venerdì 28 febbraio 2014

Recensione: Il messaggero dell'angelo (Lost angels 02) di Heather Killough-Walden


Siamo già a fine Febbraio? Caspita, ancora un po' e dovrò già pensare di nuovo ai regali di Natale. Il tempo a me non passa, scappa. Letteralmente. Di positivo c'è che, con l'arrivo della primavera, dovrebbe passarmi la tosse secolare che ho preso (io prendo la tosse più o meno una volta l'anno, da Ottobre ad Aprile).
Ok, dei miei acciacchi da vecchia rimbambita non vi frega niente, per cui vi lascio la mia opinione su questo librino che ha subito qualche battuta di arresto, ma alla fine si è lasciato leggere.


Titolo: Il messaggero dell'angelo (Lost angels 02)
Autore: Heather Killough-Walden
Edizione: Leggereditore
Prezzo:   € 10,00
Trama: Dall'inizio del tempo, i quattro arcangeli Michele, Gabriele, Uriel e Azrael, hanno desiderato poter conoscere il vero amore. Quando quattro angeli di sesso femminile sono stati creati per loro, il caos generato dalla gelosia è diventato incontrollabile, e le quattro donne sono state allontanate spingendo gli arcangeli a cercarle senza sosta per millenni. Per centinaia di anni, Gabriele si è spacciato per un comune abitante della Scozia. Pochi sanno che è il potente Messaggero, segretamente alla ricerca per tutto il mondo dell'unica donna in grado di completarlo...finché non trova l'oggetto del desiderio in un pub affollato e rumoroso. Juliette Anderson è sempre stata un tipo razionale, ma quando incrocia Gabriele il suo mondo viene capovolto, nonostante l'istinto le dica di fuggire. Non appena la verità sulla sua identità verrà rivelata, Juliette dovrà fare i conti con il proprio destino, e soprattutto con l'uomo misterioso che le infiamma il cuore.

Vi avevo già parlato del primo libro di questa serie qui e, senza andare a rileggersi quel commento,  vi ricordo che il libro non mi aveva colpito più di tanto. Perché continuare con il secondo? Bé, perché qualche elemento curioso lo aveva, perché gli arcangeli sono quattro e a me incuriosiva tanto Michele, che è l'ultimo, quindi, onde evitare di perdere elementi della storia, ho deciso di affrontare anche i due libri centrali, e, infine, perché il secondo e il terzo della serie li ha la mia consocia che me li ha prestati e mi ha riferito essere un pelo meglio del primo. Fidandomi della sua parola ho affrontato questo secondo tomo e le ho dato in parte ragione.
L'arcangelo coinvolto è Gabriele che, esattamente come il fratello Uriel, pur cercando la propria cherubina da 2000 anni, pare abbia frequentato ogni letto scozzese che gli si sia presentato in questo arco di tempo. Non proprio un esempio di comportamento angelico. Diciamo che questa è una delle cose che, già con il primo libro, mi aveva fatto storcere il naso: più che arcangeli, sembrano maniaci sessuali, volgari, rozzi e assolutamente incapaci di comportarsi a modo. Come se non bastasse, hanno la brutta caratteristica di perdere la testa quando incontrano la propria cherubina peggiorando terribilmente il loro già pessimo carattere. Almeno i primi due. Ho la speranza che Azrael e Michele siano un filo meglio.
Due libri uguali quindi? Onestamente fino alla metà l'ho pensato e temuto, poi per fortuna, la storia varia un po'. Non di tanto, ammettiamolo, ma rispetto al primo si vengono a scoprire nuovi elementi sulle cherubine, su cosa è capitato loro e anche sugli adariani, che in questa seconda parte emergono di più e sono più presenti.
Ho apprezzato molto questo leggero evolversi, soprattutto perché in questo modo il primo libro costituisce una sorta di introduzione e questo entra di più nella storia iniziando a mostrare un disegno più grande della semplice ricerca dell'anima gemella angelica. Non solo, se nel primo libro l'antagonista sembrava Samael, deciso a prendersi una cherubina per sé, in questo secondo gli obiettivi dell'ex favorito appaiono più fumosi e fanno intendere altro, mentre i veri 'cattivi' iniziano ad essere gli adariani, che hanno anche il buon senso di crepare, almeno alcuni, riducendo così il loro numero.
Migliora anche la storia d'amore. Benché la cherubina di turno continui ad essere sul rincoglionito andante, stavolta si mostra un filo più coerente, sia la ragazza sia la situazione. Gabriele no, dal momento che, incomprensibilmente, invece che pensare a portare in salvo una creatura tanto amata e preziosa e farsi voler bene da lei, si preoccupa di ricreare l'alcova dei suoi sogni e farci ciò che si fa in tali luoghi.
Poi si stupisce anche che accada ciò che accade.
La gestione dei finali e delle scene concitate ancora non è il massimo per quest'autrice, sono ancora un po' confuse e con personaggi che saltano fuori senza che poi facciano niente di particolare. Inoltre, per quanto nel libro i poteri angelici vengano sfruttati di più, nelle scene delle battaglie tendono a sparire ancora troppo.
E poi, Heather, basta con sta villa che funziona da portale! L'abbiamo capito, accorcia le storie di 100 pagine e smettila di ricordarlo.

Personaggi: Gabriele, come il fratello, è affetto dalla sindrome dello scaricatore di porto impenitente che salta in ogni letto e ci prova con ogni ragazza, fino a diventare una specie di maniaco sessuale quando incontra la propria cherubina. Ora, fosse in astinenza (come dovrebbe essere un angioletto casto e puro) da duemila anni, un pelino capirei, ma visto i suoi innumerevoli e ripetuti sfoghi, poteva comportarsi anche meglio. Non mi stupisce affatto che la fanciulla in questione gli tiri uno sganassone e si lasci incantare da chi un angelo lo è davvero. Ora non per dire che noi donne ci facciamo abbindolare facilmente, ma uno ti vede e ti attacca al muro, l'altro ti invita cavallerescamente a cena e non alza un dito su di te, mi sembra che non ci sia proprio paragone.
La nuova cherubina è tale Juliette Anderson che per la prima metà del libro è sul tonto andante come la precedente. Poi per fortuna migliora dimostrandosi molto più forte e lucida di Eleanor. E anche meno piagnucolosa, onestamente. Da un certo punto in poi mi è piaciuta molto di più, rimane abbastanza obiettiva, segue la sua natura e non si lascia piegare facilmente. Anche i sui poteri sembrano più ampi e lei molto più in grado di governarli. Ho apprezzato anche la scelta di farla piccola e esile. Sempre bellissima e perfetta (in fondo è una cherubina) ma bassa, sottile, piccolina. Tanto per ricordare che la bellezza non si trova solo nelle modelle altissime.
Molto più presenti gli adariani, sia con il loro capo Abraxos che con alcuni di loro (tipo Ely, Daniele e Mitchell). Non è rimasto niente a loro di angelico e somigliano molto più ai demoni dell'inferno.
Due paroline sul mio preferito che stavolta compare poco: Samael. Doveva essere l'antagonista e i suoi obiettivi rimangono oscuri, però, devo ammetterlo, è l'unico vero angelo della storia. Per quanto si sforzi a fare l'intrigante è sempre lì che aiuta; per quanto sembri che trami chissà cosa, alla fine non infierisce. E' sempre educato, gentile, premuroso e sempre presente dove c'è bisogno di lui. Come si fa a non preferirlo? Si vocifera che la serie comprenda un quinto libro che lo vede protagonista. Ecco, io ci spero.

Stile: Nonostante continuino le scene assurde nei momenti sbagliati (vedi sti due che si rotolano nel letto invece di pensare a mettersi al sicuro), ho trovato il modo di scrivere dell'autrice molto migliorato. Più coerente e più convinta della storia che sta scrivendo è riuscita anche a coinvolgermi maggiormente. Meglio distribuite anche le informazioni e i dettagli. Ancora troppe le ripetizioni (tipo la casa portale, alcuni poteri e alcune caratteristiche degli angeli), ma nel complesso la storia scorre meglio e, dopo la metà del libro avvince anche abbastanza. Un po' troppi i superlativi e un filo scadenti i dialoghi, ma confido in un ulteriore miglioramento.

Giudizio finale complessivo: Un libro che ho trovato a due marce. Lenta la prima metà troppo simile per avvenimenti e comportamenti, al primo libro. Poi le differenze tra i protagonisti del primo e del secondo fa decollare un po' di più la trama e le pagine vanno via meglio. Di base non ci sono elementi innovativi e la costruzione è identica all'altra, con modalità leggermente (troppo leggermente) diverse, ma alla fin fine fa piacere leggerlo, soprattutto perché il finale incuriosisce abbastanza da invogliare a leggere il terzo.
Non è stata la lettura dell'anno, non mi ha lasciato impressioni profonde, né massime da conservare, ma è stato comunque piacevole e rilassante.
Voto: 7/10

Trovate QUI la recensione del primo libro della serie: La notte degli angeli caduti (Lost angels 01)



giovedì 27 febbraio 2014

Recensione: Di me diranno che ho ucciso un angelo di Gisella Laterza

E' dall'inizio dell'anno che questo libro mi si ripropone, così alla fine l'ho ascoltato e mi ci sono dedicata. Aveva tutte le ragioni per proporsi ;)



Titolo: Di me diranno che ho ucciso un angelo
Autore: Gisella Laterza 
Edizione: Rizzoli
Prezzo:  € 15,00
Trama: E' quasi l’alba. Aurora, di ritorno da una festa, sta per addormentarsi sul tram che la porta a casa. Forse è stanca e stordita, forse sta solo fantasticando, ma lo sconosciuto che all’improvviso le rivolge la parola ha un fascino così misterioso da non sembrare umano. In un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, Aurora ascolta la sua storia. La storia di un angelo caduto sulla terra per amore di una demone, deciso a compiere un lungo viaggio alla scoperta dei sentimenti umani per divenire mortale. Un’avventura che forse non è soltanto una fiaba, perché raccontare una storia – e ascoltarla – è il primo passo per farla diventare reale.



<<Lei era il suo cielo sbagliato.>>

Ambientazione strana, quella di questo libro, infatti si svolge per la maggior parte su un tram, in un viaggio di ritorno verso casa. Aurora è reduce da una festa e da una sbronza in cui ha cercato di annegare l'infelicità. Improvvisamente, viene avvicinata da un ragazzo bellissimo che le chiede come può diventare umano. Affascinata e convinta che sia un sogno rimane ad ascoltarlo, talvolta con difficoltà, talaltra con scetticismo e gelosia, mentre il tram continua a viaggiare senza arrivare mai.
Ascolta così il racconto di una bellissima storia d'amore, di amanti che si cercano pur impossibilitati a stare insieme. La storia di un angelo, così puro da non riconoscere l'amore e i sentimenti, e di una demone, che invece i sentimenti li conosce, ma li prova tutti assieme, schiava delle proprie pulsioni, senza riuscire a distinguere i buoni e i cattivi.
Aurora e il lettore ascoltano la storia della ricerca dell'entità amata e intanto conoscono tutti i personaggi strani e speciali che i due incontrano nel viaggio. Sogni spezzati e infranti, infelicità e consigli che porteranno i due a conoscere e a capire cosa vuol dire essere umani.
E per tutto il libro una domanda, la cui risposta è affidata al lettore: perché agli umani piace vivere? Se fa soffrire, se l'amore è crudele, se la vita è un soffio di fumo, perché agli umani piace vivere?

Personaggi: Difficile stabilire una gerarchia tra i personaggi. Aurora ci viene presentata per prima e sembra la protagonista, in realtà è più una spettatrice, una delle tante persone che lasciano qualcosa all'angelo e lo avvicinano ad essere umano. E che riceve qualcosa da lui. Una ragazzina dolce, profonda, meno superficiale di quanto il suo abbigliamento lasci intendere. L'angelo non ha un nome, gli verrà dato alla fine dall'unica che ha il diritto di farlo, e fa tenerezza nella sua ingenuità di non sapere cosa vuol dire amare e non rendersene neanche conto. E' un angelo vero, buono, generoso, dolce. Un personaggio che mi è piaciuto e che mi ha commosso spesso.
La demone compare meno, dopo la metà del libro, ed è un po' meno approfondita degli altri due. Sarà il suo essere femmina, ma è un pochino più sveglia e capisce cosa prova, anche se il suo viaggio, non si prospetta meno faticoso: lei le emozioni le prova tutte, ma tutte assieme e tutte annodate. Dovrà imparare a gestirle, a riconoscerle e a distinguerle.
Gli altri personaggi sono figure, storie, racconti, di vita e d'amore.

Stile: Dolce, bellissimo e poetico. Mi ha spiazzata all'inizio perché non me lo aspettavo da un'autrice così giovane, ma poi mi sono lasciata incantare e conquistare. Le parole scorrono fluide e melodiche e in tutto il racconto aleggia un senso di pace e quiete che sembra derivare direttamente dall'angelo protagonista. Niente costruzioni elaborate, tecnicismi o paroloni, solo tanta semplicità e buon orecchio alle melodie delle frasi. Brava davvero.

Giudizio finale complessivo: Un libro che ammicca un po' allo young adult senza esserlo fino in fondo e non posso negare che questo mia sia piaciuto moltissimo. Niente ragazzine fighe che si vedono brutte e che cadono dal pero appena il belloccio di turno rivela di essere angelo/vampiro/licantropo/alieno/qualunquecosanonsiaumana. Sì Aurora rimane un po' perplessa e affascinata dal ragazzo, ma non è la protagonista e non è sua la storia. Ho adorato tutti i piccoli racconti e tutte le figure che popolano tali storie, che hanno lasciato anche a me tante cose, proprio come all'angelo.
Ho trovato il finale un po' troppo breve rispetto al resto, avrei preferito qualcosa di più ampio e di più approfondito, ma è anche uno di quei casi in cui il fulcro del libro è la ricerca, non il finale, quindi va bene anche così.
Voto: 8/10

mercoledì 26 febbraio 2014

W. W. W. ... Wednesdays #31

Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

What are you currently reading?
What did you recently finish reading?
What do you think you'll read next?


Ecco qui le mie risposte di oggi!


What are you currently reading?

Di me diranno che ho ucciso un angelo
Gisella Laterza


What did you recently finish reading?

Una luna magica a New York
Suzanne Palmieri

 Charlotte
Antonella Iuliano

Cinder - cronache lunari
Matissa Meyer

What do you think you'll read next?

Il messaggero dell'angelo
Heather Killough-Walden

E voi? Cosa state leggendo, avete letto, leggerete?



martedì 25 febbraio 2014

Teaser Tuesdays #34


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 



Ecco a voi il mio teaser di oggi.

<< Per la  prima volta Michele Corella si rese conto di quanto poco conoscesse il giovane uomo che gli si stagliava davanti, una figura alla quale a stento riusciva a dare una forma. L'enormità di quell'ambizione nuova e inaspettata lo investì, spazzando via in un istante tutto ciò per cui credeva di aver combattuto fino ad allora, tutto ciò per cui aveva pensato di dover credere.
Michele si sentì piccolo e al contempo grande per essere stato reso partecipe di quel sogno, che aveva emesso il primo spaventoso vagito in quella sala buia.
Un altro legame con il passato era stato reciso, un altro ponte era precipitato alle loro spalle, lasciandoli senza possibilità di ritorno. Nulla avrebbe più potuto essere come prima.
«L'unico limite al potere è la volontà, Micheletto» rispose Cesare sibillino.
Michele seppe con certezza che non ci sarebbe stato bisogno di porre altre domande.
La pioggia prese a scrosciare più forte sulla città assediata. >>


Corella - L'ombra dei Borgia
Federica Soprani
(Recensione QUI)

Qual è il vostro teaser? ^_^

lunedì 24 febbraio 2014

Recensione: Una luna magica a New York di Suzanne Palmieri


Titolo: Una luna magica a New York
Autore: Suzanne Palmieri
Edizione: Garzanti
Prezzo:  € 14,90
Trama:  New York, fiocchi di neve si posano leggeri sul tetto e i due comignoli fumanti si intravedono appena. Eleonor è davanti alla vecchia casa. L'ultima volta che è stata lì da bambina la luce della luna colorava d'argento le foglie dell'acero in giardino. Eppure i ricordi di quella lontana estate sono avvolti in una fitta nebbia. L'unico particolare rimasto impresso nella sua memoria è l'intenso aroma di caffè che avvolgeva le stanze. Eleonor ha dimenticato ogni altra cosa. E sa che da allora tutto è cambiato. La madre l'ha portata via da quel luogo, dalle donne della sua famiglia e dal loro dono speciale: prevedere il futuro. Un dono che è anche una pericolosa maledizione. Ma adesso è qui che Eleonor ha deciso di trovare rifugio. Ha scoperto di essere incinta e il suo solo desiderio è fuggire. Fuggire dalle sue paure. Dalla madre e dal fidanzato per proteggere il suo bambino. Un misterioso richiamo la spinge verso il suo passato. Verso il posto da cui provengono le sue radici. Eleonor sente che la nonna e le prozie possono darle il sostegno di cui ha bisogno. Perché, nonostante il passare degli anni, le anziane donne non hanno mai smesso di volerle bene. Giorno dopo giorno tra quelle mura, nel silenzio di una buia soffitta, la nebbia intorno ai ricordi di Eleonor a poco a poco si rischiara e ciò che è rimasto celato per tanto tempo aspetta solo di essere svelato...

Credo di aver esaurito le letture in mio possesso su questa città.
In realtà in questo caso New York c'entra poco, ossia, pur essendo teatro della vicenda, la città è poco presente, non rappresentata, non descritta.
Si tratta semplicemente del luogo dove l'autrice ha stabilito i personaggi abitassero, ma avrebbe potuto dire Detroit, Tokio, Roma e non sarebbe cambiato niente. Un non luogo in pratica.
Probabilmente ha un suo perché, collegato alle streghe (anche se loro non amano definirsi tali) della storia. Un briciolo di magia che rende magico qualunque luogo, per tanto uno vale l'altro.
Eleanor si ritrova incinta di un ragazzo che la picchia e con una madre che la ostacola in tutti i modi. Non ha ricordi dei suoi primi anni di vita, ma si sente legata ad un posto particolare: la casa dove vive la nonna materna con le due sorelle. Decide quindi di tornare lì per sfuggire a persone che le provocano solo dolore e per capire cosa sia accaduto tanti anni prima.
Ritrova le tre arzille vecchiette che non le fanno mistero dei loro poteri di veggenti, del loro uso della magia e delle loro stramberie. Tanto che ben presto lei stessa viene istruita.
Assieme a loro ritrova anche Anthony che non fa mistero dei suoi sentimenti per lei e che piano piano le solletica i ricordi, mostrandole quanto siano fatti l'uno per l'altra.
Misteriosi sono invece i frammenti di ricordi di Elly, fino all'ultimo non è chiaro perché le siano stati portati via, come, cosa avesse scoperto e cosa era accaduto nel passato.
La narrazione procede su due binari con incursioni in un terzo: Elly racconta il presente, la prozia Itsy molto spesso il passato e, qualche volta, si fa cenno ad un tempo di mezzo, di quando Elly era bambina e aveva passato un periodo nella casa.
Finale bello, dolce e magico.

Personaggi: Eleanor è una delle protagoniste. Incasinata, senza ricordi, con rapporti che non sa gestire, ha bisogno di un luogo dove sentirsi sicura e rimettersi a posto. Mi è piaciuta la sua fragilità, le sue insicurezze, quel non voler fare la dura pur essendo, alla fine, una ragazza piuttosto forte. Le tre zie mi hanno divertita da matti e forse un po' matte lo sono. Tanti insegnamenti, tanti consigli e una visione della vita un po' alternativa, ma da tre veggenti è prevedibile. Carmen è la madre che non augureresti a nessuno: cinica, fredda, quasi cattiva verso la figlia, non muove mai un dito per aiutarla, né per appianare le incomprensioni. Soprattutto è impensabile che abbandoni la figlia nella mani di uno che la mena. I maschietti mi sono piaciuti un po' meno. Li ho trovati entrambi eccessivi. Anthony un po' troppo perfetto, anche se molto dolce e premuroso; l'altro... eccessivo e neanche tanto coerente. Prima viene detto che commette violenza solo in privato perché conserva al di fuori, l'aspetto di bravo ragazzo, ma a fine libro diventa un violento anche in pubblico, snaturando il ruolo e la psicologia iniziale. Un po' troppo ad uso e consumo dell'autrice e della vicenda.

Stile: Credo sia la nota più negativa, perché per quanto la vicenda si snodi in maniera piuttosto regolare ho provato un costante senso di raffazzonato. Dialoghi non chiari in cui spesso mi sono chiesta di che stessero parlando o del perché dicessero così, quasi l'importante fosse l'effetto della frase e non il contesto. Cambi di umore che neanche uno schizofrenico; molte cose sono lasciate poco approfondite, in primis il discorso sulla magia. Anche gli stessi personaggi mi sono sembrati poco approfonditi psicologicamente. Si salva la protagonista, di cui si apprezza una certa evoluzione, ma tutti gli altri sono tratteggiati leggermente e poi lasciati lì.

Giudizio finale complessivo: Una storia bella, dolce e magica che mi sarebbe piaciuta molto di più se fosse stata raccontata in un altro modo.
Se non si fa caso allo stile un po'... immaturo dell'autrice, la vicenda scorre via tranquillamente, ma con quel pizzico di curiosità che spinge ad andare sempre avanti.
Da un punto di vista soggettivo, anche le rivelazioni non mi sono sembrate così eclatanti da giustificare tutta l'attesa che vi si era creata, inoltre alcuni elementi poteva essere sfruttati meglio.
Peccato.
Voto: 6/10


venerdì 21 febbraio 2014

Recensione: Cinder - Cronache lunari 01 di Marissa Meyer

Avrei dovuto e voluto leggerlo assieme ad un gruppo di lettura, ma purtroppo non ci sono riuscita, però era da tanto che era in lista e mi sono decisa ugualmente.
So che di questo titolo esistono tante recensioni e forse una in più non è necessaria, ma visto che a me piace sempre leggere tutti i pareri possibili su un libro, vi fornisco anche la mia opinione.


Titolo: Cinder (Cronache lunari 01)
Autore: Marissa Meyer
Edizione: Mondadori
Prezzo:  € 17,00
Trama:  Cinder è abituata alle occhiate sprezzanti che la sua matrigna e la gente riservano ai cyborg come lei, e non importa quanto sia brava come meccanico al mercato settimanale di Nuova Pechino o quanto cerchi di adeguarsi alle regole. Proprio per questo lo sguardo attento del Principe Kai, il primo sguardo gentile e senza accuse, la getta nello sconcerto. Può un cyborg innamorarsi di un principe? E se Kai sapesse cosa Cinder è veramente, le dedicherebbe ancora tante attenzioni? Il destino dei due si intreccerà fin troppo presto con i piani della splendida e malvagia Regina della Luna, in una corsa per salvare il mondo dall'orribile epidemia che lo devasta. Cinder, Cenerentola del futuro, sarà combattuta tra il desiderio per una storia impossibile e la necessità di conquistare una vita migliore. Fino a un'inevitabile quanto dolorosa resa dei conti con il proprio oscuro passato.

Si dice che certe cose non cambino mai e forse è vero. Infatti qui siamo nel futuro (in un futuro imprecisato dopo un'ancora più imprecisata Quarta guerra mondiale), ma esistono ancora le Cenerentole. O almeno ne esiste almeno una: la protagonista.
Avete presente la povera orfanella maltrattata dalla matrigna e dalle sorellastre che gliene fanno passare di tutti i colori e la deridono pure? Ecco, proprio lei. Qui, nel futuro. Peccato che non sia propriamente una delicata fanciulla. La Cenerentola di questa storia è un meccanico, e mica uno qualunque, il migliore della città. Sarà perché lei è mezza cyborg e tra simili si intendono?
Comunque sia, il bellissimo principe Kaito ha bisogno di lei e chi è lei per rifiutare qualcosa a Sua Maestà?
Anche se ho voluto scherzare un po' nell'incipit, ammetto che questa rivisitazione della celebre fiaba è un lavoro di tutto rispetto.
L'autrice ha spostato tutto nel futuro, preoccupandosi anche di 'posticipare'tutta l'ambientazione, le caratteristiche, gli elementi e perfino i personaggi della storia in modo da non creare discrepanze e da non dare al lettore l'impressione che si sia nel futuro solo perché c'è scritto.
Se si pensa alla fiaba ci si accorge che non manca niente, ma anche senza i paragoni, Cinder è una bella storia, fresca e divertente e potrebbe benissimo essere originale.
Anzi è originale. Sia dal punto di vista innovativo, sia perché, comunque, la Meyer si è preoccupata di aggiungere altro. Così arrivano i terribili lunari e, sopra tutti, la crudele e manipolatrice regina Levana che mira al principe e, soprattutto, a comandare la terra e i terrestri.
Un paio di note di rammarico: la prima è che subito all'inizio c'è uno spoiler che mi è spiaciuto leggere, il secondo è che... non finisce. Speravo che fosse una serie, con i romanzi tutti staccati e leggibili singolarmente. Invece no. Devo procurarmi il secondo per sapere come va avanti.

Personaggi: Il miglior meccanico della città è una ragazza di circa 16 anni, leggermente androgina, scontrosa e con una discreta linguaccia. Il suo aiutante di fiducia? Iko, una piccola cyborg vecchio modello. Ecco, mi permetto di segnalare la cosa ai lettori distratti come me: Cinder è un'umana con delle parti robotiche (ha perso una parte del proprio corpo in un incidente), mentre quasi tutti gli altri cyborg a cui si fa riferimento sono dei robottini solo vagamente umanoidi. Mi è piaciuta questa versione 'tosta' di Cenerentola. Sì, diventa un po' monotona nel suo ripetere sempre 'c'è troppa differenza tra me e il principe' e simili, ma in fondo la si perdona. E' troppo simpatica.
Il principe, per fortuna, è un po' più presente del suo originale, non si limita ad inchinarsi e ballare con le ragazze, ma si reca da Cinder, cerca di sostituire il padre, impara la diplomazia e... cerca disperatamente di strappare un sì.
Le sorellastre? Presenti, anche se Peony vuole davvero bene a Cinder e la maltratta un po' meno rispetto alla sorella e alla madre.
Quest'ultime due rispettano abbastanza il loro ruolo.
Come dicevo ci sono anche elementi nuovi, come una terribile malattia e un team di dottori che cercano di debellarla. Su di loro mi pronuncio un po' meno perché ho paura di fare spoiler, comunque ho apprezzato questa parte 'aggiuntiva'.
Per finire i lunari. Ben distanti dalle creature algide e dolci che il nome potrebbe far immaginare, questi ex umani sono sì bellissimi, ma tendenzialmente crudeli e manipolatori. Le differenze rispetto alla terra permettono loro di eccellere in quest'arte e di mentire di continuo, mostrando ai manipolati un volto e sentimenti che non provano affatto. Una visione del nostro satellite molto originale (e inquietante)

Stile: Sullo stile non credo di aver molto da dire. L'autrice utilizza la terza persona per potersi spostare in vari luoghi e mostrare fatti che da un punto di vista solamente soggettivo non sarebbe possibile vedere. Nonostante i sentimenti siano principalmente quelli di Cinder, ho trovato molto ben caratterizzati anche il principe, il dottore e la regina Levana. In ogni caso anche per gli altri non si ha l'impressione che siano mere controfigure. Le descrizioni di questo mondo futuro sono abbastanza ben fatte, anche se l'autrice ha adottato una tecnica forse più semplice rispetto a tanti altri autori di distopici. Invece di inventarsi un mondo futuro complicato e strano con il rischio di essere grottesca e troppo 'avanti', ha adattato il mondo corrente a come potrebbe effettivamente essere tra un ... 200 anni? Forse sì. Questo lo ha reso molto reale, vicino a noi e facile da immaginare.

Giudizio finale complessivo: Oh bé, mi è piaciuto, si nota? Davvero. E ne sono stata contenta. Quando di un libro si parla tanto ho sempre il timore di trovare qualcosa che mi delude, invece Cinder è stata una bella lettura. Tant'è che, in genere, tra un libro e l'altro di una saga, faccio sempre passare del tempo per far 'decantare' la storia e poi gustarmi la successiva parte in pace. In questo caso invece, non vedo l'ora di avere in mano Scarlet, nella speranza che, oltre a leggere una storia nuova, ci siano anche le risposte a questa prima parte.
Spero di poter tornare presto a cinguettare felice sul seguito.
Voto: 8/10


giovedì 20 febbraio 2014

Recensione: Charlotte di Antonella Iuliano


Titolo: Charlotte
Autore: Antonella Iuliano
Edizione: La caravella
Prezzo: € 13,00
Trama:  Charlotte sa di non essere una ragazza comune e spesso si domanda perché preferisce alla realtà il mondo immaginario racchiuso dentro di sé. Qualcosa le bussa dentro anche se non sa cosa. Quando però per la prima volta i suoi occhi si posano sulle pagine scritte da una delle famose sorelle Brontë, quel qualcosa improvvisamente esce allo scoperto. Charlotte avverte finalmente un senso di appartenenza e una sete di sapere che la porterà a conoscere una donna, la signora Cloe, il cui passato riposa tra pagine dimenticate e grazie alla quale scoprirà l'immenso valore della letteratura. Conoscerà donne che amavano leggere, donne che amavano scrivere, le cui parole hanno attraversato i secoli. E così "come Charlotte Brontë" diventerà il motto della sua vita.


Questo è uno di quei libri che non sapevo come prendere e anche darne un'opinione non è facile.
La storia è molto dolce con Charlotte che prima scopre la lettura e poi la signora Cloe che le insegna, non solo a leggere, ma anche a scrivere, a tirare fuori il talento che c'è in lei.
Ci sono state però tante cose che mi hanno fatto storcere il naso. Prima di tutto l'ambientazione. Viene detto che la storia inizia nel 1950, ma, pur non essendo una storica esperta, comportamenti e dialoghi sembrano molto più moderni e ho dovuto ricordarmi costantemente che avveniva nel dopoguerra.
L'intreccio avrebbe dovuto esserci, ma in realtà più che una trama intrecciata è una trama sequenziale: prima accede questo; poi si scopre quello; poi compare un altro personaggio e accade un'altra cosa ancora. Avrei preferito di gran lunga elementi e momenti sparsi qua e là che convergessero poi nel finale.
I sentimenti della protagonista non mi sono arrivati. Non mi avesse detto che era innamorata non l'avrei mai capito.
Onestamente mi dispiace muovere tanti appunti, perché, ribadisco, la storia è bella. Per l'amore che trapela per i libri e la scrittura, per l'amicizia delle due protagoniste, per il senso di rivalsa che lo pervade.
Molto accurata la parte sulle sorelle Bronte che mi ha fatto scoprire alcune cose che non sapevo.

Personaggi: Essenzialmente Charlotte. Anche se il romanzo ci viene narrato dall'esterno, è lei che viene seguita e sono suoi tutti i pensieri che ci vengono mostrati. Una ragazza giovane, inesperta, che scopre di avere un talento naturale per la scrittura. Un sogno che molti lettori vorrebbero vedere avverarsi. L'ho trovata comunque poco credibile per la sua epoca, troppo irriverente, sfrontata.
L'unica altra figura che viene approfondita un po' è quella della signora Cloe. A causa del suo passato vede in Charlotte la figlia che non ha avuto e cerca di tirare fuori il suo talento, realizzando al contempo anche un suo vecchio sogno. Mi sarebbe piaciuto vedere di più i suoi pensieri e vedere analizzati i motivi del suo comportamento.
Tutti gli altri hanno dei 'ruoli' che svolgono come richiesto, ma senza che vengano approfonditi.

Stile: Altra pecca del libro. La scrittura mi è sembrata troppo semplicistica ed elementare. Registro medio ma ampiezza del vocabolario piuttosto ridotta. Non ci sono volgarità, ma i dialoghi sono piatti e troppo moderni. Non è un disastro, è scorrevole e sostanzialmente corretta (a parte refusi sparsi qua e là), ma non l'ho trovata piacevole da leggere.

Giudizio finale complessivo: Nel mezzo. Non saprei in quale altro modo posizionarmi. Mi è piaciuta la storia e alcuni suoi elementi come la forza di Cloe e Charlotte, la dedizione e la costanza della ragazza, la sua crescita. Non mi sono piaciute tante altre cose che hanno minato davvero molto la positività del mio giudizio.
Peccato
Voto: 5/10

mercoledì 19 febbraio 2014

W. W. W. .. Wednesdays #30


Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

What are you currently reading?
What did you recently finish reading?
What do you think you'll read next?


Ecco qui le mie risposte di oggi!

What are you currently reading?

Charlotte
Antonella Iuliano


What did you recently finish reading?

I figli del pozzo di carne
Federica Soprani e Vittoria Corella



What do you think you'll read next?

Cinder
Marissa Meyer

E voi? Cosa state leggendo, avete letto e leggerete?



martedì 18 febbraio 2014

Teaser Tuesdays #33

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 



Ecco a voi il mio teaser di oggi. XD

<< «Pronto?». La voce che mi risponde è mezza addormentata, roca.
«Ciao, Kate».
«Drew? Come... come hai avuto il mio numero?»
«L'ho cercato nella tua scheda personale».
Sì, quelle informazioni dovrebbero essere riservate, tuttavia ho chiesto un piccolo favore. Io gioco per vincere, e non necessariamente secondo le regole.
Mi sdraio sul divano mentre le immagini di Kate a letto mi danzano nella testa.
«Allora... cosa indossi?»
Clic.
E' andata bene.
Riprovo di nuovo.
«Pronto».
«Stavi pensando a me prima che ti chiamassi, vero?».
Clic.
Sorrido e compongo di nuovo il numero.
«Cosa?»
«Nel caso in cui te lo stessi domandando, le ho ancora io».
«Hai ancora cosa?»
«Le tue mutandine. Quelle di pizzo nero. Sono nel mio cassetto. A volte quando dormo le tengo sotto al cuscino».
Da maniaco? Forse.
«Tieni trofei di tutte le tue vittime? Fa parecchio serial killer».
«No, non di tutte. Solo le tue».
«Dovrei sentirmi lusingata? Perché "nauseata", è la parola giusta».
«Speravo potessimo aggiungerne un altro paio alla collezione».
Clic.
La situazione sta diventando ridicola.
Ritento.
«Cosa. Diavolo. Vuoi?».
Te.
E me.
Bloccati su un'isola deserta per una settimana. >>



Non cercarmi mai più
Emma Chase

Qual è il vostro Teaser? :)


lunedì 17 febbraio 2014

Recensione: I figli del pozzo di carne- Victorian Solstice 3 di Federica Soprani e Vittoria Corella


Titolo: I figli del pozzo di carne (Victorian Solstice ep.03)
Autore: Federica Soprani & Vittoria Corella
Edizione: Lite edition
Prezzo:   € 1,99
Trama: Nella Londra Vittoriana Uomini Neri e Boogeymen esistono davvero. I Mostri sono veri e hanno fame. Vengono e portano via quelli che hanno più paura. Per sconfiggere i Mostri ci vuole coraggio, follia e un pizzico di disperazione. Una nuova avventura di Jericho e Jonas nella pancia della Londra più nera.




*Attenzione, può contenere spoiler per chi non ha letto i primi due*


<<Siamo tutto quello che rimane delle persone che ci hanno amato e se ne sono andate.>>

Nella fumosa Londra della regina Vittoria si è venuta a formare una singolare coppia di investigatori: Jonas Marlowe e Jericho Marmaduke Shelmardine. Perché singolare? Perché il primo è un concretisssimo e realissimo ispettore di Scotland Yard, l'altro un medium in bilico tra realtà e paranormale. Due personaggi che sembrano non avere niente in comune e, proprio per questo, forse, il duo funziona.
Dopo essersi ritrovati a collaborare nei primi due episodi e aver rischiato più volte la vita, decidono di aprire assieme una società investigativa (la descrizione della casa e dei suoi abitanti mi ha ricordato tanto Sherlock Holmes e la cosa è stata graditissima). Per quali casi? A quanto pare i due sono destinati a far luce su tutto ciò che non interessa (o fa paura, come nell'episodio due) ai canali ufficiali.
L'enigma di quest'avventura si presenta fin da subito terribile e crudele: bambini scomparsi. E all'abominio di far del male a creature indifese, in queste pagine sono colpiti i più deboli tra i deboli: i bambini poveri, quelli che nessuno vede, che nessuno conosce, che nessuno cercherà mai.
Non ufficialmente.
Come negli altri due casi, da qui si dipana una vicenda torbida fatta di personaggi inquietanti e idee folli, di egoismo e scorciatoie per arrivare al benessere e alla ricchezza.
E non solo. Talvolta il male è semplicemente il male, senza motivi, senza giustificazioni che permettano alle nostre menti di accettare ciò che d'istinto rifiutiamo. Ci sentiamo più tranquilli, se riusciamo a dare spiegazioni logiche al male. Invece spesso non c'è nessuna spiegazione. C'è chi fa del bene semplicemente perché vuole e c'è chi fa del male semplicemente perché vuole. Accettiamo l'esistenza del bene libero e gratuito, ma non del male. Il male deve avere sempre un fondo logico, un motivo, una spiegazione che lo giustifichi.
Non ce l'ha. E difatti in questo libro non ci sono spiegazioni a certe azioni. Se il lettore non accetta, che le trovi da solo.
Neanche i due protagonisti si interrogano in merito. Fanno ciò che sentono di dover fare, per i bambini, ma soprattutto per se stessi e per chi hanno a fianco.
Riflettono invece su altro, sul dolore, sulla perdita, sulla solitudine che pervade tutto il racconto.
Solitudine percepita, più che reale, perché nessuno è davvero solo, non come credo. C'è sempre qualcuno, vicino o lontano, che veglia e resta lì dove c'è bisogno.
Solo una scena mi ha lasciato perplessa, che giunge all'improvviso e di cui non ho capito l'origine. Tra l'altro non se ne fa cenno neanche dopo e l'unica cosa che mi è venuta in mente è che fosse una piccola fanservice. Mi ha lasciato perplessa... ma soddisfatta eh!

Personaggi: Continua la dicotomia tra i due protagonisti anche se entrambi si stanno lentamente muovendo l'uno verso l'altro per capirsi, comprendere oltre ciò che l'altro mostra, aiutarsi, nei casi come nella vita. Jonas è sempre concreto ma idealista, generoso, altruista, ma sgomita, per far capire al socio che c'è, che esiste e che farà il possibile per non lasciarlo solo. Lo scettico sembra diventare Jericho che ancora non si fida, teme, conserva i suoi segreti. Però vengono regalati dei bellissimi momenti introspettivi in cui guardare tra i suoi pensieri e i suoi ricordi.
Adorabile miss Tipperary che compare pochissimo ma che spero di vedere di più nelle prossime avventure.
Mi ha incuriosita moltissimo la figura del Re dei topi, non tanto per il personaggio in sé, quanto perché ha suscitato l'eco di qualcosa lontana. Ho avuto l'impressione che non fosse la prima volta che sentivo quel nome e credo di aver già incontrato una figura simile in almeno un'altra occasione.

Stile: Sempre molto poetico e lirico, le due autrici deliziano il lettore con virtusismi eleganti e perfettamente azzeccati che rendono il romanzo piacevole e leggeremente surreale. Descrizioni evocative coinvolgono e rendono partecipi della scena. Azzeccati i dialoghi. Registro medio alto, ma comprensibile da tutti.

Giudizio finale complessivo: Ah bè, non vale. Io adoro questa serie e i suoi protagonisti per cui sono abbondantemente di parte. Ho apprezzato moltissimo la crescita di J&J e le escursioni nei loro pensieri e nel loro passato. A livello di 'caso' continuo a preferire i primi due, ma è solo un gusto personale. Non mi piace che vengono coinvolti i bambini, non in modo così negativo. Non li sopporto e mettermi un marmocchio a meno di cento metri è il sistema migliore per rovinarmi l'umore, ma questo non vuol dire che voglia loro male. Per me i bambini vanno lasciati stare, anche nei libri. E non amo storie su di loro. La trama comunque è coerente e i colpi di scena ben distribuiti lo rendono un'ottima lettura. Come dicevo, è mero gusto personale.
Voto: 8/10


mercoledì 12 febbraio 2014

W. W. W. ... Wednesdays #29

Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

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Ecco qui le mie risposte di oggi! 


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I figli del pozzo di carne
Federica Soprani e Vittoria Corella


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Le stelle brillano a New York
Laura Moriarty


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Cinder - Cronache lunari
Marissa Meyer

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martedì 11 febbraio 2014

Teaser Tuesdays #32


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 



Ecco a voi il mio teaser di oggi.

<< "Dunque potete aiutarci?" intervenne il medium, ma il Re continuava a fissare insistentemente Jonas, la sua guancia strizzata dalle sue dita.
"Ci serve qualcuno che possa muoversi tra il Mondo-di-Sopra e il Mondo-di-Sotto per indagare. Qualcuno che non appartenga al mio mondo, un figlio della luce come te, poliziotto-non-più-poliziotto."
Il Re scrutava l'ex-ispettore, il capo reclinato da un lato come un grosso uccello dalle membra lunghe e secche e dal piumaggio polveroso.
"Capisco" mentì Jonas, ma era chiaro dalla tensione dei muscoli, dalla cupa fissità del suo sguardo che stava cercando di dare un senso alle parole del Re.
"E perché non può aiutarti l'Ambasciatore? A che mondo appartiene lui?" obbiettò.
"A nessun mondo" rispose il Re scrollando le spalle secche come rami. "Lui va e viene da un mondo all'altro, ma non appartiene a nessuno." e aggiunse, mentre le labbra sottili si incurvavano appena: "E poi non è un guerriero. Per scovare e sconfiggere i mostri ci vuole qualcuno che li possa affrontare." >>


I figli del pozzo di carne
Federica Soprani e Vittoria Corella

Qual è il vostro Teaser?

lunedì 10 febbraio 2014

Recensione: Le stelle brillano a New York di Laura Moriarty


Titolo: Le stelle brillano a New York
Autore: Laura Moriarty
Edizione: Piemme
Prezzo:  € 19,00
Trama: E' impossibile non essere stregati dalla bellissima ragazza che sta salendo sul treno per New York. Sarà anche per quello sguardo, così sfrontato in una quindicenne. O per il suo cortissimo caschetto di capelli neri, così moderno per il 1922 e quella piccola città del Kansas. È irrequieta, si vede. Ha fretta di partire, respirare l'energia della lontana metropoli pulsante di vita, entrare nella compagnia di danza più prestigiosa del momento. Ma neppure lei, per quanto ostinata e ambiziosa, s'immagina che di lì a pochi anni sarà una stella del cinema muto e il suo nome - Louise Brooks - avrà fatto il giro del mondo. Con grande disappunto, viaggia però accompagnata. A farle da chaperon è una rispettabile vicina di casa, Cora Carlisle. Trentasei anni, moglie e madre modello, ligia alle convenzioni, Cora non sa ancora cosa l'aspetti con la ribelle e anticonformista Louise. Ma sa che quel viaggio è un'occasione unica per allontanarsi dal suo matrimonio apparentemente perfetto e intraprendere una ricerca troppo a lungo rimandata. Perché la verità sul suo passato è a New York. Mentre cerca di domare lo spirito libero di Louise sotto le luci sfavillanti di Broadway, dove si respira l'euforia di quegli anni ruggenti, Cora inizierà tuttavia a mettere in discussione i limiti che ha sempre imposto alla propria esistenza. Finché anche lei, come Louise, muoverà i primi passi verso i suoi sogni, in quell'estate indimenticabile in cui entrambe prenderanno finalmente in mano il proprio destino.

Pur non essendone ufficialmente appassionata, periodicamente mi capita di immergermi in un libro che parla della New York (e dell'America) degli anni venti e non posso negare di rimanerne ogni volta affascinata.
Questa volta ho provato a seguire i primi passi di una delle più grandi stelle del cinema muto, Louise Brooks, accompagnata, quindicenne, dalla chaperon Cora nella scintillante New York per un corso di danza.
Ammetto che l'autrice mi ha un filo fregata. Non mi aspettavo una biografia romanzata dell'attrice, ma almeno un romanzo a due voci sì. In realtà la storia è quella di Cora e non di una parte della sua vita, bensì di tutta. Con abili flashback e salti temporali (sempre ben introdotti ed appropriati), l'autrice racconta di una bambina abbandonata da piccola, adottata, di nuovo orfana, sposa felice, sposa un po' meno felice, chaperon alla ricerca delle sue origini e forse di altro.
La storia di per sé è molto dolce, ma non mancano brani di denuncia in cui la Moriarty entra un po' troppo (Ku Klux Clan, divorzio, aborto, omosessualità, divieto di bere) a discapito dei suoi personaggi. La vita di Cora permette al lettore di farsi tante domande, sull'amore, sugli affetti, sulla ricerca della felicità, ma anche la scelta del periodo storico non è del tutto casuale. La più grossa denuncia viene fatta proprio mostrando le tante ipocrisie e contraddizioni americane di quegli anni: le ragazze dovevano rimanere caste e se non capitava dovevano guardarsi bene dal dirlo perché, in ogni caso, era colpa loro; l'alcol era proibito eppure le persone bevevano più di prima; i neri erano considerati una razza inferiore eppure uno degli spettacoli più di successo era composta proprio da persone di colore e così via. Un mondo dove non contava semplicemente apparire, ma apparire come altri avevano stabilito che doveva essere. Il contrasto tra Cora e Louise è improntato principalmente su questa dicotomia e mira più a mettere Cora di fronte all'insensatezza di tante cose, che non a mostrare il carattere ribelle della futura attrice.
Per fortuna Cora non si farà paladina delle cause perse, anzi, con una buona dose di opportunismo, troverà un geniale sistema per salvare capra e cavoli e passare pure per persona fantastica. Vista con un occhio buono, la si può tradurre anche come 'fare buon viso a cattivo gioco', soprattutto perché è facile parlare adesso, con il senno di poi, quasi cento anni dopo. Onestamente credo che, fossi stata nei panni di Cora probabilmente non sarei stata altrettanto geniale.
Naso storto per il finale che secondo me doveva arrivare almeno 60 pagine prima. Il culmine della storia si trova più o meno a quel momento e ammetto di aver faticato nelle pagine successive. Quando sono arrivata in fondo ho capito che l'autrice ha voluto raccontare tutta la vita di Cora, ma manca un po' di enfasi per poterla considerare divertente.

Personaggi: Cora è la protagonista e vi si può identificare tutto il bigottismo proprio di quegli anni. Non solo, io sono riuscita a coglierne una visione anche un po' più ampia, perché alla fine una certa reticenza al cambiamento e una predisposizione alla critica superficiale, sono propri della maggior parte degli adulti di qualsiasi generazione. Così come Louise, considerata anticonformista, in realtà non fa niente di diverso da ciò che fanno tantissime quindicenni di oggi: ribellarsi al mondo degli adulti. Il suo scontrarsi con Cora non è rappresentativo di una personalità particolare della futura attrice, è semplicemente il bisogno adolescenziale di affermarsi, di avere l'ultima parola, di mostrarsi aperti al cambiamento e 'diversi' dai 'vecchi' che la circondano. E di essere amata come non lo è stata mai.
Gli altri personaggi sono essenzialmente delle comparse, inserite a supporto della storia di Cora. Perfino Joseph che pure avrà un ruolo importante, non viene mostrato né approfondito psicologicamente.

Stile: Fluido e scorrevole. L'autrice ha un fraseggio leggero, con periodi abbastanza brevi, che rendono al lettura veloce. Perde un po' nei brani più descrittivi, soprattutto nelle digressioni sulla situazione politica, etica e morale, cioè in tutte quelle situazioni in cui si discosta dalla trama per attuare una delle 'velate' denunce. In questi casi è un po' più noiosa. Soprattutto il lettore è portato a farsi due domende: 1 - che c'entra?, 2- e che me ne importa? Poi, sono passi anche interessanti, ma a livello di conoscenza personale, ai fini della storia bastavano accenni e spiegazioni più brevi. Dialoghi nella norma, anche se rispecchiano abbastanza i modi di dire e di fare dell'epoca. Credo che siano stati riportati molto bene i pensieri e le sensazioni di una donna degli anni venti (la costrizione del busto, il voler mettere le maniche lunghe, portare sempre i capelli raccolti) e anche il loro cogliere l'insensatezza di alcuni di questi comportamenti.

Giudizio finale complessivo: Il mio primo giudizio sarebbe quello di dire che è un bel libro, ma in realtà mi rendo conto che, forse, a me non è piaciuto poi così tanto. Al di là del buon lavoro psicologico, se ci penso bene la trama mi è sembrata piuttosto piatta e prevedibile, al di fuori di Cora gli altri personaggi sono poco più che abbozzati, la parte finale mi ha quasi annoiata... Tra l'altro non è che ci abbia ritrovato molto di quella New York anni venti gaudente e spensierata, tutt'altro.
Da un po' cerco di non dire: consiglio non consiglio, perché la lettura è una cosa soggettiva, e non lo farò neanche in questo caso. Diciamo che, se amate opere come Il grande Gatsby o Colazione da Tiffany questo libro non li ricorda minimamente. Pur, lo ribadisco anche se incongruente, rimanendo un bel libro.
Voto: 7/10


sabato 8 febbraio 2014

Recensione: Non è mia figlia di Sophie Hannah


Titolo: Non è mia figlia
Autore: Sophie Hannah
Edizione: Garzanti
Prezzo:  € 8,90
Trama:  Alice Fancourt è stata lontana da casa solo due ore, eppure non vede l'ora di riabbracciare la sua bambina, la piccola Florence di due settimane. Ma, imboccato il vialetto di casa, Alice capisce subito che c'è qualcosa che non va. La porta è aperta, le stanze sono avvolte dal silenzio. Alice corre in camera della piccola e con orrore si rende conto che la bambina che dorme nella culla non è sua figlia. Al suo posto c'è un'altra neonata, un altro viso, un altro pianto. Ma dov'è Florence? E come è possibile che David, il marito di Alice, che doveva badare alla bambina, non si sia accorto di nulla? È l'inizio di un incubo. Perché nessuno le crede. Né David né la suocera Vivianne. Per loro Alice è solo depressa e rifiuta la bambina. E mentre David diventa sempre più aggressivo e minaccioso, ad Alice non resta altra scelta che rivolgersi alla polizia. A occuparsi del caso la detective Charlie Zailer e l'ispettore Simon Waterhouse. Alice non ha alcuna prova, solo la sua testimonianza, quella di una madre sicura che quel viso e quell'odore non sono quelli della bambina che ha portato in grembo per nove mesi. L'unica soluzione è convincere la polizia a eseguire il test del DNA. Ma il tempo scorre. Ogni minuto può essere fatale. E quando Simon Waterhouse finalmente acconsente a eseguire il test, forse è troppo tardi. Alice e la neonata sono sparite.


Cerco sempre di essere obiettiva nella prima parte, ma quando un libro non ti è piaciuto, diventa piuttosto difficile. Sinceramente ho faticato a capire come potesse essere un successo del passaparola, non perché sia brutto, ma perché ha onestamente, diversi difetti.
La trama rispecchia abbastanza l'incipit del libro ed è abbastanza originale, per quanto inquitante. L'azione si alterna tra passato e presente (si tratta comunque di una settimana circa di differenza) cercando di confluire in un finale. E più o meno ci riesce. Il problema sta in quel 'meno'.
Ho riscontrato diverse incongruenze. Solo una a titolo di esempio: a inizio libro c'è scritto che la protagonista, avendo partorito da due settimane, non è il caso che guidi; a metà libro, uno dei personaggi ritiene che l'aver partorito il giorno prima non sia una buona scusa per il fatto che la protagonista sia mancata ad una rappresentazione teatrale. Se non ricordo male a dire queste due cose era lo stesso personaggio. Al di là del fatto che mi sembra assurdo che un'ostetrica pensi questo di una partoriente, come se fosse normale partorire un giorno (con cesareo) e il giorno dopo andarsene in giro per i teatri.
Poi, a posteriori, si notano un sacco di indizi seminati dall'autrice per far capire la storia, ma il modo in cui gli investigatori li utilizzano (con la lampadina che si illumina) è un po' troppo improvviso e inverosimile. Poi vengono svelati tutti così.
Migliora un po' se lo si prende dal punto di vista psicologico: la doppia natura del marito, la possessività della suocera, perfino le paranoie della protagonista, sarebbero tutti interessanti spunti di riflessione se non fossero eccessivi.
Il finale, sinceramente, non mi è piaciuto.

Personaggi: La nota più negativa. Le loro caratteristiche sono spinte fino all'eccesso tanto da divenire grottesche. E tutti fanno una misera figura. Alice non mi è piaciuta affatto. Nonostante cerchi di difendersi, il modo in cui agisce e le sue idee mi hanno irritata. Più di una volta verrebbe voglia di tirarle due schiaffi. David e Vivienne sono il marito e la suocera che non augurereste neanche al vostro peggior nemico. Al di là della loro natura, sono quelli che mi sono sembrati più forzati e incoerente, quasi l'autrice li avesse spesso piegati a comportamenti che in realtà non erano loro naturali. Il detective Waterhouse è il povero genio incompreso che si fa abbindolare dalle donne e la sergente Zailer è davvero squallida. Già è brutto vedere una donna proporsi ad un uomo che non la vuole fino a (passatemi la volgarità) sbattergliela in faccia e vedersi respinta lo stesso, ma fare anche la figura dell'incompetente e della gelosa davanti a mezzo commissariato fa venir voglia di chiudere il libro.

Stile: Un tentativo mancato di essere coinvolgente ed elettrizzante. L'autrice ci prova, ad imitare caratteristiche di autori già affermati, ma ho avuto l'impressione che imitasse altri piuttosto che scrivere come le veniva naturale. Impressione che ho avuto sia sullo stile, che sulla trama, che sulla caratterizzazione dei personaggi. Non è fatto male o brutto, ma è come se avesse avuto un prontuario sotto mano con la ricetta: i thriller sono scritti così, punto 1, punto 2... E lei, da brava, ha inserito il punto 1, il punto 2 e così via.

Giudizio finale complessivo: A mio parere, una storia sprecata. Tanti spunti interessanti offuscati dalla voglia di essere diversa ed originale, scrivendo una storia eccezionale. Si percepisce la voglia di stupire e strafare, soprattutto nelle rivelazioni inaspettate, ma sembrano quasi sempre delle forzature, come se il naturale svolgimento della storia fosse stato diverso da come lo ha raccontato l'autrice. Dalla metà in poi ho storto sempre di più il naso e ho accolto il finale con un sospiro rassegnato. Ho sperato fino all'ultimo che si riprendesse, invece è affondato ancora di più. Peccato.
Voto: 5/10

venerdì 7 febbraio 2014

Recensione: Nero a Manhattan di Jeffery Deaver


Titolo: Nero a Manhattan
Autore: Jeffery Deaver
Edizione: Rizzoli
Prezzo:  € 9,90
Trama:  Togliere di mezzo Robert Kelly, un anziano e solitario signore il cui unico passatempo consiste nel guardare e riguardare lo stesso vecchio film giallo, si direbbe un gioco da ragazzi per una coppia di veri professionisti come Haarte e Zane. Peccato che anche i lavoretti più facili a volte possano riservare imprevisti. In questo caso l'imprevisto si chiama Rune, ha vent'anni, è bella ed eccentrica, cambia lavoro con la stessa disinvoltura con cui cambia colore di capelli. E, soprattutto, è troppo curiosa e ostinata per tenersi lontano dai guai. È lei che, nella scalcinata videoteca del Greenwich Village in cui lavora, ha dato a noleggio a Kelly il solito film, "Nero a Manhattan", che il vecchio stava guardando nel momento in cui, nel suo appartamento, è stato freddato con tre colpi di pistola. Ed è sempre lei - che con il vecchio ha stretto un'improbabile quanto sincera amicizia - a nutrire il sospetto che nei fotogrammi in bianco e nero di quella vecchia pellicola possa celarsi la chiave per svelare il mistero della sua morte. Rune si getta così in una pericolosa indagine privata, che, tra equivoci e scambi di persona, porterà alla luce la verità che si cela dietro un omicidio apparentemente inspiegabile. Con "Nero a Manhattan" Jeffery Deaver costruisce un intreccio intenso e d'atmosfera come un noir degli anni Quaranta che avviene svelando il volto di una New York insolita e affascinante.

In tutta onestà, un libro senza lode e senza infamia.
Un buon thriller, con alcuni aspetti davvero fantasiosi e con le fila che alla fine tornano correttamente.
Però... non coinvolge. Non me almeno.
La storia è abbastanza complessa, ci sono scambi di persona, killer, agenti FBI, semplici cittadini, tutti che sembrano cercare la stessa cosa, salvo poi scoprire che, invece, la prospettiva era sbagliata.
Su alcuni passaggi ho avuto qualche dubbio (sulla coerenza o meno), ma il romanzo scorreva bene e non sono tornata indietro a controllare.
La mia totale ignoranza in fatto di cinema non mi ha permesso di apprezzare i tanti riferimenti che popolano questo libro (il titolo stesso fa riferimento ad un film citato nella racconto e che sembra tratto da una storia vera), ma anche senza questi, seguire la trama è davvero facile.
Nonostante il numero dei personaggi sia quello necessario per sviluppare un thriller, l'autore segue principalmente Rune, con pochi cambi di vista, portandolo a sembrare un racconto soggettivo. Vedere tutto con i suoi occhi (o quasi) permette all'autore di giocarsi un paio di colpi di scena con effetto sorpresa assicurato, peccato che non siano proprio originalissimi.
Forse anche questo ha tolto in parte bellezza alla lettura.
Sì, ci sono elementi un po' più nuovi, ma non li ho considerati come colpi di scena.
Una domanda continua a girarmi nella testa: ma davvero nessuno la butta fuori di là???

Personaggi: Rune, la protagonista, è una ragazza fin troppo fantasiosa. Vive in un mondo tutto suo dove è la regista di film particolarissimi, ma che non le permettono di vedere la realtà. Non ho saputo trovarla né simpatica, né antipatica, e la inserirei volentieri tra le protagoniste anonime. Richard è un 'finto fantasioso', nel senso che sembra seguire le idee di Rune, lasciarsi trasportare dalle idee come lei, ma, in realtà, è razionale e cerca anche di imporre un po' di buon senso e di visione reale su Rune. Haarte e Zane sono una coppia davvero malefica e personalmente avrei preferito vederli un po' di più. L'autore ha ritagliato loro davvero pochi spazi.

Stile: Piuttosto scorrevole e in alcuni punti anche insinuante. Un misto che permette di far scorrere le pagine senza appesantirle e senza annoiare. Come dicevo manca un po' di coinvolgimento del lettore. Sembra davvero di assistere ad un film senza che ci venga permesso di immergersi nella storia. Forse lamenterei una certa scarsità di vocabolario e un registro non proprio medio, ma concedo il beneficio del dubbio: forse l'autore ha uniformato il modo di narrare ai personaggi che vi compaiono.

Giudizio finale complessivo: Per il viaggio in treno in cui mi ha accompagnato, è andato più che bene, ma alla fin fine ho un po' rimpianto che non mi sia capitato qualcosa di un po' meglio. Non l'ho trovato né brutto, né noioso, ma neanche particolarmente originale o divertente. Diciamo che la base era comunque buona, ma andavano curati di più certi particolari e approfondito meglio l'aspetto psicologico ed emotivo della vicenda e dei protagonisti. Di contro mi sembra ottimo quando si cerca qualcosa senza impegno, quando si è stanchi e quando non ci si vuole far prendere troppo. Un libro che si può lasciare e riprendere a piacimento.
Voto: 6/10

giovedì 6 febbraio 2014

Anteprima: L'Ultimo Respiro di Chiara Cilli


Bonjour!
Carissimi, dopo giorni di umidità, finalmente un raggio di sole. Non ci speravo più U_U
Oggi siamo liete di presentarvi, in anteprima, il nuovo romanzo di Chiara Cilli: L'Ultimo Respiro.


Titolo: L’Ultimo Respiro
Serie: La Regina degli Inferi #3
Autore: Chiara Cilli
Editore: Selfpublished
Data d’uscita: 10 Febbraio 2014
Prezzo: 4.99 € (eBook); 12.90 € (brossura - Lulu.com)
Genere: Adult Fantasy

Trama: Un anno dopo l’incoronazione, Morwen, divenuta Regina degli Inferi, governa incontrastata sulla Terra Oscura. La Principessa Kamria, Protetta di Vueno, è diventata sua allieva, ma il suo addestramento si rivelerà più arduo di quanto immaginasse. Tra soprusi, violenti combattimenti e l’inesorabile crudeltà della sua Maestra, Kamria incontrerà un giovane misterioso, destinato a cambiare non solo la sua vita, ma anche il destino di coloro che le sono accanto. Un giovane per cui tutto ebbe inizio…
È il momento di tornare a Penthànweald, poiché la passione bruciante del Principe e della Regina è pronta a incendiare nuovamente il loro futuro.
La nascita di un nuovo amore porterà con sé una scia di dolore e distruzione.
Un amore immortale scriverà nel fuoco il fato di Morwen e Galadir.
La vendetta di Maithon porterà il nome del Protetto di Dahan, e tutto crollerà.
Una nuova battaglia mortale ha inizio. E la neve pretende il loro sangue.

Biografia autore:

Nata il 24 gennaio 1991, Chiara Cilli vive a Pescara, in Abruzzo. I generi di cui scrive spaziano dal fantasy all’urban, dal paranormal all’erotico. Per la sua saga fantasy d’esordio La Regina degli Infe­ri ha già pubblicato Il risveglio del Fuoco (Edizioni Tabula Fati, 2012), Prigionia Mortale (autopubblicato, 2013) e L’Ultimo Respiro (autopubblicato, 2014). Tra le sue opere troviamo anche il racconto erotico in eBook Assaporare il Fuoco (Lite Editions, 2013) e La Promessa del Leone (autopubblicato, 2013). Per la MSA Trilogy ha già pubblicato Sudden Storm e Radioactive Storm (autopubblicati, 2013).

Link utili:

Infine il link al Booktrailer



mercoledì 5 febbraio 2014

W. W. W. ... Wednesdays #28


Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

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What did you recently finish reading?
What do you think you'll read next?



Ecco qui le mie risposte per questa settimana :)


What are you currently reading?

Nero a Manhattan
Jeffery Deaver

What did you recently finish reading?

Il cacciatore di occhi
Sebastian Fitzek

What do you think you'll read next?

Non è mia figlia
Sophie Hannah

E voi? Cosa avete letto, state leggendo, leggerete?

martedì 4 febbraio 2014

Teaser Tuesdays #31


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 



Ecco a voi il mio teaser di oggi *___*




<< Alec intanto sfilò un piede dalla staffa per permettere a Nyal di montare sul suo cavallo e il Ra'basi si protese per stringere la mano che lui gli stava porgendo, arrestandosi però a metà del gesto per studiare il talismano Akhendi che pendeva dal polso di Alec: il piccolo uccello di legno intagliato si era fatto nero.
«Cosa gli è successo?» chiese Alec, esaminando il ciondolo con sorpresa e scoprendo una piccola fenditura che prima non c'era e che adesso deturpava la punta di un'ala.
«E' un talismano di avvertimento e ti sta dicendo che Emiel ha del malanimo nei tuoi confronti.» spiegò Nyal.
«Uno spreco di magia, se volete il mio parere» borbottò Kheeta «non ci vuole la magia per leggere nel cuore degli Haman.»
Alec intanto estrasse la daga con l'intenzione di tagliare il laccio del talismano e di gettarlo fra i cespugli ma Nyal lo trattenne.
«Non farlo. Può essere ripristinato, a patto che tu non distrugga i nodi.» avvertì.
«Non voglio che Seregil lo veda ridotto così perché capirebbe che è successo qualcosa ed io detesto mentirgli» spiegò Alec.
«Allora dallo a me» si offrì il Ra'basi «chiederò ad uno degli Akhendi di rimetterlo a posto.»
Sciolti i nodi che trattenevano il talismano, Alec glielo porse.
«Voglio la tua parola, e quella di tutti voi, che Seregil non saprà nulla di quanto è accaduto» disse, «ha già troppe cose di cui preoccuparsi.»
«Sei certo che sia una cosa saggia da fare, Alec?» domandò Kheeta «Lui non è un bambino.»
«No, ma ha un carattere che cede facilmente all'ira e quell'Haman ha insultato me per arrivare a lui. Non intendo prestarmi al suo gioco.» >>



 Lynn Flewelling
Il traditore di Kerry

Qual è il vostro Teaser?



lunedì 3 febbraio 2014

Recensione: Il cacciatore di occhi di Sebastian Fitzek


Titolo: Il cacciatore di occhi
Autore: Sebastian Fitzek
Edizione: Einaudi
Prezzo: € 19,00
Trama: Frank Lahmann e Zarin Suker hanno molto in comune: sono due psicopatici, crudeli, spinti da un desiderio di morte e vendetta che affonda le sue radici malate nella loro infanzia. E, per diverse ragioni, sono ossessionati dagli occhi delle loro vittime. Alina Gregoriev, una fisioterapista cieca, ha il compito di trovare le prove per incastrare Suker, interrompendone la catena di violenze. Alexander Zorbach deve trovare a ogni costo il serial killer Lahmann, che ha ucciso sua moglie e gli ha rapito il figlio. Ma l'uomo, che la stampa ha ribattezzato il "Collezionista di occhi", sembra conoscerne in anticipo le mosse, e si diverte a giocare con lui come il gatto col topo. Alina e Alexander hanno già lavorato insieme, e insieme hanno scoperto che dietro i delitti del Collezionista c'era Lahmann. Ma ora sono presi tra due fronti, e con il crescente sospetto che i loro nemici, ben lungi dall'essere ignari uno dell'altro, agiscano seguendo un unico, folle disegno.

Da qualche parte c'è scritto che il libro può essere letto anche da solo. Non credeteci! E' il prosieguo di una storia e sì, non è necessario aver letto la prima, per leggere questo, ma sappiate che, se leggete questo, vi fregate il primo. Quindi, consiglio mio, leggete prima l'altro. A meno di non voler leggere solo questo. Scelte personali.
Il romanzo rientra nella categoria dei killer psicologici e ammetto che ne ha tutti i diritti.
I personaggi si trovano davanti ben due folli che uccidono in modo crudele e per motivi che loro ritengono giusti.
La trama è abbastanza cruda e rispetta tutti gli standard del genere. La cosa più interessante è proprio l'aspetto psicologico e le riflessioni che propone.
Fitzek è molto bravo a sottolineare la differenza che c'è tra il ragionare a mente fredda davanti ad una tavola imbandita e trovarsi davanti un pazzo che ti chiede di scegliere se salvare un uomo o un cane, con il cane che uggiola davanti a te e affoga lentamente in una vasca d'acqua. La scelta non è così immediata.
Allo stesso modo, come biasimare alcune vittime che finiscono per suicidarsi?
A quale crudeltà può arrivare la mente umana e secondo quali motivazioni?
Interessantissimo anche il tema della vendetta. E le conseguenze che può avere il volerla perseguire ad ogni costo.
Per finire: riusciremmo ad essere così altruisti da rinunciare a qualcosa di caro per noi, se questo danneggiasse qualcun'altro?
Tutta una serie di domande che l'autore pone in maniera molto sottile attraverso i suoi personaggi e, sempre attraverso di loro, mostra i percorsi della mente, le possibili riflessioni e conclusioni. Ma non le soluzioni.
Come romanzo ho trovato che alcuni momenti venissero un po' trascurati e alcuni brani di collegamento tra una scena e l'altra mi sono sembrati forzati.
Il finale, per quanto logico, non posso dire che mi sia piaciuto granché. Sì, come dice uno dei protagonisti avrei preferito un finale diverso.

Personaggi: Si dividono al scena Alexander Zorbach e Alina Gregoriev. Lui ha perso il figlio nel romanzo precedente nonostante abbia cercato di uccidersi esattamente come richiesto dal Killer, lei è ancora cieca e ha ancora percezioni di ciò che dovrebbe accadere nel futuro. Ho trovato Zorbach piuttosto credibile, con gli incubi, il bisogno di fuga, il suo torpore e l'apatia. Ho anche apprezzato il suo lato umano indeciso e vendicativo. Alina invece, per quanto personaggio più di spicco, mi è piaciuta meno. L'ho trovata un po' troppo arrogante in alcuni momenti e troppo fragile in altri. La descrizione della sua fuga, inoltre, mi ha lasciato diverse perplessità.
Per quanto riguarda i due cattivi, Lahmann fa giusto qualche apparizione, mentre Suker l'ho trovato abbastanza credibile, ma è uno di quelli che fa errori un po' stupidi e questo gli ha tolto dei punti.

Stile: Adrenalinico. Fitzek riesce a coinvolgere molto il lettore, soprattutto su domande psciologiche, e i ragionamenti dei suoi personaggi riescono ad affascinare. Le descrizioni sono piuttosto rare, dando ampio spazio all'introspettività e all'azione. Linguaggio sostanzialmente pulito ad eccezione di frasi dei personaggi che non disturbano perché coerenti con le situazioni. Il testo è scorrevole e il libro si lascia leggere facilmente. Un po' troppo d'effetto le descrizioni delle torture.

Giudizio finale complessivo: Come dicevo alcune cosette mi hanno fatto un po' storcere il naso, ma nel complesso l'ho trovato un buon thriller, anche sopra la media (se piace il genere psico-thriller). La narrazione mi ha letteralmente catturata e mi dispiace essermi fregata le vicende del primo libro, che ormai non credo che leggerò. Le parti più cruente non mi hanno esaltato, ma non penalizzo il libro per questo.
Perde un po' per i personaggi che non mi sono piaciuti del tutto (eccetto Zorbach) e per quelle parti saltate o non chiare.
Voto: 8/10