martedì 27 dicembre 2016

Teaser Tuesdays #123


Bonsoir 🙂
Il librino del teaser di oggi l'ho letto diverso tempo fa ma mi sono accorta solo oggi di non aver mai postato il teaser!!!
Avevo appuntato il pezzettino da qualche parte e me ne sono dimenticata. La mia testolina.... *sospiro*
E dire che il libro mi è pure piaciuto! 😅
Ok. Sono un caso disperato.
Rimedio.

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio Teaser di oggi.

<<Noi siamo uguali.
In ogni decisione importante c'è un momento critico in cui l'ago della bilancia si sposta da una parte o dall'altra. Quel momento per me giunse allora. Avevo rassegnato le dimissioni dall'FBI appena rientrato in Virginia, avevo liberato la mia scrivania e me n'ero andato senza voltarmi indietro. Sapevo che mio padre cercava di fottermi, ma non importava. Quelle tre parole fecero più male di un proiettile. Non avevo mai ucciso nessuno a sangue freddo e di certo non mi ero mai avventurato in una foresta sotto la luce spettrale della luna per dare la caccia a una donna innocente con un fucile potente e un cannocchiale per la visione notturna.
Ma saperlo non bastava. Dovevo dimostrare a me stesso che non eravamo uguali e non potevo farlo restando legato all'FBI. Per questo avevo scelto quella strada e pretendevo tanto da me stesso.
Noi non eravamo uguali.
Però... >>


Anatomia di un incubo
James Carol


Recensione QUI

Qual è il vostro teaser? ^_^




domenica 25 dicembre 2016

Recensione: Volevo solo andare a letto presto di Chiara Moscardelli

Buonasera 😄
Auguri (anche se un pochino in ritardo.) di buon Natale! 
Cause di forza maggiore (mooooolto maggiore!) ci stanno tenendo un pochino impegnate, ma ci siamo eh. 😆


Titolo: Volevo solo andare a letto presto
Autore: Chiara Moscardelli
Editore: Giunti Editore
Prezzo: €14.00

Trama: Ipocondriaca, ossessiva, maniaca del controllo e sfegatata di telenovelas brasiliane: del resto che cosa aspettarsi dopo un'infanzia trascorsa in un borgo hippy, senza tv, con una mamma fissata con la cristalloterapia, un padre non ben identificato e tanti amici che danzano in giro, spesso senza vestiti?E' comprensibile che a trentacinque anni Agata Trambusti voglia avere il pieno controllo di ogni aspetto della sua vita e detesti qualsiasi fuoriprogramma. Inclusa la pioggia, e quella mattina si è messo a piovere sul serio, mentre in tailleur e chignon Agata varca il cancello di una villa sull'Appia per valutare alcuni quadri che il proprietario vuole mettere all'asta. Ma la pioggia non è niente rispetto a quello che la aspetta: in meno di un minuto la sua tranquilla esistenza si trasforma in un rocambolesco film d'azione, a partire dall'uomo misterioso - terribilmente somigliante a Christian Bale! - che Agata mette ko con due abili mosse di krav maga prima di darsela a gambe. Ma che cosa sta cercando quell'uomo? E perché le sta improvvisamente alle calcagna?
Tra una fuga nei vicoli più sordidi di Barcellona, le minacce di uno strozzino di quartiere e un losco traffico di falsi d'autore, Agata dovrà per una volta dar ragione al suo psicologo e lasciarsi risucchiare dal vortice impazzito degli eventi. E delle emozioni. Perché sarà proprio questa la partita più dura.


Voto: 3,5/5 (7/10)
Cosa succede quando un'ipocondriaca, manica del controllo, incappa in un maestro di musica che lei crede essere uno stupratore assassino? Ve lo dico io: succede che si ride!
Ed è proprio ciò che è capitato a me leggendo questo romanzo. Ho riso!
Le commedie romantiche non sono il mio genere preferito. Tendo ad evitarle perché troppo spesso mi risultano indigeste, noiose e scontate.
Ecco, "noioso" e "scontato" sono due aggettivi che sicuramente non utilizzerò in questa recensione.
Agata Trambusti lavora in una casa d'aste. Lei è ipocondriaca e maniaca del controllo, certa che soltanto una vita inquadrata possa garantirle una possibilità di sopravvivere.
L'amore? No, grazie. Troppo rischioso.
Peccato che Agata non abbia tenuto conto di un particolare essenziale: la vita è incontrollabile.
E quando si imbatte in Fabrizio, tutto il suo castello di carte comincia a tremare pericolosamente.
Dal loro primo incontro è tutto un susseguirsi di situazioni esilaranti. A tratti anche un pochino surreali ma non così tanto da risultare impossibili.
Agata si ritrova suo malgrado coinvolta in una questione losca che la indurrà, sempre suo malgrado, a mettersi in gioco.
Mi è piaciuta Agata che, sebbene consapevole dei suoi limiti, riesce a reagire, ad affrontare difficoltà con un coraggio di cui lei stessa si meraviglia.
È un personaggio accattivante, che nasconde un'insospettabile personalità forte e determinata.
Fabrizio mi è piaciuto un pochino di meno. Simpatici i loro battibecchi, ma non ho apprezzato l'eccessivo tira e molla. I personaggi sono tanti e quasi delle comete eppure incisivi. Luca e Guglielmo sono adorabili. Diversi e complementari. Gli interventi sporadici dello psicologo e dell'istruttore di krav maga sono azzeccati.
Divertente lo strozzino con il suo marcato accento romano e Rosa, la madre anticonformista.
Non mi ha convinta molto l'aspetto investigativo della trama ma non mi aspettavo un romanzo giallo e dunque può andare.
Ho apprezzato lo stile grintoso, frizzante e accurato della Moscardelli che non si dilunga in descrizioni tediose, privilegiando i dialoghi così da creare un botta e risposta che accentua la vena comica.
Il libro è scritto in prima persona e il punto di vista è di Agata. Tuttavia i sentimenti degli altri personaggi emergono bene.
È un romanzo che si legge in fretta e con il sorriso sulle labbra.



mercoledì 21 dicembre 2016

Recensione: Amleto di William Shakespeare

È una vita che non scrivo una recensione! E riparto con una lettura leggera leggera ^^


Titolo: Amleto
Titolo originale: The tragedy of Hamlet, prince of Denmark
Autore: William Shakespeare
Editore: Fabbri Editori
Prezzo:
Trama: La celeberrima tragedia di Shakespeare è una grande parabola morale, in cui le forze del bene e del male continuano la loro eterna lotta, coinvolgendo l'uomo in un turbine inarrestabile di dubbi e di passioni che lo porterà alla morte, insieme alle persone amate, ai peggiori nemici, per tenere fede al suo giuramento di vendetta e di giustizia.

Voto: 4,5/5 (9/10)

A dodici anni di distanza dalla prima volta, ho riletto questo dramma di William Shakespeare. È stato un po' come rinnovare i voti nuziali. Amleto, infatti, ha rappresentato per me una conferma dell'amore assoluto che nutro per Shakespeare e i suoi capolavori.
La tragedia di Amleto si svolge in Danimarca, dopo la morte del Re, padre del protagonista.
Il primo sentimento che emerge chiaro è il dolore, naturale conseguenza della perdita di una persona tanto cara quale un genitore. Dolore che trova sfogo nella vendetta quando Amleto, già profondamente disgustato dal comportamento della madre, scopre che il padre è stato assassinato e non morto naturalmente come si credeva.
È da questo punto in poi che traspare nitida tutta la lacerazione dell'animo e della mente del personaggio.
La citazione che tutti conosciamo, ovvero "Essere o non essere, questo è il problema", è emblematica di uno stato d'animo confuso e combattuto.
Amleto vuole la vendetta, ma ama sua madre che al tempo stesso la disprezza e non riesce a perdonarla.
Questa sfiducia finisce per rispecchiarsi in tutti i suoi rapporti che siano essi di amore o di amicizia, con l'unica eccezione che è Orazio.
Amleto è il personaggio principale. La sua personalità, i suoi pensieri e i turbamenti sono espressi attraverso monologhi lunghi e articolati. È complesso, sfaccettato, quasi all'avanguardia se si considera il periodo storico della stesura del dramma.
Ho adorato il suo linguaggio pungente, la sua ironia e il suo essere anche, in qualche modo, sfacciato.
Un folle, è così che viene etichettato da tutti ed è con lucida follia che Amleto agisce.
Gli altri personaggi, pur essendo ben caratterizzati, vengono in parte oscurati dall'imponenza di Amleto.
In quanto tragedia, le vicende trovano tutte conclusioni, a mio parere, appropriate. Il finale è catastrofico, ma un 'e vissero tutti felici e contenti' non sarebbe stato comunque coerente.
Onestamente, non so se esistono versioni diverse, ma la mia edizione fa parte di un'intera collana della Fabbri ed è strutturata come un'opera teatrale, per cui il testo è privo di descrizioni (se si esclude l'entrata e l'uscita di scena dei personaggi), ma ricco di dialoghi.
Lo stile è quello classico, dunque una scrittura ricercata, forse non sempre scorrevole ma così ricca di metafore e molto poetica da risultare piacevole.
Sono consapevole che si tratta di un genere di lettura a cui si approccia con una certa cautela ma se amate i classici, Amleto è un'opera che non può deludere.




martedì 20 dicembre 2016

Recensione: Wolf. La ragazza che sfidò il destino di Ryan Graudin

Il mio primo ucronico. Uhm... non sono sicura che il genere mi piaccia.

Titolo: Wolf
Titolo originale: Wolf by wolf
Autore: Ryan Graudin
Edizione: DeAgostini
Prezzo: 14,90€
Trama: È il 1956 e l’alleanza tra le armate naziste del Terzo Reich e l’impero giapponese governa gran parte del mondo. Ogni anno, per celebrare la Grande Vittoria, le forze al potere organizzano il Tour dell’Asse, una spericolata e avvincente corsa motociclistica che attraversa i continenti collegando le due capitali, Germania e Tokyo. Il premio in palio? Un incontro con il supersorvegliato Führer, al Ballo del Vincitore. Yael, una ragazza sopravvissuta al campo di concentramento, ha visto troppa sofferenza per rimanere ancora ferma a guardare, e i cinque lupi tatuati sulla sua pelle le ricordano ogni giorno le persone che ha amato e che le sono state strappate via. Ora la Resistenza le ha dato un’occasione unica: vincere la gara, avvicinare Hitler… e ucciderlo davanti a milioni di spettatori. Una missione apparentemente impossibile che solo Yael può portare a termine. Perché, grazie ai crudeli esperimenti a cui è stata sottoposta, è in grado di assumere le sembianze di chiunque voglia. Anche quelle di Adele Wolfe, la Vincitrice dell’anno precedente. Le cose però si complicano quando alla gara si uniscono Felix, il sospettoso gemello di Adele, e Luka, un avversario dal fascino irresistibile…

Voto: 3,5/5 (7/10)
Credo sia la prima volta che mi ritrovo a leggere un ucronico e non sono sicura che il genere mi piaccia. Forse dipende anche dall'argomento del libro: la Seconda Guerra Mondiale, tema che non amo in nessuna sfaccettatura. In ogni caso, riconosco che non è male come racconto.
Yael è una bambina ebrea su cui sono stati eseguiti esperimenti da medici nazisti. Questo le ha dato una dote molto particolare che forse neanche i medici stessi si aspettavano.
Anni dopo (1956) Hitler ha vinto la guerra e governa sul mondo. Yael, entrata a far parte della Resistenza, si assume un terribile compito per cercare di cambiare le cose.
L'idea della gara motociclistica è stata piuttosto originale. Per alcuni versi ricorda i tanti distopici usciti ultimamente (si tratta di uno young adult anche in questo caso), ma riesce a discostarsene comunque. Simili, invece, le tematiche: oppressione, soprusi, voglia di riscatto e ribellione.
La parte storica credo sia abbastanza rispettata, nonostante gli esperimenti e l'esito alternativo della guerra, e il 1956 creato mi è sembrato abbastanza realistico. Ho trovato poco credibile la parte con i russi. Troppo semplicistica per questo popolo.
Di contro, ho apprezzato che Yael non avesse tutte le informazioni su Felix Wolfe e Luka Löwe, che venisse lasciato un margine di incognite dove lei dovesse improvvisare, e che non si facesse distrarre troppo dalla missione.
Molto belli i capitoli sul passato, in cui la ragazza ricorda le persone che sono state importanti per lei e per le quali sta combattendo.
Come dico spesso, buona parte dell'apprezzamento di un libro deriva dai suoi personaggi e a me la protagonista non è mai rimasta simpatica.
Yael è ben costruita. I suoi demoni interiori sono visibili, la sua crescita è chiara e anche la sua natura. Ha un'ottima caratterizzazione e rimane sempre coerente. Nonostante questo non ho amato un personaggio così negativo.
Ho preferito molto di più i due ragazzi.
Felix in primis, che lotta e fa il possibile per difendere sua sorella (e non sa che quella non è sua sorella). E' un ragazzo buono, dolce, che fa il possibile per non perdere un altro affetto caro e per tenere unito ciò che resta della sua famiglia.
Luka Löwe, invece, mi è piaciuto per la sua doppia anima: quella che mostra e quella che ogni tanto si intravede.
Se mai leggerò gli altri libri (perché non poteva trattarsi di un libro solo, c'è chiaramente un seguito) sarà solo per vedere come si evolve lui.
Anche la scrittura non mi ha colpita favorevolmente. Il testo è scorrevole e veloce e si fa leggere in fretta, ma la negatività di Yael pervade tutto (parla in prima persona) e questo me lo ha reso un filo noioso. Ammetto di aver alternato gli ultimi capitoli con un testo più interessante. I pensieri di Yael sono maturi, mentre i dialoghi restano da adolescenti. Poche e concise le descrizioni statiche, vivide quelle dinamiche.
Il libro è il primo di una saga (presumibilmente una trilogia) che non so se continuerò. Oggettivamente non è brutto, soggettivamente non mi ha coinvolta né entusiasmata (Luka a parte). Alla fin fine è l'ennesimo young adult, non distopico ma ucronico. Talvolta la differenza non si vede.

lunedì 19 dicembre 2016

Recensione: Ritorno a Riverton Manor di Kate Morton

Secondo tentativo con quest'autrice... Mi sa che chiudo qui.

Titolo: Ritorno a Riverton Manor
Titolo originale: The shifting fog
Autore: Kate Morton
Edizione: Sonzogno
Prezzo: 9,50 €
Trama: Riverton Manor, Inghilterra 1924. È la festa di inaugurazione della sontuosa dimora degli Hartford, e il fragore di uno sparo si confonde con i botti dei fuochi d'artificio che illuminano il cielo. Il poeta Robert Hunter giace senza vita nei pressi del laghetto della tenuta, con la pistola ancora fumante in mano. È suicidio? Di sicuro è uno scandalo che scuote fin dalle fondamenta l'aristocratica casata, perché le uniche testimoni del fatto sono le sorelle Hannah ed Emmeline Hartford. Che da allora non si parleranno mai più. Inverno 1999. Sono passati più di settant'anni da quella notte, e la quasi centenaria Grace Bradley, nella casa di riposo in cui trascorre i suoi ultimi giorni, è convinta di essersi lasciata per sempre alle spalle i fantasmi del passato e i tristi ricordi. Ma una giovane regista americana, che vuole realizzare un film sulle sorelle Hartford e su quel misterioso suicidio, chiede la sua consulenza. Grace, infatti, oltre che testimone di tempi ormai remoti, è stata anche direttamente coinvolta nella vita della famiglia: cameriera personale di Hannah, fin da bambina aveva servito come domestica a Riverton Manor. Dapprima riluttante, accetta poi di collaborare e comincia a rievocare le vicende dei giovani Hartford, destinati a un'esistenza tanto fulgida quanto breve: il promettente David, partito giovanissimo per il fronte e mai più tornato; la sensuale e intelligente Hannah; la gaia e capricciosa Emmeline; e soprattutto l'enigmatico Robert Hunter, del quale entrambe le sorelle erano innamorate...

Voto: 3,5/5 (7/10)
Sono al secondo libro di quest'autrice e sto arrivando alla conclusione che non siamo sulla stessa lunghezza d'onda. I suoi libri non sono brutti, tutt'altro, riconosco che sia un'ottima autrice, solo che io non mi trovo bene.
Proverò a spiegare la mia 'esperienza' con questo titolo.
La storia inizia dalla fine, con un suicidio strano che lascia intuire che c'è molto di più dietro. Dopodiché troviamo la protagonista più o meno ottanta anni dopo che ci racconta la storia partendo da eoni prima. Un arco temporale troppo grande per i miei gusti.
La narrazione è precisa, quasi puntigliosa, tesa a far capire al lettore non solo i trascorsi che porteranno al momento del fattaccio, ma anche tutti i rapporti interpersonali tra i personaggi. Questo mi ha fatto percepire un senso di pesantezza per tutto il libro che non è sfociato in noia solo perché ero curiosa di sapere cosa fosse accaduto in quel suicidio e dove l'autrice volesse andare a parare.
Però avrei volentieri fatto a meno di buona parte dell'adolescenza dei ragazzi, di sapere di chi era figlia Grace, di tutti i dettagli lenti sui lutti e le disgrazie della famiglia e di buona parte dell'epoca 'attuale' dove Grace racconta la storia al nipote. Forse voleva esserci un parallelismo con Robert, ma è talmente blanda la presenza di Mark, da essere del tutto inutile.
Mi piace che un libro si prenda i suoi tempi, che spieghi bene e che non sia affrettato, ma qui si esagera in senso opposto.
Tra l'altro ho trovato il finale, quello i cui viene spiegato il suicidio, davvero breve rispetto al resto. Una differenza che ha accentuato il mio senso di fastidio.
Come se non bastasse, altra cosa che mal tollero, è uno di quei libri in cui se una cosa può andar male sicuramente lo farà.
La protagonista è Grace, che ci racconta la storia in prima persona, ma con tale dovizia di particolari da permettere al lettore di conoscere abbastanza bene anche gli altri attori principali (e questo, per la verità, l'ho considerato un punto a favore). Rappresenta molto bene il dualismo tra la voglia di conoscere di più il mondo (ama leggere gialli ma li tiene nascosti per non incorrere nel biasimo altrui) e la fedeltà radicata al suo ruolo di domestica e ai padroni. Ho compreso questo secondo aspetto del suo carattere, ma non l'ho condiviso, forse per questo non l'ho trovata una protagonista simpatica.
Mi è piaciuta di più Hannah. Lei sì che cerca di essere anticonformista e di vivere la vita che vuole. Purtroppo anche nel suo caso, il periodo storico e le convenzioni la ingabbiano un po'. Se per lei ho provato più simpatia è stato perché, ad un certo punto, viene 'fregata' e, in base a questo, spinta in una direzione che non le si adatta. Oggi potremmo dire che è stata ingenua, ma per l'epoca l'ho trovata plausibile e coerente.
Emmeline, invece, fa davvero la ribelle, ma con i modi da bambina. Per tutto il libro rimane egoista e capricciosa, tesa solo a desiderare cose di altri. Una di quelle persone da prendere a schiaffi una volta sì e l'altra pure. Per questo non ho condiviso la scelta finale di Hannah in suo favore.
Tutti gli altri rimangono più sullo sfondo, compreso il suicida Robert.
Come ho già accennato, lo stile della Morton è accurato, pacato e un po' lento. Troppo per i miei gusti, ma che a tanti altri lettori piace. Le descrizioni sono molto precise ed evocative, i dialoghi appropriati per il periodo storico. Coerente la trama, con tutti i fili che vengono portati in fondo e chiusi.
Ripeto, trovo che Kate Morton sia brava, davvero, sia nel costruire storie, che nel raccontarle, solo che non è un tipo di narrazione che amo leggere.



domenica 18 dicembre 2016

Recensione: The paper magician di Charlie N. Holmberg

prima recensione di un libro letto in lingua ^^

Titolo: The paper magician
Autore: Charlie M. Holmberg
Edizione: 47North
Prezzo: 11,65€
Trama: Ceony Twill, giovane e talentuosa allieva dell’accademia di magia Tagis Praff, sta finalmente per cominciare l’apprendistato che la legherà per tutta la vita all’elemento magico che ha sempre desiderato. Eppure, contrariamente a quanto sognava, il suo destino non sarà scritto nel metallo ma sulla carta. Tra fogli che si animano dando vita a personaggi incredibili e storie fantastiche che la lasceranno a bocca aperta, toccherà allo stravagante mago Emery Thane convincerla delle qualità straordinarie di un elemento così delicato e allo stesso tempo prodigioso. Così, quando Lira, malvagia praticante di arti magiche proibite, priverà il maestro del suo cuore, Ceony per tenerlo in vita gliene confezionerà uno di carta, per poi volare sulle ali di un enorme aeroplanino all’inseguimento della perfida maga, verso un’avventura che porterà alla luce i ricordi più lontani e i segreti più taciuti, nascosti nell’angolo più remoto dell’anima.

Voto: 3,5/5 (7/10)
Non è il primo libro che leggo in inglese (per chi fosse interessato a leggerlo, è stato tradotto anche in italiano), ma è il primo di cui azzardo un'opinione.
Non è stata una lettura difficile e mi è piaciuta abbastanza.
I toni iniziali sono abbastanza soft e ammetto che pensavo in una storia tranquilla. Ceony viene destinata a divenire una Piegatrice, una maga della carta, pur se contro la sua volontà. Anche io, come lei, ho continuato a chiedermi che razza di magia fosse e che utilità potesse avere se non la mera illusione o l'intrattenimento. Confidavo però che accadesse qualcosa che ci facesse cambiare idea. così è stato, anche se non sono del tutto sicura delle scelte dell'autrice. Secondo me, in alcuni passaggi, ha un po' esagerato il talento e le capacità della sua protagonista. Soprattutto nelle battaglie. in ogni caso il libro si mantiene coerente.
La parte più originale è anche quella che, alla fine, mi è piaciuta di meno: il viaggio nel cuore.
Razionali ed istruiti, sappiamo che il centro dei ricordi e delle emozioni è il cervello, mentre batticuori e simili sono riflessi condizionati. L'autrice sposta tutto nel cuore, destinando ciascuna delle 4 camere a 4 elementi diversi: ricordi belli, speranze, ricordi brutti, paure (più che paure direi dubbi). Ceony dovrà affrontare un viaggio attraverso queste camere per sfuggire all'antagonista e all'incantesimo.
Onestamente l'ho trovata una parte noiosa. conoscere un personaggio e il suo passato in questo modo non mi ha coinvolta e mi ha fatta sentire una semplice spettatrice.
Carino il finale, un po' aperto (temevo l'ennesima trilogia), ma il seguito (The glass magician) prevede personaggi diversi. Probabilmente si tratta di una serie. Questo me lo ha fatto apprezzare perché la storia è completa e conclusa. Ok, Lira rimane un po' in sospeso, ma può essere uno di quegli aspetti che il lettore non ha bisogno di conoscere.
I protagonisti sono due alla fine: Ceony e Emery.
Il punto di vista è un soggettivo indiretto dalla parte della ragazza, ma alla fine veniamo a conoscere davvero poco di lei: non voleva diventare una Piegatrice, è vivace e talvolta impertinente, ha un passato difficile (ma non così tremendo come altre protagoniste). Si scoprono anche i suoi sentimenti, ma ho trovato questo aspetto davvero poco curato, quasi fosse stato messo lì perché doveva esserci. Questo rende difficile empatizzare con lei.
Non va meglio con Emery Thane, il mago della carta. Di lui conosciamo cose belle e brutte, successi ed errori, speranze e paure, ma sempre attraverso il filtro degli occhi di Ceony. La presenza di tale filtro mi ha impedito di immedesimarmi anche in lui, lasciandomi, di nuovo, mera spettatrice.
Lira, l'antagonista, rimane ambigua. L'autrice non le dedica molti approfondimenti e alla fine rimane il dubbio se, nonostante tutto, ami Emery, oppure se sia solo egoista e abbia un secondo fine. Avrei voluto che fosse più accurata come personaggio.
Non sono espertissima di scrittura inglese, ma le costruzioni linguistiche della Holmberg mi sono sembrate abbastanza semplici e lineari. Anche il vocabolario non è ricchissimo (e meno male che sbirciare di continuo su dizionari e traduttori è un filo stancante) e, salvo qualche parola inerente al mondo del libro (come Folder e Smelter, ci ho messo un po' ad arrivare a Piegatore e Fonditore), piuttosto di base e ripetitivo. Può essere un buon testo se qualcuno vuole leggere in lingua ma non è espertissimo. Consiglio magari la versione ebook per avere un dizionario collegato.
Altra cosa che mi lascia un po' perplessa è il contesto storico: si parla di inizio '900 (1900-1901 non ricordo di preciso) ma da alcuni aspetti e modi di fare, ho avuto l'impressione di essere in anni più recenti. Non ho verificato le cose che mi lasciavano perplessa, per cui prendetela come una cosa soggettiva.
Come dicevo, non mi ha coinvolta come speravo, però è stata comunque una lettura piacevole e abbastanza originale. Non ho ancora deciso se leggerò il secondo della serie oppure no.

giovedì 15 dicembre 2016

Recensione: Pista nera (Rocco Schiavone 01) di Antonio Manzini

Ultimamente letture un po' più piacevoli ^^ Questa mi è piaciuta particolarmente e l'ho divorata.

Titolo: Pista nera (Rocco Schiavone 01)
Autore: Antonio Manzini
Edizione: Sellerio
Prezzo: 13,00€
Trama: Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d'Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un'intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. Però ha talento. Mette un tassello dietro l'altro nell'enigma dell'inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav'uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l'unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida ("in natura la morte non ha colpe"), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.  

Voto: 8/10
Per un'adoratrice di investigatori un po' bastardi come me, Rocco schiavone non poteva che essere un amore a prima lettura. E difatti è balzato tra le prime posizioni del mio indice di gradimento (di contro, nella vita reale, scapperei a gambe levate da uomini simili)
La trama del libro è piuttosto semplice e non particolarmente innovativa, però è carina, si lascia leggere. Non solo, gli indizi sono ben disseminati e ci si può fare un'idea del colpevole (anche se poco delle motivazioni), aspetto sempre molto stimolante per un lettore. Se si conoscono i luoghi citati si riescono ad immaginare molto bene anche le scene.
In una storia simile, ciò che fa la differenza sono i personaggi e in questo caso sono davvero ben caratterizzati.
Rocco fa il protagonista. E' prepotente, arrogante, manesco e pure corrotto. Quest'ultimo aspetto mi ha colpito. Siamo abituati ai buoni e incorruttibili (Anche se qualcuno viaggia sulla libera interpretazione delle regole), non ad un commissario, ooops, vicequestore, corrotto e ancora corruttibile. E no, personalmente non ritengo valido che rubi ai ladri. I tempi di Robin Hood sono un po' passati. Sono rimasta anche sorpresa dalla disinvoltura con cui insulta gli altri, sottoposti in primis. Mi è spiaciuto per loro. Molto belli e dolci, invece, i momenti con Marina.
Italo è l'agente che affianca Rocco per tutto il libro. L'unico sveglio e arguto del gruppo, a metà storia mi ha stupita rivelando un lato di sé che non mi sarei mai aspettata. Anzi, avrei pensato il contrario (non dico altro per non fare spoiler).
Tutti gli altri per ora sono rimasti più in sordina, oppure sono esclusivamente attinenti al libro per cui non descritti, però mi hanno colpito il medico legale, tosto e che tiene testa al vicequestore, e il superiore di Rocco (mi sfuggono sia il nome che il titolo). In genere sono caratterizzati come mezzi politicanti idioti, buoni solo a intralciare le indagini e a trattare con la stampa. Questo invece sa il fatto suo, inquadra subito Rocco e non si fa problemi a fare... velati accordi.
La scrittura è semplice, schietta e diretta (con qualche volgarità), in linea con il carattere del protagonista. Insomma, tenta abbastanza il lettore, lo stimola e gli regala soddisfazioni senza frustrarlo con nozioni particolari o troppo dotte. Anzi, Manzini accompagna molto bene il suo racconto senza sovraccaricarlo di orpelli inutili, personaggi insignificanti, digressioni che spezzano i momenti. Niente descrizioni troppo lunghe, va subito al centro dell'azione e lascia ampio spazio sia ai dialoghi che alle riflessioni sulle indagini. Questo rende il testo scorrevole, sprona ed incuriosisce senza annoiare mai. Ottima l'idea di utilizzare il corsivo per le parti con marina, raccontate da Rocco in prima persona, aumenta la differenza con il resto.
Il conclusione, il primo della serie scritta da Manzini si è rivelato un giallo interessante, di stampo un po' classico, per questo divertente e rilassante. Spero che i successivi mantengano le stesse caratteristiche.

martedì 13 dicembre 2016

Teaser Tuesdays #122


Ogni tanto mi riesce pure di pubblicare il Teaser!! *Applausi fragorosi*
In mia discolpa posso dire soltanto che quel dannato PC mi ha nuovamente abbandonata! E ormai sono rassegnata a perdere preziosi anni di vita lavorando ai blog dall'unico dispositivo che ancora mi rimane fedele: il cellulare 😂😂😂😂
Si fa quel che si può.
Veniamo al Teaser, che è meglio 😍😍😍
È estratto da un librino che ho amato particolarmente e che la mia consocia ha recensito proprio ieri 😄

Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio Teaser di oggi.

<<Il mio cuore si ferma.
La mia schiena è contro il suo petto, se mi muovessi appena all'indietro gli cadrei addosso e se fossimo in un film - non uno che abbia mai visto io, peraltro - lui mi accarezzerebbe, so che lo farebbe, e allora io mi volterei verso di lui e ci scioglieremo l'uno dentro l'altro come cera bollente. Lo vedo succedere nella mia testa. Resto immobile.
《Be'?》lo respira, più che dirlo, è capisco che lo sente anche lui. Penso a quei due ragazzi celesti che provocano naufragi e fanno incendiare le cose, così, senza preavviso. 《Roba da matti, ma succede》ha detto lui. 《Succede davvero.》
Succede davvero.
Sta succedendo a noi.
《Devo andare》dico, impacciato.
Cos'è che ti fa dire il contrario di tutto ciò che le tue cellule vorrebbero?
《Sì》fa lui. 《Okey.》>>


Ti darò il sole
Jandy Nelson


Qual è il vostro Teaser? ^_^




lunedì 12 dicembre 2016

Recensione: Ti darò il sole di Jandy Nelson

Sì, c'è un proliferare di recensioni su questo libro ultimamente :D Perché è stato protagonista di un Gruppo di lettura, per cui stiamo dicendo tutte la nostra.

Titolo: Ti darò il sole
Titolo originale: I'll give you the sun
Autore: Jandy Nelson
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 8,99€ (ebook)
Trama: Solo un paio d'ore dividono Noah da Jude, ma a guardarli non si direbbe nemmeno che sono fratelli: se Noah è la luna, solitaria e piena di incanto, Jude è il sole, sfrontata e a proprio agio con tutti. Eppure i due gemelli sono legatissimi, quasi avessero un'anima sola. A tredici anni, su insistenza dell'adorata madre stanno per iscriversi a una prestigiosa accademia d'arte. Tecnicamente è Noah ad avere il posto in tasca - è lui quello pieno di talento, il rivoluzionario, l'unico che nella testa ha un intero museo invisibile - e invece in un salto temporale di tre anni scopriamo che è Jude ad avercela fatta, ma anche che i due fratelli non si parlano più, che Noah ha smesso di dipingere, che si è normalizzato, e che Jude si è ritirata dal mondo che tanto le calzava a pennello. Cos'ha potuto scuotere il loro legame così nel profondo? In un racconto a due voci e a due tempi, Noah e Jude ci precipitano tra i segreti e le crepe che inevitabilmente si aprono affacciandosi all'età adulta, ma anche nelle coincidenze che li risospingono vicini, laddove, forse, il mondo può ancora essere ricucito.

Voto: 4,5/5 (9/10)
Bellissimo questo libro, l'unico che, ultimamente, ha saputo tenermi incollata alle pagine e perfino commuovermi più di una volta.
Premetto che ho un debole per le storie di amore fraterno (non incesti, sto parlando dell'amore che solo chi ha fratelli e sorelle è in grado di capire e di provare) e questa è particolarmente realistica. E' portata verso gli eccessi, in molti sentimenti e anche in alcune situazioni, ma trovo che questo aiuti il lettore a capire e a partecipare.
Noah e Jude sono gemelli e le loro voci si alternano, solo che Noah ci racconta la storia dai 13 ai 14 anni circa, mentre Jude ci parla dai 16 anni, quando tutto è già cambiato, almeno nei fatti e all'apparenza. Tre anni dopo il carattere e il comportamento dei gemelli sembra invertito, ma quando si viene a scoprire cosa c'è sotto, sono sempre loro: gelosi l'uno dell'altro come solo i fratelli sanno essere, vendicativi senza esclusione di colpi, addolorati quando il colpo va a segno, ossessionati dal proteggersi l'uno con l'altro da tutto ciò che non è il loro mondo.
A questo si aggiungono i classici errori da adolescenti.
Per questi motivi li ho trovati realistici.
Anche la storia nel suo complesso è molto bella. Nonostante si alternino anni passati ed anni presenti, è molto facile seguirla, anche perché non è ricchissima di avvenimenti, benché molto importanti. I due ragazzi dovranno affrontare da soli i primi amori, i cambiamenti, ma anche cose difficili come l'omosessualità, il tradimento, il lutto. Spesso senza poter contare neanche l'uno sull'altro.
Finale di quelli zuccherosissimi dove va a meraviglia di tutto di più, però mi è piaciuto e l'ho trovato giusto come ricompensa dopo tante tribolazioni.
Ho adorato entrambi i gemelli. L'autrice è stata molto brava a caratterizzarli in modo da non far ricadere le sue simpatie solo su uno o sull'altra. Hanno entrambi pregi e difetti, entrambi sbagliano, entrambi soffrono, entrambi cercano di rimediare. Sono umani e il punto di vista soggettivo li fa sentire vicini e permette di entrare in sintonia con loro.
Nonostante siano i due protagonisti a parlare, sono molto ben caratterizzati anche Brian e Oscar, coprotagonisti e vicini ai gemelli. Anche loro con i loro problemi, le loro fragilità e insicurezze.
Un po' meno bene gli adulti (eccetto la nonna che è splendida, pur comparendo pochissimo). Il padre non l'ho proprio capito, la madre è una presenza effimera che spesso mi è sembrata svampita. Guillermo interpreta il suo bravo ruolo di scultore un po' fuori di testa.
La scrittura della Nelson contribuisce enormemente alla scorrevolezza del libro e al piacere della lettura. Sempre soave, un po' leggera, talvolta poetica, non è mai dura o volgare e non calca la mano nelle scene drammatiche per esaltarle, tutt'altro, si mantiene molto soft. Mi è piaciuta così tanto che penso di leggere presto anche il suo lavoro precedente "The sky is everywhere".
Una storia molto bella e molto dolce, ma se decidete di leggerla tenete presente che è comunque rivolta ad un pubblico giovane.



domenica 11 dicembre 2016

Recensione: Nel fuoco di Douglas Preston & Lincoln Child

Rieccomi, con un romanzo che un po' temevo e che invece si è rivelato abbastanza buono. quanto meno non mi ha annoiata troppo.

Titolo: Nel fuoco
Titolo originale: White fire
Autore: Douglas Preston & Lincol Child
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 9,99€
Trama: Durante gli scavi per una nuova costruzione vicino al vecchio cimitero di Roaring Fork, nel cuore delle Montagne Rocciose, affiorano i corpi di un gruppo di minatori uccisi e divorati da un grizzly un secolo e mezzo prima. Corrie Swanson, aspirante detective e protetta dell'agente dell'FBI Aloysius Pendergast, è la prima ad arrivare sul posto per analizzare gli scheletri. Parrebbe un sopralluogo di routine, ma ben presto viene alla luce una verità scomoda sul passato della città che mette la ragazza nei guai con le autorità locali.
In suo aiuto accorre l'agente speciale Pendergast, che si ritrova invischiato in un'indagine parallela: poco dopo il suo arrivo, Roaring Fork si trasforma nel teatro degli attacchi di un piromane che appicca incendi senza una logica apparente.
Indagando più a fondo e sfruttando tecniche non sempre ortodosse, Pendergast scoprirà collegamenti inaspettati tra la storia di Roaring Fork e quella della letteratura, ritrovandosi sulle tracce di un manoscritto inedito di Sir Arthur Conan Doyle: un’avventura di Sherlock Holmes che potrebbe aiutare a far luce sulle indagini.

Voto: 3,5/5 (7/10)
La precedente esperienza con questi autori e questa serie non fu delle più idilliache e non avevo proprio tanta voglia di leggere ancora dell'agente perfettissimo Pendergast. Solo che avevo bisogno di spazio e questo era un libro che potevo restituire, così mi sono decisa a fare questo 'sacrificio'. Quanto meno ad iniziarlo. Per fortuna in parte mi sono ricreduta.
'Nel fuoco' è una storia molto diversa da 'Due tombe' e il super agente rimane piuttosto defilato.
Il libro si apre con una cena ottocentesca in cui Oscar Wilde racconta una terribile storia ad Arthur Conan Doyle. Così terribile che il poveretto a fine racconto si alza pallidissimo e fugge in bagno.
Torniamo ai giorni nostri e troviamo come protagonista Corrie Swanson, protetta di Pendergast. La giovane si reca in una notissima località turistica (e molto vip) per studiare delle vecchie ossa di minatori uccisi da un orso un secolo e mezzo prima. Tutto per un innocuo progetto di ricerca. Quando giunge lì, però, l'autorizzazione viene prima concessa e poi negata e la testardaggine della ragazza la porta a farsi arrestare.
Fino a qui ho trovato la trama abbastanza banale, tanto che stavo per demordere, poi, per fortuna, i due autori hanno dato una bella impennata a colpi di scena e misteri e la storia si è fatta più interessante e coinvolgente.
Sono rimaste delle cose che ho trovato un po' troppo abusate e ripetitive (tipo Pendergast che fa lo stesso 'errore' di Corrie, mettendosi nella stessa situazione. Una volta, all'interno dello stesso racconto, era più che sufficiente), ma in generale il libro è abbastanza originale, soprattutto nella spiegazione alla base di tutto (gli incendi che iniziano a venire appiccati alle case e ciò che a suo tempo aveva fatto inorridire il giovane scrittore).
Ogni domanda trova la sua risposta e in generale il cerchio si chiude abbastanza bene.
Non ho trovato particolarmente interessante la parte del racconto perduto di Doyle (se ne poteva fare a meno) e nel finale Pendergast fa di nuovo il supereroe splendido.
Corrie Swanson non è male come protagonista anche se alcune sue decisioni sono, francamente, stupide e un po' illogiche. Soprattutto sul finale, queste sembrano portate dalla necessità che le cose vadano come hanno deciso gli autori, piuttosto che da un inclinazione del personaggio.
Pendergast è, passatemi la soggettività del giudizio, il solito borioso antipatico. Anche se defilato deve fare il supereroe sotuttoio e, per quanto le parti di Correi siano di più, lui finisce per risaltare. Ok, la serie è sua, ma vorrei davvero vederlo un po' più umano.
Tutti gli altri personaggi sono affini alla storia e non credo torneranno in futuro. Di sicuro non Tom, anche se mi piaceva abbastanza, forse il capitano Stacey, anche se il suo arrivo è sempre un po' troppo provvidenziale.
Trattandosi di un thriller, viene dato risalto all'azione, anche se qualche piccola parte riflessiva non manca e permette di simpatizzare un po' con la protagonista. Molto ricercate le idee e le soluzioni, anche se, come dicevo, avrei preferito venissero lasciati stare fantomatici libri inesistenti.
Accurate le descrizioni che permettono una buona visualizzazione delle scene. Ottimo anche il ritmo che favorisce la lettura.
Un'altra cosa apprezzo poco di questi due autori: la vena un filino splatter che mira ad inorridire il lettore con immagini forti ed esplicite. Preferirei un velo di sobrietà.
Che dire, uno a uno per la serie dell'agente Pendergast e sono un po' indecisa se fare un terzo tentativo o meno. Di sicuro non sarà a breve.


martedì 6 dicembre 2016

Recensione: I fratelli Kristmas di Giacomo Papi

Due recensioni in due giorni... se nevica è colpa mia.
Questa per fortuna, molto più piacevole dell'altra.

Titolo: I fratelli Kristmas
Autore: Giacomo Papi
Edizione: Einaudi
Prezzo: 17,50€
Trama: È la notte del 24 dicembre, ma il vecchio Niklas Kristmas, alias Babbo Natale, non può consegnare i regali. Ha una febbre da cavallo e una tosse spaventosa. Se uscisse al gelo - sentenzia l'elfo dottore - ci lascerebbe le penne. Così, a malincuore, l'incarico viene affidato a Luciano, il fratello minore di Niklas. I due hanno litigato anni prima, perché Luciano è un uguagliatore: per lui tutti i bambini sono uguali, e vuole portare a ciascuno lo stesso numero di doni. Mentre lo gnomo orologiaio rallenta il tempo, Luciano ed Efisio, il nano picchiatore, partono a bordo della slitta volante. Ma l'avido industriale dei giocattoli Panicus Flynch, che trama per impadronirsi del Natale, ha sguinzagliato sulle loro tracce le feroci valchirie. Ad aiutare Luciano ed Efisio saranno Maddalena e suo fratello Pietro, due bambini di nove e dodici anni. Per portare a termine la missione c'è bisogno del loro coraggio.

Voto: 4/5 (8/10)
Una fiaba moderna che mi è piaciuta davvero tanto. Un po' lunga, ma di sicuro vorrò leggerla ai miei figli quando saranno in grado di capire.
Papi ci porta la paese di Babbo Natale e in giro sulla sua slitta, anche se lui non c'è. Come dice la sinossi, Babbo Natale è malato e al suo posto c'è Luciano, suo fratello, in compagnia del nano picchiatore sardo Efizio Fois.
Da qui parte il racconto dolce e carinissimo della notte di Natale più folle di sempre, dove il nuovo portatore di doni decide di fare a modo suo, dove ci sono valchirie cattivissime (e difficilissime da leggere nella loro lingua), bambini che aiutano, nani da giardino in pensione e un meraviglioso orologiaio che regola il tempo (se no, come fa Babbo Natale a portare i regali a tutti in una sola notte?)
La cosa che più mi ha divertita sono state le trovate dell'autore per spiegare le singole cose: dal tempo, appunto ai sensori di localizzazione, ai tablet con le liste dei regali, fino ai dispositivi del cattivo di turno per far sparire il Natale.
Ma in questo libro si parla anche di altro. In tono pacato e leggero, e con accenni appena velati, si parla di uguaglianza, di solitudine, di famiglie divise e allargate. E del diritto di tutti i bambini di essere felici almeno una notte all'anno.
Tantissimi personaggi popolano questa notte magica, troppi per riuscire a parlare di tutti. Ciascuno di loro, comunque, è importante per ciò che rappresenta, difatti non c'è una caratterizzazione approfondita e non se ne sente la mancanza. Cito come esempio i due bambini: Pietro è più grande, non crede a Babbo Natale (nonostante aiuti Luciano) e cerca di convincere la sorella a svegliarsi, Maddalena, più piccola, è sicurissima che Babbo Natale esiste e oppone al fratello tutte le obiezioni che la sua ingenuità le consente. Sono la rappresentazione dell'innocenza dei più piccoli e del disincanto che piano piano prende piede. Ruoli simili riguardano gli altri personaggi.
Papi racconta la sua storia in stile fiabesco, ammiccando un po' ai più piccoli, mantenendo i toni leggeri e talvolta anche ironici. La scrittura è scorrevole e piacevole, condita di trovate carine e originali, non annoia e spinge sempre ad andare avanti.
Un libro che mi è piaciuto davvero tanto e, quel che è meglio, mi sarebbe piaciuto a qualunque età.


lunedì 5 dicembre 2016

Recensione: Il potere della lista di Roxanne St. Claire

Rieccomi di nuovo a parlarvi delle mie letture. No, non mi sono persa a causa della frenesia pre natalizia, diciamo che ho altri pensieri per la testa ^^
Però appena posso torno volentieri ad aggiornarvi.
Stavolta però ho un pollice proprio verso. Questo libro è stato un disastro come ne ho trovati pochi. E dire che ci speravo...
Vabbè, sto già leggendo di meglio.

Titolo originale: They all fall down
Autore: Roxanne St. Claire
Edizione: Fabbrieditori
Prezzo: 11,00€
Trama: Da trent’anni, ogni anno, gli studenti della Vienna High aspettano un evento con grande trepidazione: la pubblicazione della Lista, la classifica delle ragazze più belle e popolari della scuola. Tra le dieci elette, questa volta compare anche il nome di Kenzie Summerall e lei stessa è la prima a stupirsi. Kenzie è tutto il contrario della ragazza cool: non viene invitata alle feste esclusive, non ha mai avuto un fidanzato e la sua unica passione è il latino. Tutti i compagni di scuola, poi, la ricordano soprattutto per un evento drammatico: la morte di suo fratello Conner, vittima di un tragico quanto inaspettato incidente di cui lei si sente responsabile. La Lista, però, ribalta completamente la vita di Kenzie, che comincia a riceve le attenzioni dei ragazzi – e in particolare quelle di Josh, di cui è innamorata dai tempi delle medie e che non l’ha mai filata – e strani messaggi in latino che sembrano avvertirla di un pericolo imminente. Ma la faccenda si fa davvero inquietante quando le ragazze della Lista iniziano a morire in circostanze sospette... In un crescendo di colpi di scena ed enigmi da decifrare, Kenzie si ritrova ad affrontare situazioni in bilico tra la vita e la morte, fino a scoprire una verità inaspettata che affonda le radici in un passato lontano.
A metà strada tra Pretty Little Liars e Scream, Il potere della Lista è un romanzo che spiazza, sorprende e ha già sconvolto migliaia di lettori. Stai in guardia: il prossimo potresti essere tu.

Voto: 2/5 (4/10)
Nonostante non sembri mai contentissima di quello che leggo e stia sempre lì a fare le pulci, non mi piace stroncare un libro. Purtroppo, in questo caso, non trovo davvero niente che si salvi.
La trama è un mezzo disastro, o meglio, gli elementi della trama sono un disastro. I presupposti della storia si basano su questa famosa lista che ho trovato piuttosto insensata fin da subito, ancora di più quando è saltata fuori la spiegazione che ne è alla base.
Iniziano ad arrivare SMS ai personaggi e dopo pochi minuti scompaiono. Non solo, ma il mittente non li ha mai inviati. 
Questo aspetto, unito al fatto che ad un certo punto salta fuori una maledizione, mi ha fatto pensare che fosse un libro con elementi paranormali. Ero pronta a rivedere alcune cose: un conto è una storia 'reale', un altro una storia 'paranormale'. Ciò che sono disposta a 'credere' nel secondo caso, non è ciò che sono disposta a 'credere' nel primo. Invece si tratta proprio di una storia 'reale', senza maledizioni, solo credenze e superstizioni. Andava bene lo stesso, ma mi aspettavo solide spiegazioni alle stranezze emerse nella storia. Invece niente. Uno sbrodolio caotico teso più a confondere che ad illuminare, poche parole che dovrebbero bastare al lettore per giustificare tutto ma che purtroppo non spiegano assolutamente niente.
Sempre gli SMS scomparsi sono un buon esempio: "Hanno un dispositivo speciale e segreto che li invia e li cancella". Dice solo questo. Ma ti sembra una spiegazione da dare ad un lettore? Allora scriviamo che gli asini volano, tanto poi tiriamo fuori le parole 'un dispositivo speciale' e siamo tutti contenti. Mi spiace, ma per il tipo di lettrice che sono io, se inserisci elementi strani, poi devi dare una spiegazione logica e realmente possibile a cui possa credere. Non una cosa vaga e campata in aria.
Non solo, devo ancora capire come un tizio pugnalato al collo (punto in cui anche un bambino può fare danni inimmaginabili o farti morire dissanguato) riesca ad andarsene in giro più forte e indistruttibile di Schwarzenegger in Terminator.
Come se non bastasse, tutta la storia è un rincorrersi a 'la sparo più grossa della precedente', fino al finale in cui non sapevo se rotolarmi dal ridere o piangere per gli alberi uccisi per pubblicare sta roba.
Con una trama così, potevano i personaggi regalarmi un minimo di soddisfazione? Ovviamente no.
Kenzie, passatemi il termine, è scema. In una qualunque adolescente con un minimo di intelligenza, c'è un limite all'incoerenza. Lei lo supera abbondantemente. Oltretutto è insignificante per il lettore e arrogante. Forzato il triangolo che crea quando è chiaro fin da subito dove va il suo cuore.
Josh è lo stereotipo dello stereotipo. Banale, arrogante, superficiale e antipatico. Oltretutto varia a secondo di come fa comodo all'autrice. Ma poi: "Io ho votato per te..." e finora non le hai mai neanche rivolto la parola? Stessa cosa per tutti gli altri che, ipoteticamente, han votato per lei. E' arrivata quinta ma tutti l'hanno sempre ignorata.
Si salva un po' Levi, se non altro è affascinante. Anche lui però, ha un passato un po' eccessivo. Inoltre, due morti classificate come accidentali e il giorno dopo vanno a prelevare lui da scuola quasi arrestandolo. Perché? V👌olevano solo fargli delle domande. Delle corrette procedure di polizia ce ne freghiamo, non fanno scena.
Mary mi è sembrata peggio di Kenzie per cui non ci spreco neanche una frase in più.
Lo stile dell'autrice è scorrevole ma anche un po' piatto. Un minimo di impegno per le ricerche sul latino, ma per tutto il resto incongruenze e confusione che fanno scadere il romanzo.
Peccato. L'idea era davvero carina e intrigante, ma andava curata decisamente di più per ricavarne una bella storia.