lunedì 30 dicembre 2013

venerdì 27 dicembre 2013

Buon Natale e Felice 2014




Siamo un po' in ritardo per il Natale ma in tempo per
augurare a tutti voi un meraviglioso 2014.

Affettuosi auguri di Buone Feste!!

martedì 17 dicembre 2013

Recensione: Shadowhunters - Città di ossa di Cassandra Clare


Ho letto questo libro grazie ad un Gruppo di lettura, ma finora non sono mai riuscita a parlarne a modo. Colgo l'occasione adesso, perché mi spiace trascinarmi nel 2014 libri letti quest'anno.
Prego la mia consocia grafica che metterà su il post, di trovargli però la copertina vecchia, non quella rifatta in occasione del film (i due protagonisti sono orribili).



Titolo: Shadowhunters. The mortal instrument 01 - Città di ossa
Autore: Cassandra Clare
Edizione: Mondadori
Prezzo: 10,50 €
Trama: La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore.


Mi avvicino ai grandi successi sempre con un filo di oggettività, perché tendenzialmente rimango delusa o non trovo ciò che li ha resi dei fenomeni di massa. Mi sono approcciata a questa saga con lo stesso spirito, trovando una storia carina, con buoni elementi innovativi, anche se non originali, un po' intuibile in alcuni punti, ma sostanzialmente piacevole.
A livello di trama non mi è sembrato particolarmente eccezionale, lo considero piuttosto nella media quando si parla di libri young adult; di contro viene lasciato molto più spazio alla storia corale dei personaggi, che non all'aspetto sentimentale proprio di questi romanzi. Sì, sono in gioco anche sentimenti ed emozioni (e forse anche qualche ormone, ma sempre in toni soft), ma non sono gli assoluti protagonisti lasciando il resto a fare da contorno, talvolta anche tirato per i capelli.
No, in questo caso l'autrice ha creato un mondo parallelo invisibile agli umani, ma molto coerente, con una sua logica e buone motivazioni alla base. Insomma niente che sembri campato per aria. Non solo, non si è limitata ai tre o quattro nomi necessari a creare triangolini e gelosie, ma una storia di più ampio respiro con molti personaggi, anche adulti, che si muovono più o meno nell'ombra, ciascuno con i suoi segreti e le sue motivazioni.
Oltre all'amore classico, presenti altre forme di questo sentimento, altrettanto forti: quello tra fratelli, tra genitori e figli, tra amici. Tutti più o meno affrontati con una certa delicatezza e serietà.
Finale sfortunatamente aperto, in quanto la saga si compone di diversi libri, però mi è piaciuto.

Personaggi: Come dicevo, ve ne sono molti. Clary è la protagonista e devo dire che è quella che mi ha colpito di meno. Una ragazza normale, con gli occhi foderati di prosciutto quando si tratta del suo miglior amico, ma subito pronta a farsi affascinare dalla nuova conoscenza. Mostra un certo carattere, ma nel complesso non è un personaggio memorabile. J.C. se l'è cavata meglio. Un po' scontroso, un po' troppo uomo vissuto nonostante l'età, ma comunque divertente e impertinente. La sua visione del mondo non è eccelsa, ma è stato bello anche scoprire i retroscena del suo pensiero. I fratelli Isabell e Alex mi sono piaciuti molto. Diversi l'uno dall'altro ma molto uniti. Isabell forse è stata un po' trascurata, mentre ho apprezzato molto la delicatezza con cui l'autrice parla dei sentimenti di Alex. Il gruppo dei protagonisti principali è chiuso da Simon che... per il momento non mi ha detto niente di speciale. Detto in altre parole: in questo primo libro non regge il confronto con altri. E' un ragazzo normale, ma anche troppo normale: troppo timido, troppo insicuro, troppo indeciso, troppo ... nerd. In certi momenti mi è sembrato quasi inutile.
Oltre ai 'giovani', per una volta sono presenti anche gli adulti, in particolare nelle figure di Luke e Magnus Bane. Quest'ultimo sembra aver riscosso molto successo presso il pubblico, io continuo ad immaginarlo come Tim Carrey in The rocky horror pictures show e più che affascinante lo trovo a limiti del comico. Vedrò nei prossimi libri.

Stile: Senza lode e senza infamia. Il linguaggio è scorrevole, le spiegazioni abbastanza brevi, anche se vengono date facendo parlare i personaggi mentre avrei preferito che fossero più sparse all'interno della storia, buone le descrizioni. Mi è piaciuto molto anche l'uso delle rune e il fatto che fossero incantesimi. Niente descrizioni troppo forti o linguaggio volgare (forse qualche parola, ma non mi sembra di ricordarne).

Giudizio finale complessivo: Un libro molto piacevole, che mi ha incuriosita abbastanza da voler proseguire con i volumi successivi, ma di sicuro non la più memorabile della mia vita. Forse sono io che non sono facile all'entusiasmo, ma non l'ho trovato né più né meno esaltante di tanti altri libri. Indubbiamente è una saga particolare che si discosta dal gruppo vampiri/licantropi/creature mitologiche in generale, i suoi personaggi hanno una loro specialità creata dall'autrice che li rende davvero unici. Anche la storia, per quanto non del tutto originale, si è presentata bene, con un buon intreccio e buone spiegazioni (quelle che mancano confido che arriveranno nei volumi successivi).
Voto: 8/10


mercoledì 11 dicembre 2013

W. W. W. ..Wednesdays #24

Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

What are you currently reading? 
What did you recently finish reading? 
What do you think you'll read next?

Bene, ecco le mie risposte settimanali:

What are you currently reading?



Agatha Raisin e il veterinario crudele
M.C. Beaton

What did you recently finish reading?


Letto di ossa
Patricia Cornwell


Il grattacielo
Francesco Capasso

What do you think you'll read next?


Primal spirit - Immortal
A. J. Allibis


E voi? Cosa avete letto, state leggendo, leggerete?



lunedì 9 dicembre 2013

Recensione: Non deve accadere di Anne Holt


Titolo: Non deve accadere
Autore: Anne Holt
Edizione: Einaudi
Prezzo:   € 19,00
Trama: Johanne Vik, che sa ricavare da casi separati il profilo di un assassino, e Yngvar Stubø, il detective impulsivo e geniale, si sono sposati e vivono con una bimba neonata e l'altra figlia di Vik. Ma Vik sente che la tranquillità è apparente. E ha sempre più paura. Perché sa che nei delitti senza movente che stanno sconvolgendo la Norvegia c'è l'impronta di qualcosa che lei stessa ha fatto di tutto per dimenticare. E che il misterioso assassino seriale ha un obiettivo molto preciso in mente. Qualcosa che non deve assolutamente accadere.



 Era da un po' che sentivo parlare di quest'autrice e, grazie ad uno scambio su Anobii, ho potuto anche 'conoscerla'.
Direi che questa prima lettura mi ha positivamente impressionato, non del tutto, ma abbastanza da volerle concedere altre chance.
Ci troviamo davanti un assassino spietato e terribile, ma , soprattutto, imprendibile. Non commette errori, non si fa mai cogliere impreparato e rimane incomprensibile. La stessa profiler Vik, una dei protagonisti, asserisce che il serial killer più imprendibile è quello che non ha uno schema, non ha un movente, non ha motivi, perché è impossibile tracciarne o intuirne le caratteristiche, pertanto non è possibile cercarlo. Potrebbe essere chiunque. E queste cose le sa anche l'assassino. Per questo non sbaglia. Un cattivo veramente ben fatto, e voi sapete quanto apprezzi i cattivi veramente cattivi.
Anche l'intreccio non è male. I punti di vista sono quasi sempre dalla parte dei 'buoni', ma l'autrice vi ha inserito anche brani 'interpretati' dal cattivo, in cui si svela, piano piano, la sua idea e anche la sua motivazione (perché non è che non ne abbia, semplicemente non la si intuisce dagli omicidi).
La trama invece non mi ha particolarmente colpito. Non è brutta, ma abbastanza standard per questo genere di libri. I delitti sono un filino troppo ben descritti per i miei gusti, ma sono piuttosto efferati e ne deduco che non sarebbe stato possibile rendere la giusta idea senza un'opportuna descrizione.

Personaggi: La nota più dolente. Non mi sono piaciuti. Non sono brutti e sono anche ben costruiti, ma per me, nel tentativo di renderli umani, l'autrice li ha banalizzati. Sono stereotipati e freddi e non mi hanno suscitato empatia. Stubo, in alcuni momenti, non mi è sembrato granché come detective, e Vik, neomamma, è piuttosto antipatica e vittimista. Neanche il cattivo si salva. Sì è abile, astuto, non commette errori, ma quando viene allo scoperto e lo si 'conosce', si rivela un'altra lagna, con motivazioni patetiche.

Stile: Molto nordico. L'impronta culturale è fortissima sia nello stile di vita, sia nel modo di condurre le indagini. Probabilmente anche la scarsa empatia dei personaggi è dovuta a questo. I periodi non sono mai troppo lunghi e l'alternanza fra azione e riflessione è ben condotta. Buone anche le tempistiche per le rivelazioni, le intuizioni e le conclusioni ad effetto. Linguaggio scorrevole e piacevole.
Traduzione non precisissima e con refusi sparsi qua e là.

Giudizio finale complessivo: Un thriller per certi versi piacevole e intrigante, per altri un po' piatto e poco coinvolgente. Ci sono idee buone che me lo hanno fatto piacere e personaggi che me lo hanno reso più indifferente. Non è comunque una lettura impegnativa, non ci sono termini tecnici o definizioni troppo sottili che confondono i non addetti ai lavori, ed è possibile goderselo anche dopo una giornata di lavoro o prima di andare a nanna.
Voto: 7/10


venerdì 6 dicembre 2013

Recensione: Amore chiama, amore risponde di Cristiana dalla Zonca


Titolo: Amore chiama, amore risponde
Autore: Cristiana dalla Zonca
Edizione: Giunti
Prezzo: 12,00 €
Trama: Il giorno del suo rientro a casa, sono tutti in salotto che la aspettano impazienti. I suoi tre figli adolescenti, suo marito, perfino il grasso cane Loki che le corre incontro creando il solito trambusto. Vittoria è lì, sul suo divano, tra i suoi affetti più cari, eppure non li riconosce. Da quando ha perso la memoria, fa di tutto per indovinare chi sono e cosa vogliono, ma il volume troppo alto della radio o il piano della cucina in disordine la tradiscono, ed è chiaro a tutti che la mamma e la donna di prima non ci sono più. Mentre le sedute con la sua algida psicanalista aprono i primi squarci sul passato, Vittoria si aggira per casa spalancando armadi e cassetti per scoprire che la donna che era non le corrisponde per niente: quei maglioncini tutti uguali e dai colori sbiaditi, pacchi di cibo a basso contenuto calorico, il circolo borghese delle amiche dell’aperitivo. Che cosa è diventata? Come uscire dalla gabbia dorata in cui si sente oppressa? Vuole veramente ricordare?
Amore chiama amore risponde è un romanzo che parla direttamente al cuore. Una testimonianza profonda e bellissima sul vero significato della famiglia, su quanto contino le scelte del passato e sulla grandiosa possibilità di riscegliere in ogni istante cosa vogliamo essere.


Questo libro era stato un sorteggio random sul mio ereader prima che esalasse l'ultimo respiro. Mi ci sono avvicinata in punta di piedi perché i libri che parlano in qualche modo di dolore mi turbano sempre molto e preferisco essere nello stato d'animo giusto. Invece ho trovato un libro bellissimo. Prima di tutto, anche se ci sono accenni al dolore, questo non è sbandierato e sbattuto in faccia al lettore, bensì ammorbidito da una conclusione del brano positiva. Che sia un'analisi della protagonista, piuttosto che una frase di uno dei figli, ogni momento di sconforto e di perdita arriva ad una risoluzione che da speranza. Seguiamo Vittoria dal suo ritorno a casa, fino alla ricostruzione della sua vita, dei rapporti e anche di parte della memoria.
E' un percorso lento, difficile. La protagonista non sa niente di sé, dei suoi figli, del marito, della sua vita. Non c'è un miracolo improvviso per cui tutto torna e vissero felici e contenti. No, la donna deve scavare nella propria vita e nella propria casa come una ladra, cercando di capire chi era prima di scordarselo. Salvo poi fare un'importante scoperta: chi era prima non le piace affatto. Non si riconosce in quella donna così austera, rigida e stressata. E così cambia, giustamente per lei. Il difficile è far capire ai propri familiari che è sempre lei. Che è sempre la moglie e la madre che li ama tantissimo, è solo diverso il suo comportamento. Più spontaneo, più allegro, forse anche più felice. E incredibilmente oltre a se stessa riesce anche ad aiutare gli altri.
Un libro che parla di come spesso quelle abitudini e meccanismi mentali che ci danno conforto perché li conosciamo, finiscono per diventare delle trappole di cui non ci rendiamo conto. Ci fanno sentire sereni e scambiamo quella serenità per felicità. Un racconto che parla anche dell'essere come gli altri si aspettano che siamo.
La perdita della memoria permette alla protagonista di riscriversi. Lei non ricorda come era prima, come doveva essere, comportarsi, come gli altri si aspettavano che fosse, pertanto, semplicemente, fa ciò che le viene spontaneo. Gettando tutti nel panico. Le persone tendenzialmente si oppongono al cambiamento, perché il noto è più facile da gestire.
E' un libro anche sul coraggio di cambiare, benché in questo caso, ci sia il vantaggio del non sapere. Più difficile è cambiare solo per propria volontà.

Personaggi: Vittoria è la protagonista e ci racconta la sua storia in prima persona. L'ho apprezzata molto, soprattutto perché nonostante sia a pezzi e tende a compiangersi un po', il suo comportamento non mi è sembrato eccessivo e, soprattutto, non diventa lagnosa e patetica. Lo rimane il giusto in relazione alle sue condizioni. Ho apprezzato anche il marito, benché non sia perfetto. O forse è stato proprio quello a farmelo piacere, perennemente indeciso tra il lasciare il tempo alla moglie per riprendersi e lo stimolarla a 'tornare'. Belli i tre figli, forti ciascuno a loro modo, sconvolti da quella donna che non riconoscono e non li riconosce, ma sempre pronti ad amare e accettare la novità. Sono loro che, per primi, apprezzano e stimolano questa nuova mamma che non ha quasi niente della precedente.

Stile: Mi verrebbe da definirlo morbido e pacato. Un dramma senza niente di drammatico, affrontato con toni sereni e profonde riflessioni. La scrittura è corretta e scorrevole e permette al libro di farsi leggere. Mi è piaciuto che l'autrice abbia evitato momenti troppo tesi e punti di svolta con effetto sorpresa, ha reso il romanzo più verosimile e anche più leggibile.

Giudizio finale complessivo: Come dicevo all'inizio, il libro mi è piaciuto tanto. Per tutti i significati che ha: la possibilità di reinventarsi, la forza di cambiare, il coraggio di sostenere le proprie scelte. certo la protagonista ha un grosso 'vantaggio', la perdita della memoria, il ritrovarsi ad essere un foglio bianco, molto più difficile è rendersi conto con lucidità di non essere come vorremmo e di decidere di cambiare con lucidità. In ogni caso trovo che il libro sia un ottimo stimolo a dare una controllatina alla propria vita e fare un punto della situazione. Magari si scopre anche che i cambiamenti da fare sono piccoli, oppure è l'occasione giusta per fare un salto che all'inizio può fare male, ma che, alla fin fine migliora noi e chi ci sta intorno.
Voto: 8/10


giovedì 5 dicembre 2013

Recensione: Zazie nel metrò di Raymond Queneau

Dopo un periodo piuttosto caotico a livello lavorativo e di vita privata torno finalmente a parlarvi di libri. Ho diverse cosette in arretrato (perché comunque riesco sempre a leggere qualcosa) pertanto spero di potervi tenere abbastanza compagnia nei prossimi giorni.



Titolo: Zazie nel metrò
Autore: Raymond Queneau
Edizione: Einaudi
Prezzo:  10,50 €
Trama: Zazie, una ragazzina ribelle e insolente, arriva nella Parigi degli anni '50 dalla provincia. Il suo sogno è vedere il metrò; ma se uno sciopero glielo impedisce, nessuno può trattenerla dal salire su quella giostra vorticosa che per lei diviene Parigi. Fugge disinvolta dall'olezzo dello zio, ballerino travestito, per incontrare, grazie alla sua vitalità straripante, una galleria eterogenea di personaggi: un conducente di taxi, diabolici flic, la dolce Marceline, una vedova consolabile, un calzolaio malinconico e un querulo pappagallo.


 Questo libro l'ho letto da un po', ma ho continuato a pensarci fino ad ora; a pensare al racconto e anche a cosa scrivere ad altri potenziali lettori. Si tratta di uno di quei libri 'tante cose' e, come ho già avuto modo di dire, i libri 'tante cose' mi creano dei problemi, perché per parlarne in maniera esaustiva si dovrebbe scriverne un trattato, ma al contempo si rischia di dire troppo. I punti di vista e gli argomenti sono tanti e, come sempre, mi sono risolta a scegliere quelli che mi sono piaciuti di più.
Dal punto di vista della trama, il racconto quasi non ha senso. Tolte tutte le sfumature, i significati nascosti, lo scopo dell'autore, ci si ritrova in mano una storia quasi senza trama e con passaggi caotici ai limiti del nonsense inglese. Voluti e ben utilizzati, e questo fa la differenza. Ammetto di non essere riuscita a cogliere tutte le sfumature e tutti i messaggi che possono essere nascosti tra le righe, ma mi è sempre sembrato chiaro che ogni cosa fosse scritta lì ad un preciso scopo.
Sicuramente è un racconto basato sull'ironia e sulle caratteristiche precise di un popolo e di un'epoca determinati, che possono non fare parte del bagaglio culturale di altre popolazioni e, pertanto, non sempre è possibile comprenderla. Di contro, come sostiene la Miss Murple di Agatha Christie, gli esseri umani hanno tratti comuni in tutto il mondo e, per certi aspetti, i confini nazionali e culturali, sono inesistenti. Questo rende il libro leggibile e godibile a prescindere dalle origini del lettore.
L'ironia da sola già renderebbe il libro carino, ma Queneau, va oltre, utilizzandola come sottolineatura al vero argomento del testo: le contraddizioni e i contrasti.
L'intero libro è giocato su questo, compresi i passaggi assurdi e quasi impossibili: Zazie è una bambina e ha sette anni, parla come se ne avesse settanta e fosse un uomo decisamente volgare, lo zio Gabriel di contro è un uomo grande e grosso e fa il travestito ballando in un locale per gay pur non essendolo; la moglie Marceline è dolce, buona e paziente, ma fa paura. Il titolo stesso è un contrasto: Zazie nel metrò non ci va mai.
Significativo ciò che dice ad un certo punto: alla domanda 'che hai fatto a Parigi?', lei risponde 'Sono invecchiata'. Non cresciuta come ci si potrebbe aspettare da una bambina (ma neanche questo sarebbe giusto, a sette anni sarebbe più probabile che dicesse che si è divertita o annoiata), ma proprio invecchiata, come se avesse molti più anni di quelli che l'autore le ha attribuito.

Personaggi: Tanti, tantissimi, tutti apparentemente inutili, tutti con un significato. Zazie è la protagonista, giovanissima eppure astuta e disincantata, caparbia eppure sottoposta all'autorità dei più grandi. Il suo girovagare, oltre ad avere significato di per sé, è anche la scusa per far salire sulla scena tutti gli altri. Al suo fianco lo zio Gabriel, grande e grosso eppure incapace di farsi rispettare da una bambina, al contempo stimato (stimata?) ballerina adorata da tutti i clienti del locale dove lavora. Con Zazie sembra debole, eppure conquista subito tutti. Gli altri personaggi si dividono la scena in modo equo e tra questi è obbligatorio comprendere sia Parigi (che è definita e indefinita insieme) sia gli anni '50 che apportano caratteristiche inconfondibili ad alcuni passaggi del libro.

Stile: Caotico come richiede il testo e Queneau è un autore troppo consapevole per non pensare che sia voluto. Frasi brevi, passaggi repentini di scena, azioni che si risolvono in pochi istanti e, incastrate qua e là, riflessioni argute e profonde. Anche la terminologia fa la sua parte, soprattutto per caratterizzare il periodo storico (mi ci sono volute dieci pagine a capire che blucinz voleva dire blue jeans).

Giudizio finale complessivo: Un libro troppo strano per non essermi piaciuto. In alcuni punti mi ha divertito, in altri fatto sgranare gli occhi, ma soprattutto, mi ha portato tante piacevoli riflessioni che mi hanno permesso di affinare il mio pensiero su certi argomenti e prendere consapevolezza della mia propria opinione riguardo ad altri. E' un libro che non si legge per la trama, ma per ciò che può portare al lettore. Ovviamente non su tutti ha la stessa presa né lo si può leggere in ogni momento. Forse rimprovero all'autore l'aver voluto mettere in gioco troppi argomenti senza sviscerarne nessuno a fondo (eccettuato il contrasto). Per finire mi è spiaciuto anche non riuscire a cogliere tutte le sfumature e le sottolineature che ci sono, ma, come ho detto, alcune appartengono alla cultura popolare e, da esterni, è difficile comprenderle.
Voto: 7/10


mercoledì 4 dicembre 2013

W. W. W. ..Wednesdays #23

Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
L'ho abbandonata per settimane, ma adesso eccomi di nuovo.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:


What are you currently reading?
What did you recently finish reading?
What do you think you'll read next?

Bene, ecco le mie risposte settimanali:

What are you currently reading?



Letto di ossa
Patricia Cornwell



Il grattacielo
Francesco Capasso


What did you recently finish reading?



Non deve accadere
Anne Holt


What do you think you'll read next?

Sono indecisa, penso che tirerò a sorte.


E voi? Cosa avete letto, state leggendo, leggerete?