venerdì 31 gennaio 2014

Recensione: 52 gioca o muori di Elmore Leonard


Titolo: 52 gioca o muori
Autore: Elmore Leonard
Edizione: Sperling & Kupfer
Prezzo:   €
Trama: Dopo una breve avventura con la splendida Ciny, Harry Mitchell scopre che alcuni malviventi hanno filmato i loro momenti più "intimi" e, sapendo che quel film potrebbe rovinare per sempre la sua carriera, lo ricattano chiedendo una cifra enorme. Ma, invece di lasciarsi intimorire, Harry parte subito al contrattacco per ritrovare Ciny e smascherare i ricattatori.
Di momento in momento l'azione si fa più serrata: l'uomo si ritrova di fronte ad una pericolosa organizzazione criminale che non esita ad inscenare un agghiacciante assassinio per far ricadere la colpa su di lui.
E' un gioco d'azzardo in cui la posta è sempre più alta, ma Harry è pronto a  battersi fino all'ultimo, con ogni mezzo, con ogni arma...


Thriller un po' datato, ma abbastanza coinvolgente ed entusiasmante.
Tre delinquentelli credono di fare il colpo grosso trovando un pollo che si diverte con l'amante e ricattandolo, ma, ben presto, si rendono conto, che hanno scelto l'uomo sbagliato.
La trama non è di quelle impossibili che sanno tessere alcuni maestri del genere. Si presenta abbastanza lineare con pochi personaggi e, essenzialmente, pochi punti di vista, ma non è un brutto libro.
Ho trovato strani alcuni momenti, come il protagonista che rivela alcune cose a moglie ed avvocato, e poi improvvisamente diventa reticente e taglia fuori tutti.
Alcune parti non sono neanche brillantissime (sul finale avrei qualche obiezione), ma diciamo che i cattivi scelti non sono un gran esempio di mente criminale.
Probabilmente questo è un punto a suo favore, nel senso: il protagonista fa ciò che fa, proprio perché non ha davanti qualcuno che sa veramente il fatto suo. I cattivi fanno la figura dei tonti perché effettivamente lo sono. in questo l'autore è stato piuttosto coerente e la storia ne ha guadagnato.
Ci sono un paio di figure (tipo il sindacalista) a cui viene trovato un ruolo, ma che potevano essere lasciate da parte. O, meglio, vengono inserite perché ad un certo momento il protagnista le sfrutti in un certo modo, ma la loro funzione è così marginale che si potevano risparmiare le parti a loro dedicate e sfruttare di più altri personaggi secondari.

Personaggi: Mitchell, dopo una vita irreprensibile, all'improvviso si trova un'amichetta. E' un brav'uomo, che si occupa della sua azienda, degli operai e di chi gli sta intorno. Nonostante la sua decisione di non farsi mettere i piedi in testa, ho trovato che rimanesse molto umano nei suoi ragionamenti e piuttosto coerente. Forse l'autore abusa un po' troppo del suo intuito, ma è più un parere soggettivo. Per quanto riguarda i famosi tre cattivi, forse l'unico che si salva è Alan, mente del gruppo, che prova fino all'ultimo a proseguire con il piano. Gli altri due vengono seguiti poco e sono immediatamente classificati come lo stupido e il picchiatore. Onestamente l'approfondimento psicologico riguarda essenzialmente il protagonista, mentre gli altri sono standardizzati e carichi di cliché.

Stile: Dal sapore retrò. Pur essendo un thriller mancano del tutto scene troppo cruente come si possono trovare in romanzi più recenti. Anche il linguaggio, perfino nei dialoghi, si mantiene cortese e pulito, a ricordare che una volta dire parolacce era un insulto per chi la riceveva e per chi la diceva. Forse i toni sono un po' piatti, ma il romanzo non annoia. Ottima anche la gestione dei tempi e il numero delle pagine. Vista l'esiguità dei personaggi e la linearità della vicenda ho apprezzato che non ci fossero fronzoli inutili ad allungare il brodo. Pur essendo in terza persona con un narratore occhio dall'alto, l'approfondimento psicologico è quasi esclusivamente del protagonista. Vengono mostrati un po' di più i pensieri di Alan, mentre sugli altri pochi accenni, giusti per definire il carattere e far classificare al lettore il personaggio.

Giudizio finale complessivo: Un thrillerino leggero, quasi più un giallo visti i toni pacati, che mi ha fatto compagnia un paio d'ore e che, nonostante non sia brillantissimo, ho comunque apprezzato. La partita tra ricattato e ricattatori mi è piaciuta e anche se la trama è scontata e citofonata quasi dall'inizio, il sottile gioco messo in atto da Mitchell mi ha coinvolto. Alcune azioni di Alan mi sono sembrate messe lì giusto a sedare i pruriti di qualche lettore, ma alla fine non mi hanno turbata più di tanto.
Tolto questo però, è un libro che si dimentica in fretta, uno di quelli che non lasciano traccia o quasi.
Voto: 6/10


giovedì 30 gennaio 2014

Recensione: Come sposare un vampiro milionario di Kerrelyn Spark


Visto che partecipo alla Theme Challenge e il tema di questo mese erano i vampiri ho pescato questo tra i tanti libri attinenti e ...



Titolo: Come sposare un vampiro milionario
Autore: Kerrelyn Sparks
Edizione: Delos books (Collana Odissea. Vampiri&Paletti)
Prezzo:  € 14,90
Trama: Roman Draganesti è affascinante, bello, ricco... è anche un vampiro. Ma questo vampiro ha appena avuto un incidente affondando i suoi canini in qualcosa che non avrebbe dovuto avere. Ora ha una notte per porre rimedio al problema, prima che le sue naturali doti di guarigione chiudano la ferita per l'eternità. Le cose non stanno andando bene neppure per Shanna Whelan. Lei è una dentista che non regge la vista del sangue. Nonostante l'attrazione tra Shanna e Roman sia immediata e bollente, riuscirà Shanna a superare la paura del sangue e aggiustare il canino di Roman? E se ci riuscirà, cosa impedirà a Roman di usare i suoi canini su di lei?

Ho preferito leggere questo libro prendendolo come una presa in giro dell'autrice al genere. E, probabilmente, lo era.
Il racconto (che comunque è il primo di una saga) rispetta tutti i clichè del genere: vampiro bellissimo e immortale, ma buono, umana mediamente intelligente che fa la figura della svampita, cattivaccio di turno che vuole fare a pezzi lei e lui, per motivi diversi, ma se si servono assieme è meglio.
Ciò che mi ha fatto propendere per la chiave ironica sono state le tante battute sparse qua e là e le gag comiche della trama (tipo il canino che si stacca) che erano una chiara presa in giro alla serietà e alla drammaticità che assumono a volte le storie vampiresche.
Anche qui ci sono momenti 'seri' per così dire, che comunque danno un minimo di logica alla trama, ma restare seri quando leggi che sta per scoppiare una guerra tra vampiri e il primo pensiero dei personaggi è rotolare tra le lenzuola, è un filo difficile.
Che i due protagonisti si innamorano non è neanche spoiler, c'è scritto nel titolo, ma ammetto che la parte sentimentale non è male. Ne ho viste di più sbrigative e superficiali. Per carità, non è il Romeo e Giulietta dei vampiri, e lei non è proprio quell'esempio di cautela che porta ad innamoramenti più lenti, ma almeno non gli cade tra le braccia a pagina 2.
Lo fa a pagina 10, ma perché sviene alla vista del sangue, quindi è perdonata.
Forse rimprovererei il fatto di aver inserito troppi 'cattivi' che sembrano avere il solo scopo di allungare la storia, vista la simpatia, non mi dispiace ritrovare Roman e ... in una storia successiva.

Personaggi: Ehm... cosa volete che vi racconti? Che lui è bellissimo, focosissimo a letto, con dentini aguzzissimi, ma buono come il pane? E quale vampiro protagonista non lo è? Quelli cattivi sono gli altri. Lei è un amore! Ci mancherebbe. Una come lui non ha MAI incontrato (e sì che è in giro da 500 anni. Va', la sfortuna!) e di cui s'innamora perdutamente. Peccato che, scegli scegli scegli, ha beccato una lei che più incasinata non si può: inseguita dalla CIA, da vampiri cattivissimi, nascosta dal FBI, pure un po' portasfiga che tutti attorno a lei sembrano fare una brutta fine e per di più, che sviene alla vista del sangue. Non era meglio una macellaia? Il cattivo di turno... mi faceva ridere, ma nel senso di scoppiare proprio a ridere, perché cattivo lo era, peccato che avesse il piccolo difetto di avere la testa leggermente smontabile e ogni volta che compariva non potevo non immaginarmi il Rasputin del film di animazione Anastasia che camminava con la testa piegata a 90°. Decisamente poco pauroso.

Stile: Volendo essere una bonaria presa in giro, anche lo stile si mantiene scanzonato e ironico. Sia nelle parti leggere, che in quelle un po' più intense, dando una sua uniformità al romanzo. Può anche non piacere, il voler sdrammatizzare tutto, ma io l'ho apprezzato, perché non ha appesantito il romanzo, lasciandolo scorrere. Ammicca anche un po' al lettore in certi tratti, quasi a volergli dire: sei in ansia per loro? Ma va là, niente di grave! Sono forse un po' scarne le parti descrittive, ma non perché assenti o tirate via, ma perché non scavano così a fondo come vogliono far credere. E perché sono quasi copiate (i tormenti dei protagonisti, i loro pensieri, le loro remore... niente di nuovo tra le righe).

Giudizio finale complessivo: Onestamente? Divertente. Scanzonato, ironico, piacevole e anche un po' romantico. Uno di quei libri dove il male non fa veramente paura perché, anche se ci sono i cattivi, tanto lo sappiamo che va a finire bene. Dove puoi anche sorridere alle battute, perché sai che quando giri pagine è probabile che continuerai a ridere, perché non ti balzerà il cuore in gola. E dove si può sbavare sullo stallone di turno sognando di incontrarlo davvero dal dentista. Dite che di notte son chiusi? Scusa inutile. Leggendo questi libri, mi sono convinta sempre di più che in realtà i vampiri non piacciono tanto quanto vogliamo far credere. Perché di veri vampiri, quelli bellissimi e cattivissimi, non ce ne sono in queste storie, e se ci sono, crepano, in barba alla loro immortalità. No, ci piace che siano umani, tormentati, nottambuli, con i dentini aguzzi, ma buoni, onesti e profondamente innamorati. E sexy. Mai visto un vampiro scorfano! E abile. Anche quando è vergine come il Roman di questo libro.
Signore... lasciatevelo dire, più passione per i vampiri, questa è emancipazione femminile ;)
Voto: 8/10


mercoledì 29 gennaio 2014

Recensione: L'agenzia matrimoniale per cani fortunati di Beth Kendrick


Visto il periodo casinoso e stressante a lavoro, mi sono tirata un po' su con qualcosa di carino e leggero.



Titolo: L'agenzia matrimoniale per cani fortunati
Autore: Beth Kendrick
Edizione: Rizzoli
Prezzo:  € 17,00
Trama: Lara Madigan ha quasi 30 anni e una grande passione (ricambiata) per i cani, ai quali dedica gran parte del suo tempo e delle sue energie: per ogni jack russel, labrador o dalmata che passa dalla sua agenzia di adozioni canine sa trovare il padrone perfetto, quello con il carattere più compatibile, la personalità più adatta. Peccato che lo stesso istinto infallibile non la assista quando si tratta della sua felicità. Il rapporto con Evan, il fidanzato in carica, è a un punto morto da quando lui le ha chiesto di scegliere tra il loro amore e gli ingovernabili clienti a quattro zampe. Ma già una volta, tanti anni fa, l'incontro con un bastardino molto speciale ha salvato la vita di Lara. E qualcosa di simile sta per capitare anche adesso.


Il libro promette di far amare i cani perfino alle gattofile più incallite... Con me non ci è riuscito, continuo a preferire i miciottoli, ma ammetto che i quattrozampe della storia di tenerezza e ammirazione ne suscitano tante.
Lara ha un talento: abbinare cani e padroni. Così inizia la sua attività raccogliendo randagi, addestrandoli e cercando di trovare loro il padrone più adatto, quello con cui scatta la famigerata scintilla dell'amore a prima vista. Un talento che l'autrice ha reso davvero bene, informandosi, a mio parere, sulle razze, sul loro carattere, sulle loro reazioni e perfino sulla psicologia umana, dando vita a tanti piccoli episodi dolci e amorosi tra animali e umani.
Tutto rosa e fiori? Nooo! Altrimenti dove sta la storia? All'idillio con gli animali, nella vita di Lara si contrappongono le difficoltà dei rapporti umani, in primis con padre, madre e fidanzato. Non solo, Lara non ha neanche amici veri e propri, escluso Kerry, sua socia nell'associazione che hanno creato.
Come sempre le cose peggiorano, ma piano piano vanno a posto.
Ho apprezzato diverse cose, nonostante la trama classica. Prima di tutto, le tragedie non sono mai così 'tragiche'. E soprattutto non è uno di quei libri dove succede di tutto di più e, se qualcosa può andar male, di sicuro lo farà. No, è più concentrato sugli aspetti positivi, sui momenti di felicità, sulle piccole conquiste ottenute passo dopo passo (e zampa dopo zampa). In alcuni tratti forse diviene inverosimile, ma non impossibile ed è quello che ci vuole per lasciare il gusto di sognare e di dire: però, potrebbe essere.
Non voglio fare spoiler, ma ho trovato la vicenda sentimentale (immancabile) un po' diversa dal solito e mi è piaciuta tantissimo (diciamo che un punto glielo ha fatto guadagnare).
Carina anche la ricostruzione degli altri rapporti. o la loro distruzione. Perché a volte è necessario saper dire no e riconoscere i propri limiti. Questa è la più grande conquista della protagonista.

Personaggi: Lara, che ci racconta la sua storia in prima persona. E' una ragazza nella media, tolto il suo talento per i cani, con una storia abbastanza comune. Talvolta però, il suo amore cinofilo, mi è sembrato un po' ridicolo. Mi veniva voglia di dirle: ma piantala e pensa a cosa deve subire il tuo povero ragazzo! Ho ringraziato l'autrice per non averla fatta cadere nel grottesco con gag ridicole e ai limiti dell'umana vergogna. Evan, più che un protagonista, una vittima. Di peli e bava. Forse doveva fare la parte dell'insensibile, ma io son rimasta dalla sua parte. Perfino quando è 'comparsa' Bella. 
Si dice che chi ha pane non ha denti. Ora, quante di noi avrebbero voluto una mamma che, quando stai per uscire, ti sistema da capo a piedi facendoti sentire sempre perfetta? Che ti regala borse firmate e sa sempre cosa fare? Ecco, ovviamente alla protagonista di tutto questo non frega niente e si presenta in tv con abiti stazzonati, capelli orribili e baffetti attorno alle labbra. Facendo venire un mancamento alla povera mamy. Che sarà anche eccessiva, ma io l'ho adorata. Sufficientemente testarda da non farsi mettere i piedi in testa e con abbastanza esperienza da riuscire a dare comunque il consiglio giusto. 

Stile: Medio. Niente di particolare da riferire. Il libro è scorrevole e piacevole, le descrizioni sono quasi sempre dinamiche e non annoiano, il linguaggio pulito e fresco. Buone anche le tempistiche, sia quelle tecniche (inizio, svolgimento, finale), sia quelle della trama, con una buona distribuzione dei colpi di scena e il districarsi delle loro conseguenze.

Giudizio finale complessivo: Un libro carino, piacevole, leggero e rasserenante. Non mi ha fatto amare i cani come diceva, ma mi è comunque piaciuto. Mi sono piaciute le vicende raccontate e anche i personaggi che lo popolano, due zampe o quattro che fossero, nonostante abbiano tutti i loro difetti. Mi ha dato quel po' di buonumore che cercavo e ritengo che lo abbia fatto anche in maniera eccellente. Certo, non fa palpitare il cuore (né per la passione, né per l'adrenalina), ma era l'ultima cosa di cui avevo bisogno.
Nota leggermente negativa: talvolta avevo l'impressione di vedere bava ovunque e non era eccessivamente piacevole.
Voto: 8/10


martedì 28 gennaio 2014

Teaser Tuesdays #30

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio teaser di oggi *___*


<< «Seregil, io.. » accennò a sussurrare, ma il suo compagno troncò quelle scuse sul nascere afferrandolo per un braccio e tirandoselo nella direzione da cui erano giunti.
Dannazione, imprecò fra sé Alec, una semplice consegna e guarda che pasticcio ho combinato!
Aspettandosi un allarme da un momento all'altro i due raggiunsero in fretta la cucina e sgusciarono all'esterno attraverso la finestra del magazzino; anche fuori Seregil continuò a mantenere un implacabile silenzio mentre scavalcava il muro per poi spiccare la corsa lungo la strada. Nel seguirlo, Alec giunse alla cupa conclusione di essersi coperto di vergogna ai suoi occhi.
A tre strade di distanza dalla villa, Seregil infine si arrestò bruscamente e lo trascinò in un vicolo per poi chinarsi con le mani puntellate sulle ginocchia come se stesse cercando di riprendere fiato. Preparato com'era a subire una predica, Alec impiegò qualche momento a rendersi conto che il suo compagno invece stava ridendo.
«Per gli attributi di Belairy, Alec!» esclamò Seregil, continuando a ridere. «Pagherei cento sesterzi per aver visto la tua faccia quando l'anello è rotolato, e poi quando lei ha cercato di tirarti nel suo letto..»
«Sono stato così stupido» gemette Alec. «Avrei dovuto immaginare che l'anello sarebbe rotolato.»
«Forse, ma queste sono cose che succedono» replicò Seregil, asciugandosi le lacrime causate dal troppo ridere. «Non so quante volte a me è capitato un incidente del genere, e quello che conta è come si rimedia, cosa che tu hai fatto egregiamente. "Impara e vivi", come dico sempre.»
Sollevato, Alec si avviò con lui verso casa, ma prima che avessero percorso un isolato Seregil ricominciò a ridere.
«Baciami mio coraggioso amante» gemette in falsetto, appoggiandosi pesantemente alla spalla di Alec. «Io ti scalderò!» E si allontanò ridendo.
Esasperato, Alec si rese conto che avrebbe sentito parlare ancora degli eventi di quella sera. >>



Alec di Kerry
Lynn Flewelling




lunedì 27 gennaio 2014

Segnalazione: La mia amica ebrea di Rebecca Domino e Quando dal cielo cadevano le stelle di Sofia Domino


Buongiorno e buon Lunedì a tutti.

Come ben sapete, oggi è il Giorno della Memoria. Il minimo che io possa fare è ricordare gli eventi tragici del passato che hanno portato, poi, a definire questo giorno come "della Memoria".
Il 27 gennaio, infatti, è la giornata della commemorazione delle numerose vittime di una follia omicida denominata Olocausto. Proprio in questo giorno, nel 1945, le truppe sovietiche dell'Armata Rossa scoprirono il campo di concentramento di Auschwitz, liberando i pochi superstiti sopravvissuti al genocidio nazzista e rivelando, per la prima volta, gli orrori perpetrati su milioni di esseri umani, senza distinzione di sesso e di età.
Il Giorno della Memoria rinnova il ricordo di un periodo cupo della nostra storia che ha segnato e distrutto milioni di vite, e insegna che qualunque ideologia corrotta può diventare crudele, atroce e devastante, tanto quanto lo è stata quella che ha spinto  i nazisti a perseguitare e sterminare gli ebrei.
Ed è anche per questo che è indispensabile non dimenticare gli errori e orrori del passato.

Le due sorelle scrittrici, Rebecca e Sofia Domino, ricordano questo giorno con due romanzi, in uscita proprio oggi, che siamo liete di segnalare nel nostro blog.



Titolo: La mia amica ebrea
Autore: Rebecca Domino
Data di pubblicazione: 27 gennaio 2014
Canale di distribuzione: Lulu
Pagine: 300
Prezzo: € 1,99 (ebook)
Trama:  Amburgo, 1943. La vita di Josepha, quindici anni, trascorre fra le uscite con le amiche, le lezioni e i sogni, nonostante la Seconda Guerra Mondiale. Le cose cambiano quando suo padre decide di nascondere in soffitta una famiglia di ebrei. Fra loro c'è Rina, quindici anni, grandi e profondi occhi scuri.
Nella Germania nazista, giorno dopo giorno sboccia una delicata amicizia fra una ragazzina ariana, che è cresciuta con la propaganda di Hitler, e una ragazzina ebrea, che si sta nascondendo a quello che sembra essere il destino di tutta la sua gente. Ma quando Josepha dovrà rinunciare improvvisamente alla sua casa e dovrà lottare per continuare a sperare e per cercare di proteggere Rina, l'unione fra le due ragazzine, in un Amburgo martoriata dalle bombe e dalla paura, continuerà a riempire i loro cuori di speranza.
Un romanzo che accende i riflettori su uno dei lati meno conosciuti dell'Olocausto, la voce degli "eroi silenziosi", uomini, donne e giovani che hanno aiutato gli ebrei in uno dei periodi più bui della Storia.


Nota dell'autrice:
Ho scritto “La mia amica ebrea” per raccontare l’Olocausto dall’altro punto di vista, quello di una giovane tedesca. La protagonista del libro, Josepha, ha quindici anni nell’estate 1943, è cresciuta indottrinata dalla propaganda di Hitler e, sebbene abbia dei dubbi di coscienza su quello che legge e sente dire in giro, sono dubbi che tiene solo per sé. Esprimere un’opinione diversa da quella che Hitler stava inculcando alla massa, era una pazzia. Aiutare degli ebrei era un rischio che spesso si pagava con la vita.
Il romanzo è ambientato nell’Amburgo della Seconda Guerra Mondiale, ma ho voluto che fosse anche un romanzo di formazione perché il passaggio da ragazzina a giovane donna colpisce le ragazze di tutto il mondo ed è qualcosa che accomuna tutte, a prescindere dal periodo storico in cui viviamo. Ovviamente, nel romanzo è molto importante l’amicizia che nasce fra Josepha e Rina, la giovane ebrea che si nasconde nella soffitta della famiglia di Josepha, insieme alla madre e al fratello. Quella vicinanza forzata costringe Josepha ad affrontare i dubbi che, giorno dopo giorno, diventano sempre più insistenti nella sua mente.
Al giorno d’oggi sappiamo che il nazismo non era solo sbagliato, era una vera e propria pazzia, e che lo sterminio degli ebrei è stata una delle ingiustizie più atroci della Storia, ma per Josepha quello è il presente, e deve scoprire, giorno dopo giorno, cosa significa essere costretti a nascondersi dal mondo, a guardare la vita da lontano, senza farne parte.
Spero che le lettrici siano ispirate dal coraggio di Josepha nel seguire quella vocina interiore che ci dice qual è la cosa giusta da fare, che non sempre è la più semplice o la più condivisa.
“La mia amica ebrea” è un romanzo che, durante la stesura e le varie fasi di editing e rilettura, mi ha presa molto e spero che riesca ad arrivare anche alle persone che lo leggeranno, per ricordare gli orrori del passato, per evitare che si ripetano e per non dimenticare che, nell’oscurità di ogni tragedia, sbocciano piccoli fiori colorati, le anime nobili di chi è disposto a tutto pur di salvare un’altra vita.


Link utile: http://rebeccadomino.blogspot.it



Titolo: Quando dal cielo cadevano le stelle
Autore: Sofia Domino
Data di pubblicazione: 27 gennaio 2014
Canale di distribuzione: Lulu
Pagine: 496
Prezzo: € 1,99 (ebook)
Trama:  Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l’unica colpa di essere ebrea durante la Seconda Guerra Mondiale. Dallo scoppio delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo. Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano gli anni, conditi da giornate piene di vicende, di primi amori, di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà. Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere. Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. Terrore, lavoro, malattie, camere a gas, morti. E determinazione. Quella che Lia non vuole abbandonare. Quella determinazione che vorrà usare per gridare al mondo di non dimenticare. Quella determinazione che brillerà nei suoi occhi quando il freddo sarà troppo pungente, quando la fame sarà lancinante, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà deportata in altri campi di concentramento.
Quella determinazione che le farà amare la vita, e che le ricorderà che anche le ragazzine ebree hanno il diritto di sognare. Perché non esistano mai più le casacche a righe, perché nessuno sia più costretto a vivere in base a un numero tatuato su un braccio o in base a una stella cucita sulla veste.
Perché dal cielo non cadano più le stelle.


Nota dell'autrice:
Ho sempre voluto dare una voce a tutte le persone che sono state rinchiuse in un campo di concentramento. Che cosa significava essere ebreo durante il nazismo? Che cosa significava crescere fuori dal mondo, ma volerne fare disperatamente parte? Che cosa significava indossare una casacca a righe e avere una stella cucita addosso?
Con “Quando dal cielo cadevano le stelle” ho finalmente potuto dare una voce a tutti quegli ebrei che hanno perso tutto e a tutte quelle famiglie che si sono sacrificate per aiutare gli ebrei offrendo loro dei nascondigli.
La protagonista è Lia Urovitz, una ragazzina ebrea di tredici anni, romana, che è costretta a nascondersi con la sua famiglia; suo padre e sua madre, due fratelli e una nonna cui vuole tanto bene. Ha sempre amato ridere e fare gli scherzi, e sogna di diventare una dottoressa, ma dallo scoppio le leggi razziali realizzare i suoi sogni sembra sempre più difficile.
Cadono le bombe e la paura aumenta, ma tutto precipita quando una notizia si perde ovunque: è cominciata la caccia agli ebrei.
Arrivano i nazisti e il 16 ottobre 1943 avviene il rastrellamento del ghetto ebraico di Roma.
Lia e la sua famiglia sono catturati dalla Gestapo e si ritrovano ad Auschwitz. Il romanzo continua e, assieme a Lia, soffriamo la fame, il freddo e le paure, e cerchiamo di difenderci dalla rabbia delle SS. E, naturalmente, sogniamo con lei.
Ma è davvero possibile sognare dietro un filo spinato?
Secondo Lia lo è, e non smetterà di farlo anche quando le malattie la colpiranno, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà costretta a cambiare campi di concentramento.
Perché lei vuole tornare a Roma, vuole tornare a casa sua e vuole essere di nuovo libera.
Il messaggio del mio libro è forte e chiaro; nessuno dovrebbe dimenticare le ingiustizie che hanno subìto gli ebrei. Bambini, ragazzi e adulti che si sono visti portare via tutto e che sono stati internati in dei campi di concentramento. Nessuno dovrebbe dimenticare un passato non troppo lontano, così che tali atrocità non si ripetano.









domenica 26 gennaio 2014

Segnalazione: Stranezze in Lombardia e dintorni di Gianroberto Viganò



Buonasera carissimi lettori!
Decisamente in ritardo sulla tabella di marcia, dopo un week end incasinato che finalmente volge al termine, sono qui per una segnalazione... prima di stramazzare a letto, ecco. ^^''
L'autore definisce questo suo libro come "una sorta di viaggio virtuale per la Lombardia tramite dieci racconti umoristici".

Visionando questa pagina, troverete in chiaro il primo dei dieci racconti, Posta Elettronica Certificata, che narra di un anziano pensionato in lotta con la modernità e con i Pakistani che gli ingolfano la cassetta delle lettere con la pubblicità.
Questo racconto ha già vinto tre premi letterari in altrettanti concorsi a cui ha partecipato.
Il libro è distribuito da Feltrinelli ed è reperibile come ebook in tutte le piattaforme digitali.



Titolo: Stranezze in Lombardia e dintorni
Autore: Gianroberto Viganò
Editore: Pubblicato dall'Autore  (Collana Gli ebook di ilmiolibro.it)
Prezzo: € 2,99

Sinossi: Lombardia, terra di gente operosa ed innamorata del proprio lavoro, ma anche terra di gente strana, molto strana. Gli "originali" sono i grandi protagonisti di queste storie ambientate nella pianura padana.






 Come sempre... buona lettura!






giovedì 23 gennaio 2014

Recensione: Come ammazzare il marito senza tanti perché di Antonio Amurri


Titolo: Come ammazzare il marito senza tanti perché
Autore: Antonio Amurri
Edizione: Mondadori
Prezzo:   € 5,68

 « Ogni donna che prende marito si accolla, se ne renda conto o no, lo scarto di un'altra donna: un essere cui la madre ha già succhiato la giovinezza, la spontaneità, la risolutezza, insomma le annate migliori. »


Si tratta di un libro piuttosto vecchiotto (a occhio degli anni settanta - ottanta, si parla ancora di lire e mancano computer, internet e cellulari) eppure attualissimo. In chiave ironica, specifichiamolo.
In un periodo piuttosto nero e stressante, ho scelto volontariamente uno di questi testi leggeri e scanzonati, che amano puntare il dito sui tanti difetti umani, strappando più di un sorriso. Devo dire che ha svolto egregiamente il suo lavoro. Alcuni brani mi hanno fatto ridere fino alle lacrime (e leggerlo in treno credo che non abbia contribuito alla mia immagine sociale) e mi sono divertita un mondo a scegliere a quale categoria apparteneva mio marito. Perché di questo si tratta: l'autore, uomo anche lui, ha catalogato i mariti elencando per ogni categoria i difetti che possono portare la povera mogliettina a farlo fuori. Sia per esasperazione, che per impedirgli di distruggere la vita ad un'altra donna (parole dell'autore nella prefazione, che va letta per... iniziare a ridere).
L'eterna battaglia uomo/donna è piuttosto usata, e talvolta anche abusata, ma finché regala questi piccoli momenti divertenti ben venga. Perché alla fin fine è questo l'unico modo di leggerlo: per ridere e prenderci in giro.
Anche se non tutti magari la prendono così. Io ho provocato il mio maritino dicendogli a quale categoria ritenevo che appartenesse, perché si comportava in un certo modo. Volete sapere cosa ha detto? La stessa precisa, identica frase che l'autore riporta nel libro. Al che ho riso per mezz'ora e lui se n'è andato offesissimo. Quindi, occhio a coinvolgere le vostre dolci metà.

Personaggi: C'è un unico, solo, centrale protagonista: il marito (e la cosa gli farebbe pure fare la ruota da pavone, se non ci facesse una così misera figura. Ah! ma giusto: ''lui'' non è mica come c'è scritto lì!). Caratteristiche? Tutte quelle possibili immaginabili. Negative. Ovvio.

Stile: Molto 'english', anche se l'autore è italianissimo, divertente, scanzonato, irriverente. Qualche parolaccia (riferita al marito di turno), ma nel complesso non disturbano. Attenzione: è altamente politicaly scorrect. Nonostante abbia una quarantina d'anni è ancora leggibilissimo e attuale.

Giudizio finale complessivo: Un librino stupidino, fatto per farsi una sana risata, senza cattiveria (almeno io non l'ho letto con cattiveria), perfetto per questo periodo piuttosto caotico in cui avevo davvero bisogno di sdrammatizzare un po'. Poi diciamocelo, per quanto li amiamo, per quanto siano il 'lui' della nostra vita, per quanto sentiamo di non poter fare a meno di loro... punzecchiare i nostri specialissimi ragazzi ci diverte sempre un mondo. Ancor di più se fanno gli offesi e gli incompresi. Tanto se esageriamo, sappiamo benissimo come farci perdonare. O come farli fuori, casomai esagerassero loro.
Per correttezza, c'è da dire che lo stesso autore ha scritto anche (e prima) 'Come ammazzare la moglie senza tanti perchè'. Se riesco a leggerlo, vi dirò che ne penso.
Voto: 7/10


mercoledì 22 gennaio 2014

W. W. W. ... Wednesdays #27

Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

What are you currently reading?
What did you recently finish reading?
What do you think you'll read next?



Ecco qui le mie risposte per questa settimana :)


What are you currently reading?

La colpa
Jonathan Kellerman
(Di fatto è in lettura ma messo un po' in stand by poiché sono completamente immersa nella saga di Kerry e pare che nulla, proprio nulla, possa distogliermi ^^'' )

Il traditore di Kerry
Lynn Flewelling

What did you recently finish reading?

L'arciere di Kerry
Lynn Flewelling

Alec di Kerry
Lynn Flewelling

What do you think you'll read next?

La notte degli angeli caduti
Heather Killough-Walden

I figli del pozzo di carne
Federica Soprani e Vittoria Corella


E voi? Cosa avete letto, state leggendo, leggerete?
Su su, che sono curiosa! ^_^

martedì 21 gennaio 2014

Teaser Tuesdays #29

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 


Ecco a voi il mio teaser di oggi   *___*

<< «Tieni il lato sinistro indietro!» ordinò Seregil in tono di rimprovero per la quinta volta in mezz'ora, pungolando con decisione la spalla interessata con la spada di legno da addestramento.
«Venendo avanti in quel modo dopo aver parato, presenti al tuo avversario un bersaglio due volte più grande, e lui deve fare soltanto questo...» proseguì, spingendo di lato la spada di Alec per poi fingere un fendente al ventre del ragazzo.. «Perché tu ti ritrovi con gli intestini in mano!»
Alec si rimise in posizione senza dire nulla, ma Seregil notò la tensione nel suo atteggiamento. Il ragazzo parò goffamente la finta successiva, poi offrì di nuovo la spalla quando tentò di contrattaccare, e prima di riuscire a trattenersi, Seregil parò per poi colpirlo con decisione di traverso sul collo.
«Sei morto di nuovo» annunciò.
«Mi dispiace» borbottò Alec, asciugandosi il sudore che gli colava negli occhi. >>

L'arciere di Kerry
Lynn Flewelling

Qual è il vostro teaser?



domenica 19 gennaio 2014

Anteprima: Io, Liam di Antonella Albano


Buongiorno e buona Domenica ^_^
Anche oggi vi allieto con un'anteprima.


"Io sono la mano che afferra, la forza che schianta, i pugnali che liberano l'anima, aprono la barriera che limita la marea, che riempie la gola, che placa l'arsura, lenisce il dolore, addormenta la furia a ogni battito, a ogni fremito, a ogni lamento."


Antonella Albano sancisce il suo esordio nella narrativa fantasy con il suo Io, Liam. Pubblicato da "Edizioni Il Ciliegio", potete ordinarne una copia QUI, Io, Liam è disponibile anche in libreria e nei principali store on line.


Titolo: Io, Liam
Autore: Antonella Albano
Editore: Edizioni Il Ciliegio
Categoria: Fantasy
Pagine: 304
Prezzo: € 17,00
Sinossi: Liam viene da lontano, dall’Irlanda del VII secolo d.C. ed è destinato a una vita innaturalmente lunga. Elisa è una giovane donna moderna, che vive un vuoto colmabile solo dal suo amore per il canto. Nella vita di Liam sembra esserci posto unicamente per la vendetta e il sangue; una promessa, però, fatta a Cathal, suo amico fraterno, lo accompagnerà lungo i secoli, fino a che il cerchio non si chiuderà una volta per tutte. Il suo progetto verrà sconvolto proprio dall’incontro con Elisa, e da un nemico implacabile che minaccia tutto ciò che imprevedibilmente è giunto ad amare. Mantenere un basso profilo, non indulgere all’amore o all’odio, era stato fondamentale, ma non ci era sempre riuscito. Si era nascosto in posti impervi anche umanamente, cambiando luogo ogni volta che la sua perdurante giovane età veniva notata. Si era illuso che la vita potesse avere un senso ma aveva finito per lavarsi via dal cuore ogni sentimento profondo. E proprio ora qualcuno veniva a togliergli le ragnatele dall’anima.

Cenni sull'autrice

Antonella Albano, classe 1962. Dopo gli studi classici lavora dapprima come correttrice di bozze e redattrice per alcune case editrici pugliesi, per poi approdare nella scuola come insegnante e dedicarsi infine alla didattica per adulti. Gestisce un blog personale (Shadowcat loves TV series). Collabora dal 2010 con il blog letterario Diario di Pensieri Persi; dal 2011 è parte della redazione del portale dedicato al fantastico Urban-fantasy.it e del sito The Vampire Diaries Italia. Nel 2013 ha pubblicato il saggio Vampiri, supereroi e maghi. Metafore e percezione morale nella fiction fantastica, per la casa editrice Aracne.

Il suo sito personale: Antonella Albano.
La pagina Facebook: www.facebook.com/AntonellaAlbanoScrittrice


sabato 18 gennaio 2014

Anteprima: Donne si nasce casalinghe si diventa di Flower Stylosa


Buon pomeriggio carissimi!
Eccomi qui con voi, in questo Sabato piovoso, a presentarvi un'anteprima.

Il libro lo trovate QUI
Video YouTube


Titolo: Donne si nasce Casalinghe si diventa
Autore: Flower Stylosa
Genere: Narrativa
Form. (mm.) 200 x 90
Pagine: 112
Prezzo: € 9,90
ISBN - 978-88-6354-835-8

Dio disse alla donna “moltiplicherò la sofferenza delle tue gravidanze e tu partorirai figli nel dolore”, ma non disse che ella sarebbe divenuta casalinga un giorno.

Casalinghe di tutto il mondo,
unitevi,
non avete da perdere
che le vostre catene.

***

In copertina: rielaborazione dell’Opera
“Donna alla finestra”
di Salvador Dalì




Editore:
Ass. Culturale Arduino Sacco Editore
via Luigi Barzini, 24
ROMA - Italia
www.arduinosacco.it




venerdì 17 gennaio 2014

Recensione: Il bizzarro incidente del tempo rubato di Rachel Joyce



Titolo: Il bizzarro incidente del tempo rubato
Autore: Rachel Joyce
Edizione: Sperling & Kupfer
Prezzo:   € 17,90
Trama: Nel 1972 Byron Hemmings ha undici anni e una vita perfetta: vive in una grande casa elegante, ha una mamma impeccabile che fa impallidire tutte le altre, frequenta una scuola privata che è l'anticamera di una carriera dorata e il suo migliore amico, James, è il ragazzino più sveglio che conosca. Tanto sveglio da leggere il Times e da scovare la notizia del secolo: quell'anno verranno aggiunti due secondi al tempo, per allineare gli orologi al movimento naturale della Terra. Mentre James considera l'evento l'ennesima conquista del Ventesimo secolo - l'uomo è persino andato sulla Luna - per Byron quei due secondi diventano un'inquietante ossessione: come si può alterare il tempo senza provocare conseguenze irreparabili? La conferma ai suoi dubbi arriva la mattina in cui, come sempre, la mamma lo sta portando a scuola con la sua Jaguar fiammante: è in ritardo e, per fare più in fretta, rompe lo schema ordinato di ogni giorno imboccando una strada nuova. Dalla fitta nebbia sbucano case fatiscenti, alberi giganteschi e, all'improvviso, una bambina su una bicicletta rossa. Proprio mentre Byron vede le lancette del suo orologio andare indietro di due secondi. Poi tutto sembra tornare normale: la mamma non si è accorta di nulla, la scorciatoia li ha fatti arrivare puntuali e il tempo ha ricominciato a scorrere con il suo ticchettio regolare. Soltanto Byron sa che quell'attimo ha cambiato ogni cosa, che la sfera perfetta della sua esistenza si è impercettibilmente incrinata.


La prima cosa che mi viene in mente accingendomi a parlarvi di questo libro, è che 'bizzarro' è un termine che non avrei utilizzato. Angosciante, sconvolgente, drammatico e, soprattutto, paranoico, sarebbero stati tutti molti più appropriati. Quel bizzarro mi ha leggermente tratta in inganno, in quanto mi aspettavo qualche vicenda un po' sopra le righe legata a questi fatidici due secondi in più. Se non così, comunque qualcosa di leggero e godibile. Mi sono ritrovata tra le mani un inno alle ossessioni e alle fobie.
Il racconto si svolge in due tempi, uno passato risalente al 1972, anno in cui i due secondi furono aggiunti, e uno presente in un anno dei più recenti senza che venga precisato. Nel passato conosciamo Byron, ossessionato dai due secondi e dall'incidente che secondo lui hanno causato; sua madre, la sorella, il padre e così via. Nel presente solo Jim, uscito da una casa di cura solo perché è stata chiusa, ossessionato dai rituali, dalla paure, dal 'se non faccio questo accadrà qualcosa di brutto'.
Le ho trovate entrambe cupe, ansiose, senza un briciolo di allegria e di 'respiro'. Non dico che il libro sia angosciante, ma certo ho faticato a proseguire. Soprattutto quando mi sono resa conto che i toni non sarebbero cambiati, che non c'era niente di bizzarro, né di divertente.
In nessuno dei due tempi.
Certo come esempio di: come due secondi cambiano la vita, è davvero molto buono, ma oltre a questa caratteristica vi ho scorto poco più. Forse una lieve denuncia al trattamento dei pazienti in certe strutture. La sottolineatura di come a volte i comportamenti vengano fraintesi. Francamente ho l'impressione di tirare un po' tutto per i capelli.
Le due storie convergono sul finale, ma qui credo che la gestione dei tempi non sia stata ottimale, il culmine arriva un po' troppo presto e da lì in poi diventa anche un po' noioso, poiché la fine si intuisce e ciò che ci sta nel mezzo assume l'aspetto di un parlare a vuoto.

Personaggi: Byron è, a conti fatti, il protagonista. Ragazzino curioso rimane letteralmente ossessionato dalla storia dei due secondi aggiunti. Sono idee che possono venire ai ragazzini, il nodo è su come questo aspetto abbia poi influenzato la sua vita futura. Non è un bambino paranoico a differenza forse, della madre, totalmente soggiogata alle idee del marito tanto da 'interpretare' un ruolo che non si è scelta del tutto e che finirà per saltare alla prima vera difficoltà. Appare anche come un personaggio debole di carattere e totalmente incapace di scorgere la verità.
Al tempo futuro Jim, l'incarnazione della paura e della maniacalità.Se non pulisce i tavoli in un certo modo, succederà qualcosa di brutto. Se non saluta tutti gli oggetti del suo camper, succederà qualcosa di brutto. Era così statica la cosa, che ad un certo punto, ho quasi sperato che gli accadesse davvero, qualcosa di brutto, così spariva dalla storia. Si risolleva un filino (ma piccolo) nel finale. Eileen è l'unica che forse mi è piaciuta: vitale, spontanea, buffa e molto determinata. Avrei preferito vederla un po' di più.

Stile: Lo stile è pacato e rilassato, peccato che si addicesse poco alla storia. In alcune parti ho scorto qualche tentativo di suscitare emozioni nel lettore, ma i toni non erano quelli giusti. Il romanzo scorre bene (qualche errore di traduzione), sono buone le descrizioni. Nei dialoghi c'è qualche tentativo di fare filosofia spiccia che mi ha disturbata più che spingermi a riflettere e che ho trovato fuori luogo, come attaccata lì per dare una connotazione più profonda ad un romanzo che in realtà non scava dove dovrebbe.

Giudizio finale complessivo: Francamente, non mi è piaciuto. Pur non potendolo definire del tutto noioso, di sicuro non è una delle migliore letture che abbia fatto. Gli manca personalità, non va a fondo di niente: non delle fobie e dei personaggi che lo provano, non delle emozioni suscitate dagli eventi, non dei comportamenti e delle motivazioni dei personaggi. L'impressione è che l'autrice avesse un'idea di trama e che poi abbia cercato di renderla interessante in troppi modi senza seguirne uno e finendo per pasticciare (non è un romanzo psicologico, né filosofico, né da trama, né da emozioni) producendo un lavoro che mi è sembrato piuttosto piatto.
Peccato, perché secondo me l'idea di base (i due secondi aggiunti) aveva enormi potenzialità in molte direzioni.
Voto: 6/10



giovedì 16 gennaio 2014

Divoratori di libri.: Theme reading challenge 2014

Questa l'ho conosciuta grazie al blog di Serena e non potevo non provarci.

Divoratori di libri.: Theme reading challenge 2014: Buongiorno pargoli :3 io probabilmente a quest'ora sarò ancora in letargo (post programmato)!  Sapete che adoro le sfide (anche se alla...



mercoledì 15 gennaio 2014

W. W. W. .. Wednesdays #26


Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

What are you currently reading?
What did you recently finish reading?
What do you think you'll read next?




Questa settimana mi occupo io del w.w.w. ^_^
Ecco le mie risposte di oggi.


What are you currently reading?

La colpa
Jonathan Kellerman

L'arciere di Kerry
Lynn Flewelling

What did you recently finish reading? 

The Dome
Stephen King

La lingua perduta delle gru
David Leavitt

What do you think you'll read next?


Alec di Kerry
Lynn Flewelling

La notte degli angeli caduti
Heather Killough-Walden

E voi? Cosa avete letto, state leggendo, leggerete?




martedì 14 gennaio 2014

Teaser Tuesdays #28

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:



  • Prendete un libro che state leggendo;
  • Apritelo in una pagina a caso;
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);
  • Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^


Ecco il mio Teaser di oggi:

<<Tutti gli indici del quadro comandi si azzerarono.
«Cosa diavolo?» sbottò Claudie Sanders. Si girò verso Chuck. Aveva gli occhi sgranati, ma senza panico, solo sbalordimento. Non ci fu tempo per il panico.
Chuck non vide mai il quadro comandi. Vide il muso del Seneca che gli si accartocciava addosso. Poi vide disintregarsi entrambe le eliche.
Non ci fu tempo per altro. Non ci fu tempo per niente. Il Seneca esplose sopra la Route 119 e precipitò una pioggia di fuoco sulla campagna. Precipitò anche pezzi di corpi umani.
Un avambraccio fumante - di Claudette - piombò con un tonfo accanto alla marmotta recisa precisamente in due.
Era il 21 ottobre. >>


The Dome
Stephen King


Qual è il vostro Teaser?


lunedì 13 gennaio 2014

Segnalazione: L'anima tra le aquile di Antonio Renna


Buongiorno carissimi lettori e buon Lunedì!
Apriamo questa settimana con una gradita segnalazione. ^_^


L'anima tra le aquile

Scritto nel 2010 da Antonio Renna, "L'anima tra le aquile" è un romanzo fantasy giunto alla sua terza ed ultima edizione.

Sinossi:  "Anno settantesimo del Quarto Evo.
Città di Eriburgo, capitale del Regno di Batenoria.
Sono passate da circa un quarto d'ora le tre della notte.
Il cielo piange a dirotto".

Helcolai è un ragazzo di umili origini che, a causa di un evento potenzialmente infausto, riuscirà a coronare il suo sogno: entrare nell'Ordine dei Dragoni Bianchi, un'elite di guerrieri asceti. I quattro anni di Noviziato, imbevuti di spada e preghiera, lo cambieranno radicalmente facendolo crescere anzitempo. Nell'Ordine ritroverà se stesso e la forza di annegare un dolore che lo ha segnato per il resto della sua vita.


"L'anima tra le aquile" potete scaricarlo gratuitamente, leggerlo e condividerlo anche sui vostri spazi web, qualora lo vorreste, da questo sito:

http://animatraleaquile.jimdo.com/

Il romanzo è pubblicato anche su Google Play, al seguente link:

https://play.google.com/store/books/details/Antonio_Renna_L_anima_tra_le_aquile?id=iChCAgAAQBAJ


Buona lettura!

domenica 12 gennaio 2014

Recensione: Atletico Minaccia Football Club di Marco Marsullo


Titolo: Atletico Minaccia Football Club
Autore: Marco Marsullo
Edizione: Einaudi
Prezzo:   17,00 €
Trama: Vanni Cascione ha un'unica fede, il calcio, e un unico dio, José Mourinho. Dopo anni da mister "sfigato" di provincia, di squadre minori e perdenti, è incaricato di allenare l'Atletico Minaccia Football Club, società finanziata dal Cavalier Baffoni, proprietario del "mobilificio col baffo" famoso in tutta la Campania. Alla promessa di poter disporre di una rosa di calciatori eccellenti, corrisponde però un reclutamento piuttosto singolare, tra prostitute nigeriane e reality show. Cascione si ritrova in squadra un difensore schiavo della colite cronica, un mediano clandestino schierabile solo in trasferta, perché se gioca in casa può trovarlo la polizia, un portiere cocainomane, un ex concorrente del reality "Campioni", uno stopper detto "Trauma" e non per caso, considerato l'artista del fallo da dietro... Con questa improbabile formazione, soprattutto se ti ostini a seguire il modulo Mourinho, vincere il torneo è complicato. Figuriamoci poi se si mette di mezzo la camorra.


Questo è uno dei rari casi in cui è stata una recensione (di cui non ricordo né il blog né l'autrice) a farmi conoscere e propendere per la lettura di questo libro. La blogger dichiarava di non essere amante del calcio, ma di averlo apprezzato molto, così, visto la caratteristica comune, mi sono incuriosita e gli ho dato una possibilità anche io. Ed anche io l'ho apprezzato.
La storia è quella di un allenatore di provincia, ma anche quella di tante persone comuni che hanno una passione, che cercano di svolgere il loro lavoro al meglio, che accusano la sfortuna dei loro insuccessi, che si paragonano a miti altisonanti, e che, nonostante tutto, ci credono sempre e comunque, perché quella è la loro vita e il loro modo di viverla.
In provincia si sa, per fare una squadra i giocatori son quelli che sono, i campi pure, i dirigenti idem. Giovanni Cascione si ritrova così a cercare di imitare Mourinho con un ds intrallazzone, giocatori cocainomani, meccanici, cuochi, proprietari convinti di avere Pelè come figlio, tifosi magnaccia e camorrina come contorno.
Ah, non manca la moglie con gli attributi pieni che gli da il ben servito.
Eppure lui ci crede e nel lungo campionato (anzi da prima, che si inizia con la 'campagna acquisti') trova la forza di venire fuori dal pantano in cui sembra essere finito.
A mio parere è stata questa la cosa più bella del libro e un piccolo successo per l'autore: creare delle figure che, pur rappresentando (neanche velatamente) tanti stereotipi del sud, dà loro una fine leggermente diversa da quella stereotipata. Mantiene sempre quella vena di immancabile fatalismo (o *ulo con la C maiuscola), ma da anche ampio spazio alla determinazione personale, alla fiducia, al crederci fino in fondo, all'essere artefice di quella cosa con la C maiuscola. Il tutto visto con gli occhi di un personaggio umano e scanzonato che riesce a far ridere decisamente spesso, pregio non trascurabile (e da lettrice vi assicuro che i libri non riescono mai a farmi ridere tanto quanto riescono a farmi piangere).

Personaggi: Mi viene da dire: per tutti i gusti. Parlando di tutta una squadra di calcio (e dintorni) è inevitabile che la tipologia umana messa in campo da Marsullo sia variegata e rispecchi moltissimi caratteri diversi. Utilizzando l'io narrante però la quasi totalità di loro non risulta analizzata e approfondita. Ben diverso è il caso di Giovanni Cascione, che non nasconde al lettore, nessuno dei suoi pensieri e del suo sentire (per la verità non lo fa neanche nel libro), risultando una figura sincera, spontanea, pulita e divertente. Decisamente memorabile.
Tutti gli altri rimangono un po' in sordina e filtrati dall'allenatore riducendosi più che altro a stereotipi.

Stile: La prima cosa che mi sento di dire è 'maturo'. Pur non avendo mai sentito parlare di Marsullo, leggendo il suo racconto, già mi chiedevo cosa altro avesse scritto perché non mi sarebbe dispiaciuto ripetere l'esperienza con altri suoi libri. Niente. Ho scoperto che non aveva scritto altro perché questo è il suo debutto. Onestamente, tanto di cappello. Il libro che propone è ben scritto, con una buona gestione dei tempi, un ottimo alternarsi di serio e faceto, un linguaggio scorrevole e un ritmo abbastanza serrato. Poche le descrizioni  che non spezzano l'azione e che danno quegli elementi essenziali per immaginare a grandi linee la scena lasciando al lettore la decisione dei dettagli. Dialoghi forse un po' scontati ma in genere ironici e divertenti.

Giudizio finale complessivo: Per essere una che detesta il calcio ed esasperata dal marito calciatore devo dire che questo libro mi è piaciuto davvero molto. Se da un lato è scrittura d'intrattenimento, dall'altro qualche piccola riflessione la solletica e anche qualche sorriso (ok, in un paio di occasioni mi sono rotolata sul divano). Non amare il suo protagonista è difficile e nel finale non si può fare a meno di fare il tifo per lui. Certo l'argomento del libro è pur sempre il calcio, tenetelo presente se decidete di leggerlo.
Voto:8 /10

sabato 11 gennaio 2014

Recensione: Lui è tornato di Timus Vermes


Titolo: Lui è tornato
Autore: Timur Vermes
Edizione: Bompiani
Prezzo:   18,50€
Trama: Ricordate "Le memorie di Schmeed" di Woody Allen?: "Nella primavera del 1940, una grossa Mercedes venne a fermarsi davanti al mio negozio di barbiere al 127 di Königsstrasse ed entrò Hitler. 'Voglio una spuntatina leggera' disse e non tagliatemi molto sopra.'" Schmeed, il barbiere del Reich, depositario dei segreti del Führer. Ecco: il romanzo di Timur Vermes sembra rimandare alla comicità di Allen. È l'estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Egli non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata; che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni; che non c'è traccia di Eva. Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora; e non riesce a spiegarsi l'intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace; ci sono molti stranieri; e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore, né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano.


I presupposti di questo libro erano abbastanza strani da incuriosirmi e difatti mi sono lasciata abbondantemente incuriosire fino a leggerlo.
Particolare è la prima parola che mi viene in mente. Non originale, perché francamente, pur non riuscendo a paragonarlo ad altri testi, non ho avvertito l'idea come particolarmente originale, ma particolare sì. Una di quelle cose che non si incontrano tutti i giorni.
Hitler (proprio lui in persona) si risveglia nel 2011 nel bel mezzo di un prato. Ben lungi dal mettersi a chiedersi perché e percome, la prima cosa che decide di fare è capire cosa stia succedendo e adattarsi alla situazione.
Ne viene fuori un Hitler che, pur essendo se stesso, viene preso come un attore bravissimo che ne fa l'imitazione.
Nonostante lui dichiari, irremovibile, che è proprio sé medesimo (eccerto, dal suo punto di vista, non ci sono motivi per cui dichiari un nome falso), molti lo seguono, imperterriti e talvolta divertiti dalle sue uscite.
Nonostante indubbi siparetti comici e trama carina, il libro ha alcuni aspetti negativi.
In primis non ha né capo né coda: inizia con Hitler che si sveglia in un prato, come finisce non ve lo dico, ma qualunque spiegazione cerchiate non verrà data. Pur non volendo fare spoiler (e parlare di spoiler in riferimento a ciò che NON c'è pare assurdo perfino a me), non viene mai data una spiegazione di come Hitler arrivi nel terzo millennio, né perché né altro. Per una maniaca della coerenza e delle spiegazioni come me, questa è una forte mancanza.
In alcuni punti ho sentito le soluzioni trovate come un po' forzate e in altri momenti mi sono ritrovata a pensare che sì, poteva andare in quel modo, ma era improbabile. Soprattutto la parte dei documenti non mi ha convinta del tutto (perché Hitler nel 2011 mica ce li ha i documenti, questo è ovvio. Il come glieli procurano è, di fatto, nebuloso).
Il senso generale del libro mi sfugge un po', a meno di non puntare l'attenzione sulle 'accuse' che l'autore dissemina tra le pagine. E diciamo che questa è stata la mia impressione più forte, cioè che il ritorno di Hitler sia un pretesto per far sparare a zero il dittatore su tante figure della politica tedesca attuale e anche su alcune del passato. Non solo, non risparmia neanche alcuni apparati istituzionali tra cui la scuola, o attività da svolgere nel tempo libero.

Personaggi: Bè, essenzialmente Hitler che ci racconta il tutto in prima persona. Ora, io non sono ferratissima sul Fuhrer (lo so, ci vanno i puntini sulla u, ma in questo non capisco come metterceli) ma mi auguro che almeno il suo carattere e il suo modo di vedere siano stati rispettati. In ogni caso ne emerge un personaggio dal carattere forte, pratico e determinato. Anche divertente, benché ciò non sia proprio nelle sue intenzioni. E' attraverso le sue osservazioni pungenti che l'autore punzecchia le figure attuali tedesche. I personaggi al suo fianco invece sono un po' burattini. Usati un po' a comodo, non sono definiti approfonditamente permettendo così di usarli a piacimento e, volendo di far emergere dei lati del loro carattere che fanno comodo pur senza averne parlato prima. un po' comoda, come soluzione.

Stile: Il linguaggio si mantiene fresco, allegro, spesso ironico pur senza sembrarlo. Il ritmo è tranquillo, non annoia pur senza essere incalzante, e le pagine scorrono abbastanza bene. Si viene un po' interrotti dalle tante note, ma conoscendo di chi si sta parlando si può anche fare a meno di leggerle. Molto presenti le riflessioni del protagonista e i suoi collegamenti a vecchi ricordi, tanto che talvolta ci si perde un po'.

Giudizio finale complessivo: Mi ha divertita, senza dubbio, ma ho anche storto il naso diverse volte, soprattutto in relazione alle mancate spiegazioni. Se mi presenti un libro sul ritorno di Hitler nel 2011 devo attuare un meccanismo che sospenda la mia parte razionale e che mi consenta di dire: ok, nella finzione del romanzo, mettiamo che sia possibile. Questa però deve essere l'unica concessione, nel senso, concesso questo presupposto improbabile, tutto il resto del racconto deve essere probabile, cioè devo poterci credere. Tradotto in parole povere: ok, mettiamo che Hitler si svegli davvero nel 2011, come fa ad andare avanti? Come fa con i documenti? Come fa con la gente che per strada lo vede vestito come un militare di 60 anni fa? Come fa con la casa? Tutte queste domande costituivano una parte importante del libro, perché la loro attinenza alla realtà avrebbe reso possibile la storia. Invece sono raffazzonate, buttate un po' lì, risolte 'in qualche modo' (e alla fine vien da pensare che in Germania facciano più manfrine che in Italia, e potrebbe anche essere eh!), come se non fossero importanti, mentre tolgono credibilità al romanzo. Ogni volta che salta fuori un problema, alla fine il lettore si ritrova costretto a pensare: e concediamo anche questo.
Ma concedi, concedi, concedi, alla fine diventa un fantasy.
Capisco che sia un pretesto, ma allora non valeva neanche la pena disturbare Hitler. E' un po' come la Nespresso che usa Clooney per venderti il caffè.
Se non fosse per questo aspetto negativo, il libro mi sarebbe piaciuto molto di più, ma resta comunque un testo godibile, divertente, che permette di scuriosare negli armadi dei tedeschi e anche apprezzare il fatto che non sono poi così diversi da noi.
Voto: 7/10

venerdì 10 gennaio 2014

Recensione: Confessione di Kanae Minato


Titolo: Confessione
Autore: Kanae Minato
Edizione: Giano
Prezzo: 17,50 €
Trama: La rivelazione è di quelle agghiaccianti, soprattutto se a farla è una giovane professoressa che ha da poco perso la sua bambina e ad ascoltarla sono i suoi alunni, la classe alla quale Moriguchi Yuko rivolge un discorso di addio: "La mia Manami non è morta accidentalmente; è stata uccisa da qualcuno di voi". La figlia dell'insegnante di scienze aveva quattro anni quando, un mese prima della fine dell'anno scolastico alla scuola media, in una cittadina del Giappone, è stata trovata morta nella piscina dell'istituto. A causa di quello che tutti hanno ritenuto un incidente, la madre ha deciso di abbandonare per sempre il suo lavoro. Freddamente, quasi scientificamente definendoli A e B, la professoressa rende identificabili ai compagni i due ragazzi e rivela la sua scoperta di come essi abbiano premeditato e compiuto l'omicidio di una bambina indifesa. Inoltre, con altrettanta freddezza, l'insegnante comunica la sua decisione: non ha intenzione di denunciare i due assassini alla polizia. Ha invece già messo in atto una personale vendetta, atroce e immediata ma escogitata in modo che le devastanti conseguenze si manifestino lentamente, affinché i giovani criminali abbiano il tempo di pentirsi e trascorrere il resto dei loro giorni sopportando il fardello della colpa di cui si sono macchiati. Nelle settimane successive, attraverso un diario, un blog, una lettera, appare in tutta la sua spaventosa portata il perché del gesto compiuto da Nao e Shuya.

Un libro di una crudezza agghiacciante pur non ricorrendo a scene cruente.
Farne un'analisi e darne un'opinione non è facile, perché gli argomenti trattati e gli spunti di riflessione sono moltissimi. Credo che sia necessaria anche una premessa, il libro è ambientato in Giappone e, per chi, come me, è un po' appassionato di questo paese, non può non sapere del loro sistema sociale rigidissimo, del meccanismo scolastico duro e di quanto, in generale, la loro società sia piuttosto diversa dalla nostra tanto da avere, tra le altre piaghe, un tasso di suicidio giovanile davvero elevato. Molti elementi citati nel libro, possono sembrare eccessivi per chi invece è totalmente a digiuno di conoscenze nipponiche. Ebbene, non lo sono. Nonostante la forte caratterizzazione del racconto, vi sono moltissimi elementi riscontrabili in esseri umani che possono provenire da qualsiasi altra parte del mondo.
Il testo è di carattere puramente psicologico, tantoché, ad esclusione della prima parte, le altre non sono altro che un ripetersi degli stessi avvenimenti, visti da vari personaggi che popolano il racconto.
E' interessante notare come tali personaggi cambino (e con questo i sentimenti che prova il lettore nei loro confronti) al cambiare del punto di vista seguito. Per fare un esempio senza voler fare spoiler, quando parla la professoressa Moriguchi, Shuya appare in un certo modo; nella seconda parte raccontata dalla compagna di classe Mizuki, si vede il ragazzino sotto un'altra luce e il lettore è portato a pensare che forse non era come aveva detto la professoressa; quando a raccontare è lo stesso Shuya è come se il lettore si trovasse davanti la verità e, di nuovo, tutte le sue idee sul personaggio crollano e cambiano. Un'esperimento di psicologia davvero notevole che mi ha spinta ad andare avanti fino in fondo.
Oltre a questo, sottolineo solo il forte elemento di denuncia che si cela dietro il libro. L'intento dell'autrice di voler puntare il dito su alcuni tipi di situazioni è palese ed emerge già dalla prima parte, comprendente lunghi paragrafi didattici su vari aspetti del mondo giapponese (l'alimentazione, la cultura, il comportamento, la scuola e così via).
Visto che spendo sempre due parole anche sul finale, questa volta devo ammettere che, per quanto non felice, mi è piaciuto un sacco ed è stato assolutamente inaspettato.

Personaggi: I personaggi che compongono questo libro, sono, più che caratteristici in sé, la personificazione di 'figure', ruoli, che possono ritrovarsi nella società di oggi: la madre iperprotettiva, il genio incompreso, l'emarginato e così via. Parlare di loro, scorporandoli e senza rivelare niente della trama mi è pressoché difficile. Ammetto che è stato uno di quei rari casi in cui, pur essendo personaggi pessimi, mi sono piaciuti. Questo perché sono stati ben caratterizzati, spiegati, sviscerati nei loro pensieri e nel loro sentire. Poi si può essere concordi o meno sulle reazioni sul comportamento e su altro, ma io li ho trovati estremamente credibili.

Stile: Particolare anche questo. Tendenzialmente il libro è diviso in sei lunghi monologhi. Perfino all'inizio, quando la professoressa parla alla classe, è un suo lungo discorso, senza altre descrizioni, senza dialogo; la seconda e la quinta parte due lettere; le altre un diario, un sogno e una telefonata. Tutti monologhi. Assente quasi del tutto il discorso diretto, o forse è l'unico presente, trattandosi di cinque lunghissimi discorsi diretti, le descrizioni su tempi e luoghi, insomma tutto ciò che in genere caratterizza un racconto. Eppure, plauso all'autrice, non se ne sente la mancanza. Il linguaggio è fluido, pulito, semplice, ma non banale. Il ritmo incalzante che tiene piuttosto incollati alle pagine.

Giudizio finale complessivo: A me è piaciuto, senza mezzi termini. E mi è piaciuto nel suo complesso, per lo stile, per la caratterizzazione dei personaggi, per le varie analisi che vi si trovano e perfino per la storia, nonostante non sia, alla fin fine, particolarmente originale o significativa. Ciò che da valore al libro in questo caso, è il suo contorno: gli spunti di riflessione, la visione su una società diversa, la coerenza di pensieri e comportamenti. Sinceramente è qualcosa che mi riservo di riprendere in mano in futuro. Perde un voto perché in un paio di occasioni ho avuto l'impressione che i tempi non tornassero.
Voto: 9/10


giovedì 9 gennaio 2014

Recensione: La commedia umana di William Saroyan


Titolo: La commedia umana
Autore: William Saroyan
Edizione: Marcos Y Marcos
Prezzo:   10,00€
Trama: Homer è un ragazzino di quattordici anni pieno di entusiasmo. La famiglia Macauley, da cui proviene, è modesta: il babbo è morto e il fratello maggiore è partito per la Seconda guerra mondiale; eppure tutti si dedicano con energia a quel che va fatto: la mamma alle galline come all'arpa, la sorella agli studi e al pianoforte, e Ulysses è il fratellino più curioso del mondo. Homer, che di giorno frequenta il liceo, la sera si tuffa in bicicletta alla volta dell'ufficio del telegrafo, dove lavora come portalettere. Pochi giorni, e già si rivela come il messaggero più veloce della West-Coast. Entra così nel mondo degli adulti: il suo segreto è prendere sul serio le cose e i sogni per diventare qualcuno, anzi, capire di esserlo già.


Il primo cioccolatino dell'anno!
Letto anche questo in seguito ad una recensione altrui (e stavolta sono sicura che fosse di La lettrice rampante), si è rivelato un librino triste, ma al contempo dolce e positivo.
Siamo in America all'epoca della seconda guerra mondiale, Homer ha perso il padre e il fratello maggiore si è arruolato nell'esercito, ritrovandosi così a fare il capofamiglia a quattordici anni.
La storia inizia con l'assunzione di Homer come portalettere e da lì iniziamo ad incontrare e conoscere le figure che circondano la sua vita.
E' una trama comune per libri con quest'argomento, ma i personaggi che lo compongono sono tendenzialmente buoni, positivi. anche la tragedia è vista come qualcosa di inevitabile che si può solo accettare e così fanno loro.
Tanti sono gli spunti e i momenti intimi, in genere vissuti con gli occhi del ragazzino, ma talvolta anche con quelli degli adulti.
Forte la presenza dell'autore, soprattutto nel brano del venditore armeno e di suo figlio, unico punto del libro in cui le idee dello scrittore prevaricano la trama discostandosene e costruendo una sorta di manifesto di denuncia della propria condizione su suolo americano.
L'ho trovato francamente un filo fuoriluogo, ma suppongo che fosse tra i suoi scopi. Del resto tutto il romanzo, in più parti, svolge un ruolo di denuncia su determinate situazioni.
Nonostante questo, nel complesso, si mantiene positivo, esattamente come una qualunque altra commedia, in cui i personaggi, dopo mille disavventure, giungono al proprio lieto fine.
Il finale di questo libro è citofonato e prevedibile e questo, almeno nel mio caso, mi ha preparata all'inevitabile, ma, di nuovo, i sentimenti di cui è pervaso il libro permettono di accettarlo esattamente come fanno i personaggi, con tristezza ma anche con serenità.

Personaggi: Non è un libro in prima persona e, nonostante il protagonista sembri essere Homer, in realtà sono in molti ad alternarsi sul palco. Il ragazzino è colto nella sua fase di maturazione, in un età in cui sta cambiando, in cui potrebbe essere ancora bambino (e lo sarebbe stato in un altro periodo storico e contesto familiare), ma in cui è costretto a crescere e a porsi i primi interrogativi sulla vita e sull'uomo. Al suo fianco, il fratellino Ulysses (città Ithaca, probabilmente per echeggiare l'Odissea e il suo significato) età e curiosità di un bimbo di quattro anni. Assistiamo anche alle sue, di avventure, che ci mostrano uomini giganteschi ma dal cuore d'oro, amici veri, bambini che guardano altri bambini. La madre è una figura al contempo vaga e presente. Suoi alcuni dei momenti più forti e più toccanti. Assieme a loro tutti gli altri, anche se mi riservo di citare il più bello di tutti: il capotelegrafista Spangler. Un uomo vero, terribilmente umano, che fa la cosa giusta anche quando sembra sbagliata, che capisce le persone e sa leggere nei cuori altrui come pochi sanno fare.

Stile: Un misto di accusa e polemica, bontà e positivismo come solo gli esseri umani sanno essere. Saroyan è stato bravo nel dare al proprio stile, le stesse caratteristiche di una persona riuscendo ad essere, secondo il momento: pungente, polemico, dolce, rassegnato, sereno e così via. Ne risulta un libro 'umorale' che coinvolge molto e lascia in bocca vari sapori, ma per fortuna su tutti prevale lo zucchero, anche quando è amaro. La tempistica non è ottimale con alcuni passaggi più lenti ed altri incalzanti, inoltre si sofferma molto su determinati argomenti rallentando la storia.

Giudizio finale complessivo: Un libro triste ma bello sulla forza di chi la guerra non l'ha vissuta in prima linea ma, in un certo senso, l'ha fatta lo stesso, cercando di vivere in maniera più normale possibile quando niente era normale. Su coloro di cui non si parla mai, perché al 'sicuro' nelle proprie case, senza considerare che invece la guerra arrivava dovunque, arrivava a tutti, anche ai ragazzini di quattordici anni costretti a recapitare a madri e mogli annunci che le avvisavano che i loro cari a casa non sarebbero tornati più. Un libro sul senso di perdita e di mancanza, non solo di oggetti materiali, ma soprattutto di cose che si trovano dentro di noi.
Io l'ho adorato, i suoi personaggi più della storia, perché anche se piccolo, mi ha insegnato molto.
Voto: 9/10