
Trama: Cos'ha di speciale Stephanie Plum? Apparentemente non molto. È carina, solida, spiritosa, cresciuta nel pittoresco quartiere chiamato il Borgo di una città del New Jersey che invece di pittoresco non ha nulla. Quando malauguratamente si ritrova disoccupata, visto che al Borgo sono tutti imparentati tra di loro, pensa di andare a chiedere aiuto al cugino Vinnie, che ha un'agenzia di cauzioni: presta soldi a chi deve uscire di prigione fino alla data del processo, ma se i debitori non si presentano in tribunale spedisce sulle loro tracce degli agenti incaricati di catturarli e portarli alla polizia. E Stephanie capita proprio al momento giusto per occuparsi dell'incarico migliore: acciuffare l'irresistibile, affascinante, canagliesco Joe Morelli, con cui aveva avuto una torrida avventura (come peraltro metà delle donne del New Jersey), ora poliziotto in fuga accusato di omicidio. Munita di pistola, manette e spray antiaggressione, Stephanie si improvvisa agente di recupero cauzioni; ha a che fare con un campionario di maniaci sessuali, ubriaconi e perditempo, e si ritrova coinvolta in vicende paradossali che però conducono tutte allo stesso mistero di cui Morelli sembra la chiave. E come se non bastasse, un pericoloso assassino, completamente pazzo, non vede l'ora di metterle le mani addosso e ridurla in fin di vita.

Mi sono decisa finalmente ad iniziare questa serie e, sul momento, sono rimasta un pelo spiazzata. Ero sicurissima che si trattasse di un urban fantasy... D'estate son più rintronata del solito... Vabbé, non è così. Si tratta invece di un simpatico poliziesco che deve gran parte della sua piacevolezza alla protagonista che, oltre ad essere ironica e divertente, si sceglie un lavoro di cui sa meno di zero. Verrebbe da dire che, alla fin fine, se la cava, ma la verità è che la giovane se la cava perché c'è sempre un cavaliere pronto a tirarla fuori dai guai in cui si caccia. Ecco, per quelli ha talento, davvero. La trama non si discosta molto da un poliziesco classico, ma oltre a personaggi decisamente divertenti, devo dire che ciò che mi ha affascinato di più è stato il realismo. Stephy non si scopre improvvisamente un Kojak in gonnella, rimane una pasticciona imbranata che magari ha anche l'idea giusta, solo che la mette in pratica in maniera davvero maldestra. Ho apprezzato il non voler creare una super donna, almeno in questo primo libro e anche il metterla in situazioni davvero pericolose, credibili. Certo a volte mi sono chiesta se certe scelte fossero proprio proprio logiche  e coerenti, ma in linea generale non mi ha lasciato troppo perplessa. Diciamo che, dopo una certa dose di guai, non sarebbe stato del tutto sbagliato mollare il caso o anche il lavoro. Forse non è tanto la quantità di guai quanto la sua ostinazione, a fare un po' acqua. Dal libro le motivazioni non sembrano poi così forti. Inoltre non ho gradito molto il suo diventare di burro abbandonando ogni proposito ogni volta che lui fa un sorriso di più. Insomma ce l'abbiamo avuto tutte il bel tipo che ci faceva tremare le ginocchia, ma se qualcuna era ben decisa a tirargli un calcio, non c'era sorriso che tenesse.

Personaggi: Ho già accennato alla protagonista, Stephanie, che con determinazione e una buona dose di ironia, si addentra in un mondo totalmente maschile, sia per il lavoro che fa, sia per le persone a cui deve dare la caccia. Quello che mi è piaciuto, è che, nonostante tutto, rimane molto 'femminile' come personaggio: ha paura della pistola, viene sopraffatta dai delinquenti che insegue, è debole, almeno fisicamente, e ci racconta una buona metà del suo guardaroba. Ovviamente anche la testardaggine è della tipologia del gentil sesso. Un personaggio ben riuscito che diverte e che si fa amare. Joe Morelli è il superfigo di turno e ci ho messo tutto il libro a decidere se fosse solo una canaglia, o se invece fosse il classico 'bello, dannato che nasconde un cuore di panna'... Ecco, una via di mezzo. Anche lui decisamente originale, soprattutto perché si diverte un mondo a prendere in giro Stephanie e il suo incarico di portarlo in prigione. Sul finale le sue intenzioni e motivazioni divengono più chiare.
Gli altri personaggi più presenti nella storia sono i cattivi di turno, che ho trovato ben caratterizzati e piuttosto coerenti. Il pugile è assolutamente cattivissimo e io ci avrei pensato due volte a girargli intorno, mentre avrei girato intorno (armata di randello) al suo agente, un personaggio viscido e senza spina dorsale, antipatico fin dalla sua prima comparsa. Credo che questi personaggi siano fini al libro, mentre spendo due parole per la strampalatissima famiglia di Stephanie che sicuramente ritornerà. La mamma decisamente antiquata che vuole la figlia sposata e con tanti bei bambini mi fa ridere, soprattutto quando cerca di fare da cupido tra la figlia e qualche improbabile giovanotto. Il cugino Vinnie invece è odioso quel tanto che basta a darti soddisfazione quando le sue macchinazioni per licenziare Stephie vanno a vuoto.

Stile: Il libro è scorrevole e piacevole da leggere. L'autrice mantiene i toni ironici anche nella parte narrata (soprattutto considerando che è presente l'io narrante) e anche in momenti che altrimenti risulterebbero troppo drammatici, non sminuisce i momenti topici, ma li addolcisce rendendo il racconto leggero e rilassante, divertendo il lettore e mantenendo alto l'interesse. Non cade nella trappola della volgarità d'effetto, ma la utilizza sporadicamente quando il personaggio di turno proviene da ambienti che potrebbero giustificarlo. Non si perde neanche in morbosi dettagli shock dando preferenza alle emozioni della protagonista e alle vicende della trama.

Giudizio finale complessivo: Un poliziesco (a chiamarlo thriller mi sembra di attribuirgli tratti adrenalinici che non ha) che mi ha divertito molto e che ho praticamente divorato, complice l'ironia sempre presente e una certa semplicità della trama. Il punto di vista soggettivo impedisce la visione completa e scene in contemporanea, pertanto il racconto è lineare e facile da seguire. Ci sono un paio di flashback ma giusto per spiegare gli antecedenti tra Stephanie e Joe.
Per le ragazze che amano il giallo credo sia imperdibile: una protagonista femminile non è unica ma neanche tanto comune. Per tutti gli altri, se amate le tramone intrecciate alla Folson forse è il caso di lasciar stare, se invece cercate un libro leggero, ma comunque carino e interessante fateci un pensierino. Quanto meno sarà una lettura ironica e divertente.
Voto: 8/10

mercoledì 7 agosto 2013

Recensione: Malatesta. indagini di uno sbirro anarchico di Lorenzo Mazzoni

Eccomi con una delle recensioni che attende da più tempo. Sto cercando di rallentare le letture per poter tornare un po' più in pari.

Titolo: Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico Vol 01: Nero ferrarese
Autore: Lorenzo Mazzoni
Edizione: Koi Press
Prezzo: 14,00€
Trama: Pietro Malatesta, poliziotto ferrarese con un passato da teppista, che gira solo in bicicletta e che divide la casa con la madre, l’ex moglie, un figlio nullafacente e il Boy, il palestrato zero-cerebro che sta con la sua ex, è uno sbirro decisamente atipico, connotabile sulla falsa riga di tanti eroi del fumetto e della tv Anni ’70 (non per niente Malatesta ha come mito Starsky di Starsky & Hutch e si veste come lui). Le storie sono brevi, accattivanti, pienamente inserite nel genere ‘giallo di provincia’, e si snodano in una Ferrara multi-etnica, alle volte sporca e un po’ barbara, fatta di ultrà della Spal, bevute nei bar, adolescenti fancazzisti imitatori di mode, spaccio, colori politici che paiono mai sbiadire. 
+++ Vincitore del Premio Liberi Di Scrivere Award 2012 +++
+++ Finalista al Premio Il Mio Libro 2012 +++

Mentre cercavo i dati di questo libro ho anche letto commenti che lo rimandavano allo stile di Scerbanenco. Per la verità non l'ho trovato del tutto sbagliato, avendo io stessa notato una certa affinità, non solo tra i personaggi ma anche nel modo di condurre la trama. Certo è, senza nulla voler togliere a Mazzoni, che la distanza è ancora tanta da Duca e il suo autore. Il libro non è brutto, assolutamente, ha una buona trama e buoni personaggi. L'ho sentito, però, un po' troppo semplicistico, quasi ci fosse stato il timore di andare più a fondo, di prendere coraggio e sfruttare a pieno le potenzialità della storia, dell'ambiente e dei protagonisti. Avrei voluto vedere molto più ironia per l'assurda situazione familiare, molta più 'anarchia' nelle scelte e nelle azioni di Malatesta, meno 'casualità' nel risolvere il caso. Ad un certo punto mi è sembrato quasi un racconto di paese: l'amica della sorella del cognato del fratello di quella che sta tre piani sopra il proprietario del cane che va sempre dal macellaio marito della zia di eccetera ha sentito che... Ecco, avrei preferito un po' più di concretezza nella risoluzione, anziché l'aiuto di poco più che dicerie.
Gusti personali a parte la trama è comunque portata in fondo senza strade vuote o abbandonate. Certo ci sono i vicoli ciechi, ma vengono sottolineati ed abbandonati al momento giusto senza confondere il lettore. Da notare una certa componente politica come uno dei moventi della storia, elemento non comune.

Personaggi: Malatesta è il famoso sbirro anarchico del titolo. E' un personaggio sicuramente sveglio, che fa le cose a modo suo e aspetta il momento giusto a dispetto della fretta che gli mettono. E' un po' indolente e abbastanza spudorato da mettersi a giocare al solitario mentre è in ufficio. Gavino Appuntato è il braccio destro, più deciso, più interventista, ma comunque ubbidiente alle disposizioni ricevute. Sinceramente l'ho trovato più divertente del protagonista stesso, con i suoi modi di fare e i suoi interventi. Tutti gli altri personaggi non si fanno notare molto e in genere rientrano nei cliché di simili romanzi.

Stile: Lo trovo, molto onestamente, un tributo al modo di scrivere di Scerbanenco, quieto e regolare, con una buona dose di ironia, ma senza suspense neanche nei colpi di scena, che sono sempre molto smorzati da un stile pulito e senza eccessi. Qualche tono forte nei dialoghi, come richiesto dalla trama, ma senza infastidire. Carine le vignette che sottolineano alcuni passaggi.

Giudizio finale complessivo: Un libro breve e abbastanza carino. Niente di esaltante o memorabile, ma comunque rilassante e piacevole da leggere. Probabilmente non gli dedicherei una seconda lettura, ma leggerei volentieri un eventuale volume secondo. Sul consigliarlo invece sono un po' più incerta, è uno di quei libri che si collocano un po' a metà e può piacere o non piacere. Se vi capita è una lettura breve e senza impegno.
Voto: 6/10

lunedì 5 agosto 2013

Recensione: Red Love di Kady Cross

Eccomi di nuovo con una recensione. Si vede quando sono incasinata a lavoro...

Titolo: Red love
Autore: Kady Cross
Prezzo: 14,90 €
Edizione: Newton Compton
Trama: Londra, 1897. Un uomo, conosciuto come il Meccanico, è il regista occulto di una serie di strani crimini commessi da macchine. Griffin King, il Duca di Greythorne, è determinato a scoprire la sua identità e a sventare i suoi piani con l'aiuto degli amici Sam, Emily e Jasper. Ma il Duca decide di rivolgersi anche a Finley Jayne, una ragazza con un lato oscuro e in possesso di una forza fisica soprannaturale. Finley è speciale, ma non tutti, all'interno del gruppo al quale si è unita, sono pronti ad accettarla. Quando finalmente le intenzioni del Meccanico saranno più chiare, il Duca e Finley riusciranno a fermarlo prima che sia troppo tardi?

Ed eccomi alle prese con un genere che ho incontrato (raramente) solo nei manga, che ho snobbato finora, che non mi attirava per niente e che ho scoperto piacermi molto.
Almeno nella versione della Cross.
Dopo questa premessa devo farne anche un'altra: ho letto questo libro a scatola totalmente chiusa. Mi è stato affidato e ho iniziato a leggerlo per la Review war senza preoccuparmi minimamente del contenuto, ma dal titolo mi aspettavo onestamente tutt'altra cosa e la sorpresa è stata decisamente piacevole.
Ma insomma, di cosa parlo?
Di uno steampunk, uno di quei libri ambientati in epoca vittoriana, piena di fumo, di macchine a vapore e di magia, ma spiegata, a volte forzatamente, con la scienza come tutto il resto.
Finley è una cameriera nata in tale epoca, ma difficilmente mantiene il lavoro, perché ha un piccolo difetto, un misterioso lato oscuro che la rende l'opposto di ciò che è in realtà. così, fuggita dal suo ultimo impiego, s'imbatte in Griffin, giovane duca che sembra avere altrettanti lati strani e misteri.
Da questo incontro si dipana una vicenda abbastanza classica e che non ha particolari elementi di originalità se non per gli organiti, microrganismi che sembrano alla base delle speciali caratteristiche alla base dei 'poteri' dei personaggi principali. Oltre ad una trama nota, anche la gestione dei tempi non mi è sembrata ottimale. il misterioso Macchinista, il cattivo di turno, fa la sua comparsa presto, ma le sue capatine, nel corso della storia, sono un po' troppo rarefatte per saltar fuori del tutto sul finale quasi oscurando la scena.
Anche la battaglia non mi è sembrata gestita al meglio, l'ho trovata troppo confusa ed eclatante, in alcuni punti si trascina e la sua conclusione non mi è sembrata all'altezza di tutto ciò che avviene.
Essendo uno young adult non può mancare il lato romantico, ma anche qui la Cross non si esprime proprio al meglio. Finley si ritrova immancabilmente combattuta tra il dolce e onesto Griffin e il bello e cattivo Dandy, peccato che quest'ultimo non sia stato minimamente sfruttato. Arriva in maniera improbabile, sembra si prenda una cotta per la protagonista, poi ricompare due o tre volte quando fa comodo all'autrice. un po' pochino per un triangolo lacerante, nonostante Finley sia, quasi inspiegabilmente, indecisa. Forse non proprio indecisissima, ma io ho faticato un po' a capire i suoi dubbi, anche considerando la sua doppia personalità.

Personaggi: Come ho accennato Finley è la protagonista. Devo dire che non mi piaciuta tantissimo, soprattutto nella sua versione base. Va un po' meglio con l'alter ego, più tosta, più decisa, più forte. Però ho apprezzato la sua crescita, il suo voler migliorare e il suo cercare di accettare e integrare le sue due personalità, con tutti i dubbi che ciò può comportare. Ho capito meno il triangolo in cui si infila. Griffin è un duca, ogni tanto se lo scorda, ogni tanto se lo ricorda troppo. Rimane un ragazzo dolce e disponibile, ma ho trovato che facesse troppo l'amico compagnone in certi frangenti e troppo il duca altezzoso in altri. troppa discrepanza tra un limite e l'altro. Ho adorato il genietto Emily, forse la più equilibrata e coerente del gruppo. Purtroppo l'autrice non si sofferma molto sulle sue emozioni, ce le fa capire da alcuni gesti, ma non le indaga apertamente. Sam e Cordelia sono quelli che mi hanno convinta di meno. Cercano di mantenersi coerenti ma ogni tanto ho avuto l'impressione che il loro comportamento non fosse chiaro e che venissero mossi più come faceva comodo all'autrice che come suggeriva la loro caratterizzazione. Per finire ho citato Dandy, che sembra il capo dei cattivi in questa Londra vittoriana alternativa, ma che in realtà non ha un grande ruolo. anche lui interviene quando serve una spintarella ai protagonisti senza che venga sfruttato a pieno. Peccato perché era una figura decisamente affascinante (e io non sono una fa dei triangoli).

Stile: La Cross utilizza un linguaggio comune molto semplice e comprensibile a tutti. Il suo stile è abbastanza fluido, anche se trovo che si perda troppo nelle descrizioni, soprattutto dell'abbigliamento. Certo ci sono alcuni capi (come i corsetti) tipici e affascinanti, ma talvolta questa puntigliosità da defilè spezza un po' la narrazione e fa perdere leggermente il filo. Per il resto ci sono alcuni termini appropriati all'epoca, ma in generale il linguaggio è moderno, anche troppo, ho difatti trovato il carattere amichevole di Griffin quasi più una scusa per evitare frasi troppo pompose che non una posa controcorrente rispetto all'epoca in cui vive il giovane.

Giudizio finale complessivo: Ecco, visto che a me piace la coerenza, a dispetto di tutto ciò che ho detto sopra il libro mi è piaciuto e l'ho quasi divorato. Perché questo divario tra la parte più oggettiva e quella più soggettiva? Perché soggettivamente mi è piaciuta l'ambientazione e ho 'scoperto' un nuovo genere, mi sono piaciuti i macchinari e l'aspetto più magico della vicenda. oggettivamente non ho riscontrato elementi originali, ci sono delle pecche e in più, pur senza esperienza, ho avuto la nettissima impressione che non fosse proprio il miglior esempio di libro steampunk.
Mi è mancato un po' il coinvolgimento emotivo e anche la curiosità del 'chissà come va a finire?' perchè il tutto è abbastanza scontato. Però l'ho trovato scorrevole e abbastanza piacevole. In sostanza ha svolto il suo compito: offrirmi un momento rilassante e piacevole.
Voto: 7/10