martedì 20 settembre 2016

Recensione: Una famiglia quasi perfetta di Jane Shemilt

Mah... carino per certi versi, insoddisfacente per altri

Titolo: Una famiglia quasi perfetta
Titolo originale: Daughter (Figlia)
Autore: Jane Shemilt
Edizione: Newton compton editori
Prezzo: 4,90 €
Trama: Jenny è un medico, sposata con un famoso neurochirurgo e madre di tre adolescenti. Ma quando la figlia quindicenne, Naomi, non fa ritorno a casa dopo scuola, la vita perfetta che Jenny credeva di essersi costruita va in pezzi. Le autorità lanciano l’allarme e parte una campagna nazionale per cercare la ragazza, ma senza successo: Naomi è scomparsa nel nulla e la famiglia è distrutta. I mesi passano e le ipotesi peggiori – rapimento, omicidio – diventano sempre più plausibili, ma in mancanza di indizi significativi l’attenzione sul caso si affievolisce. Jenny però non si arrende. A un anno dalla sparizione della figlia, sta ancora cercando la verità, anche se ogni rivelazione, ogni tassello sembra allontanarla dalle certezze che aveva. Presto capisce che le persone di cui si fidava nascondono terribili segreti, Naomi per prima. Seguendo le flebili tracce che la ragazza ha lasciato dietro di sé, Jenny si accorgerà che sua figlia è molto diversa dalla ragazza che pensava di aver cresciuto… 

Voto: 3/5 (7/10)
Il voto ha oscillato tra 6 e 7 per un po', perché da un lato mi è piaciuto, dall'altro alcune cose non mi hanno soddisfatta. Avevo in mente molte domande che sono rimaste senza risposta.
Il libro è composto di salti temporali: oscilla tra i giorni in cui Naomi scompare (alcuni prima e diversi dopo) e quello che accade a distanza di un anno, sempre nello stesso periodo.
E' sempre Jenny che 'parla' e la storia è principalmente sua. Ci racconta della sua famiglia, dei suoi splendidi figli che lei conosce perfettamente, della sua vita un po' stressata sempre fuori per lavoro. Se anche nota qualcosa nei figli lo attribuisce all'età o alla scuola.
Poi Naomi scompare e lei è costretta a fare i conti con il suo castello di carta crollato.
Le riflessioni della donna sono molto belle e molto accurate, ma tendenzialmente deresponsabilizzate. Ci racconta i fatti, le scoperte, le sensazioni e i pensieri che ha avuto, ma hanno tutti un tono del tipo 'sono gli altri che mi hanno tenuto nascosto le cose', 'se non l'ho scoperto è perché sono una mamma che lascia spazio ai figli' e così via.
La parte di indagine è blanda, perché il fulcro sono gli aspetti psicologici, solo che non si vedono del tutto.
Nonostante il filtro inevitabile dato dal punto di vista parziale, la storia è abbastanza chiara. Quello che manca sono le risposte a molte domande che l'autrice lascia in sospeso: perché Naomi rubava sostanze stupefacenti? Perché mentiva? Perché Ed si drogava? Perché Theo è definito 'perfetto'? Perché il marito sembra quasi assente? In sostanza, cosa c'era che non andava in questa famiglia? Queste sono solo alcune, non le elenco tutte.
Avrei voluto sapere tutte questa cose. Soprattutto considerando il finale (che non mi è piaciuto). Ha dato un senso diverso a tutto il resto del libro, ma lo avrei preferito diverso.
La mezza storia d'amore poi, era proprio evitabile.
Come ho detto, la protagonista è Jenny, è suo il punto di vista, così come sono suoi i ragionamenti e i ricordi. Non sono riuscita ad entrare in sintonia con questa donna. L'ho trovata a suo modo egocentrica e vittimista e non sono riuscita a simpatizzare con lei. Alla fine del libro ho pure pensato 'ben ti sta', tanto mi era antipatica. Pensavo che sarebbe maturata, che avrebbe capito i suoi errori, invece sta lì, da sola, ad analizzare i fatti, poi si discolpa e si trova tutte le giustificazioni.
Tutti gli altri purtroppo rimangono oscurati dall'egocentrismo della protagonista. Impossibile capire cosa provano e pensano i due fratelli di Naomi, o perché il padre reagisca in un determinato modo.
Una cosa che ha favorito moltissimo la lettura, è stata la scrittura scorrevole dell'autrice. Forse anche un po' accattivante, con pause ad effetto al momento giusto e capitoli abbastanza brevi. Ci sono pochi dialoghi, ma l'abbondante presenza di riflessioni non annoia.
Dispiace per la mancanza di rifiniture che lo avrebbero reso perfetto.

lunedì 19 settembre 2016

Recensione: Io lo so di Martina Cole

Altro bel libro ^^ Per fortuna.

Titolo: Io lo so
Titolo originale: The know
Autore: Martina Cole
Edizione: Tea libri
Prezzo: 8,60 €
Trama: La polizia ha bussato alla porta di Joanie. Ma non è venuta per arrestarla, benché lei sia una prostituta. È venuta per mostrarle un vestitino sporco di sangue. Appartiene a Kira, la più piccola dei figli di Joanie, scomparsa qualche tempo prima. Chi può aver rapito e probabilmente ucciso quell'angioletto di soli dieci anni, un raggio di sole in un mondo di violenza e di degradazione? Chiunque, pensa Joanie. Le possibilità, i mezzi e forse addirittura i moventi sono innumerevoli in quell'universo malato. Ma Joanie è sicura di sapere chi è stato. E vuole la sua vendetta... E la vuole anche Jon Jon: diciassette anni e neppure una traccia d'innocenza. 

Voto: 8/10
Questo è stato un libro che si è svelato poco a poco.
Il titolo non mi ha dato grandi suggerimenti, in più l'autrice mi ha spiazzata mettendo all'inizio la conclusione della vicenda (non una novità ma è stato insolito). Poi è tornata indietro, ma eoni indietro rispetto al finale della storia.
A metà libro cominciavo a chiedermi che senso avesse, quando finalmente il fatto è accaduto. Solo che... niente indagine, quasi niente polizia (che se ne frega), niente di particolarmente accurato. I personaggi procedono quasi sempre per sensazioni e sentito dire. Così ho iniziato ad analizzare le cose su cui si concentrava l'autrice e credo che l'intento fosse mostrare gli effetti dei pregiudizi, spesso ingiustificati.
Joanie è una prostituta, ha tre figli avuti da tre clienti diversi e non è mai stata sposata. Vive in un quartiere degradato tra altre prostitute, spacciatori e delinquenti vari. Il figlio più grande si avvia a diventare un giovane capo, la secondogenita è una ribelle che scappa di continuo di casa. Facile per la polizia pensare che anche la più piccola abbia fatto qualcosa di simile. Secondo loro Joanie e i suoi figli sono dei poco di buono e la blanda indagine serve più a trovare una scusa per arrestare Jon Jon (il maggiore) che non a ritrovare la piccola Kira.
Joanie, invece, è una brava donna e, soprattutto, una brava madre. Fa quello che fa per vivere, ma i suoi figli sono amati, accuditi, la sua casa è pulita e ordinata, aiuta i vicini e fa il possibile affinchè il male esterno non contamini la sua famiglia. Non sempre ci riesce, ma questo non fa di lei un pessimo soggetto come crede la polizia o come saremmo portati a credere un po' tutti. Mi è piaciuta molto questa donna. perché è comunque diversa. Mi sono sempre chiesta perché 'difficoltà' o 'povertà' dovessero essere sempre accompagnati da sporcizia, degrado e mancanza di valori. Joanie è stata una bella novità. Si è ritrovata a fare la prostituta e a vivere nel quartiere in cui vive, ma questo non è stato un buon motivo per non provarci, a fare qualcosa di buono.
Anche Jon Jon esprime dei valori. Vorrebbe poter far smettere la madre di stare sul marciapiede e cerca in tutti i modi di proteggere le sorelle. Lo fa nel modo sbagliato? Indubbiamente, ma in parte è ciò che la vita gli ha messo a disposizione, in parte è anche una sua precisa volontà ritenendo che possa offrirgli di più rispetto ad un altro stile di vita.
Buona  anche la figura di Little Tommy. Lui, come Joanie, viene giudicato male solo perché obeso e perché riesce a creare rapporti speciali con i bambini. E' quello che subisce di più le conseguenze dei pregiudizi e mi è spiaciuto davvero molto, nonostante i fatti siano realistici.
Tutti gli altri personaggi sono ben caratterizzati, hanno spessore e si mantengono coerenti con se stessi. Sono tutti collegati, anche se sono molti, e tutti piuttosto rilevanti ai fini della storia.
Il ritmo dell'autrice è molto particolare. Sembra tenere una cadenza lenta, pacata, prepara ogni cosa con cura, compresi i colpi di scena, eppure non riuscivo a smettere di leggere e l'impressione che ne ho avuta è che i tanti fatti narrati me lo abbiano fatto sembrare veloce. Ci sono anche moltissimi dettagli e può sembrare che siano superflui, in realtà servono tutti ai fini dell'intento della Cole.
Forse avrei preferito un po' più di cura per la parte delle indagini.

sabato 17 settembre 2016

Recensione: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso

Oh, so che non ve ne fregherà niente, ma volevo condividere con voi un piccolo traguardo. Fin da piccola registro su un quaderno tutti i titoli dei libri che ho completato (sono esclusi i testi scolastici e universitari); non escludo di averne saltato qualcuno, ma se l'elenco è giusto, questo è il millesimo libro che ho letto da quando la maestra mi ha insegnato a leggere. E ne ricordo più di quanti mi aspettassi!
Ok, fine del messaggio di cui non vi frega niente.

Titolo: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
Autore: Alice Basso
Edizione: Garzanti
Prezzo: 14,90 €
Trama: Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l'essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un'empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un'importante casa editrice. Scrive libri per altri. L'autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell'ombra. E a Vani sta bene così. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora.
Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei.
E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili. Proprio ora che ha bisogno di tutta la sua concentrazione. Perché un'autrice per cui sta lavorando è stata rapita e la polizia vuole la sua collaborazione. C'è un commissario che ha riconosciuto il suo talento unico e sa che solo lei può entrare nella mente del sequestratore.
Come nel più classico dei romanzi, Vani ha davanti a sé molti ostacoli. E non c'è nessuno a scrivere la storia della sua vita al posto suo: dovrà scegliere da sola ogni singola parola, gesto ed emozione.
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome è il sorprendente esordio di Alice Basso. Una voce nuova, unica, esilarante. Un tributo al mondo dei libri, all'amore che non ha regole e ai misteri che solo l'intuito può risolvere. Una protagonista indimenticabile che vi dispiacerà lasciare alla fine del romanzo.

Voto: 4/5 (8/10)
Ok, nella mia ricerca di qualcosa che mi piacesse ho un po' barato, lo so, ma alla fine, dopo tanti ni, penso sia normale andare sul sicuro.
Avevo già conosciuto Alice Basso nel suo secondo romanzo dedicato a Vani Sarca e avevo adorato entrambe, quindi mi è venuto spontaneo cercare rifugio nel primo libro della serie per vedere 'dove tutto ha avuto inizio'. Avendo letto il seguito alcune cose sapevo sarebbero accadute, ma nonostante questo i riferimenti sono così pochi che il libro è rimasto sconosciuto e godibilissimo.
La prima parte è tendenzialmente di 'conoscenza': dell'ambientazione, di Vani, del suo lavoro e del suo modo di fare. Confesso che sono rimasta perplessa perché ho faticato a ritrovare la verve della ragazza che avevo adorato in queste prime pagine. Poi però è arrivata.
Probabilmente l'autrice doveva un attimo prendere la mano con il suo personaggio, oppure Vani è venuta fuori da sola in fase di scrittura e lei l'ha assecondata. Capita e il risultato è stato ottimo.
Anche la parte mistery ci mette un po' ad arrivare, perché prima inizia la sotto trama un po' più relazionale che illustra anche in dettaglio il lavoro di Vani.
I fili comunque, trovano tutti la loro conclusione senza risultare affrettati o poco curati.
Il finale è un filo più fantasioso rispetto al solito, un po' meno logico e più intuitivo, ma mi è piaciuto molto lo stesso.
Il 'dialogo' tra i vari personaggi è stato più acerbo come è normale che sia in un primo libro. Si devono ancora conoscere, letteralmente, e molte sequenze sono di studio reciproco (fantastico il primo incontro tra Vani e Berganza).
La protagonista è una ghostwriter e forse anche una ghost-persona. E' sempre defilata, non intrattiene rapporti con nessuno se non quelli strettamente necessari e le sono estranei amicizia, amore e simili. Tuttavia ha una mente vivace e pungente e nel suo sarcasmo risulta buffissima e adorabile per il lettore. Non è facile far amare un personaggio dure e antipatico. Inoltre l'ho adorata nel momento della rivalsa. Non si è pianta addosso neanche mezzo secondo passando subito al contrattacco. Meravigliosa. Ci vorrebbero più Vani Sarca, almeno nei libri, e un po' meno protagoniste come l'Inutile della trilogia Dark Elements o la tipa assurda del Disastro (che sarebbe qualcosa tipo Meraviglioso Disastro, o Bellissimo Disastro. Non ricordo l'aggettivo. E' stato un disastro e basta)
Riccardo non mi è piaciuto. Troppo artefatto e zuccheroso. Nonostante riesca a scambiare con la protagonista citazioni anche molto ricercate, l'ho trovato stonato al suo fianco.
Molto meglio Berganza: il più stereotipato dei commissari e, proprio per questo, assolutamente unico. Capisce Vani fin da subito e, al di là delle citazioni appropriate, riesce a fare battute e a stimolare la ragazza dal punto di vista psicologico e investigativo. Non solo, quando qualcuno gli chiede aiuto le sue soluzioni sono decisamente elaborate, ma altrettanto infallibili. L'ho adorato.
Ancora 'coperta' la piccola Morgana. In questo primo libro non presenzia molto (anche se quel poco è piacevole e divertente) ma si delinea comunque il suo rapporto futuro con la ghostwriter.
Lo stile è esattamente quello che mi aspettavo. Ironico, sarcastico e con un vocabolario molto ampio e appropriato. Tante le citazioni e le nozioni precise ed accurate che hanno migliorato la lettura. Divertenti i dialoghi, poche ed essenziali le descrizioni.
Davvero un buon lavoro.


venerdì 16 settembre 2016

Recensione: Ogni goccia di sangue di Michael Robotham

Alla fine la fortuna mi ha assistita :)

Titolo: Ogni goccia di sangue
Titolo originale: Bleed for me (Sanguina per me)
Autore: Michael Robotham
Edizione: Fanucci TimeCrime
Prezzo: 7,70€
Trama: Se ne sta lì, in piedi davanti alla porta, coperta di sangue. È la vittima di un crimine? O ne è l’autrice?
Joseph O’Loughlin è uno psicologo criminale che collabora con la polizia di Bristol, un mestiere che riesce a gestire visto che “il signor Parkinson”, come lo chiama lui, non lo ha ancora costretto a ritirarsi. Ma a complicare ancora di più le cose ci si mettono la recente separazione dalla moglie e un rapporto difficile con la figlia più grande. Per Joe non è un gran momento, il lavoro, al quale si aggrappa con le poche forze rimaste, è la sua unica ancora di salvezza. Ma quanto tempo occorre perché una vita vada in pezzi? Una sera Sienna, la migliore amica della figlia di Joe, si presenta alla porta di casa O’Loughlin. La ragazza è coperta di sangue; non apre bocca, è pallida, rigida, una statua di sale. Poco dopo il cadavere del padre di Sienna, Ray Hegarty, viene ritrovato dalla polizia: giace a faccia in giù accanto al letto della figlia, la carotide recisa, una mazza da hockey accanto alla mano destra.
O’Loughlin comincia a investigare per proprio conto ma ogni passo lo conduce verso un ginepraio in cui si cospira perché regni il silenzio, la menzogna, perché certe verità fanno male, e allora è meglio insabbiare, corrompere, trovare un capro espiatorio che paghi per gli errori di tutti

Voto: 8/10
Finalmente qualcosa che mi ha coinvolta.
Nei libri mi piace partire dal titolo per 'sbirciare' cosa può contenere. Visto che quello italiano non è corretto, l'ho ignorato (e ho fatto bene, classico titolo italiano stupido che non vuol dire niente rispetto al testo).
Una traduzione, più o meno corretta, è 'Sanguina per me' che mi ha subito suggerito una storia di prevaricazione fisica e psicologica. Da qui è nata la curiosità di leggere che per fortuna è stata soddisfatta abbastanza. Infatti ci sono entrambi i tipi di prevaricazione e li si trova a diversi livelli e tra varie coppie di personaggi.
Quasi subito ci troviamo davanti Sienna, quattordicenne, coperta dal sangue del padre, trovato morto nella stanza della ragazzina. E' un ex poliziotto molto stimato eppure tutti e tre i figli lo odiano. Tutto ciò che sembra in realtà non è (e lo si capisce subito, altrimenti il libro sarebbe stato più corto), ma l'autore è stato bravissimo a portarmi qua e là, a svelare le cose poco per volta, a far inciampare sia me che il protagonista in falsi indizi. Non solo, ogni tanto ci sono riferimenti ad alcuni fatti (fittizi) di cronaca. Vista l'insistenza ne ho dedotto che fosse un secondo filone, ma le due storie erano così diverse e lontane che non capivo come potessero incontrarsi.
Lo fanno, in maniera talmente pulita e ben descritta che sono rimasta piacevolmente stupita. Non è facile evitare incongruenza in una trama così complessa. C'è qualche filo lasciato cadere e qualche domanda che rimane sospesa, ma nel complesso il finale soddisfa la curiosità e le aspettative.
Il romanzo è in prima persona e il protagonista è lo psichiatra Joseph O'Loughlin. Posso dire che non mi è piaciuto molto? Nessuno dei personaggi, in verità mi ha colpita in positivo. L'aspetto psichiatrico non è molto visibile e le conclusioni che trae l'uomo sono più da detective che da medico. Inoltre l'ho trovato troppo emotivo ed istintivo nelle faccende personali. Forse doveva servire a renderlo più umano, invece mi è sembrato poco credibile.
Sienna è una ragazzina ben dettagliata, anche se non mi piace come personaggio: ha tutti i dubbi, i problemi e le fragilità (soprattutto quest'ultime) tipiche della sua età. Il suo essere chiusa è tipico, ma al contempo impedisce al lettore di comprenderla in pieno e di simpatizzare con lei.
L'unico personaggio che salvo, è Ruiz. Un ex detective un po' vecchio stampo che si mantiene lucido e distaccato ma sa sempre qual è la cosa giusta da fare.
La scrittura è molto veloce e scorrevole, le parti descrittive sono poche e viene lasciato ampio spazio ai dialoghi che mantengono il ritmo alto. Le riflessioni sono quelle essenziali per la storia e l'indagine, senza digressioni. Ho trovato alcune scene superflue, ma non noiose. Il vocabolario invece non è molto ampio e questo mi è spiaciuto, avrei preferito un po' di ricercatezza in più, soprattutto nello psichiatra.


giovedì 15 settembre 2016

Recensione: Le ho mai raccontato del vento del nord di Daniel Glattauer

Lo avevo in TBR da tempo perché affascinata dal titolo e da tanti pareri positivi. A me non è piaciuto.

Titolo: Le ho mai raccontato del vento del Nord
Titolo originale: Gut gegen Nordwind
Autore: Daniel Glattauer
Edizione: Feltrinelli
Prezzo: 16,00€
Trama: Un'email all'indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l'impaccio iniziale, tra Emmi Rothner - 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito - e Leo Leike - psicolinguista reduce dall'ennesimo fallimento sentimentale - si instaura un'amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d'amore epistolare dell'era Internet, il romanzo descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

Voto: 2,5/5 (5/10)
Questo è un libro con cui ho 'bisticciato'. Io non saputo leggerlo e lui non ha saputo parlarmi. Risultato: io gli avrei appioppato 4/10, lui forse si meritava almeno il 6/10 della sufficienza. Ho optato per una via di mezzo: 5
Emmi indirizza per sbaglio alcune email all'indirizzo di Leo, scambiandolo per quello di un giornale. Da qui, tra i due, parte una conversazione telematica. Onestamente? Già l'inizio scricchiola. Inoltre le missive che dovrebbero giustificare il proseguimento dello scambio tra i due sembrano forzate ed artefatte. Potrebbe essere dovuto alle difficoltà di traduzione nella versione italiana, ma ne dubito.
La storia in qualche modo prosegue e i due si 'conoscono', ma solo attraverso le parole dell'altro. Un modo di conoscersi comunque limitato. Che aspetto ha l'altro? Che odore? Che modo di muoversi o di vestire? E, soprattutto, è vero quello che scrive?
Lo schermo di un pc fornisce un grande anonimato e spesso la persona reale è molto diversa da quella che emerge dalla parola scritta, anche se lo scritto è sincero.
Credo che fosse questo l'intento del libro: quella che nasce come un'amicizia, un conforto, un momento di evasione, diviene ben presto altro, infatuazione, curiosità, ossessione (in primo luogo di sapere quanto c'è di vero nella figura di cui si sono innamorati).
L'idea era anche carina, ma due cose, nel mio caso, non hanno funzionato.
Prima di tutto i personaggi.
Emmi è spesso arrogante e supponente. Poi diviene lagnosa e priva di attrattiva. Avrei smesso di scriverle alla terza email. Forse è per questo che l'inizio mi è sembrato artefatto.
Leo è... passivo. Noioso anche lui, si limita a punzecchiare Emmi ogni tanto, ma spesso rientra in quella categoria di uomini tipo 'decidi tu e io ti vengo dietro'. Avrei voluto un po' più di determinazione. Ce l'ha avuta solo alle ultime pagine e difatti il finale è l'unica cosa che mi è piaciuta.
Essendo uno scambio a due non ci sono altri personaggi se non per descrizione indiretta, ma Emmi e Leo sono troppo presi da se stessi e dall'altro per far entrare terzi nel loro mondo.
La seconda cosa che ha minato il piacere del libro è stata proprio l'impostazione ad email con l'assenza totale di parti narrate. Rende il ritmo abbastanza veloce, ma alla lunga annoia. Immaginate di trovarvi tra le mani un diario segreto o la casella privata di un amico/collega. All'inizio c'è curiosità e leggete, poi vi rendete conto che la sua vita non è niente di che, che è una persona normale come voi, che ha gli stessi problemi e così via. A quel punto vi annoiate e lasciate perdere. Per me è stato uguale. Mi sono ritrovata a sbirciare tra le email di Emmi e Leo, due persone normali senza particolari segreti o curiosità, che facevano citazioni che non capivo e battute che non coglievo, chiedendomi ad ogni email cosa trovassero di così eccezionale l'uno nell'altra. Forse è mancata la partecipazione, non sono riuscita ad immedesimarmi. O forse sono semplicemente una persona troppo concreta per farmi emozionare da un amore così campato per aria.


mercoledì 14 settembre 2016

Recensione: Ogni giorno come fossi bambina di Michela Tilli

Rieccomi. Proseguo con i libri a metà, ma confido sempre di trovarne uno che mi piaccia.

Titolo: Ogni giorno come fossi bambina
Autore: Michela Tilli
Edizione: Garzanti
Prezzo: 11,17€
Trama: I lunghi capelli di Argentina, un tempo corvini, ormai sono percorsi da fili argentei, ma i suoi occhi non hanno smesso di brillare. Perché Argentina, a ottant'anni, si sveglia ancora come fosse bambina. Ogni mattina attende con ansia quella sorpresa che le cambierà la giornata. Quella sorpresa che nasconde un segreto da non rivelare a nessuno.
A scoprirlo è Arianna, che a sedici anni si sente goffa e insicura. È felice solo quando è circondata dai libri. Le loro pagine la portano lontana dai suoi genitori e dai compagni di scuola che non la capiscono. Essere costretta a fare compagnia ad Argentina è l'ultima cosa che avrebbe voluto.
Ma quando Arianna fa luce sul mistero di quelle lettere che riescono a portare un sorriso sul viso della donna, tutto cambia. Qualcosa di forte inizia a unirle. Perché quelle righe custodiscono una storia e un ricordo d'amore. La storia di Argentina, ancora ragazza, e di Rocco che con un solo sguardo è stato capace di leggerle l'anima. La storia di un sentimento cresciuto sulle note di una poesia tra i viottoli e gli scorci di un piccolo paese. Un paese in cui Argentina non è più tornata.
Ma Arianna è lì per darle il coraggio di affrontare un viaggio che la donna desidera fare da molto tempo. Un viaggio in cui scoprono che il cuore non smette mai di sognare, anche quando è solcato da rughe profonde. Un viaggio in cui scoprono che niente è impossibile, se lo si vuole davvero.
Michela Tilli ha scritto un romanzo indimenticabile, con una penna unica, intensa, incisiva. Ogni giorno come fossi bambina è un fenomeno editoriale che ha conquistato la critica, i librai e gli editori internazionali. La storia di due donne che appartengono a generazioni diverse e di un legame che supera tutte le barriere. Perché ci sono dei linguaggi che non hanno età né tempo,come quello dell'amore, dell'amicizia e dei ricordi. Perché in fondo non è mai troppo tardi per inseguire i propri desideri. 

Voto: 3/5 (6/10)
Questo è uno di quei libri di cui faccio fatica a parlare. Non è brutto, ma ci sono tante cose che mi lasciano perplessa e tante domande che non hanno trovato risposta.
La storia si divide in due parti. La prima, diciamo, di conoscenza delle due protagoniste, sia tra di loro, che da parte del lettore.
Iniziano subito le cose che mi lasciano perplessa. Ci sono molti fatti, ma anche riflessioni, che non collima granché con il fatto accaduto. Non c'è molta correlazione tra le cose. Le ho sentite scollate. Ad esempio Arianna viene aggredita (evento che ho anche trovato inutile per la storia) e dopo... sì, ha paura, ma non è che ci siano grandi riflessioni e riferimenti.
Il modo in cui Arianna e Argentina stabiliscono una 'tregua' e poi una sorta di rapporto è nebuloso. Per non parlare della quasi totale assenza di collegamento tra la prima e la seconda parte.
La prima si conclude con l'idea di riportare Argentina al suo paese natale e la decisione di Arianna di andare con lei . Tutto in due pagine. Assenti le riflessioni dell'anziana, blande quelle della ragazza.
La seconda parte è dedicata quasi per metà al viaggio. Ora, un viaggio, in un libro, ha sempre un significato particolare. Una maturazione, un cambiamento, un passaggio, un evento catartico. Forse lo è anche qui, ma io non l'ho visto granché.
Troppo offuscato dai fatti, spesso inutili, che vi accadono. Inutili per l'assenza di impatto emotivo e psicologico sui personaggi (che volendo c'è, ma non si vede nel racconto, lo si capisce in fatti successivi ma non sempre).
Carino il finale che mi ha commossa e intenerita.
Arianna e Argentina sono le due protagoniste, anche se vediamo più spesso il punto di vista della ragazza piuttosto che dell'anziana signora.
Arianna è un'adolescente obesa, chiusa in se stessa, che va male a scuola e vive in un mondo suo, fatto di chat e amici on line. Ho trovato la sua psicologia troppo poco approfondita rispetto alla complessità del personaggio. Avrei voluto sapere di più del suo disagio e dei suoi pensieri. Nel corso del libro matura, ma anche questo processo l'ho percepito come nebuloso e mal espresso.
Argentina è un'anziana a cui il titolo fa riferimento. Anche di lei avrei voluto sapere di più, su cosa pensa e su cosa prova. Avrei voluto assistere ai suoi sentimenti ed emozioni mentre matura l'idea del viaggio, sapere cosa prova quando incontra Rocco, anche ricevere qualche perla di saggezza visto che in genere è il compito degli anziani. Invece tende a comportarsi come bambina capricciosa (e forse è questo ciò a cui il titolo si riferisce, anche se speravo di no) ed ha molto meno spazio rispetto alla coprotagonista.
Nonostante un po' di superficialità, nel complesso l'ho trovato un racconto carino, con una prosa scorrevole e un buon ritmo. Ha saputo mantenere la mia attenzione fino alla fine e i colpi di scena sono stati ben distribuiti.
Peccato, gli mancava davvero poco per poter avere un voto più alto.


martedì 13 settembre 2016

Teaser Tuesdays #119


Buonasera e ben ritrovati, carissimi lettori ^_^
Ripartiamo anche con la rubrichetta del martedì. Dovrei essere bella riposata dopo il lungo periodo di vacanza e invece sono solo più sclerotica di prima XD
Veniamo al teaser, va.


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio Teaser di oggi.





<< I veterani del luogo consigliavano di non menzionare il signor direttore, e possibilmente di non pensarci nemmeno. La maggior parte dei prigionieri preferiva parlare delle famiglie che avevano lasciato, delle loro mogli o della vita che ricordavano. Alcuni avevano foto delle fidanzate o delle spose che custodivano gelosamente e difendevano con la vita se qualcuno cercava di impadronirsene. Più di un prigioniero aveva spiegato a Fermín che il peggio erano i primi tre mesi. Poi, una volta perduta ogni speranza, il tempo cominciava a scorrere in fretta e i giorni senza senso sopivano l’anima. >>





Il prigioniero del cielo 
Carlos Ruiz Zafón



Qual è il vostro teaser? ^_^





lunedì 12 settembre 2016

Recensione: Lieve come un respiro di Jennifer L. Armentrout

Prima o poi lo trovo un libro che mi piace ^^'''

Titolo: Lieve come un respiro - Dark elements 03
Titolo originale: Every last breath
Autore: Jennifer L. Armentrout
Edizione: Harper collins Italia
Prezzo: 14,90 €
Trama: Ogni decisione porta con sé delle conseguenze, è un fatto. Ma le scelte che si trova ad affrontare la diciassettenne Layla sono più difficili del normale. Luce o tenebra? Il sexy e pericoloso Principe degli Inferi Roth, oppure Zayne, lo splendido Guardiano che lei non avrebbe mai sperato di poter avere? A quale parte del proprio cuore dare ascolto? Layla, poi, ha un altro problema: è stato liberato un Lilin, un demone tra i più terribili, che sta portando devastazione nella vita di tutti quelli che la circondano, compreso il suo migliore amico Sam. Per risparmiargli una fine di gran lunga peggiore della morte, lei deve scendere a patti col nemico, mentre tenta di salvare la città, e tutta la sua specie, dalla distruzione. Divisa tra due mondi e due amori, Layla non ha certezze, nemmeno quella di sopravvivere, soprattutto quando un antico accordo torna a incombere su tutti loro. Ma a volte, quando sembra che la verità non esista, è il momento di dare ascolto al proprio cuore, schierarsi e combattere fino all'ultimo respiro.

Voto: 2,5/5 (cioè 5/10)
Ultimo libro di una trilogia, l'ho letto, per fortuna senza grandi aspettative, per sapere come finiva. Non che il finale fosse così imprevedibile, anzi, lo si capiva già dall'episodio precedente, ma sperare in qualche colpo di scena non fa mai male. Speranza vana.
L'autrice porta a conclusione la storia con tanti dettagli ed elementi carini, ma mai originali. Per ognuno di questi aspetti è possibile citare opere antecedenti in cui sono stati già presentati. Alla fine sa solo di idee copiate e dispiace, perché comunque nel complesso la storia non è brutta.
Oltre a questo, che già gli toglie voti, a livello di trama ci sono diversi passaggi... stravaganti, tipo quando i personaggi si mettono a fare puccipucci nei momenti meno indicati. Per il resto l'ho trovata gestita abbastanza bene e con i colpi di scena nei punti giusti.
Veniamo ora al disastro più totale: i personaggi.
Layla, che sarebbe la protagonista, è stata ribattezzata da me e altri: l'Inutile. E, di fatto, lo è. E' lagnosa, pessimista, fa sempre la cosa sbagliata e viene chiaramente dimostrato che ci sono personaggi più forti che potrebbero fare le cose al posto suo. Qual è il suo senso nella storia? Nessuno. Come se non bastasse, le stanno tutti attorno. Anche qui i motivi sono incomprensibili. L'autrice non è stata in grado di fare un personaggio credibile: non le ha dato pregi che giustifichino l'essere amata, né alcuna altra caratteristica che spieghi la grande passione che i due ragazzi hanno per lei. Soprattutto non si capisce a cosa serva ai fini della storia. Forse da contratto ci dev'essere il triangolo con i grande amore.
Zayne è un fantoccio, i suoi sentimenti sono descritti ma non si 'vedono' nel racconto. Sembra che reciti una parte che non ha voglia di recitare. Come Layla è privo di spessore e di qualunque attrattiva.
Roth è idiota, passatemi il termine. Ha questi famigli potentissimi, tipo Tamburino, e li usa solo quando l'autrice non sa come uscire dalle situazioni. Tipo arrivano 2 alfa che nessuno può uccidere e tira fuori il drago; poi c'è un combattimento cruento, si fa massacrare lui, fa massacrare Layla, mezzi gargoyle e mezza città e ... niente Tamburino è sparito. Ma che problema hai? Altra cosa che detesto è lo stravolgimento di un personaggio per incapacità di chi scrive. Roth è il Principe degli Inferi. Un demone! E' secondo solo a Satana stesso. Ad un certo punto chiede perdono (!!!) e piagnucola tutto innamorato. Le cose sono due: o hai miseramente toppato nel giustificare il cambiamento (spiacente, il fatto che sia perdutamente innamorato non è sufficiente. Un bravo autore deve saper far amare senza cambiare il personaggio), oppure hai voluto fare il protagonista figo bello e dannato senza saperlo gestire e senza avere la minima intenzione di rispettarne le caratteristiche che gli sono state date, perché tanto "l'amore giustifica tutto".
I peggiori di tutti sono i due capi supremi: Dio e Satana, che stanno lì a guardare in base a regole e leggi, da loro stabilite, di cui non si capisce l'utilità e il senso. E va bene che il mondo divino è imperscrutabile e inconoscibile, però qui si esagera.
Gli unici due che mi sono un minimo piaciuti sono Triste che fa una breve comparsa e tratta Layla da quella ritardata che è, e Cayman che più o meno ha la stessa visione. Meraviglioso il suo <<Sei la versione carina dello scemo del villaggio>> sempre riferito a Layla. L'ho adorato.
L'elemento più positivo del libro è lo stile dell'autrice. Niente di eclatante o di troppo elaborato, ma è vivace, scorrevole e con un buon ritmo. Ha favorito enormemente la lettura.

domenica 11 settembre 2016

Recensione: Olivia, ovvero la lista dei sogni possibili di Paola Calvetti

Uhm, altro libro che, in fondo in fondo, non è che mi sia piaciuto più di tanto.

Titolo: Olivia, ovvero la lista dei desideri possibili
Autore: Paola Calvetti
Edizione: Mondadori
Prezzo: 9,50€
Trama: Inaspettati. Così sono tutti i doni degni di questo nome. E del tutto inaspettato è l’inizio di questa storia, con gli sguardi di due bambini che si sfiorano da lontano. Qualche anno dopo, a pochi giorni dal Natale, Olivia – la poco più che trentenne protagonista di questo romanzo – viene licenziata. O meglio: non viene licenziata perché non è mai stata assunta; semplicemente perde il posto di lavoro precario e si ritrova più precaria e fragile di prima. Così, con la sola compagnia dello scatolone che ha dovuto portare via dall’ufficio, di una buona dose di malinconia e degli stratagemmi che la nonna le ha insegnato per affrontare le difficoltà, Olivia si avvia per le strade della sua città. Trovato riparo in un bar tabacchi, scorre il suo curriculum pensando a tutto ciò che quelle pagine tralasciano: gli incontri che l’hanno segnata, gli amori veri e quelli che credeva lo fossero, le persone che non ha fatto in tempo ad abbracciare. E le passioni, i sogni, i fallimenti, la forza dei desideri. In quel bar tabacchi, che con il passare delle ore si popola di personaggi buffi, matti, generosi e pedanti, su Olivia veglia la nonna mai scomparsa davvero dalla sua vita, capace di leggere i segnali segreti della felicità nelle scie di un aereo o
nel verso di una poesia. La stessa nonna che le ha fatto un dono speciale: una Polaroid con la quale strappare al tempo gli istanti più belli, complici dell’inarrestabile e salvifica fantasia di Olivia. Tra le mura ospitali di quel
provvisorio rifugio, lungo una giornata iniziata nel peggiore dei modi, Olivia riflette che le cose migliori succedono sempre quando ci si rinuncia... Nelle stesse ore, come in un film a montaggio alternato, irrompono tra le righe i passi di Diego. Anche per lui è un giorno speciale, forse l’alba di un nuovo inizio, che saprà offrire una tregua all’innominabile ferita che ha segnato la sua infanzia. Olivia e Diego non sanno di essersi sfiorati per tutta la vita, ma fra loro vibrano le onde invisibili della serendipità, quella sensazione di euforia che si prova quando si scopre una cosa mentre se ne sta cercando un’altra. E se è vero che il destino segue regole invisibili, in quelle ore forse il loro, di destino, si sta organizzando in una bizzarra successione di eventi. 

Voto: 6/10
Avete presente quando a scuola la vostra performance era così media che i prof vi davano 6 solo per grazia? Ecco, questo libro è uguale. Arriva alla sufficienza solo perché è così medio (non mediocre) che dargli 5 (o 2,5/5) sembrerebbe crudele, ma anche 6 (3/5) è un po' regalato. Non è bello, non è brutto, non diverte, non annoia, personaggi carini ma insignificanti, finalino appiccicato lì senza entusiasmo,... tutto così.
Sono arrivata in fondo perché è breve e la domanda 'dove va a parare?'si è mantenuta fino al punto in cui tanto valeva finirlo. La risposta è stata comunque bruttina: da nessuna parte.
Il titolo, o meglio il sottotitolo, mi aveva fatta ben sperare 'La lista dei sogni possibili': sembra una cosa bella, no? Mi preannunciava un messaggio positivo, qualcosa che si realizza, una speranza che diventa concreta. Invece Olivia è un personaggio altamente negativo.
Viene licenziata la vigilia di Natale (ok, il 99% dei libri di questo genere, iniziano con lei che ha perso lavoro/fidanzato/parente/qualcosa di prezioso/tutte le cose insieme) e si rinchiude in un bar tabacchi dove bene cioccolata e si piange addosso tutto il tempo. Ora, un pochino me lo aspettavo, poverina, non è in una situazione facile, e serve anche a creare empatia nel lettore. Ma un POCHINO! Non tutto il libro che sono arrivata in fondo e l'unica cosa che mi è rimasta è la domanda: perché ho passato 3 ore a leggere gli scazzi (perdonate il francesismo) di questa qua, quando avrei già i miei?
Comunque, mentre è nel bar tabacchi che riflette decide di fare anche dei cambiamenti (e qui ho sperato che la nota positiva arrivasse) nella propria vita. Inizia quindi a scrivere (rigorosamente su una Moleskine, sia mai che qualcuna di queste 'poverine' abbia un taccuino da 2€) la famosa lista: un elenco di propositi di un'allegria tale da far invidia a un funerale. C'è modo e modo di vedere un obiettivo e Olivia li vede tutti in veste negativa. Un conto è dire: da domani mi tengo in forma andando a passeggio, respiro aria fresca, sto in mezzo alla natura, magari incontro qualcuno e risparmio i soldi della palestra. Un altro è: da domani vado a passeggio perché non posso permettermi la palestra. La protagonista utilizza sempre la seconda versione.
Forse l'aspetto positivo del libro voleva essere una sorta di storia d'amore, ma l'ho trovata davvero blanda, concentrata in poche pagine, anche se i due si alternano un po' el libro, e appiccicata lì quasi a giustificazione del fatto che almeno è accaduto qualcosa.
Della negatività della protagonista ho già parlato, ma anche il lui della situazione non risolleva le sorti della storia: è scialbo e anonimo e l'ho trovato pressochè inutile fino alla fine.
L'unica figura di rilievo sarebbe stata la nonna di Olivia, dispensatrice di consigli e saggezza, ma ovviamente è morta, quindi 'parla' solo attraverso i ricordi della protagonista e per brevi paragrafi.
La scrittura è scorrevole e piacevole, ammetto che invoglia ad andare avanti. E' abbastanza approfondita, anche se non ricercata e le parti riflessive sono buone. I dialoghi sono pochi, per cui è difficile giudicarli.
Peccato per il resto.


sabato 10 settembre 2016

Recensione: Piccoli sporchi segreti di Meg Gardiner

Perchè piove, fa brutto e io ho più caldo che ad Agosto?

Titolo: Piccoli sporchi segreti
Titolo originale: The dirty secrets club
Autore: Meg Gardiner
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 10,00€
Trama: Notte di luna piena, freddo pungente, Halloween è alle porte. La città di San Francisco è sprofondata in un sonno irrequieto nell’attimo in cui Callie Harding va a schiantarsi con la sua BMW contro il guard-rail di un cavalcavia. E piomba di schianto sulla strada sottostante, perdendo la vita e falciando quella di altre tre persone. Si potrebbe pensare a un incidente, se non fosse per quella parola scritta con il rossetto sulla sua coscia sinistra: DIRTY, sporca. Cosa mai poteva esserci di sporco nella vita della bionda e rampantissima Callie, di professione vice procuratore federale? E che cosa nascondevano Maki Prichingo e David Yoshida, rispettivamente stilista di grido e rinomato cardiologo, anch’essi morti a poche ore l’uno dall’altro in circostanze che farebbero pensare al suicidio? Tocca alla dottoressa Jo Beckett, psichiatra forense, analizzare queste morti sospette, scavare sotto la patina scintillante di tre vite all'apparenza perfette per portare alla luce vizi, eccessi, peccati. Perché proprio i segreti più inconfessabili per qualcuno sono merce di scambio, la posta in gioco in una partita eccitante e pericolosa.
Con Piccoli sporchi segreti Meg Gardiner regala al lettore un thriller serrato e piccante, con una protagonista affascinante e grintosa. 

Voto: 7/10
Sono abituata ad aspettarmi di tutto dagli americani, ma alla psicologa dei morti non ci sarei mai arrivata. Ebbene in America hanno pure quella, almeno nel libro di Meg Gardiner, interpretata dall dottoressa Jo Beckett. Cosa fa la psicologa dei morti? In pratica l'analista di chi non c'è più. Ne studia la vita, le abitudini, le conoscenze, per cercare di capire come sia arrivato sul tavolo dell'obitorio (omicidio o, soprattutto, suicidio che sia).
In questo caso Jo viene chiamata ad analizzare l'assurdo gesto di Callie, viceprocuratore, donna determinata ed equilibrata con un carattere decisamente poco incline al suicidio. Qualcosa non torna fin da subito, infatti sembra che prima abbia chiesto aiuto ad un poliziotto, dopo si è lanciata a tutta velocità giù da un ponte. Indagando, la dottoressa, scopre un mondo sommerso: un club strano e pericoloso di cui la viceprocuratore sembra a capo, e in cui sembra ci sia qualcuno deciso a far fuori i membri.
Le pagine offrono anche flashback del passato di Jo che mostrano le motivazioni di quasi tutte le sue scelte e paure. Di qualcuno si poteva fare forse a meno, ma non disturbano più di tanto.
Quello che mi lascia perplessa, è che tutto il libro tende a sembrarmi nebuloso. Gli elementi di mistero vengono spiegati tutti (non ricordo ci siano punti in sospeso) eppure pensando al libro nel suo insieme ho l'impressione che ci sia qualcosa di poco chiaro. Forse preferivo un maggiore approfondimento, soprattutto sui motivi della fondazione del club o della partecipazione di Callie.
Il sistema delle prove non è chiaro, né il perché i membri ci tenessero tanto. Quello che rivela il capo del viceprocuratore, inoltre, sembra buttato a caso.
Giusto per completare il quadro, ho dei dubbi anche sulle scene finali, ma visto che mi capita spesso, magari è un problema mio.
Jo Beckett è un bel personaggio, disastrato quanto basta per renderla simpatica e abbastanza capace nel suo lavoro. purtroppo è lei la protagonista assoluta, anche se non voce narrante (credo si chiami punto di vista indiretto o qualcosa di simile)  tutti gli altri personaggi risultano poco approfonditi. Emerge qualcosa di più sulla figura di Gabriel Quintana, riuscendo ad estrapolarne pensieri e modi di fare dai suoi dialoghi e dalle sue azioni.
Anche il 'cattivo' non è molto curato, e la sua fuga ha dei lati poco chiari.
Nonostante i momenti di confusione che ho citato, il romanzo scorre abbastanza bene, i colpi di scena sono ben distribuiti, così come le informazioni e spiegazioni che servono a comprendere motivazioni e comportamenti. Però scordatevi il piccante, a meno che non stiate mangiando un piatto di spaghetti all'arrabbiata.
Alla fine il libro mi è piaciuto abbastanza, è stato piacevole e non troppo impegnativo. Peccato per quelle sbavature che gli hanno abbassato un po' il voto.


venerdì 9 settembre 2016

Recensione: Irène di Pierre Lemaitre

Proseguiamo con il recupero recensioni dei libri letti ad Agosto ^^

Titolo: Irène (Camille Verhœven #1)
Titolo originale: Irène
Autore: Pierre Lemaitre
Edizione: Mondadori
Prezzo: 15,00 €
Trama: "C'è stato un omicidio a Courbevoie..." Messaggio laconico per un crimine a dir poco spaventoso. Quando il commissario Camille Verhoeven, felicemente sposato con Irène e in attesa del primo figlio, giunge sul luogo del delitto – un elegante loft – trova due, non uno, cadaveri di donne decapitate e fatte a pezzi e di fronte a una scena così estrema capisce subito, come in un presentimento, che in casi come questi le spiegazioni razionali non servono a nulla. E ha ragione, perché questo è solo l'inizio e uno dopo l'altro si susseguono dei crimini orribili e soprattutto illogici. La stampa e persino il giudice e il prefetto si scatenano contro il "metodo Verhoeven", specie perché l'indisciplinato poliziotto formula un'ipotesi cui nessuno vuole credere: chi sta uccidendo in maniera tanto selvaggia mette in scena delle macabre rappresentazioni ispirate a famosi romanzi noir e questa non può essere una coincidenza. Camille viene lasciato solo di fronte a un serial killer che sembra avere capito tutto di lui, nei minimi dettagli segreti della sua vita, e ha già previsto ogni sua mossa. E in questa sfida crudele ci può essere un solo vincitore. Per questo Camille non potrà sfuggire all'orrendo spettacolo che l'assassino ha preparato con tanta cura solo per lui. In Irène lo stile inconfondibile di Pierre Lemaitre lascia il segno: teso, intenso, non convenzionale, con una trama originale e diabolica e un protagonista fuori dal comune, lo straordinario commissario Camille Verhoeven con i suoi formidabili metodi d'indagine, e una Parigi spenta d'ogni luce romantica, cupo teatro di mostruosi assassini. Questo è il primo romanzo di una trilogia noir ad altissima tensione. 

Voto: 7/10
Ultimamente ho il brutto vizio di partire dal secondo libro delle serie. Niente di male se non fosse che spesso mi brucio il finale. del primo. Tipo in questo caso. Ho voluto comunque leggerlo, anche se il secondo (Alex) non mi aveva coinvolta più di tanto.
Purtroppo la cosa si è verificata anche questa volta. La trama è sufficientemente intrigata e complessa, forse anche troppo, ma con un po' di attenzione si segue abbastanza bene. Sono stata portata abilmente qua e là, sommersa d'indizi (molti dei quali falsi), ipotesi, dettagli, per poi veder saltar fuori la soluzione dal blando ricordo di un tizio trascinato nel libro quasi per caso. Non è che detesti i 'miracoli', capitano nelle indagini letterarie, ma Lemaitre aveva già usato il fato in 'Alex' (anzi, lo userà in 'Alex') e lo schema diventa ripetitivo.
Sul finale c'è un particolare della trama che da un lato ho trovato originale, dall'altro ha creato solo confusione. Capisco voler dare il colpo di scena finale, ma a quel punto mi sono chiesta se tutto ciò che avevo letto prima era vero oppure no. Inoltre, questo particolare 'trucco', ha richiesto diverse pagine di spiegazione e io tendo a preferire il 'mostramelo' piuttosto che il 'raccontamelo'.
Per finire, mi ha creato problemi anche con i personaggi: sono davvero come li ho visti, oppure quel punto di vista diverso ha alterato le mie percezioni? (So che non sono chiara, ma non voglio fare spoiler)
Camille è così astioso? Prova antipatia per quasi tutti e quasi sempre al primo sguardo. poi, ok che è basso (tanto), ma possibile che debba fare la vittima di continuo? Mi sembrava di leggere la versione adulta di Calimero.
Stessa cosa per i due comprimari.
Louis è davvero ricco e 'fighetto'? Sempre vestito firmatissimo, mai un capello fuori posto e di cultura mostruosa?
E Armand? La sua avarizia è così grottesca che perfino i colleghi, dopo le prime prese in giro, ne hanno pietà. Ma è autentica?
Dubbi che a fine libro mi sono rimasti (ok, con 'Alex' si risolvono, ma se avessi letto solo Irène mi sarebbero rimasti).
Comunque, a parte le domande sospese, ho finalmente capito cosa non mi piace di Lemaitre: il suo modo di raccontare.
Trovo la sua cadenza narrativa oltremodo lenta e noiosa, farcita di particolari talvolta inutili e tediosi, tal altra raccapriccianti e pedanti (scrivimi solo che il corpo era sventrato, non descrivere ogni singolo ghirigoro e aspetto che hanno gli organi interni fuoriusciti!). Ha una vena splatter e sensazionalistica che mal tollero perché non aggiunge niente, ma sembra che serva solo a colpire il lettore e a vivacizzare una scrittura allegra come una marcia funebre. Anche le emozioni dei personaggi sembrano avvolte da questa nebbia narrativa e non mi sono arrivate, facendomi sentire il libro come qualcosa di piatto ed estraneo.
So che si tratta di una serie di tre romanzi, ma, la momento, non credo che prenderò in considerazione il terzo.


giovedì 8 settembre 2016

Recensione: Scrivere è un mestiere pericoloso di Alice Basso

Finalmente un libro che mi ha dato un sacco di soddisfazioni!

Titolo: Scrivere è un mestiere pericoloso
Autore: Alice Basso
Edizione: Garzanti
Prezzo: 16,40€
Trama: Un gesto, una parola, un'espressione del viso. A Vani bastano piccoli particolari per capire una persona, per comprenderne il modo di pensare. Una dote speciale di cui farebbe volentieri a meno. Perché Vani sta bene solo con sé stessa, tenendo gli altri alla larga. Ama solo i suoi libri, la sua musica e i suoi vestiti inesorabilmente neri. Eppure, questa innata empatia è essenziale per il suo lavoro: Vani è una ghostwriter di una famosa casa editrice. Un mestiere che la costringe a rimanere nell'ombra. Scrive libri al posto di altri autori, imitando alla perfezione il loro stile. Questa volta deve creare un ricettario dalle memorie di un'anziana cuoca. Un'impresa più ardua del solito, quasi impossibile, perché Vani non sa un accidente di cucina, non ha mai preso in mano una padella e non ha la più pallida idea di cosa significhino termini come scalogno o topinambur. C'è una sola persona che può aiutarla: il commissario Berganza, una vecchia conoscenza con la passione per la cucina. Lui sa che Vani parla solo la lingua dei libri. Quella di Simenon, di Vázquez Montalbán, di Rex Stout e dei loro protagonisti amanti del buon cibo. E, tra un riferimento letterario e l'altro, le loro strambe lezioni diventano di giorno in giorno più intriganti. Ma la mente di Vani non è del tutto libera: che le piaccia o no, Riccardo, l'affascinante autore con cui ha avuto una rocambolesca relazione, continua a ripiombarle tra i piedi. Per fortuna una rivelazione inaspettata reclama la sua attenzione: la cuoca di cui sta raccogliendo le memorie confessa un delitto. Un delitto avvenuto anni prima in una delle famiglie più in vista di Torino. Berganza abbandona i fornelli per indagare e ha bisogno di Vani. Ha bisogno del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti.
Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa. A volte la vita assomiglia a un giallo. È piena di falsi indizi. Solo l'intuito di Vani può smascherarli.
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome è stato uno degli esordi più amati dai lettori e dalla stampa più autorevole. Lo stile unico e la forza narrativa di Alice Basso hanno conquistato tutti. Come la sua esilarante protagonista, Vani, che torna con un nuovo libro da scrivere, un nuovo caso da risolvere e un nuovo inaspettato nodo sentimentale da sciogliere. 

Voto: 9/10
Prima conoscenza con la ghostwriter Vani Sarca e devo dire che è andata in maniera eccellente.
Ho trovato una protagonista asociale e restia ai contatti umani, che proprio per questa caratteristica mi è risultata simpatica e accattivante.
Vani è 'spietata' nelle riflessioni e nei commenti, acida, sarcastica, pungente e schietta. E' un'outsider, troppo fuori dalle righe perché venga compresa da chi la circonda e le persone con cui va d'accordo sono meno delle dita di una mano.
Io in genere non amo le persone con la perenne nuvola nera, eppure Vani mi è piaciuta e non ho potuto fare a meno di simpatizzare con lei e stare dalla sua parte. Una protagonista del genere è rara da trovare.
Anche la trama non è stata affatto male. Sufficientemente elaborata e ben costruita, per tutto il libro sono sparsi piccoli indizi che portano il lettore qua e là, facendogli fare le stesse ipotesi degli investigatori, per poi smontarle con prove a discredito. La soluzione è molto particolare (e quasi impossibile da intuire) e mi ha stupita tantissimo, anche se sono stati necessari tutti i miei (due) neuroni per non perdermi qualche passaggio (a mia discolpa posso dire che il caldo non favoriva).
Le piccole digressioni sulla vita di Vani mi hanno ugualmente divertita e hanno fornito un ottimo quadro sui suoi rapporti attuali con i familiari. Stranamente ho apprezzato anche i momenti extra indagine (soprattutto quelli con Morgana). Non distolgono più di tanto dal filo principale, ma delineano di più il personaggio e la sua evoluzione, o, quanto meno, la sua introspezione, dandole profondità.
Oltre alla protagonista, anche gli altri personaggi godono di spessore e caratteristiche ben tratteggiate. Non sono figure scialbe che fanno da contorno, ma ottimi comprimari che si fanno amare.
Primo su tutti, il commissario Berganza, che sembra la somma di tutti i detective della letteratura messi insieme, con un bel cervello ed un ottimo spirito pungente ed ironico. Un comprimario perfetto che completa la protagonista, anziché scomparire come una macchietta per darle risalto.
Altra figura con funzione analoga è la piccola Morgana, alter ego giovanile di Vani. Oltre ad essere un buon esempio di adolescente outsider eppure brava, attraverso di lei conosciamo parte del percorso di maturazione di Vani che l'ha portata ad essere la trentaquattrenne che è oggi.
Non sto a tratteggiare tutti gli altri personaggi, ma mi limito a dire che nessuno di loro è inutile e che tutti sono ben sfruttati ai fini della storia. Gli unici che ancora confondo sono i tre sottoposti di Berganza.
E veniamo al secondo aspetto che ha fatto meritare al libro un voto così alto: lo stile.
Alice Basso è davvero brava. Nonostante la narrazione sia in prima persona, il vocabolario è ricco, ampio e ricercato. vani Sarca è una ghostwriter, per questo ha acquisito un sacco di conoscenze e si vede. E' appropriata, opportuna e con un ampio ventaglio di citazioni. Il suo personaggio è solido. Non so se l'autrice abbia la stessa quantità di informazioni, se è così, tanto di cappello, se non è così, tanto di cappello lo stesso per il lavoro di ricerca.
Stranamente ho apprezzato anche l'uso di parole ed espressioni colloquiali (non ricordo se ce ne sono anche di dialettali), in genere lo trovo brutto in un testo scritto, ma Vani parla in prima persona e riflette a ruota libera, per cui questa scelta lessicale ha senso e si amalgama perfettamente nel libro; anzi, è più logico che sia così, invece di avere un personaggio che pensa come un libro stampato.
Fine dei miei sproloqui adulatori, però ditemi che vi ho convinti a leggerlo.


mercoledì 7 settembre 2016

Recensione: Topi di Gordon Reece

Proseguo con il recupero delle recensioni arretrate.

Titolo: Topi
Titolo originale: Mice
Autore: Gordon Reece
Edizione: Giunti
Prezzo: 6,90€
Trama: Miti, impaurite e remissive, Shelley e sua madre sono abituate a subire: dal padre che le ha abbandonate scappando con una ventenne, dalle compagne di scuola che con le loro violenze hanno rovinato il volto di Shelley, dai colleghi di lavoro della madre. Per questo decidono di ritirarsi fuori città, in una tranquilla casa di campagna lontana da tutto e da tutti: in fondo sono topi e i topi hanno bisogno di un nascondiglio per sottrarsi agli artigli dei gatti. Ma in una notte apparentemente come le altre un balordo entra in casa, le lega e le minaccia per ore. La rabbia per l'ennesimo sopruso fa esplodere in Shelley una ferocia mai provata: la ragazza riesce a liberarsi, insegue il ladro che si allontana nel bosco e lo pugnala più e più volte, fino ad ammazzarlo con l'aiuto della madre. Nello spazio di una notte, le due donne si trovano trasformate da vittime in carnefici. Da topi in gatti. In un crescendo sbalorditivo di colpi di scena, madre e figlia decidono di seguire il nuovo corso degli eventi. Fino a che punto saranno disposte a spingersi per occultare l'omicidio e restare impunite?

Voto: 7/10
Thriller psicologico interessante anche se non riuscitissimo, secondo me.
Il titolo già preannuncia una caratteristica della protagonista: essere un topo. i 'topi' sono quelle persone paurose, un po' schive, che, proprio come i topi, camminano rasente ai muri per non farsi notare. Vogliono un'esistenza tranquilla, senza problemi, senza tumulti e quanto più possibile lontana dai riflettori. Così sono Shelley e sua madre.
Già provate dall'abbandono del padre (e marito), a causa di atti di bullismo e violenza che la ragazzina subisce, si spostano i una casa di campagna isolata, dove sperano di starsene tranquille come topi in una tana.
L'autore è abbastanza bravo a far emergere questa volontà dalle parole e dai gesti di Shelley, la protagonista, più adatta della madre a 'narrare'.
Ho trovato sensato, per come si svolge la scena, che fosse lei a dare il via al cambiamento, con la madre che si limita a seguirla e a rimettere a posto le cose.
Per quanto riguarda la trama, l'ho trovata abbastanza attinente alla scopo. Forse, da un lato, avrei preferito la non entrata in scena dell'ultimo personaggio: sul momento mi è sembrato solo un trucco per allungare il brodo; dall'altro, però, mi rendo conto che è stato necessario per la spinta finale al cambiamento, che altrimenti sarebbe potuto sembrare eccessivo, dopo l'incursione del ladro, o una soluzione troppo facile per l'autore.
Ciò che mi ha disturbata sono state le incongruenze e alcuni mancati passaggi logici (non tantissimi). Erano elementi solo parzialmente utili ai fini della storia e li si poteva variare ottenendo lo stesso risultato ma migliorando la coerenza.
La protagonista è Shelley, adolescente sfigurata da atti di bullismo delle ex amiche. L'ho trovata molto ben costruita, sia come personaggio in generale, che come adolescente tranquilla, ma in preda agli scombussolamenti dell'età. er questo ho trovato giusto che il primo impulso al cambiamento venisse da lei e che non fosse ragionato, ma frutto di qualcosa di momentaneo e incontrollabile che non ha saputo gestire.
Accanto a lei, la madre, figura in parte defilata, ma che compensa l'impulsività della figlia. E' una donna pratica e con una forte logica e capacità di ragionamento. Nonostante sia anche lei un 'topo', non perde quasi mai (quasi!) la testa e riesce ad avere freddezza anche nelle situazioni più concitate.
In questo libro non mi sono trovata bene con lo stile dell'autore. Mi è sembrato un po' piatto a livello di linguaggio e di scrittura e questo, in taluni passaggi, mi ha un po' annoiata. Il cattivo, anche se fa una breve comparsa, è un po' troppo banale e i suoi discorsi sono stereotipati. Meglio le parti riflessive di Shelley. Forse non sono brillantissime, ma sta parlando una ragazzina (il libro è in prima persona). Il ritmo si mantiene abbastanza vivace grazie anche a capitoli non troppo lunghi; questo rende il romanzo scorrevole e favorisce la velocità di lettura.
Come dicevo, un libro interessante, ma in cui non mi sono mai sentita troppo coinvolta. Ho fatto da spettatrice (non so se per caratteristica mia o per incapacità dell'autore) e questo ha minato l'empatia e la parte emozionale, privandomi di quella parte del piacere di leggere.


martedì 6 settembre 2016

Recensione: Buchi nella sabbia di Marco Malvaldi

Non avrò recensito, ma libri ne ho letti ^_^

Titolo: Buchi nella sabbia
Autore: Marco Malvaldi
Edizione: Sellerio
Prezzo: 14,00€
Trama: Come in 'Odore di chiuso', Malvaldi ci racconta a suo modo un grande personaggio della letteratura italiana. Lì Pellegrino Artusi, l’inventore della cucina italiana. Qui Ernesto Ragazzoni, anarchico poeta amante della bottiglia.
Pisa, settembre 1900. Per festeggiare l’arrivo del nuovo Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, il quale ha deciso di visitare per la prima volta la tenuta reale di San Rossore, viene deliberato di dare in suo onore, nel teatro della città, la nuova opera del Maestro Giacomo Puccini, il quale condivide con il Re la passione per la caccia nelle tenute dintorno a Massaciuccoli. Purtroppo, l’opera in questione è Tosca, melodramma franco italiano dai forti contenuti politici, che dileggia il potere costituito. Rappresentare Tosca in faccia a Sua Altezza, il quale è salito al trono dopo che Gaetano Bresci ha crivellato il suo augusto genitore, Umberto I, appena due mesi prima, potrebbe creare dei problemi: tanto più se il ruolo di Cavaradossi viene affidato a Ruggero Balestrieri, tenore dall’ugola d’oro e soprattutto noto come anarchico militante. A seguire l’evento, che rischia di accendere gli animi, viene mandato da Roma come corrispondente Ernesto Ragazzoni - poeta, traduttore, giornalista anticonformista dell’Italia umbertina, dotato di un umorismo trasgressivo e controcorrente -, dal bicchiere facile, il quale farà amicizia con vari membri della compagnia, con alcuni simpatici cavatori carrarini che, tra un capitello e l’altro, cacciano di frodo nella Reale Tenuta, e soprattutto con gli osti della zona, nell’attesa della prima rappresentazione. Rappresentazione nel corso della quale il tenore verrà fucilato sia come Cavaradossi che come Balestrieri: qualche ignoto, infatti, pare abbia caricato uno dei fucili di scena destinati all’esecuzione con proiettili non troppo a salve. La morte del Balestrieri, fucilato alla presenza del Re, rischia di far scoppiare una rivolta: se non fosse che il Ragazzoni è testimone di cose che porteranno alla soluzione del caso, come avviene in tutti i gialli che si rispettino.

Voto: 5/10
Parlare di un libro che ti ha deluso non sarebbe un problema, capita, ma quando lo ha scritto uno dei tuoi autori preferiti, la cosa si complica. Perché se è uno dei tuoi autori preferiti, un motivo c'è e vorresti sempre parlarne bene; perché se continui a leggerlo, significa che è un porto sicuro, che ti aspetti di trovare determinati elementi e, se non ci sono, ti senti quasi tradito. Ed essere traditi non piace a nessuno.
Non si tratta di un cambio di genere per Malvaldi, c'è sempre l'omicidio, ci sono sempre le indagini, c'è il giusto livello di intreccio. Ci sarebbero anche l'ironia e la leggerezza, che mi fanno amare la sua scrittura, solo che stavolta non hanno funzionato.
La trama è carina: un attore di teatro deve morire per finta in una scena e invece lo fanno fuori davvero. E non per sbaglio.
Da lì si dipana l'indagine del tenente regio Pellerey (il libro è ambientato nel 1901), con il vago aiuto di Ernesto Ragazzoni, qui più in veste di giornalista che anarchico.
i due si contendono leggermente la scena, ma dal mio punto di vista , il vero protagonista è il tenente, uomo arguto e onesto, talvolta anche simpatico.
Ciò che mi ha annoiata, sono stati i continui aneddoti inseriti nel racconto, su eventi accaduti in altri teatri e in altre occasioni. Se l'intento era vivacizzare e far sorridere, nel mio caso è fallito. Li ho trovati inutili e tediosi, buoni solo per allungare il brodo.
Anche il modo in cui il caso viene risolto non mi ha soddisfatta: troppi i punti sospesi per buona parte del libro, chiusi poi con una sola botta finale.
I personaggi sono sempre carini e ben caratterizzati, con particolare attenzione al tenente Pellerey, che forse è l'unico a cui viene dedicata un po' più di attenzione. Gli altri sono tratteggiati con poche abili frasi che li rendono comunque ben distinguibili l'uno dall'altro, ma secondo me sono troppi in un libro così piccolo. Ho dovuto di continuo far ricorso all'elenco iniziale per ricordarmi chi era cosa. Peccato invece per Ragazzoni, che doveva essere il protagonista (stando alla sinossi) e invece mi sembra relegato in un angolino, tenuto lì solo per fare la mossa risolutiva finale.
lo stile è sempre quello, inconfondibile, di Malvaldi. Forse un po' meno toscaneggiante, ma sempre leggero, ironico e canzonatorio. Il fatto che con me stavolta non abbia funzionato, non dipende da un cambio di rotta.

lunedì 5 settembre 2016

Recensione: Non proprio un appuntamento di Catherine Bybee

Fine vacanze, lavori in casa, casini vari. Speriamo che da oggi riesca a ripartire in maniera un po' più continuativa.
Intanto il mio pensiero su un librino pre vacanze (avevo la recensione in cartaceo, e meno male che a quest'ora mi ero pure dimenticata di averlo letto).

Titolo: Non proprio un appuntamento
Titolo originale: Not quite dating
Autore: Catherine Bybee
Edizione: Amazon Crossing
Prezzo: 9,99 €
Trama: Jessica “Jessie” Mann, cameriera e madre single, è la praticità fatta persona. Anche se avesse tempo per uscire con gli uomini (e non ne ha) farebbe di tutto per garantire al figlio un’infanzia più tranquilla della propria. Per questo le serve un marito con i soldi! Così, quando Jack Morrison, un cliente terribilmente sexy con il cappello da cowboy e il sorriso accattivante, cerca di flirtare con lei, Jessie lo respinge perché apparentemente al verde. Dubita, infatti, che un sognatore come Jack possa garantirle la stabilità economica di cui ha bisogno. Sarà difficile resistere all’affascinante texano, con il Natale alle porte e il desiderio di non passarlo da sola.
Erede dei Morrison, proprietari di un impero degli hotel di lusso, Jack è abituato a essere adulato. Ora sente il bisogno di qualcuno che s’innamori di lui e non della sua ricchezza. Un giorno mette gli occhi su Jessie, ma il muro che la ragazza ha costruito intorno al proprio cuore potrebbe ostacolarlo. Così decide di nasconderle la sua vera identità e si offre di aiutarla a trovare il marito ricco che cerca. Peccato che la sua audace messinscena rischi di privarlo del desiderio che vorrebbe vedere esaudito per Natale...

Voto: 2,5/5 (cioè 5/10)
Tra il caldo e i pasticci vari, avevo bisogno di qualcosa che mi facesse passare il viaggio in treno senza necessità d'impiego dei miei neuroni. L'ho scelto così bene che se non mi sbrigo a darvi la mia opinione me lo dimentico.
Esatto. 'Non proprio un appuntamento'è uno di quei libri leggeri, disimpegnati, di puro intrattenimento scontato, che in altri momenti avrei massacrato senza pietà, ma in questo periodo fa ancora troppo caldo perché investa energie a stroncare un libro tendenzialmente inutile.
Prima di tutto ho trovato i presupposti alla vicenda scricchiolanti: lui è stanco delle donne che vogliono solo i suoi soldi, lei vuole uno con i soldi che l'aiuti a mantenere sé e il figlioletto. La prima cosa da pensare è che lei insegue lui per mostrargli che è una brava ragazza. E invece no. Per qualche strano percorso dell'autrice, sulla cui logicità ancora mi interrogo, è lui che si fa in 4 per far innamorare lei e mostrarle che i soldi non sono tutto. Ma scappa a gambe levate ragazzo mio!
Ovviamente si guarda bene dal dirle che è milionario. Se no la storia come si complica? Poco importa se i colpi di scena sono triti e ritriti, con passaggi ai limiti della coerenza, in un trionfo assoluto del banale e del già letto.
Speravo proprio che l'autrice evitasse il pre-finale scontato, invece, anche in maniera un po' forzata, eccolo lì, in un vano tentativo di dare un po' di brivido che a me, ha solo irritato. Preferivo qualcosa senza brivido, ma più coerente, magari dolce e romantico che stimolasse il mio lato cenerentola. Niente.
Anche i personaggi sono risultati stereotipi banali indistinguibili da tanti altri. Non mi hanno strappato né un sorriso, né una lacrima, né una qualche sorta di emozione. Piattezza totale.
Scorre semplicemente bene. Del resto viene usato un linguaggio semplice e piatto. Vocabolario scarsino e dialoghi pluriabusati.
Puro passatempo. Non c'è stato rischio che i miei neuroni si sforzassero, casomai si sono rigenerati con una bella dormita.