martedì 21 giugno 2016

Recensione: Urla nel silenzio di Angela Marsons

Me ne mancano due e sono in pari con le recensioni. Peccato che sia già cotta e il tempo a mia disposizione torni a scarseggiare. Spero nei prossimi giorni di ritagliarmi un paio d'ore per gli ultimi due.

Titolo: Urla nel silenzio (D.I. Kim Stone 01)
Titolo originale: Silent Scream
Autore: Angela Marsons
Edizione: Newton Compton
Prezzo: 12,00€
Trama: Cinque persone si trovano intorno a una fossa. A turno, ognuna di loro è costretta a scavare per dare sepoltura a un cadavere.
Ma si tratta di una buca piccola: il corpo non è quello di un adulto. Una vita innocente è stata sacrificata per siglare un oscuro patto di sangue. E il segreto che lega i presenti è destinato a essere sepolto sotto terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene brutalmente assassinata: è solo il primo di una serie di agghiaccianti delitti che terrorizzano la regione della Black Country, in Inghilterra. Il compito di seguire e fermare questa orribile scia di sangue viene affidato alla detective Kim Stone. Quando però nel corso delle indagini tornano alla luce anche i resti di un altro corpo sepolto molto tempo prima, Kim capisce che le radici del male vanno cercate nel passato e che per fermare il killer una volta per tutte dovrà confrontarsi con i propri demoni personali, che ha tenuto rinchiusi troppo a lungo… 

Voto: 7/10
Un libro caruccio, ma di quelli che, se non ti affretti a recensirli, te li scordi tre secondi dopo che hai chiuso l'ultima pagina.
Storia non particolarmente originale, ma ammetto che un paio di colpi di scena mi hanno davvero stupita. Ho intuito chi potesse essere l'assassino, ma l'autrice è stata brava a farmi venire i dubbi, buttando qua e là altri possibili indiziati.
La trama viene costruita piano piano, e non ci sono falshback. O meglio, ci sono, ma principalmente sono racconti fatti al presente dai personaggi che li hanno vissuti. Durante la lettura molte domande si fanno avanti, ma non ho rilevato incoerenze nel finale dove tutto trova spiegazione e questo mi è piaciuto.
Ho apprezzato la parte delle indagini forensi. Che le nozioni fossero vere o finzione, sono comunque ben inserite e funzionali.
Ho storto un po' il naso davanti alla presenza di ragazzine. E' una cosa che non amo particolarmente. Certo la trama le comprendeva e non sono 'stonate' però non mi è piaciuto.
Ho adorato Kim. Tostissima, spericolatissima e totalmente indisciplinata. Ciò che mi ha dato fastidio, anche qui, è che fosse l'ennesima detective incasinata. La regola non scritta dei thriller: vietato fare una povera Crista che fa il suo lavoro per amore della giustizia invece che per tonnellate di scheletri nell'armadio e complicanze varie. E' un bel personaggio, forte, ben costruito. Il passato incasinato non le ha dato niente di più. La spinta a trovare il colpevole a causa del fratello morto? Ma trattandosi di ragazzine, la spinta ce la poteva avere a priori. Ce l'avrei avuta anche io che non ho nessun passato terribile di misteri e violenza.
Bella anche il resto della squadra. Tutti definiti, anche se con poche frasi (come dice Woody Allen non servono venti pagine se bastano 20 parole). Non compaiono molto eppure è impossibile non ricordarli.
Anche Ceryl, dottoressa forense, mi è piaciuta. determinata e preparata. Non ho capito se aveva un debole per Kim o per il caso, ma sono contenta del dubbio.
La scrittura non mi ha colpita particolarmente. Coerente, appropriata al tipo di libro. Buone le descrizioni, ottime le tempistiche, con la distribuzione dei colpi di scena. Ottimo che nel finale non sia tutto perdonato e dimenticato.
I personaggi mi sono piaciuti e spero di poter leggere altre storie dedicate a loro. La trama invece so già che si perderà tra le altre mille che ho letto. Peccato.

lunedì 20 giugno 2016

Recensione: La ferocia di Nicola Lagioia

Ho qualche problema con i vincitori del premio Strega. Il primo che ho letto, io non lo avrei manco pubblicato, figuriamoci assegnargli un premio. In questo caso non ho avuto reazioni così forti, però fatico ancora a vederci il senso di un premio.
Ma per fortuna io non sono un critico, ma una semplice lettrice, quindi posso anche non comprendere le sottigliezze e dire cosa non mi è piaciuto.

Titolo: La ferocia
Autore: Nicola Lagioia
Edizione: Einaudi
Prezzo: 19,50€
Trama: In una calda notte di primavera, una giovane donna cammina nel centro esatto della strada statale. È nuda e coperta di sangue. A stagliarla nel buio, i fari di un camion sparati dritti su di lei. Quando, poche ore dopo, la ritroveranno ai piedi di un autosilo, la sua identità verrà finalmente alla luce: è Clara Salvemini, prima figlia della più influente famiglia di costruttori locali. Per tutti è un suicidio. Ma le cose sono davvero andate così? Cosa legava Clara agli affari di suo padre? E il rapporto che la unisce ai tre fratelli - in particolare quello con Michele, l'ombroso, l'instabile, il ribelle - può aver giocato un ruolo determinante nella sua morte? Le ville della ricca periferia barese, i declivi di ogni rapida ascesa sociale, le tensioni di una famiglia in bilico tra splendore e disastro: utilizzando le forme del noir, del gotico, del racconto familiare, scandite da un ritmo serrato e da una galleria di personaggi e di sguardi che spostano continuamente il cuore dell'azione, Nicola Lagioia mette in scena il grande dramma degli anni che stiamo vivendo. L'intensità della scrittura - mai così limpida e potente - ci avviluppa in un labirinto di emozioni, segreti e scoperte, che interseca le persone e il loro mondo, e tiene il lettore inchiodato alla pagina.  

Voto: 6/10
Non è che il libro non mi è piaciuto. E' che ma ha lasciata perplessa. In diversi punti. Prima di tutto la storia.
D'accordo, il presunto suicidio di Clara (che tutti chiamano 'ragazza' ma ha trent'anni, per me è una donna. Non una ragazza. Oltretutto è sposata) non è che una scusa, per l'autore, di mostrare cosa c'è dietro una famiglia 'rispettabile' nell'Italia di oggi (è ambientato a Bari, ma ne ho sentite abbastanza da poter spostare la scena in moltissime altre città italiane, dalle Alpi allo Ionio). I Salvemini sono costruttori, il capo famiglia è Vittorio, ed è lui che dirige un po' tutta la baracca per amore dei figli (la più piccola, Gioia, se non ricordo male, ha ben oltre i 20 anni). La storia della famiglia è legata a quella dell'impresa edile e delle dubbie manovre fatte da Vittorio per ottenere permessi di costruire, abitabilit e quanto occorre in campo edile, ma le vicende politiche sono per lo più marginali. Servono soprattutto a spiegare magari certi comportamenti, l'intrigata ragnatela d rapporti, omissioni, favori e quant'altro, con cui soprattutto Michele (terzogenito) si dovrà scontrare.
Il cuore della storia sono i complessi rapporti tra i sei membri della famiglia e qui iniziano le mie perplessità. Clara viene presentata prima attraverso gli uomini (tanti) con cui è stata a letto. E' una falsa presentazione per me: di questa ragazza, poi donna, in realtà non sappiamo niente. Non ci viene detto altro, se non che cornificava il marito con molti altri personaggi. Ma le vere ragioni del malessere non sono eviscerate. Vengono lasciate all'idea del lettore che può solo fare supposizioni. Anche Ruggero è ambiguo. Detesta il padre, forse arriva ad odiarlo, eppure non gli dice mai di no. Ma perché lo odia? Da cosa nasce il suo senso di impotenza e prigionia? Anche qui risposte vaghe.
Forse è Michele quello più chiaro. La sua complessa psicologia (problemi compresi) non viene, di nuovo, approfondita. Neanche la ragioni di alcuni comportamenti e reazioni, ma quantomeno, nella storia, si può trovare una sorta di punto di origine che, se non spiega a fondo, almeno fornisce una causa.
Gioia è totalmente trascurata. Appena accennati i rapporti tra Annamaria e Vittorio.
La cosa più bella è stato il rapporto tra clara e Michele. Un amore fraterno, dolce (niente incesti, né, almeno dal mio punto di vista, cose morbose) che inspiegabilmente prende strade avverse. Mi è dispiaciuto. Soprattutto perché, di nuovo, i motivi non mi sono stati affatto chiari. Soprattutto i comportamenti di Michele.
I personaggi, ne ho accennato nella trama, sono un altro nodo che mi ha lasciata perplessa. Non sono spiegati. O meglio, forse l'intento era quello di mostrarli attraverso le azioni ma io molte azioni non le ho capite. Molti comportamenti, risposte, decisioni, mi sono rimaste totalmente incomprensibili. Il personaggio più inutile è stato quello di Gioia. A parte fare un po' la ragazzina viziata nonostante l'età, non ha avuto granchè senso. Di tutti gli altri si parla si parla, ma senza che il lettore riesca a 'conoscerli' e, almeno nel mio caso, senza riuscire a empatizzare con loro. Mi è dispiaciuto per Clara? No. Ho parteggiato per Michele? No. Ho capito Ruggero? No. Ho simpatizzato con Annamaria? No. Ho giustificato Vittorio? No.
Non è rimasto niente di queste figure. E da lettrice mi dispiace. Una lettura che non mi ascia niente è una lettura sprecata.
Sulla scrittura niente da dire. Ma proprio niente. Tranquilla regolare. Non ho apprezzato i repentini cambi temporali che spezzano troppo l'azione, a volte da una frase alla successiva. Troppi i flashback che alla fine si sono rivelati quasi inutili e talvolta ridondanti. Parche le descrizioni. Molto stereotipati i dialoghi. Soprattutto quelli 'politici'.
Non un brutto libro, onestamente, ma io non sono riuscita a sintonizzarmici.


venerdì 17 giugno 2016

Recensione: Prometto di sbagliare di Pedro Chagas Freitas

Mah... Questo libro non mi ha mica convinto...
Comunque, visto che sto cercando di rimettermi in pari con le recensioni, ecco la mia opinione.

Titolo: Prometto di sbagliare
Titolo originale: Prometo falhar
Autore: Pedro Chagas Freitas
Edizione: Garzanti
Prezzo: 16,90€
Trama: (Fuorviante secondo me) Ti ho amato prima di saperlo e forse è solo così che si ama. Il locale è affollato e rumoroso. L’uomo è seduto vicino alla finestra e guarda il cielo grigio, annoiato come ogni lunedì mattina. Improvvisamente si volta e lei è lì, di fronte a lui. Gli occhi carichi di stupore e l’imbarazzo tradito dal tremito delle dita che afferrano la borsa. Sono passati anni dall’ultima volta che l’ha vista, il giorno in cui l’ha lasciata. Senza una spiegazione, senza un perché, se n’è andato spezzandole il cuore. Da allora, lei si è rifatta una vita, e anche lui. Eppure solo ora si rende conto di non avere smesso di amarla neanche per un secondo. Per questo, quando lei cerca di fuggire da lui, troppo sconvolta dalle emozioni che la scuotono, l’uomo decide di fermarla. E nel loro abbraccio, in mezzo ai passanti, prometterle di tentare, agire, cadere, sbagliare di nuovo. Amarla. Davvero e per sempre. Questa sembrerebbe la fine, ma non è che l’inizio della loro storia. Perché ogni loro gesto, ogni lettera che si scrivono, ogni persona che incontrano, ha un universo da raccontare. E l’amore è il filo rosso che lega tutto. Quante volte ci siamo chiesti com’era l’amore da cui siamo nati? Come si è sentito nostro padre la prima volta che ci ha tenuto in braccio? L’emozione più grande è quella di ritrovare quello che si è perso e amarlo di nuovo, come se fosse la prima volta. Prometto di sbagliare è un fenomeno editoriale senza paragoni. Appena uscito ha conquistato la vetta di tutte le classifiche bestseller, rimanendo per mesi ai primi posti. È stato venduto in tutto il mondo dopo aste agguerrite. La rete è invasa di commenti e migliaia di fan l’hanno eletto libro dell’anno. Perché l’amore ci spezza, l’amore ci stordisce, l’amore ci fa sentire immortali e subito dopo inermi e senza forze. Ma il suo potere più grande è quello di farci sentire liberi. Questo è l’amore che con un sussurro parla direttamente alla nostra anima. 

Voto: 5/10
Prima di tutto dico che il voto ha oscillato tra il 5 e il 6, se alla fine ho optato per il primo, è stato per la noia e la fatica di leggerlo.
Questo libro è classificato come romanzo, ma secondo me non lo è. Non contiene una storia con una trama e uno svolgimento. Non come di solito siamo abituati a trovarle, almeno.
Diciamo che qui dentro si parla di un uomo e di una donna. che si amano. E si sono lasciati. Una volta, a quanto ho capito.
Il libro è composto per 400 pagine di capitoli di due, tre pagine, raramente 4, su questo grande amore.
Ma non c'è la storia.
Sono spezzoni, che vanno avanti e indietro senza cronologia e anche in maniera ripetitiva. Che lui è andato via viene detto più o meno in 50 capitoli. Che è tornato anche.
Sono più... lettere? Biglietti, poesie, scritti da uno dei due membri della coppia all'altro.
Bellissimi, da qui la tentazione di arrivare almeno al 6.
Il primo mi è sembrato stupendo, il secondo tenero, il terzo un filo ripetitivo (per quanto poetico), al quarto mi sono chiesta cosa diamine stessi leggendo, al decimo dove andava a parare, al ventesimo (prima di pagina 100 in pratica) mi sono risposta: da nessuna parte.
Presi singolarmente, la maggior parte sono pezzi che mi sono piaciuti.
E' il libro nel suo insieme che alla lunga risulta noioso e pesante.
Andrebbe letto a piccole dosi. Una settimana un capitolo, la settimana dopo l'altro e così via. O anche più raramente. Se si riesce a sopportare la presenza del libro sul comodino per diversi mesi. A me non riesce tanto e ho voluto finirlo, ma ha finito per non piacermi.
Forse l'ho un po' buttato via, in questo modo. Non so.
Alcuni passaggi suscitano immagini e sentimenti unici, mi ci sono rispecchiata e riconosciuta. Tanto da segnarli, per rileggerli in futuro.
Forse sono stata fuorviata dalla sinossi e le frasette sceme in copertina. Mi aspettavo il racconto di una storia e invece la storia non c'è. Magari ho sbagliato approccio. Non ho letto altri pareri o opinioni, per cui non so cosa ne pensano altri lettori. personalmente fatico a credere che sia un successo del passaparola.
Lo stile oscilla fra prosa e quasi poesia, molto bello. Diretto ma elegante, schietto e talvolta un po' crudo (non volgare, questo assolutamente no). Le metafore, i paragoni, la forza evocativa dei passaggi sono fortissime. Alcune frasi fanno sospirare un innamorato che ce le scriva o ce le dedichi. Su questo faccio davvero un plauso all'autore.
E' un libro particolare, forse può anche essere bello. E' il 'tutto insieme' che non ha funzionato nel mio caso.


giovedì 16 giugno 2016

Recensione: Agatha Raisin e il matrimonio assassino di M. C. Beaton

Rieccomi! Sto sfruttando qualunque minuto in pratica, ma cerco di rimettermi in pari con le recensioni e di non abbandonare troppo quest'angolino ^^

Titolo: Agatha Raisin e il matrimonio assassino
Titolo originale: Agatha Raisin and the murderous marriage
Autore: M. C. Beaton
Edizione: Astoria
Prezzo: 15,00 €
Trama: Agatha ce l'ha fatta! Dopo che l'ultima indagine ha permesso a lei e a James di vivere qualche giorno insieme, James inaspettatamente le chiede di sposarlo. Stupore, un minimo di incertezza e poi Agatha accetta con entusiasmo! Nel corso degli anni ha dato diverse versioni sulla fine di Jimmy Raisin, il suo primo marito: ad alcuni ha detto che è morto, ad altri che non ne ha più saputo niente. Giunta ora al momento fatidico, per paura che una lunga attesa possa indurre James a ritirare la proposta, Agatha sostiene di essere vedova, e senza ulteriori tentennamenti si prepara al gran passo. La mattina del matrimonio comincia male: una nuova crema antirughe le procura un imbarazzante sfogo sul viso. Ma questo è niente: poco prima del fatidico sì, ecco arrivare proprio Jimmy Raisin. Stupore, rabbia, imbarazzo: James, furibondo, intima ad Agatha di non farsi più vedere, e Jimmy tenta di estorcere dei soldi ad Agatha, che lo caccia in malo modo. La successiva apparizione di Jimmy è in forma di cadavere, assassinato nei pressi di Carsely. Inizia così l'indagine più importante di Agatha, che non solo vede allontanarsi del tutto l'amato James, ma è accusata di omicidio...

Voto 6/10
Da un'Agatha all'altra. Stavolta però, la mia amata detective pasticciona e irriverente, mi ha colpita un po' meno.
I presupposti per una storia divertente c'erano: Agatha Raisin ha sempre detto di essere vedova. In realtà lo ha dato per scontatosenza saperlo. E così, proprio mentre si appresta a impalmare il suo James, ecco che ricompare Jimmy Raisin, proprio davanti all'impegato de comune e a tutti gli invitati. L'ex PR, dimentica di come si tengono le pubbliche relazioni, lo minaccia di morte.
Potete immaginare cosa accade quando l'uomo viene ammazzato davvero.
Un'invito carino e allettante, cui purtroppo ha seguito uno sviluppo prevedibile, perfettamente identico ai libri precedenti. Non nei dettagli, ci tengo a precisarlo, ma lo schema di massima è noto e non mi ha entusiasmata.
Speravo in qualcosa di diverso.
Ho trovato statici anche i personaggi.
Vero che non sono adolescenti o giovani che devono maturare, ma anche a 50 anni, dopo 4 libri, mi aspettavo una qualche evoluzione. Invece niente.
Agatha è perfettamente uguale a prima, divertente e irriverente; Come sempre... ma un po' troppo come sempre. I suoi pensieri, comportamenti, decisioni sono le stesse e sono prevedibili. Per la verità, non credo reggerò molti altri libri così se non c'è un cambiamento.
Stessa cosa per Billy Wong e la signora Bloxby.
James mi sembra che subisca addirittura un involuzione e dopo la metà del libro è quasi forzato, come se l'autrice volesse fargli tenere un comportamento che invece non gli è consono.
Non ho apprezzato.
La scrittura è sempre scorrevole e un po' ironica. Rende i libro un po' più paicevole e facile da leggere. Poche le descrizioni preferendo le azioni ed i dialoghi.
Non è un libro brutto, soprattutto da leggere da solo; come quinto di una serie invece, inizia a presentare dei limiti, quasi le idee si fossero esaurite oppure l'autrice non voglia cambiare uno schema che finora è risultato abbastanza solido.
Anche le battute e le gag cominciano ad essere collaudate e ripetitive. Mi aspettavo qualcosa di più.


mercoledì 15 giugno 2016

Recensione: Wintergirls. Così leggere da bucare le nuvole di Laurie Halse Anderson

Rieccomi, con un libro che m'intimoriva ma che invece mi sono ritrovata ad apprezzare abbastanza.

Titolo: Wintergirls - Così leggere da bucare le nuvole
Titolo originale: Wintergirls
Autore: Laurie Halse Anderson
Edizione: Giunti
Prezzo: 6,90 €
Trama: Lia e Cassie sono amiche dall'infanzia, ragazze congelate nei loro fragili corpi, in competizione in un'assurda gara mortale per stabilire chi tra loro sarà la più magra. Lia conta maniacalmente le calorie di tutto quello che mangia e di notte quando i suoi non la vedono si sfinisce di ginnastica per bruciare i grassi. Le poche volte che mangia, cerca di ingerire cose che la feriscono, come cibi ultrapiccanti, in modo da "punirsi" per aver mangiato. Si ingozza d'acqua per ingannare la bilancia nei giorni in cui la pesano. Quando eccede nel cibo ricorre ai lassativi e passa il tempo a leggere i blog di ragazze con disturbi alimentari che si sostengono a vicenda. Nel suo libro L. H. Anderson esplora l'impressionante discesa di una ragazza nel vortice dell'anoressia.

Voto 7/10
Ammetto di essere stata un po' reticente, nel leggere questo libro. Questo perché tratta di un problema molto delicato, che ho incrociato ai tempi del liceo a causa di un'amica: l'anoressia.
Non sono mai stata anoressica e ciò che ho vissuto è stata l'esperienza di quest'amica, ma una cosa era chiara: l'estetica non c'entrava niente.
Il mio timore era che il tutto fosse ridotto ad una gara a chi fosse più magra a solo scopo estetico (come da sinossi e mi domando se chi l'ha scritta abbia letto il libro). Invece in Wintergirls, l'autrice è stata abbastanza brava a far emergere che la questione estetica era marginalissima, una mera scusante, per celare problemi e stati d'animo più profondi di Lia.
Onestamente non trovo che vengano indagati fino in fondo quanto avrebbero meritato, ma la storia non è superficiale.
Il libro copre un arco di poche settimane, in cui Lia è già preda dell'anoressia ed è già stata ricoverata un paio di volte senza successo. Sono molti i flasback, tanto che spezzano un po' la continuità, però servono al lettore ad avere un quadro più chiaro della ragazza.
Lia è la protagonista indiscussa, mentre Cassie rimane abbastanza sullo sfondo. Da un lato c'è un motivo per questo, dall'altro avrei preferito un confronto un po' più parallelo tra le due ragazze, soprattutto nei salti del passato.
Altra cosa che mi ha fatto storcere il naso, è l'approfondimento di cui parlavo prima. Nonostante i salti nel passato, gli episodi scatenanti non vengono praticamente mostrati. Lia racconta la sua storia, ma senza accennare alle ferite. Qualcosa emerge dal finale (che mi è piaciuto), ma non nel modo che mi sarei aspettata e che avrei apprezzato.
Gli altri personaggi, un po' perché il testo è in prima persona, un po' perché l'autrice si concentra solo su Lia, rimangono un po' troppo marginali. Soprattutto la figura della madre, che mi sembra centrale nei disturbi della ragazza, meritava qualche accenno in più.
La scrittura è abbastanza scorrevole, cosa che favorisce molto la lettura. il ritmo è spezzettato e incalzante, con pochi passaggi descrittivi. Buona la parte sulle riflessioni della giovane. Peccato per i troppi flashback.
Forse meritava anche qualcosa in più di 7, ma come ho detto, l'impressione che si potesse fare molto meglio è rimasta. Nonostante questo non lo ritengo un brutto libro e non lo ritengo un brutto libro sull'anoressia. Wintergirls potrebbe essere un punto di partenza sull'argomento, tenendo presente che è una storia di fantasia e non un testo medico.


martedì 7 giugno 2016

Teaser Tuesdays #117

Buongiorno! ^_^
Lieta di ritrovarvi con il teaser. Come già anticipato dalla Dru, è un periodo un pochino incerto per entrambe.
Cercheremo di curare la Biblioteca al meglio delle nostre possibilità :)
Veniamo al teaser ❤


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio Teaser di oggi.

<< La prospettiva di ritornare, senza essere stato invitato, a casa di Andreas Corelli per chiedergli della coincidenza tra il nostro colloquio e l'incendio, avvenuti quasi contemporaneamente, mi risultava poco gradita.  Il mio istinto mi diceva che quando l'editore avesse deciso di riceverai l'avrebbe fatto motu proprio, e che l'ultima cosa che quell'inevitabile incontro mi ispirava era proprio  la fretta. L'indagine sull'incendio era già nelle mani dell'ispettore Víctor Grandes e dei suoi due mastini,  Marcos e Castelo, nella cui lista di persone preferite mi consideravo incluso con menzione d'onore. Quanto più lontano mi tenevo da loro, tanto meglio era per me. L'unica alternativa percorribile restava il manoscritto e il suo rapporto con la casa della torre. Dopo anni in cui mi ero ripetuto che non era un caso se ero finito ad abitare lì, l'idea iniziava ad assumere ora un altro significato. >>


Il gioco dell'angelo
Carlos Ruiz Zafón




Qual è  il vostro teaser? ^_^






lunedì 6 giugno 2016

Recensione: Fermate il boia di Agatha Christie

Buon giorno e buon lunedì ^_^
Come avete visto il blog è rimasto silenzioso per un po'... Un bel po'. pure troppo per quelle che sarebbero le mie intenzioni. Purtroppo è stato un periodo di impegni inevitabili e di eventi totalmente imprevisti, anche se desiderati, che ci hanno tenute, entrambe, lontane dal nostro angolino.
Mi piacerebbe dire che il momento è passato. In realtà, ameno per me, questa situazione dovrebbe protrarsi fino a fine anno. Dopo cambia, spero in meglio, ma potrebbe essere in peggio.
Personalmente, cercherò di continuare a postare almeno le recensioni, mentre il www di cui mi occupavo principalmente io, andrà in stand by per un po'. per quanto riguarda Teaser e segnalazioni, di cui si occupa essenzialmente la mia consocia, non do indicazioni. Dipende da lei. Sicuramente cercherà di fare il possibile per mantenerle entrambe, ma potrebbero essere soggette a salti.
Mi scuso anche per quelle challenge e quegli eventi a cui avevo aderito e che hanno subito stop e ritardi. Mi spiace. Come ho detto ci sono stati imprevisti. Cerco di continuare a seguire le gare, se riesco bene, se no, sappiate che mi sono divertita.
E ora basta ciarlare, parliamo di libri ^_^

Titolo: Fermate il boia
Titolo originale: Mrs. McGinty' dead
Autore: Agatha Christie
Edizione: Mondadori
Prezzo: 8,50 €
Trama: Un caso veramente semplice quello dell’omicidio della signora McGinty, uno di quelli che non attirano nemmeno l’attenzione. La vittima non è una persona importante ma un’anziana domestica rapinata e assassinata, con un colpo alla testa, in un tranquillo paesino di campagna. Inoltre, nel giro di pochi giorni, la polizia recupera la misera refurtiva e incrimina il presunto assassino, un nervoso giovanotto che viveva come pensionante a casa della vittima. Eppure, malgrado il processo e la condanna a morte dell’imputato, qualcosa non quadra, e deve trattarsi di qualcosa di grave se, poco prima dell’esecuzione, persino il poliziotto che ha condotto le indagini si rivolge a Hercule Poirot per cercare di chiarire i suoi dubbi. Le prove di consapevolezza sembrano schiaccianti, eppure, per un investigatore abile come Poirot anche il più insignificante dei dettagli può far scoprire verità insospettabili. Un romanzo del 1952 con il quale Agatha Christie, ormai indiscussa regina del giallo, mette in scena un’appassionata lotta contro il tempo. 

Voto: 7/10
Ogni tanto mi ci vuole un giallo classico e la scelta cade immancabilmente sulla Regina del genere.
Poirot s'annoia, come sempre (in questo Aggie è monotona: sempre annoiato 'sto povero detective), oltretutto non ha neanche il buon Hastings da punzecchiare e a fargli compagnia.
Per 'fortuna' arriva il sovrintendente Spencer con un caso singolare: ha fatto condannare un uomo che sarà giustiziato presto, eppure lui per primo non è convinto della colpevolezza del ragazzo. Incuriosito dalla vicenda, il celebre investigatore parte.
Qui scopre che la vittima, la signora McGinty, domestica a ore, era una gran ficcanaso. Non solo. Poco prima di morire la donna sembra aver riconosciuto, nella foto di un'assassina, un abitante del villaggio. Il problema è che nell'articolo di giornale, le assassine erano quattro.
Ospite della sbadatissima e pasticcionissima signora Summerheyes, il povero Poirot cerca di dipanare la vicenda incontrando sia il presunto assassino che le famiglie presso cui la domestica lavorava.
Ammetto che la gran quantità di personaggi ogni tanto mi ha fatto fare confusione, inoltre ogni tanto mi sono persa nei ragionamenti e negli indizi di Poirot, non so se per stanchezza mia o per effettiva complessità della trama.
Devo ammettere però, che rispetto ad altri lavori, mi è piaciuto un po' meno. Anche la classica adunanza finale che Poirot ama fare per puro esibizionismo, l'ho trovata monotona e un filo confusa.
Al di là della trama, le storie della Christie sono sempre un'ottima scusa per mostrare un'ampia fetta di umanità, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Le menzogne, gli egoismi, le apparenze. Quello che colpisce è l'internazionalità dei comportamenti. Si potrebbe pensare che si parli degli inglesi. In realtà basta prendere uno qualunque dei personaggi per associarlo a qualcuno che conosciamo. Non necessariamente un amico o un parente, ma chi di noi non ha un vicino schivo che sembra un delinquente, mentre magari è solo timido e insicuro? Chi non conosce qualcuno pronto ad urlare se si invade la sua proprietà come se nascondesse qualcosa, quando vuole solo che venga rispettata la sua privacy? E poi anziane pettegole, figlie fedeli, giovanette coraggiose per il ragazzo che interessa loro. Ci sono proprio tutti.
Sempre leggera e scorrevole (forse anche troppo, vista la complessità della trama) la scrittura, a tratti divertente con Poirot alle prese con la svampita padrona di casa e la sua terribile cucina.
I libri di Agatha Christie sono sempre piacevoli, a tratti vivaci, stimolanti e mai eccessivamente lunghi. La signora del giallo non esagera con brodi allungati e orpelli inutili, e questo fa di lei una vera Signora. Però lo ammetto, stavolta un po' di 'sosta' in più su alcuni passaggi l'avrei gradita.