martedì 26 novembre 2013

Teaser Tuesdays #26

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo;
  • Apritelo in una pagina a caso;
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  • Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ecco qui il mio Teaser per questo Martedì! ^_^


<< Per essere uno che non aveva dormito affatto, dalla voce Milo sembrava vispo.
«La cattiva notizia: il reverendo Goleman non è in ufficio. Quella buona: è proprio qui nella California del Sud per partecipare a un convegno a Fullerton. Ci vedremo nel mio ufficio a mezzogiorno.»
«Ti ha dato il nome dell'amica di Adriana?»
«Sì,» rispose «ma è una faccenda complicata. Ci vediamo quando il sole è alto?»
«Non mancherei per nulla al mondo.» >>


 La colpa
Jonathan Kellerman


Qual è il vostro Teaser?

giovedì 14 novembre 2013

Recensione: Educazione di una donna di Elizabeth Percer

Dopo due belle letture arriva immancabile quella brutta. Almeno per me.

Titolo: Educazione di una donna
Autore: Elizabeth Percer
Edizione: Neri Pozza
Prezzo: 17,00 €
Trama: Il Wellesley College, nel Massachusetts, è uno dei più prestigiosi college femminili americani. Con la sua architettura gotica, i suoi archi e i suoi giardini, il campus esercita un fascino irresistibile sulle giovani donne consapevoli della propria intelligenza. In un angolo appartato del campus vi è una casetta in stile Tudor: è il luogo di ritrovo delle Shakes, le temute e riverite ragazze della Shakespeare Society. Ogni tanto le Shakes mettono in scena opere del Bardo alle quali invitano la preside e altre autorità del campus. Tuttavia, simili inviti hanno il solo effetto di accrescere il sospetto del college nei loro confronti, dato che ragazze che interpretano uomini in preda ad angoscia, tradimenti e dubbi, in una forma arcaica della lingua inglese, non sono certo un bell'esempio di decoro e compostezza. Le Shakes si curano però poco del giudizio altrui. Sensibile fino all'estremo, incapace di trascurare anche per un solo istante coloro che ama, triste per l'impossibilità di avere accanto Teddy, il suo amico del cuore, Naomi Feinstein mette piede al Wellesley college e, con sua somma sorpresa, diviene quasi subito una Shake. Accade tutto per volontà del destino: Naomi salva dalle acque ghiacciate del lago Waban una delle Shakes; viene iniziata alla Società con un rituale vecchio di un secolo, diventa l'amica più stretta dell'altezzosa Jun. Come in ogni educazione che si rispetti, tuttavia, anche per Naomi è in agguato la sfida con le svolte maligne della sorte.


Mah...
Nonostante siano passati un po' di giorni, se qualcuno mi chiedesse di cosa parla questo libro sarei ancora indecisa sulla risposta. Il mio istinto sarebbe rispondere 'di niente', però in quasi 400 pagine, qualcosa ci sarà scritto no?
Sì, qualcosa c'è scritto, ma 'cosa', non è di facile definizione. Più o meno c'è ciò che dice il titolo: l'educazione della protagonista, Naomi Feinstein. Rispetto a ciò che cita la sinossi, in più ci sono circa 100 pagine d'infanzia, che ancora oggi mi chiedo a cosa servissero, in meno c'è tutta la poesia, la suspense, o qualunque altra cosa potrebbe indurre ad aprirlo.
Di fatto questo libro è il racconto della vita della protagonista da quando aveva 7 anni fino ai 17 circa. Quanto all'aspetto educativo, se anche c'è, non l'ho trovato così eccezionale da farne un libro.
L'infarto del padre, la depressione della madre, la partenza dell'unico amico che abbia avuto, fino ai fatto del Wellesley College, di materiale per tirarne fuori qualcosa di importante ce n'era. Peccato che invece sia tutto piatto, poco approfondito, un po' senza scopo. Sembra che ciò che accade sia utile e importante per tutti, tranne che per la protagonista, che ci racconta la sua storia senza la minima emozione. Il racconto in prima persona limita ulteriormente le scelte obbligando il lettore a 'vedere' solo ciò che pensa Naomi. Purtroppo lei si preoccupa più di dire ciò che accade, anziché ciò che prova.
Finale piatto e banale.

Personaggi: Naomi è la protagonista e ci racconta la sua storia. L'ho trovata terribilmente noiosa, apatica, priva di qualsiasi attrattiva. Qualunque persona entri nel suo racconto sembra più vivace e luminosa di lei, perfino la madre depressa.E' un inconcludente e tale resta fino alla fine, nonostante dal titolo sembri che si trovi di fronte chissà cosa. Magari se lo trova davvero di fronte, ma non sembra che per lei conti granché.
Bella la figura del padre, solido, positivo e propositivo. Meglio di lei perfino l'algida e altezzosa Jun, che, nonostante la rigida educazione giapponese (la sua storia sì che avrebbe avuto senso), trova il modo di vivere e di essere vitale.
Carine anche molte delle Shake, quasi tutte ragazze forti e che sanno cosa vogliono dalla vita.

Stile: Noioso come il racconto (forse ha semplicemente contribuito). La scrittura è piatta e priva di attrattiva. Anche nei momenti più intensi, il massimo che si può fare è evitare lo sbadiglio. Registro medio con alcune parole un po' più ricercate.
Le tempistiche sarebbero anche buone, ma continuo a pensare che questo libro poteva essere molto più corto. Scrittura corretta e buona traduzione.

Giudizio finale complessivo: Decisamente noioso e inutile. Mi sarei aspettata riflessioni profonde anche su eventi comuni ma che sulla protagonista hanno un effetto decisivo, invece niente. Una serie infinita di bla, bla, bla. Ciò che accade alla fine sembra quasi messo lì giusto per far accadere qualcosa. Effetti su Naomi, prossimi allo zero assoluto, ovviamente. Una quasi totale perdita di tempo.
Voto: 4/10


mercoledì 13 novembre 2013

Recensione: Il paradiso dei diavoli di Franco Di Mare

Altro bel libro capitatomi tra le mani ultimamente. Sì lo so, sarebbe il giorno del WWW, ma per il momento quella rubrica è in standby.

Titolo: Il paradiso dei diavoli
Autore: Franco Di Mare
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 18,00 €
Trama: Il nuovo romanzo di Franco Di Mare è un doloroso inno d’amore a Napoli e insieme il racconto mozzafiato delle sue eterne contraddizioni. L’autore rivelazione di Non chiedere perché dipinge ora un ritratto vivido e agghiacciante della città, un presepe dove hanno posto tutti, il borghese, ’o guaglione, il commerciante, il cronista di nera, la casalinga, l’intellettuale, e tutti sono in qualche misura contagiati dal Male che abita il golfo più bello del mondo.

Provo a darvi la mia opinione su questo testo, ma è uno di quei casi in cui non sono sicura di riuscire nell'intento che mi prefiggo. Questo è uno di quei libri 'tante cose' e come tutti i libri tante cose la chiave di lettura è varia, soggettiva e mutevole. Può essere un leggero thriller, con colpevole e investigatore già palesi, può essere un quadro sociale, una vaga accusa politica, un affresco attuale e molto altro. Si possono analizzare tutti gli aspetti finendo per scrivere un trattato più lungo del libro stesso; si può parlare di uno o più aspetti sapendo che sarà una riflessione incompleta; oppure si possono lasciare da parte tutte le dissertazioni sociofilosofiche e parlare della storia per la sua veste ufficiale: un libro su Napoli e la sua gente. Uno spaccato fatto di flash tra presente e passato (non molto passato, l'adolescenza dei protagonisti, dove molte cose iniziano e dove certe strade si delineano) che ci mostra cose che, forse, tutti bene o male sappiamo (niente nel libro è stata una sorpresa), ma in maniera totalmente diversa. Viste da dentro, molte cose cambiano. Non che si finisca per invertire bene e male, ma al posto di rifiuto, giudizio e condanna, ci si ritrova, quantomeno, a comprendere.
L'autore ci mette del suo. Apparentemente non da giudizi e presenta i fatti nudi e crudi, in realtà (ed è bravissimo e merita un plauso per questo) è abilissimo a manovrare i sentimenti e i pensieri dei lettori. A portarli a pensare cose tipo: sì ha ammazzato questo e quello, però poverino.
La sua presenza si sente molto anche in alcuni brani, probabilmente su argomenti a cui teneva in maniera particolarmente, come ad esempio la tesi del napoletano come lingua a se stante e non come dialetto, o come nel passaggio dell'arte culinaria tra madre e figlia.
Un riassunto quindi, di tante figure, molto caratteristiche e molto ben caratterizzate. Che poi simili personaggi si ritrovino in qualunque altro luogo al mondo è una riflessione che lascio ad eventuali altri lettori.

Personaggi: L'elemento essenziale della storia. Le vicende in sé non sarebbero niente di particolare senza i personaggi che li popolano. Soffermarsi su tutti è un po' difficile, ma i principali sono davvero belli. Carmine, che ritengo il protagonista, è una figura che raramente s'incontra in un libro: un letterato killer. Non riesce a liberarsi della coscienza, non riesce ad essere freddo e indifferente mentre fa il suo lavoro, continua a sentirsi perseguitato dall'etica e dalla morale. 'I buoni che si corrompono diventano pessimi', questo è ciò che dice di sé, riferendosi più al suo stato d'animo che non a ciò che fa. Lena, la sua ragazza, mi è sembrata un po' l'emblema della donna che si fida tanto da non voler vedere che alcune cose non tornano. Così innamorata da accantonare le incongruenze classificandole come cose non importanti, salvo poi essere costretta ad aprire brutalmente gli occhi. Mi è piaciuto molto anche il giornalista, Marco Di Matteo, sfrontato fin da giovane, un filo lamentoso, un pelo vittimista, ma, alla fin fine, ben deciso a non farsi travolgere da ciò che è sbagliato, tenendosi ben stretta la sua onestà e la sua morale etica. Mi sarebbe piaciuto poter parlare anche di Nicola Camèl, che non è un brutto personaggio (a parte l'essere un mafioso), a suo modo è leale. Purtroppo l'autore l'ha reso imperscrutabile, sia nella realtà del romanzo, sia agli occhi dei lettori.

Stile: Un misto di italiano corretto e parlata napoletana (ma sempre, per fortuna, tradotta) che riflette un po' anche il carattere del libro: un misto di persone corrette, persone che si credono corrette, persone che fingono di essere corrette, persone 'dialettali' (anche se questo vorrebbe dire conferire ad alcuni personaggi napoletani, un'unicità che non ritengo abbiano. Le stesse figure le si possono incontrare da qualunque altra parte del mondo. Forse a Napoli emergono di più, o forse ce ne sono di più. Non saprei). Molto belli i momenti introspettivi, cruda l'esposizione dei fatti, come sarebbe giusto fosse sempre. La totale mancanza di indicazioni temporali ad inizio dei capitoli porta a fare un po' di confusione tra passato e presente. Non sarebbe stato male inserirle.

Giudizio finale complessivo: Un libro che mi è piaciuto molto. Mi ha coinvolta e affascinata. Mi sono piaciuti i tanti spunti di riflessione e mi sono arrabbiata per le tante ingiustizie raccontate. L'autore è stato bravissimo a coinvolgermi e a stimolare il mio lato empatico verso i personaggi giusti. E' stato impossibile non notare anche l'amore di Di Mare per la sua città e, anche se, come dicevo, questo libro non contiene niente che non avessi già visto, fa sempre un po' male leggerle. Finale triste, struggente e bellissimo, e ve lo dice una che ama i lieto fine.
Voto: 9/10


martedì 12 novembre 2013

Teaser Tuesdays #25

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo;
  • Apritelo in una pagina a caso;
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  • Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ecco qui il mio Teaser per questo Martedì! ^_^


<< Apre la bottiglia quasi senza far rumore. Versa, lentamente e con cura, finché i bicchieri sono pieni poco oltre la metà. Si coprono immediatamente di un velo opaco. Da invisibili irregolarità all'interno delle pareti curve, le bollicine salgono verso la superficie in piccoli fili di perle.
Lui posa i gomiti sulle ginocchia e guarda le bollicine. Il suo volto è distaccato, assorbito da ciò che vede e, in questo momento, innocente come quello di un bambino. Come tante volte ho visto Esajas osservare il mondo.
Lascio intatto il mio bicchiere e mi siedo davanti a lui sul tavolo basso. I nostri volti sono ora alla stessa altezza.
«Peter» dico. «Conosci quella scusa che lei era ubriaca e non sapeva cosa faceva?»
Annuisce.
«E' per questo che te lo do prima di bere.»
Poi lo bacio. Non so quanto tempo passi. Ma finché dura, tutto il mio corpo è nella bocca.
Poi me ne vado. Sarei potuta rimanere, ma me ne vado. Non è per me né per lui. E' per rispetto di ciò che ha preso possesso di me, ciò che non è esistito per anni, che non mi sembra più di riconoscere, che mi è estraneo. >>

Il senso di Smilla per la neve
Peter Høeg 


Qual è il vostro Teaser?
 

lunedì 11 novembre 2013

Recensione: Corella di Federica Soprani

Buongiorno carissimi e buon lunedì!
Per questa settimana riesco a tornare ad occuparmi del mio piccolo spazio senza sfruttare biecamente la mia consocia grafica (che ho l'impressione sia ben felice di farsi sfruttare, ma mi vengono comunque i sensi di colpa).
Bene, smetto di chiacchierare e vi lascio la prima recensione della settimana.


Titolo: Corella, l'ombra del Borgia
Autore: Federica Soprani
Edizione: Mondoscrittura
Prezzo: 12,00 € Cartaceo - 1,99 € ebook
Trama: Roma, 1505.In un cupo sotterraneo di Castel Sant’Angelo, Niccolò Machiavelli visita un prigioniero spagnolo, Michele Corella. Il suo corpo è stato devastato dalla tortura, ma la sua mente ancora vigile e colma di ricordi trascina il letterato in un viaggio nel tempo, sulle tracce di un’avventura tanto grandiosa quanto effimera: l’ascesa e la caduta di Cesare Borgia, all’ombra del quale Corella ha vissuto, custode e araldo di un sogno non suo. Le vicende della famiglia Borgia si snodano lungo tredici anni di guerre, intrighi, matrimoni e delitti, facendo emergere uomini e donne in un susseguirsi di grandezza e miseria che trascende la storia, riportando personaggi celebri al ruolo di comuni mortali. Alla fine, non più protetto dal nome dei Borgia, non più tenuto a preservare la loro ambizione, Corella dovrà fare i conti con la propria vita e le proprie scelte.

"Cesare cammina sui sogni"
Questa frase, posta circa a metà del libro, mi ha colpita, perché mi ha fatto comprendere quale fosse una delle cose che apprezzavo di più di questo romanzo: la sensazione che si trattasse di sogni.
Io non amo molto i romanzi storici, ma grazie alla particolare struttura di quest'opera, il tutto scorre via molto piacevolmente. La Soprani, infatti, ha preferito dedicare ogni capitolo ad un anno, ma non a tutto l'anno, bensì ad un particolare momento all'interno di questo, riuscendo così a dare continuità alla trama senza appesantirla. Ottimo il ricorso ai flashback che raccontano, in poche esaustive parole, ciò che accade tra un capitolo e l'altro, permettendo di seguire la storia, senza dimenticare ciò che stanno facendo i personaggi in quel momento.
I 'momenti' selezionati, non hanno particolare risonanza storica e questo permette all'autrice di indagare i pensieri del protagonista senza che la sua figura venga offuscata da quelle più note e ingombranti di Cesare e Lucrezia Borgia, del Papa, di Giuliano della Rovere e di quanti altri si agitavano sulla scena in quegli anni.
Pur non essendo appassionata di storia, la conosco abbastanza da notare che i riferimenti sono precisi e che non ci sono particolari licenze di scrittura. Non nei fatti almeno. Nei pensieri il discorso magari cambia, ma viene comunque rispettato il carattere che libri e saggi ci hanno tramandato.
Nonostante la terza persona, ci sono punte altamente introspettive del protagonista e la scena in generale, non si sposta mai da lui, facendone quasi un narratore che si osserva dall'esterno. Questo connubio conferisce al tutto il fascino di un'opera di fantasia, affascinando il lettore che si ritrova ben lontano dalla pesantezza di alcuni lavori storici, pur senza perderne il pregio.
Finale inevitabile, in quanto la storia è storia, ma preparato da un momento positivo e scritto in poche brevi righe, quasi a voler tacere la fine di una figura così oscura eppure così preziosa.

Personaggi: Esattamente come l'autrice, decido di parlare del solo Michele Corella. Un po' perché sugli altri personaggi è stato scritto anche troppo, un po' perché questo è un libro a lui dedicato ed è quindi giusto che ottenga tutta la scena e le attenzioni. Micheletto, di cui avevo sentito parlare, senza approfondire, si è rivelato un personaggio poetico e affascinante. Colto, raffinato, capace di riflessioni profonde, è anche un terribile assassino che non si rifiuta mai e esegue sempre gli ordini senza protestare. Non importa ci che questo causa al suo animo. Assistiamo impotenti ai suoi dubbi, alle sue incertezza, al suo cammino affianco alla morte, sapendo di non poter fare niente, ma continuando a sperare che qualcosa cambi. Cambia troppo tardi, ma almeno gli ultimi anni della sua vita sembrano essere più sereni.
Ciò che colpisce di più, però, è la sua assoluta fedeltà a Cesare Borgia. Forse in dei momenti dubita di alcune scelte, talvolta prova anche ad esprimerli, ma alla fine ciò che Cesare ordina, lui esegue. Al di là della razionalità o meno della cosa, ho apprezzato questo aspetto.

Stile: Poetico e raffinato. La scelta delle parole, soprattutto nei pensieri e nelle descrizioni, crea una musicalità dolce nelle frasi che accompagna il lettore senza annoiarlo. Stessa cosa per la prevalenza dell'aspetto introspettivo su quello storico. Ottime tutte le tempistiche, dalla lunghezza dei flashback, a quella delle descrizioni e delle riflessioni. Buone per essere incisive e per farsi ricordare, senza distrarre troppo dal momento attuale che si sta leggendo.
Ottimo italiano, registro tendente all'alto (ma comprensibile da tutti), un solo refuso (notato probabilmente perché unico).

Giudizio finale complessivo: Un romanzo storico che mi ha affascinata (e talvolta quasi commossa) e tenuta con il fiato sospeso fino alla fine. Sapevo come sarebbe finito (la storia quella è), eppure fino all'ultimo ho sperato in quel famoso cambiamento. Per la prima volta non sono stata oppressa da fatti e date, ma piacevolmente intrattenuta da disquisizioni interessanti e pensieri profondi.
Ho apprezzato moltissimo i salti da un anno all'altro che hanno velocizzato la mia lettura. Ho avuto l'impressione di trovarmi davanti una serie di brani, leggibili anche da soli, ma che in ordine e tutti assieme hanno formato un bel racconto.
Ottima anche la scelta di non inserire descrizioni forti tendenti allo splatter o all'hard. Tutto molto pacato, elegante e raffinato. Un po' come Corella.
Voto: 9/10


mercoledì 6 novembre 2013

Recensione: Il buio scese sull'acqua di Kerstin Ekman



La nostra rubrichetta del Mercoledì per oggi cede il posto ad una recensione. E' scritta dalla Dru anche se postata da me, la consocia grafica ^_^
Vi auguro una buona giornata, carissimi, e buona lettura a tutti!
Dil 


Titolo: Il buio scese sull'acqua
Autore: Kerstin Ekman
Edizione: Il sagiatore
Prezzo: 9,50 €
Trama: In una notte d'estate del 1974, Annie arriva con sua figlia Mia nel remoto villaggio svedese di Svartvattnet per seguire Dan, il suo compagno, che vive in una comune. Non trovandolo alla stazione, Annie si avventura nella foresta con la bambina, ma invece di trovare la comune si imbatte nei cadaveri di due campeggiatori brutalmente uccisi e scorge una figura in fuga. Un crimine che rimane irrisolto per vent'anni fino a quando Annie vede Mia, ormai adulta, nelle braccia dell'uomo che aveva intravisto nella foresta quella notte.

Le sinossi sono come i bugiardini delle medicine, non andrebbero mai lette. Questa, come potete vedere, promette momenti mozzafiato, adrenalina, palpitazioni. In realtà quello che mi sono trovata tra le mani è un libro paludoso, triste e vischioso. Avrebbe anche un bell'intreccio una buona dose di personaggi con i loro bravi segreti, una quantità di fili e strade sbarrate sufficienti a renderlo una vicenda abbastanza verosimile. L'autrice inizia nel presente, per poi tornare subito a diciotto anni prima, all'inizio della vicenda. Qui da un quadro generale delle situazioni di partenza di ognuno, spiegando perché e per come si trovassero in quel luogo quel giorno. Dipana la vicenda con una buona tempistica, se si guarda solo a quanto intercorre da un indizio, o informazione, al successivo. Ogni elemento, anche solo accennato, trova la suo collocazione e spiegazione, rendendolo, di fatto un buon romanzo, coerente e soddisfacente.
Fine delle note positive, che in realtà sono anche quelle essenziali. Purtroppo l'autrice ha 'intasato' la trama con troppe digressioni, descrizioni e riflessioni. Tutte dai toni cupi e negativi.  L'azione scompare in mezzo a tutto il pensare dei personaggi, al rivangare episodi che non aggiungono niente, il prolungarsi inutile di momenti per cui sarebbe bastato un solo capitolo anziché tutti quelli che gli sono stati dedicati. Ci sono troppe cose che non sono attinenti alla trama e che non interessano al lettore. Se si fosse trattato di un libro di denuncia sulla situazione dei lapponi, mascherato da thriller, avrei anche potuto capirlo, ma di questa cosa se ne fa appena cenno a fine libro, in una conversazione che ha poco di attinente con il resto.
L'impressione è che l'autrice stia straparlando per i fatti suoi senza avere idea di dove andare a parare, poi si ricorda che ha una trama sotto e butta lì qualche elemento per andare un po' avanti la storia. Riflessioni su argomenti interessanti, trattate in modo approfondito? Neanche, alla fine rimane tutto blando e vago, come il mondo al crepuscolo in cui si può vedere di tutto un po', ma niente di definito.

Personaggi: Tanti e per un thriller sarebbe anche buono, ma mancano di caratterizzazione. Sono tutti cupi, ai limiti del depresso. Pensano troppo, ricordano troppo, si fanno troppe domande senza darsi o trovare risposte. Non ce n'è uno positivo, non c'è un momento allegro, non c'è determinazione in nessuno di loro. Si fanno trascinare perfino nei pensieri, che tendono a girare intorno in maniera inconcludente. Non ho provato nessuna empatia per loro, né al minima simpatia. Per tutto il tempo ho pensato che, da un paese simile, con persone simili, sarei scappata a gambe levate.

Stile: E' probabilmente ciò che ha dato il colpo di grazia a questo romanzo. L'autrice ha una scrittura corretta, una buona costruzione delle frasi, un ottima gestione dei tempi. Ciò che non è andato è il contenuto, sia per i troppi momenti riflessivi e mnemonici, sia per il senso delle singole frasi che hanno sempre una connotazione negativa. Ad esempio: se c'è il solo è quasi sempre soffocante, troppo luminoso, che causa disidratazione e mal di testa e mette di cattivo umore (il sole?); se c'è il buio è sempre gelido, umido, che penetra nelle ossa e mette di cattivo umore (mai che ci fosse qualcuno di buon umore nel libro). Anche le scelte lessicali tendono a dare una connotazione cupa al racconto. Per finire troppi accenni sessuali, non volgari, ma sgradevoli, che mi hanno dato un'unica sensazione: sono una fissa dell'autrice. E non mi è sembrato bello.

Giudizio finale complessivo: Un libro che non mi è piaciuto e che mi ha anche fatta arrabbiare. Arrabbiare perché la storia, alla fine, era buona e anche ben condotta, solo che è stata miseramente ammorbata da inutilità. Fin da inizio libro ho avuto l'impressione di trovarmi in una palude, con i classici stivali da pescatore, che arranco per uscirne. I piedi affondati nel fango e ogni passo che comporta tirare verso l'alto, il piede che si libera a fatica e, una volta libero che già sogna di poter correre leggero, che affonda di nuovo nella melma arrivando ai limiti dell'intrappolamento.
Un libro, a suo modo faticoso, se lo si vuole portare in fondo. Non lo definirei neanche noioso, ma pesante sì.
Poi mi han fatto ridere le frasi riportate: 'un thriller adrenalinico!' (adrenalinico?), 'ciò che i lettori stavano cercando!' (allora siamo a posto), 'una storia che vi terrà incollati alle pagine' (sì, come le macchine in mezzo al fango, uguale, uguale). Mentre leggevo sti commenti, pensavo solo: ma che libro hanno letto? o sono io ad averne letto un altro? Mi sto ancora chiedendo se non abbia completamente sbagliato la chiave di lettura prendendo fischi per fiaschi.
Voto: 4/10


martedì 5 novembre 2013

Teaser Tuesdays #24

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo;
  • Apritelo in una pagina a caso;
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  • Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ecco qui il mio Teaser per questo Martedì! ^_^


<< Crollò in terra come una bambola di pezza, picchiando duro con il sedere. Un attimo dopo, aveva le gambe strette contro il petto e si dondolava avanti e indietro. Era un movimento naturale, avanti e indietro, avanti e indietro, mentre la consapevolezza di ciò che aveva fatto la investiva di nuovo come una bomba.
Aveva assassinato un uomo. Si  mtrattava di un individuo orribile, che aveva intenzione di stuprarla e ucciderla, eppure questo non le sembrava rendere le cose molto diverse. La sensazione era la stessa. Era come avere addosso un'appiccicosa coperta nera che le si stringeva sempre di più addosso. La verità sembrava soffocarla.
Eppure non era ancora tutto.
Azrael è un vampiro.
Quella consapevolezza fluttuò, inizialmente immateriale.
Azrael è un vampiro.
Questa volta quel concetto divenne più solido, meno bidimensionale. 
Oh, mio dio, pensò lei. Azreal è un vampiro. >>


  L'angelo della morte
Heather Killough-Walden

Qual è il vostro Teaser?