martedì 25 marzo 2014

Teaser Tuesdays #38


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 



Ecco a voi il mio teaser di oggi. ^_^

<< Lei aprì la bocca e l'ascensore di fermò.
- Mi dispiace. Ma fidati, non ci vorresti andare con me.
Le porte si aprirono e la tensione l'abbandonò. Corse fuori dall'ascensore, a testa bassa, cercando di non guardare verso il gruppetto di persone in attesa di salire.
- Vieni al ballo con me.
Raggelò. Chiunque nell'atrio raggelò.
Cinder si voltò. Kai era ancora nell'ascensore B, e con una mano teneva aperta la porta.
Aveva i nervi a pezzi e tutte le emozioni delle ultime ore stavano convergendo in un'unica, nauseante sensazione: esasperazione. L'atrio era pieno di dottori, infermiere, androidi, ufficiali, tecnici, e tutti caddero in una sorta di imbarazzato silenzio mentre fissavano il principe e la ragazza dai pantaloni larghi con cui lui stava flirtando.
Flirtando.
Raddrizzando le spalle, lei rientrò nell'ascensore e lo spinse dentro, fregandosene persino di averlo fatto con la sua mano di metallo.
- Ferma l'ascensore - ordinò all'androide mentre le porte li chiudevano all'interno.
- Questo sì che ha attirato la tua attenzione. >>


Cinder - Cronache lunari
Marissa Meyer
(Recensione QUI )


Qual è il vostro Teaser?



venerdì 21 marzo 2014

Recensione: Come sasso nella corrente di Mauro Corona


Raccolgo da un po' i libri di mauro Corona, che da un lato suscitano un certo fascino, dall'altro fin'ora non si sono fatti leggere, frenandomi con il loro lato più rude e spigoloso. Mi sono decisa e ciò che ho letto è stato in parte una conferma e una scoperta.


Titolo: Come sasso nella corrente
Autore: Mauro Corona
Edizione: Mondadori
Prezzo:  € 9,00
Trama: In una stanza immersa nella penombra un donna, giunta all'autunno della vita, si muove lentamente appoggiandosi a un bastone. Intorno a lei sculture di ogni tipo. La donna le sfiora e insegue il ricordo di un uomo. Un uomo schivo, selvatico, che però ha saputo rendere eterno nel legno il sentimento che li ha uniti. Ogni statua evoca un episodio della vita avventurosa che quell'uomo ha vissuto e amava condividere con lei, le difficoltà di un'infanzia di povertà e abbandoni, in cui la più grande gioia era stare con i fratelli e i nonni attorno al fuoco, la sera, imparando a intagliare legno, o sentire la vibrante intensità della natura durante una battuta di caccia. Ogni angolo arrotondato delle sculture fa affiorare in maniera dirompente l'orgoglio e la rabbia di quel giovane che, crescendo, aveva voglia di farcela da solo, cancellando le ombre del passato che lo tormentavano. Ma quei profili, quelle figure che ancora profumano di bosco, raccontano anche che l'amore può trovare pieno compimento solamente nella trasfigurazione, nel sogno, perché l'unica via per non rovinare quel sentimento vero e cristallino è allontanarlo dalle mani dell'uomo che, nella sua intrinseca incapacità di essere felice, finirebbe inevitabilmente per sprecarlo. Dai boschi che Mauro Corona ci ha insegnato ad ascoltare e ad amare si leva in questo romanzo una voce nuova, per molti versi inaspettata, a tratti dolente ma non perciò men energica.


<<Distribuire dolore gratis è la cosa peggiore che un essere umano possa fare>>


Quando ho aperto questo libro, non sapevo bene cosa aspettarmi, così ho preferito non aspettarmi niente e prendere ciò che veniva, conscia che non sarebbe stato un libro sereno positivo e distensivo.
Mauro Corona non fa preamboli e getta subito il lettore sulla montagna brulla, in compagnia di una vecchia, un nipotino e troppi ricordi.
Pochissime pagine prima di tornare indietro nel tempo, ad altri nipotini, ad altri nonni: vecchi, silenziosi, fuori tempo. A un padre violento, ad una madre andata. Proprio andata via. La storia è del più grande dei fratelli, seguito da una sorta di supervisore che non interviene mai e che non lesina sugli stati d'animo, sulle mancanze, sui silenzi che popolano la vita del bambino prima, dell'uomo poi.
Il racconto è, in generale, lineare, ma ci sono andate e ritorni lungo la linea del tempo.
La storia non è di quelle dolci, belle, buoniste e con tanto di lieto fine.
Forse non è neanche arrabbiata, sensazionalistica o accusatrice.
E' una storia, triste, certo, ma pur sempre una storia. Che mostra le defezioni affettive dell'animo umano e ciò che provocano. Che mostrano la difficoltà di relazionarsi, di comunicare, anche solo di parlare, inteso proprio come atto di far vibrare le corde vocali.
Memorabile la frase che ho riportato all'inizio. Che è anche un invito a riflettere su quanto dolore gratis elargiamo agli altri. Impossibile da contare, perché ci sono volte in cui non ci rendiamo neanche conto di farlo.
Il finale è struggente, adatto al racconto.

Personaggi: Difficile parlarne. Un bambino, poi divenuto uomo. Un bambino che avrebbe avuto bisogno esclusivamente di amore, come tutti i bambini. Che non ne ha avuto e questo ha segnato tutta la sua vita. Le sue difficoltà, il suo pensiero. Si può essere poveri e arrancare, ma la mancanza d'amore è la povertà più grande e irrisolvibile. Pochi gli altri personaggi, il protagonista non è tipo da relazioni e, ad un certo punto, si rifugia sulla sua montagna, come un eremita.
Unica presenza un po' più assidua, la vecchia di inizio libro, di cui non ci vengono dati molti indizi, ma che si rivela una presenza, silenziosa, importante.

Stile: Malinconico, crudo e molto poetico. Nonostante l'infelicità e la miseria descritta, non riuscivo a smettere di leggere, affascinata e incantata dalle sole parole che fluivano sotto i miei occhi. Le immagini, elaborate, ma appropriate, non smettevano di scorrere rendendomi partecipe della scena, ma, soprattutto, delle emozioni e dei sentimenti espressi. Un contrasto davvero singolare tra la superficie impassibile e muta dei personaggi e ciò che si agita sotto. Quasi del tutto assenti i dialoghi.

Giudizio finale complessivo: Non posso dire di averlo amato, io che sono per le storie felici e il lieto fine, eppure non ho potuto fare a meno di farmi colpire e coinvolgere da questo libro non molto lungo, ma intenso e denso di perle, di significati e sentimenti.
La trama è il racconto della vita. Non originale, non eccezionale, ma vera e, per questo, forse anche più dura da raccontare. perché non tutte le vite sono belle e vincenti.
Mi ha fatto riflettere tanto, soprattutto su di me, e di questo sarò sempre grata.
Voto: 8/10


giovedì 20 marzo 2014

Recensione: Come un romanzo di Daniel Pennac


Era da un po' che questo libro m'incuriosiva e finalmente sono riuscita a leggerlo.
E' stato decisamente interessante e mi ha fatto riscoprire tante piccole cose.
Come il gusto di leggere o di ascoltare una storia letta.



Titolo: Come un romanzo
Autore: Daniel Pennac
Edizione: Feltrinelli
Prezzo:   € 6,50
Trama: È proprio attraverso l'analisi del comportamento, di come giorno dopo giorno interagiamo con l'oggetto libro e i suoi contenuti, che Pennac riesce a dimostrare alcune storture dell'educazione non solo scolastica, ma anche familiare. Laddove, normalmente, la lettura viene presentata come dovere, Pennac la pone invece come diritto e di tali diritti arriva a offrire il decalogo. Piena libertà dunque nell'approccio individuale alla lettura perché "le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere".



<<Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere>>


Credo che questo libro sia piuttosto famoso tra i lettori, soprattutto per i famosi dieci diritti del lettore (ad alcuni di essi non riesco mai ad appellarmi). Però mi chiedo se non sia uno di quei libri di cui tutti conoscono la parte più famosa e ignorano il resto. Probabile.
Da parte mia quando ho iniziato a leggerlo, non sapevo che fosse un trattato e credevo di avere davanti una storia.
Invece parla di molte storie. Quelle dei lettori e, soprattutto, quelle dei NON lettori. Identificati, principalmente, con gli adolescenti.
Non credo che l'opera di Pennac sia un trattato di psicologia approfondita, sociologia ed educazione. Sembra più un constatare l'evidenza, non solo del fatto che i ragazzi non leggano, ma anche del perché non leggano. Si tende ad accusare la scuola (per carità, lo fa anche Pennac), ma lui concentra l'attenzione anche su altre due figure: i genitori.
Sul momento sono rimasta stupita, ma leggendo le spiegazioni che l'autore da, ho dovuto ammettere che probabilmente aveva ragione.
I miei genitori non hanno continuato con me le letture del 'prima di andare a letto', ma hanno comunque avuto un'influenza fortissima su di me per un semplice motivo: erano due lettori. Lo sono ancora, due lettori forti. Di gusti opposti, ma comunque li vedevo sempre con un libro in mano prima di andare a dormire e anche durante il pomeriggio. M'incuriosivano e quando ho potuto leggere anche io, ho colto subito l'occasione per cercare di capire cosa ci fosse in quei libri che teneva i miei genitori tanto incatenati. Vi avviso che non con tutti funziona.
Comunque non solo adolescenti, ma un po' tutti i lettori e i non lettori vengono affrontati tra queste pagine. Io mi ci sono riconosciuta in toto. Sia nei difetti che nei pregi. Sia nei percorsi che nelle motivazioni.
E nelle difese che un povero lettore può tirar fuori in caso di mala partita con non lettori.

Giudizio finale complessivo: Un libro che mi ha interessata non solo perché mi è sembrato che parlasse di me, ma perché comunque da spiegazioni semplici, senza pretese di tecnicismi, comprensibili da tutti.
Mi sono piaciute le disanime, le soluzioni (anche se non sono proprio soluzioni, ma ipotesi di soluzioni) e i piccoli consigli.
Ho apprezzato la sottolineatura dei difetti che noi lettori possiamo avere e anche l'ironia che contraddistingue sempre quest'autore.
Ho smesso da un po' di dire 'consiglio', 'non consiglio' di un libro, perché non è che io sia chissà chi per poter dire una cosa del genere, però secondo me, questo è uno di quei libri a cui un occhio andrebbe dato. Sia dai lettori, che, magari, da quei genitori che vogliono avere una possibilità in più di avere dei figli lettori.
Voto: 7/10

I dieci diritti del lettore, e il mio rapporto con essi:
1) Il diritto di non leggere. A cui mi appello in caso di alcuni libri.
2) Il diritto di saltare le pagine. Questo non mi riesce, lo ammetto.
3) Il diritto di non finire un libro. Una relazione un po' controversa, ma dopo la lettura del libro di Pennac, i sensi di colpa sono un po' scemati e andiamo più d'accordo.
4) Il diritto di rileggere. Con questo ho sempre avuto un ottimo rapporto. Ogni anno, rileggo qualcosa che ho amato.
5) Il diritto di leggere qualsiasi cosa. Il mio preferito! Che sbandiero ad ogni commento leggermente storto.
6) Il diritto al bovarismo. Non sapevo cosa fosse, ma ho scoperto che mi piace e che lo uso.
7) Il diritto di leggere ovunque. Mai avuto problemi, ho letto a letto, in bagno, in sala, su pavimenti, muretti, camminando, su spiagge, prati, panchine, mentre aspetto che l'acqua bolla, durante le pause pubblicitarie, in coda alla posta, alla cassa, alla fermata, su qualunque mezzo di trasporto (bicicletta esclusa e aereo pure che mi ci gira la testa e sbarello), mentre navigo in internet (che il mio pc a criceti ha lunghe pause tra un comando e l'altro) e in ogni caso quando ho il tempo sufficiente di aprire un libro.
8) Il diritto di spizzicare. Mah... questo non lo faccio spesso, però mi capita di rileggere solo i passi di alcuni libri che mi sono piaciuti anziché tutto il libro.
9) Il diritto di leggere a voce alta. L'avevo abbandonato, ma Pennac mi ha fatto tornare la voglia di farlo.
10) Il diritto di tacere. E io, giustamente, taccio.


martedì 18 marzo 2014

Teaser Tuesdays #37



Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 



Ecco a voi il mio teaser di oggi. ^_^

<< «Qual è il tuo piano con quella roba, comunque?» chiese Adam.
Ronan sfoderò il suo sorriso da lucertola. «Rampa. BMW. La dannata luna.»
Era tipico di Ronan. La sua stanza alla Monmouth era piena di giocattoli costosi ma lui, come un bambino viziato, finiva sempre per giocare all'aperto con dei pezzi di legno.
«La traiettoria che stai costruendo non sembra indicare la luna» rispose Adam. «Indica la morte delle tue sospensioni.»
«Non so che farmene della tua insolenza, secchione.»
Probabilmente era così. Ronan non aveva bisogno della fisica. Poteva convincere persino un pezzo di compensato a fare ciò che voleva. Piegandosi accanto alla sua bici, Adam lottò di nuovo con il cavalletto, cercando di sbloccarlo senza romperlo del tutto.
«Qual è il tuo problema?» chiese Ronan.
«Sto cercando di decidere quando chiamare Blue.» Dirlo equivaleva ad accettare qualsiasi battuta di Ronan, ma era uno di quei fatti che dovevano essere riconosciuti ad alta voce.
Noah disse: «Le ha mandato dei fiori.»
«Come lo sai?» chiese Adam, più umiliato che curioso.
Noah sorrise vagamente. Poi diede un calcio a una delle tavole di compensato con aria trionfante.
«A casa delle veggenti? Ma lo sai che posto è quello?» chiese Ronan. «Un luogo di castrazione. Se hai intenzione di uscire con quella ragazza dovresti mandarle le tue palle al posto dei fiori.»
«Sei un cavernicolo.»
«A volte tu parli proprio come Gansey» disse Ronan.
«A volte tu no.» >>


Raven Boys
Maggie Stiefvater




venerdì 14 marzo 2014

Segnalazione: Angeli Ribelli di Connie Furnari


Salve cari lettori.
Questo venerdì siamo liete di dedicarlo ad una segnalazione. ^_^
Abbiamo già avuto il piacere di apprezzare l'autrice, Connie Furnari, grazie al suo primo romanzo. Oggi vi presentiamo il suo secondo libro: Angeli Ribelli.



Estratto dal libro


Il Tower Bridge aspettava ottenebrato dalla nebbia, la luna cresceva nel cielo stipato di nubi.
Nulla avrebbe potuto fermare il corso degli eventi, la fine sarebbe giunta silenziosamente, nella notte.
Nella camera buia che lo nascondeva, Victor presagiva lo sfogo animale che si sarebbe scatenato; le pupille erano diventate verticali, segno che la fame lo stava divorando e le ali d’ebano fremevano agitate.
Avrebbe dovuto uccidere ancora.
La ragazza lo ignorava.
Non sapeva cosa lui in realtà fosse.
L’angelo premette i pugni sulle tempie mentre dal cuore del castello giungeva il rumore che più di ogni altro odiava sentire.
Il silenzioso scorrere delle lacrime.
Si pentì di averla portata laggiù e di non averla ammazzata subito, così da non ascoltare quel lamento straziante. Cercò di tapparsi le orecchie, ma il pianto giunse amplificato, risalendo attraverso i muri e oltrepassando i mattoni di pietra.
Era un pianto di donna il suo Inferno, l’avrebbe udito finché fosse vissuto, finché avesse ricordato. E in quel dolore, non desiderò altro che un solo attimo di pace.



Titolo: Angeli Ribelli
Autore: Connie Furnari
Editore: GDS Editrice
Prezzo:  € 12,90 (cartaceo), € 2,49 (ePub)
Trama:  Inghilterra 1894, epoca vittoriana. Emily è una fragile fanciulla aristocratica di diciotto anni che vive a Southampton, profondamente segnata dall’assassinio della madre avvenuto molti anni prima sul ponte di Tower Bridge, nella capitale inglese.
La ragazza giunge a Londra con il padre, un facoltoso medico, per far visita alla vecchia zia Christine e comunicarle l’imminente matrimonio con Oliver, rampollo di buona famiglia, che li accompagna. Il giorno del loro arrivo, Emily apprende sgomenta che l’assassino della madre è ancora a Londra e continua a uccidere indisturbato ogni donna che osa avventurarsi di notte sul Tower Bridge, in modo inspiegabile e occulto.
Ricercato da Scotland Yard e dal giovane ispettore Albert Thompson, il quale sembra avere un conto in sospeso con lui, l’assassino si rivela: è un ragazzo dalla bellezza angelica, di nome Victor, un essere sovrannaturale dalle fruscianti ali di corvo, capace di dominare le tempeste e di mutare aspetto in animale, per sfuggire agli occhi dei mortali.  L’angelo infernale lega a sé Emily, trascinandola dentro un’incontrollabile spirale di sangue, tentazione e immorali segreti, svegliandola nel corpo e nell’anima, e tramutandola inconsapevolmente in un essere molto più perverso di quanto sia mai stato lui.





La Simbologia in Angeli Ribelli


La protagonista indiscussa del romanzo è la Londra Vittoriana: città gotica, silenziosa e oscura, perennemente avvolta dalla nebbia.
Londra è concepita come un universo a se stante, soggetta a regole sovrannaturali che i viaggiatori non riescono a comprendere. La città è spaccata in due: la società medio alto-borghese e i bassifondi, ma entrambe le parti vengono trascinate nel turbine di perversione e ribellione.
La rosa è il fiore che viene più volte citato, come simbolo di giovinezza effimera, delicato e per questo destinato a essere corrotto, a morire precocemente, al culmine della bellezza. I colori predominanti nel romanzo sono il bianco e l’oro (Emily) come simbolo di innocenza, e il rosso e il nero (Victor) simbolo di peccato, perdizione, Inferno.
Emily e Victor rappresentano le due facce dell’io: Yin e Yang, la luce e il buio, il bianco e il nero, la vita e la morte. Sono agli antipodi ma complementari, finché ognuno di loro non diventa l’opposto di ciò che crede di essere, invertendo il proprio significato nel contesto generale della storia.
I nomi racchiudono il succo della caratterizzazione: Emily, come la poetessa Emily Dickinson, la solitudine e l’emotività. Victor invece l’impulsività e la sessualità, seguendo la forma arcaica del suo cognome Wilde, nel senso di selvaggio; un omaggio allo scrittore Oscar Wilde e alla sua opera Il ritratto di Dorian Gray, alla quale il romanzo si ispira. I tratti somatici che distinguono Victor sono quelli dell’attore e modello Ian Somerhalder, quelli di Emily invece sono ispirati all’attrice Gwyneth Paltrow.
Il giovane ispettore Albert Thompson di Scotland Yard e Oliver, il fidanzato di Emily, rappresentano i due diversi modelli di uomo vittoriano, due modi di vivere in una società bigotta e ipocrita: Albert esprime la ribellione, l’insofferenza alle regole, l’individualità e l’indipendenza, il rifiuto di un mondo fittizio in cui predomina l’apparenza. Cosciente del potere nascosto nelle donne tende a non sottovalutarle, trasformando la sua diffidenza in vera e propria misoginia.
Oliver, essendo cresciuto in una famiglia aristocratica, crede che tutto gli sia dovuto e che le donne si dividano in solo due categorie: virtuose e peccatrici. Si sottomette alle regole imposte dalla società e cerca di non porsi domande. Affezionato a Emily, non riesce a vederla come un’amante bensì come una bambola: essendo stata scelta per la sua virtù, viene trattata come un oggetto asessuato da lui, destinata a essere soltanto la tipica moglie bella e silenziosa alto-borghese, da esibire ai ricevimenti.
Uno degli elementi fondamentali e trascendentali del romanzo è la virtù, per la quale si lotta, intesa non solo come perdita della verginità ma come perdita di innocenza, di ingenuità, di purezza e di luce. In Victor esprime la privazione dell’anima e dell’amore, in Emily l’abbandono della vita precedente: due mancanze che vengono temute fino a quando l’uno e l’altra non ne accettano la perdita, per compiere la trasformazione decisiva.
Angeli Ribelli riprende il tema del suicidio de I dolori del giovane Werther di Goethe, ovvero il manifesto dello sturm und drang, un anticipo del romanticismo ottocentesco. Victor, giovane angelo ribelle, è come Werther: colto, educato, ingenuo e onesto ma schiavo delle passioni e delle tentazioni. Scopre un amore che non è terreno ma sovrannaturale, istintivo e totale. Il suicidio è l’estremo atto di ribellione contro Dio e soprattutto contro la società: l’unica soluzione per liberarsi dalla sofferenza, dall’amore che porta più dolore che gioia, l’atto di sublimazione per legarsi alla persona amata.
La tipologia d’angelo a cui appartiene Victor, i Ribelli, è da ricercarsi nel poema Paradiso Perduto di John Milton; il romanzo segue gli assiomi che Milton illustra nella sua opera, ma aggiunge particolari poco adoperati nel paranormal romance, creando una figura angelica inedita.
La storia si delinea prendendo spunto dal romanticismo gotico de La Bella e La Bestia (la fanciulla illibata tentata dalla passione selvaggia, soprattutto nelle scene al castello), dalle atmosfere cupe e cruente di Jack Lo Squartatore (la perversione e i delitti nei bassifondi della Londra vittoriana, l’East End, Whitechapel), e dall’attrazione esplicitamente sessuale di Dracula.
Le vicende sanguinose che si intrecciano, tra il fantastico e il reale, sono il grido d’aiuto delle persone dell’epoca che riescono a ribellarsi alla repressione bigotta, trovando ognuno a modo proprio lo sfogo dei naturali istinti primordiali di odio e d’amore.
Ogni personaggio cerca la realizzazione del proprio essere, con egoismo, fino a giungere alla conclusione che il bene e il male, la Luce e il Buio, possono convivere indistintamente dentro lo stesso animo.



L'autrice



Connie Furnari è nata a Catania, nel 1976. Laureata in lettere, appassionata di pittura e disegno, ha partecipato a numerose antologie e ha vinto diversi premi letterari. Nel 2011 è uscito il suo primo romanzo, Stryx Il Marchio della Strega, edito da Edizioni della Sera: un urban fantasy che ha ricevuto recensioni entusiaste e un’accoglienza calorosa da parte degli amanti del genere. 

Angeli Ribelli è il suo secondo libro, un paranormal romance gotico con sfumature thriller, ambientato nella Londra vittoriana di fine ‘800: una storia d’amore maledetta, tra Paradiso e Inferno, impregnata di colpi di scena e suggestive atmosfere dark.







Link utili


Potete contattare Connie Furnari QUI


L'ePub è disponibile su www.bookrepublic.it

La versione cartacea su www.gdsedizioni.it


Come sempre, auguriamo a tutti... Buona lettura!





giovedì 13 marzo 2014

Recensione: Indelebile di Karin Slaughter


Ieri sia io che la mia consocia ci siamo bellamente scordate il www U_U
Chiediamo scusa. Comunque continua il mio periodo thriller e oggi vi propongo questo libro che mia suocera ha trovato fantastico e io un po' meno.


Titolo: Indelebile
Autore: Karin Slaughter
Edizione: Piemme
Prezzo: € 4,99
Trama:  Nella stazione di polizia della contea di Grant, in Georgia, è un lunedì mattina come tanti: i postumi del weekend da smaltire, il ritorno alla routine, gli screzi tra colleghi. Finché, secco e inaspettato, uno sparo a bruciapelo colpisce in pieno viso un agente, freddandolo sul colpo, e la centrale piomba nel caos, tra proiettili impazziti, vetri in frantumi, schizzi di sangue. E le grida di terrore di un gruppo di bambini che proprio quel giorno si trovavano in visita. Da quel momento, la tranquilla cittadina di Heartsdale vive ore di angoscia, mentre la scolaresca e alcuni agenti sono nelle mani di due giovani armati, che sembrano sbucati dal nulla. Anche il medico legale Sara Linton è prigioniera nell'edificio, e con lei l'ex marito, Jeffrey Tolliver, capo della polizia. Proprio Jeffrey, rimasto gravemente ferito, sembra essere il vero bersaglio dei sequestratori, decisi a vendicare un crimine del quale lo ritengono responsabile. Così, mentre i detective del distretto cercano di sventare il piano omicida dei killer, dai ricordi di Sara e Jeffrey affiorano scomode verità a lungo sepolte. Dodici anni prima, quello che doveva essere un romantico weekend tra i due si era trasformato in un incubo, sulla scia di scoperte inquietanti legate a un omicidio dalla dinamica sospetta, in cui era coinvolto un amico d'infanzia di Jeffrey, e al ritrovamento dello scheletro di una ragazza dentro una grotta. Ora, inesorabile, il passato torna a riscuotere il suo tributo di sangue.
Ci troviamo in una cittadina americana (alla fin fine Grant è solo una rappresentazione) e, alle 9.00 del mattino, la stazione di polizia viene presa in ostaggio da due delinquenti. Poco dopo, i ricordi si spostano ad alcuni anni prima, quando Jeffrey e Sara avevano iniziato a frequentarsi e lui l'aveva portata nella sua cittadina di origine perché lei conoscesse il suo passato, che tutti considerano pessimo e non mancano di riferirlo alla fanciulla in questione.
I presupposti per un buon libro c'erano tutti e forse non è neanche brutto, solo che ci sono troppe sottotrame.
Il sequestro attuale. La figura di Lena e il suo passato solo accennato. Il viaggio nel passato in cui accade un omicidio, viene ritrovato un vecchio cadavere, l'accenno ad uno stupro, ad un altro, figli illegittimi, rancori, storie, storie, storie. Troppe. Tutte, a conti fatti, buttate lì a colpire il lettore sul momento senza approfondire. Un sequenza di quelli che volevano essere colpi di scena senza contorno. L'evento shock deve essere in qualche modo preparato, va raccontata la vicenda, mostrate ipotesi, mossi i personaggi in modo che si trovino in un certo modo, poi, all'improvviso, piazzo il colpo di scena. Non che ne metto uno. Dopo tre pagine un altro. Dopo tre pagine un altro e così via fino alla fine.
Il contorno inoltre non è solo pre, ma anche post. Per seguire tutte le trame l'autrice si è ritrovata a poter dedicare poche pagine ad ognuna, saltando spesso dall'una all'altra.
Il romanzo ne risulta spezzettato, poco approfondito e con poco senso.
Arrivata in fondo mi sono chiesta quanto fosse realmente utile la storia di Robert, così come il sequestro 'attuale'.

Personaggi: Jeffrey inizialmente mi è rimasto antipatico, in realtà, a fine libro, è l'unico che mi ha colpita un po' di più. Una di quelle persone marchiate dalle malelingue di una piccola cittadina, costretto ad andarsene per dimostrare che non era ciò che credevano. La sua fragilità, il suo bisogno di essere amato, accettato ed apprezzato mi ha coinvolta e intenerita. Lo ritengo l'unico degno di nota. Anche Sara non è male, ma inizialmente si presenta un po' troppo cinica. Si lascia un po' trascinare dagli eventi, ma ha anche lei dei punti di fragilità molto ben descritti nel romanzo. Gli altri personaggi li ho trovati, francamente, buttati dentro un po' a caso. Robert sembra muoversi come fa comodo all'autrice, Nell non è definita e a volte è stronza altre no. Di Hoss non ho neanche parole per descriverlo. E' incomprensibile.

Stile: Ok, una cosa un po' più positiva. Il linguaggio è semplice e scorrevole e permette al lettore di proseguire in maniera leggera. L'autrice non si addentra troppo in dettagli tecnici e quando lo fa sono generalmente ben spiegati e comprensibili. Le descrizioni sono giuste, non ci si perde dentro, né spezzano l'azione; le poche parole utili a dare al lettore un'idea senza che ne sia distratto. Su qualche dialogo mi sono un attimo persa, senza capire chi stesse dicendo cosa.

Giudizio finale complessivo: Un libro che a livello di trama non è brutto e neanche nelle sue sottotrame, ma andava sviluppato molto di più e amalgamato meglio. Letto così mi è sembrato troppo carico, poco approfondito e senza una linea chiara. Mi sono ritrovata a pensare: sì, ma qual è la storia che l'autrice ha voluto narrarmi? Tutte? Perché non le ha suddivise? O raccontate meglio?
Sarebbe bastato un po' meno a rendere il libro più lineare e entusiasmante.
Voto: 6/10


martedì 11 marzo 2014

Teaser Tuesdays #36


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 



Ecco a voi il mio teaser di oggi.

<< Invecchierai, angelo mio, perché siamo solo mortali, e le rughe ti circonderanno gli
occhi come piccoli sorrisi, ma per me sarai sempre questo ragazzo dai capelli d'ambra
che dorme su  questo letto, per me sarai sempre il giovane che ha colto in un campo
un papavero e me l'ha infilato tra i capelli. >>


Di me diranno che ho ucciso un angelo
Gisella Laterza
(Recensione QUI )

Qual è il vostro Teaser?



lunedì 10 marzo 2014

Recensione: La casa tonda di Louse Erdrich


Titolo: La casa tonda
Autore: Louise Erdrich
Edizione: Feltrinelli
Prezzo: 16,15 €
Trama: 1988. La comunità di una riserva indiana nel North Dakota è scossa da un crimine di un'efferatezza inedita per quei luoghi. La moglie del giudice Coutts, Geraldine, che ha subìto l'aggressione, si è chiusa nel silenzio ed è caduta in una profonda depressione. Se è viva, lo deve alla propria presenza di spirito: ha approfittato di un momento di distrazione dell'assalitore ed è fuggita in automobile. Sembra che dopo averle usato violenza, l'uomo abbia tentato addirittura di bruciarla viva cospargendola di benzina. "Sembra", perché la faccenda presenta molti lati oscuri e perché la vittima si rifiuta di parlarne. Assistito dalle due polizie che operano all'interno della riserva, quella indiana e quella americana, Coutts inizia a indagare. Ma Coutts non è un giudice d'assalto, il suo lavoro si è sempre limitato a liti tra vicini, furtarelli, piccole truffe, ubriachezza, un po' di droga. Toccherà al figlio tredicenne Joe intervenire per cercare di far luce sul mistero.


Pensavo di trovarmi davanti ad un thriller, in realtà questo è più un libro di denuncia. La storia presa come esempio per raccontare cosa accedeva nelle riserve fino a pochi anni fa.
Come dice la sinossi, tutto inizia quando Geraldine torna a casa, sconvolta, sconvolgendo, inevitabilmente, la vita della propria famiglia. Il tutto è visto con gli occhi del piccolo Joe, che capisce e non capisce cosa è accaduto alla madre.
Comprende che le cose sono cambiate, che niente sarà più come prima, ma non riesce a capire perché la madre non sia più tale, perché se ne stia chiusa in camera tutto il giorno, perché non parli in modo da aiutarli a risolvere la cosa, perché si rifiuti di prendersi cura di lui e di suo padre come aveva sempre fatto.
Ci sono cose che esulano dalla mente di un bambino.
E' per riavere la madre, o almeno una parvenza della medesima, che si improvvisa detective e cerca di capire cosa possa essere accaduto e perché.
Lo svolgimento della trama non mi ha colpita più di tanto, ci sono rivelazioni improvvise, compreso il colpevole che arriva alla fine, sia come 'colpevole' che come personaggio in generale.
Come dicevo, però, scopo del libro non era tanto raccontare la storia, quanto mostrare come venivano trattati gli indiani in quel periodo. Una donna poteva essere presa stuprata e uccisa e il colpevole avrebbe avuto, sempre ammesso che venisse riconosciuto colpevole, la stessa pena che se avesse ucciso un animale.
Nonostante la parvenza di impegno nel risolvere il caso, se era implicato un 'viso pallido', a nessuno esterno alla riserva importava niente di trovare il responsabile. E, in ogni caso, era colpa della donna che lo aveva adescato.
Al di fuori della riserva, sembra quasi impossibile, per Coutts che pure è un giudice, ottenere giustizia.
Il finale è di quelli obbligati in questi casi.

Personaggi: Ammetto che hanno un po' contribuito a non farmi piacere granché la storia. Il protagonista è essenzialmente Joe che ci racconta gli avvenimenti con gli occhi di bambino, ma parlandone quando è ormai adulto. Questo, se fa perdere alla storia un po' di freschezza, la rende comunque più chiara e cruda agli occhi del lettore. La depressione della madre e la distruzione della famiglia, si ripercuote nel suo modo di raccontare che è cupo e senza entusiasmo. Gli altri personaggi che si limitano, alla fine, ai due genitori, appaiono più come ombre, sfumati e generici. Un esempio di persone più che personaggi caratterizzati e delineati in maniera univoca.

Stile: Le vicende raccontate non sono felici, lo ammetto, ma il libro si presenta troppo cupo e opprimente per farsi apprezzare. E' una scrittura negativa che comunque non colpisce e alla fine annoia soltanto. Manca del tutto l'enfasi, anche per le cose brutte, e sembra di leggere una cronaca che mina il coinvolgimento emotivo ed empatico. Nota negativa nella traduzione con dubbi errori grammaticali.

Giudizio finale complessivo: Un libro che, pur narrando una storia importante e che meriterebbe di essere letta, non mi è piaciuto affatto. Leggo cose tristi, leggo cose brutali, posso leggere anche storie vere, ma mi piace essere coinvolta. Mi piace star male con i personaggi, sentire ciò che sentono, capire cosa stanno vivendo. Essere lasciata lì come spettatrice di una storia triste e raccontata male, mi indispone veramente molto.
Voto: 5/10

venerdì 7 marzo 2014

Recensione: Il Pettirosso di Jo Nesbø


Ho diversi libri di Jo Nesbø, ma finora non ne avevo sfogliato neanche uno. Ultimamente però la parola 'detective' esercita un forte potere attrattivo su di me così sono entrata in piena fase thriller e sto attingendo a piene mani dalla mia riserva. In questo caso il piatto è stato abbastanza gustoso.


Titolo: Il pettirosso
Autore: Jo Nesbø
Edizione: Piemme
Prezzo:   € 11,50
Trama: Harry Hole non è esattamente un impiegato statale modello. Come membro della polizia di Oslo, uno che è allergico a qualunque tipo di autorità, che tende periodicamente alla depressione e, soprattutto, non disdegna di presentarsi al lavoro ubriaco un po'di scetticismo - a voler essere generosi - è normale che lo susciti. Ma nonostante i suoi modi ruvidi e scostanti non gli guadagnino la simpatia dei colleghi, il suo intuito e il suo spiccato senso della giustizia ne fanno il migliore sulla piazza. Ed è la sua capacità di vedere più in là degli altri a suggerirgli che, dietro un traffico d'armi che coinvolge un gruppo di neonazisti, si nasconda qualcosa di più grosso. I bossoli ritrovati sui monti intorno a Oslo appartengono infatti a un Märklin, un fucile tedesco di cui sono stati costruiti solo trecento esemplari, e che, grazie alla sua straordinaria precisione, è lo strumento ideale per un killer professionista. E mentre alcuni veterani dell'esercito norvegese iniziano a morire in circostanze sospette, sulle tracce di quell'insolita arma, Hole si addentra in una palude di tradimenti e vendette che si annida nel passato e da cui sarà difficile riemergere.


Vista la discreta produzione di questo autore, ho cercato di iniziare da quello che mi è risultato essere il primo. Non ho capito se è proprio il primo scritto, il primo con protagonista Harry Hole, o il primo pubblicato in Italia, in ogni caso non è così importante.
La storia è ambientata in Norvegia tra la fine del 1999 e l'inizio del 2000.Pensavo che questa collocazione temporale così precisa avesse un suo perché, ma, a meno che non faccia riferimento a qualcosa di preciso avvenuto in Norvegia e di cui l'autore non poteva fare a meno, direi che è un momento come un altro. Molto più importante, invece è la parte ambientata nel passato, che ha la datazione precisa della seconda guerra mondiale. Inevitabile poiché tutto inizia da lì, da una squadra al fronte bloccata in trincea e dai singoli elementi che la compongono.
Non ho trovato la trama di base particolarmente originale (veterani, ferite psicologiche, di guerra, voglia di vendetta e di rivalsa), ma le singole sottotrame, i singoli momenti che compongono il libro mi sono piaciuti. La caratterizzazione dei personaggi, il loro approfondimento psicologico, la ricerca e la scoperta di ciò che li muove hanno reso il romanzo coinvolgente e anche piuttosto avvincente.
L'autore utilizza la tecnica del parallelismo, mostrando subito protagonista e antagonista e seguendoli entrambi nel dispiegarsi dei loro intenti. Eppure fino all'ultimo mi sono chiesta 'ma chi è?', 'come sono andate le cose?', poi come sempre, letto il finale mi sono detta'certo, era chiaro'. Mi piacciono i libri che stimolano in questo senso, che ti fanno pensare di aver capito, ma che hanno quel particolare discordante che fa scricchiolare paurosamente la teoria.
Se ho qualcosa da rimproverare è il finale che giunge un po' improvviso rispetto alla lunga preparazione precedente, inoltre più che far intuire, racconta i fatti come si sono svolti e toglie un po' il gusto alla scoperta e al colpo di scena.

Personaggi: Harry Hole non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi letterari, eppure è in qualche modo, diverso. E' il classico omone, grande, grosso, alto, biondissimo, abbastanza piacente da trovare compagnia nel libro. E' sufficientemente intuitivo, perspicace e deduttivo, ma non così rospo e misantropo come spesso sembra richiedere la categoria. Ha quel leggero velo di prepotenza che gli permette di ottenere ciò che vuole, quel filo di vittimismo che lo tiene fuori dai giochi di potere e sufficienti difetti da renderlo umano. Altri personaggi... ce ne sono, ma rimangono a livello di comparse. Forse nei libri futuri avrà un ruolo maggiore Rakel, funzionaria dei servizi segreti, Halvorsen che sembra destinato a diventare il partner di Hole, Weeler che trama nell'ombra o qualcun'altro, ma per il momento sono appena tratteggiati, svolgono il loro ruolo senza che vengano approfonditi.

Stile: Mi trovo leggermente in difficoltà a descriverlo. Nesbø passa da momenti in cui 'mostra', con discreta abilità, ciò che accade facendo sentire il lettore parte della scena, ad altri in cui si limita a raccontargli cosa è accaduto, spiattellando lì i fatti con poca enfasi e poco coinvolgimento. Ci sono momenti molto concitati con dialoghi divertenti e avvincenti ed altri puramente descrittivi. Questi secondi sono, per fortuna, più rari, ma mi hanno dato l'impressione di uno stile non ancora ben definito (in questo libro) e una leggera incertezza nel condurre alcune cose. In ogni caso il libro rimane sempre interessante, scorrevole e piacevole da leggere.

Giudizio finale complessivo: Forse non il più avvincente e al cardiopalma che abbia letto e neanche il più originale, ma indubbiamente 'Il pettirosso' è un bel libro. L'autore mi ha tenuta incollata alle pagine, mi ha incuriosita e confusa quel tanto che mi spingeva ad andare avanti e mi ha lasciata anche piuttosto soddisfatta sulla fine della vicenda. Ho adorato i suoi personaggi, anche quelli negativi e ho apprezzato i piccoli stralci della storia norvegese vissuta dai medesimi (io neanche ricordavo che la Norvegia avesse combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale). Forse le 'indagini' non hanno un ruolo predominante, ma non mi ha disturbato più di tanto: il racconto ha compensato ampiamente.
Voto: 8/10




giovedì 6 marzo 2014

Recensione: Il segreto della libreria sempre aperta di Robin Sloan


Titolo: Il segreto della libreria sempre aperta
Autore: Robin Sloan
Edizione: Corbaccio
Prezzo: 13,94 €
Trama: La crisi ha centrifugato Clay Jannon fuori dalla sua vita di rampante web designer di San Francisco, e la sua innata curiosità, la sua abilità ad arrampicarsi come una scimmia su per le scale, nonché una fortuita coincidenza l'hanno fatto atterrare sulla soglia di una strana libreria, dove viene immediatamente assunto per il turno... di notte. Ma dopo pochi giorni di lavoro, Clay si rende conto che la libreria è assai più bizzarra di quanto non gli fosse sembrato all'inizio. I clienti sono pochi, ma tornano in continuazione e soprattutto non comprano mai nulla: si limitano a consultare e prendere in prestito antichi volumi collocati su scaffali quasi irraggiungibili. È evidente che il negozio è solo una copertura per qualche attività misteriosa... Clay si butta a capofitto nell'analisi degli strani comportamenti degli avventori e coinvolge in questa ricerca tutti i suoi amici più o meno nerd, più o meno di successo, fra cui una bellissima ragazza, geniaccio di Google... E quando alla fine si decide a confidarsi con il proprietario della libreria, il signor Penumbra, scoprirà che il mistero va ben oltre i confini angusti del negozio in cui lavora... Fra codici misteriosi, società segrete, pergamene antiche e motori di ricerca, Robin Sloan ha cesellato un romanzo d'amore e d'avventura sui libri che lancia una sfida alla nostra curiosità, al nostro desiderio di un'esperienza nuova ed elettrizzante. Un viaggio in quell'universo magico che è una libreria.


Prima di parlare di questo libro, ho dovuto riflettere a lungo, perché oggettivamente non è brutto, ma soggettivamente mi sento insoddisfatta e un filo delusa. Ci sono tante cose che mi hanno fatto dire 'tutto qui?', oppure 'ancora con queste idee?', perché, sinceramente, pur non avendo letto niente che possa paragonargli, questa storia non mi è sembrata affatto originale.
I presupposti sono assolutamente affascinanti: un turno strano (quello notturno come gli infermieri), una libreria misteriosa e lettori ancor più misteriosi, ma soprattutto un divieto, quello di leggere i libri che quelle persone prendono a prestito. Per la verità Clay rispetta abbastanza il divieto, ma cerca comunque di apportare delle migliorie al sistema di gestione della libreria. Da qui inizia a scoprire i segreti che ci sono dietro.
La parte più affascinante della storia è stata seguire la ricerca di Clay, il suo coinvolgere gli amici e la scoperta via via dei misteri con la relativa spiegazione.
Come dicevo è stato un po' deludente il motivo finale che spinge tutte le persone a leggere determinati libri. Per la verità è un motivo più che valido, solo che mi è sembrato banale. Impressione mia.
Altra cosa che non mi è piaciuta è stata tutta la pubblicità a Google e al Kindle. Capisco che l'autore ci abbia in qualche modo lavorato, ma certe frasi sono state fastidiose. Inoltre il fallimento dei cervelloni mi è suonato strano, soprattutto in relazione alla soluzione finale. Quando Clay spiega come è arrivato a capire le cose, la prima cosa che ho pensato è stata che fosse impossibile, per dei computer, non trovare quel tipo di codifica, in quanto uno dei più semplici che hanno impostato tra le prime verifiche. Uno dei primi a cui si può pensare anche senza un pc.
Interessante è stata invece la diatriba tra Penumbra (titolare della libreria) e il suo capo. Mr. penumbra sostiene già da tempo che sia necessario utilizzare i moderni mezzi informatici per trovare le soluzioni degli enigmi, il suo capo è di parere opposto sostenendo che gli adepti debbano trovare la soluzione studiando i libri in codice come viene fatto da secoli.
Se in un primo momento sono stata d'accordo con Penumbra, alla fine del libro ho pensato un'altra cosa. Clay risolve il primo mistero appunto con un programma, senza leggere i libri che portano alla soluzione. In questo caso l'attenzione si focalizza sul risultato tralasciando il percorso fatto per arrivarci. Penumbra non si rende conto che così facendo le persone perdono delle cose, cose che si ottengono solo con la ricerca sui codici e il ragionamento: il sapere. E' come trovare il risultato di una ricerca senza aver fatto la ricerca. E' come prendere un giallo, guardare chi è l'assassino e rimetterlo lì. Conosco la soluzione, ma non ho imparato niente dalla ricerca di quella soluzione. Prendo una laurea senza aver fatto gli esami.
Indipendentemente da come va a finire il libro, l'ho trovata un'idea sbagliata.

Personaggi: Devo ammettere che non mi sono piaciuti tantissimo, hanno tutti, in qualche modo, un velo di arroganza che mi ha fatto propendere per l'antipatia. Clay, il protagonista, sputa fuori sentenze che mi hanno fatto storcere il naso. Non mi è piaciuto il suo voler fare l'eroe, inoltre ho trovato forzate alcune idee che ha. Mr Penumbra rimane più anonimo di quanto si possa pensare. Interviene di rado, inoltre si lascia trasportare troppo dall'entusiasmo. Kat mi è rimasta, francamente, antipatica. Eccessiva in troppi comportamenti, soprattutto nel decantare se stessa, come persona non si è rivelata niente di eccezionale. Tutti gli altri svolgono il loro ruolo senza lasciare troppe tracce.

Stile: Il modo di scrivere di Sloan mi è piaciuto abbastanza. Riesce a creare le giuste aspettative, distribuisce bene i colpi di scena, crea immagini abbastanza limpide nella mente del lettore. Il suo modo di pensare emerge troppo nella storia e nei comportamenti dei personaggi e viene a mancare il giusto distacco tra autore e storia (nel commentare la storia si ha l'impressione di giudicare anche il suo autore non solo come scrittore ma anche come persona). Registro medio e buone le spiegazioni su elementi troppo tecnici.

Giudizio finale complessivo: Un libro che mi ha creato un po' di aspettativa ma che alla fine mi ha delusa. Son rimasta lì, attaccata alle pagine, in attesa di scoprire questo segreto, per poi ritrovarmi a pensare ?ambè? Tutto qui? Ancora con questa solfa? Sempre la stessa cosa?'. Poi mi hanno infastidita tutti gli elogi, neanche velati, a Google, al Kindle e simili e l'arroganza di certi personaggi.
Peccato perché la storia non era brutta, non lo è. Solo che gli è mancata la sostanza secondo me. Come una torta fantastica visivamente, ma che alla fine non si rivela così dolce e così buona
Voto: 6/10


mercoledì 5 marzo 2014

W. W. W. ... Wednesdays #32


Hello! Oggi è mercoledì e torna il w...w...w...wednesdays, proveniente dal blog Should be reading, ma che io ho scoperto da qualche altra parte.
Il W. W. W. sta per tre semplici domande:

What are you currently reading?
What did you recently finish reading?
What do you think you'll read next?


Ecco qui le mie risposte di oggi!


What are you currently reading?


Il pettirosso
Jo Nesbø


What did you recently finish reading?

Il segreto della libreria sempre aperta
Robin Sloan


What do you think you'll read next?

Non ho ancora deciso. Mi farò ispirare dal momento ^_^

E voi, invece? Cosa state leggendo, avete letto o leggerete?



martedì 4 marzo 2014

Teaser Tuesdays #35


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!
Eccole:


  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare);  Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 



Ecco a voi il mio teaser di oggi.

<< Era come una volta mi aveva spiegato Alina: non è attraverso gli occhi che riconosciamo il mondo. Sono le nostra sensazioni a farci vedere. E le mie sensazioni in quel momento sentivano la presenza della morte.
- Aspetta qui, - disse Scholle, che con un grimaldello e una torcia era riuscito ad aprire la porta. Avevo giurato che prima o poi avrei reso inaccessibile la nostra casa; che avrei sfruttato i miei contatti con la polizia, facendo venire qualcuno in grado di eliminare gli evidenti punti deboli di porte e  finestre. Ma come un idiota avevo rimandato di anno in anno contando sul fatto che il male era come una vincita al lotto; qualcosa che succedeva solo agli altri..
Che errori che si fanno.
E alla fine era poco consolante sapere che nessun allarme sulla terra avrebbe potuto impedire la distruzione della mia famiglia. A Frank avevo aperto io stesso tutte le serrature. >>

Il cacciatore di occhi (Recensione QUI )
Sebastian Fitzek

Qual è il vostro Teaser?