martedì 19 settembre 2017

Teaser Tuesdays #135


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 


Ecco a voi il mio Teaser di oggi.



<< Quanto pesa mantenere rapporti umani. Ci vuole impegno, applicazione, devi essere disponibile e soprattutto sorridere alla vita. Tutte qualità che Rocco Schiavone non possedeva. Lui nella vita ci era trascinato per i capelli, qualcosa lo spingeva a mettere un giorno davanti all'altro, un po' come le sue Clarks in quel momento. Ancora un passo, ancora un passo, dicevano gli alpini per resistere ai 40 gradi sottozero in Ucraina nell'inverno del '43. Ancora un  passo, ancora un passo, si ripeteva il vicequestore Rocco Schiavone ogni giorno da quel lontano 7 luglio del 2007 quando la sua vita si era definitivamente spezzata, la barca aveva scuffiato e lui aveva dovuto cambiare rotta. >>


La costola di Adamo
Antonio Manzini




Recensione QUI


Qual è il vostro Teaser? ^_^







domenica 17 settembre 2017

Recensione: L'allieva di Alessia Gazzola

Se continua così, Alice finirà per ritrovarsi me, sul tavolo delle autopsie U_U

Autore: Alessia Gazzola
Edizione: Longanesi
Prezzo: 18,60 €
Trama: Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale. Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po' distratta, spesso sbadata. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l'istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazioni. E anche se i suoi superiori non la ritengono tagliata per quel mestiere. Alice resiste a tutto, incoraggiata dall'affetto delle amiche, dalla carica vitale della sua coinquilina giapponese, Yukino, e dal rapporto di stima, spesso non ricambiata, che la lega a Claudio, suo collega e superiore (e forse qualcosa in più). Fino all'omicidio. Per un medico legale, un sopralluogo sulla scena del crimine è routine, un omicidio è parte del lavoro quotidiano. Ma non questa volta. Stavolta, quando Alice entra in quel lussuoso appartamento romano e vede il cadavere della ragazza disteso ai suoi piedi, la testa circondata da un'aureola di sangue, capisce che quello non sarà un caso come gli altri. Perché stavolta conosce la vittima. 

Voto: 3,5/5 (7/10)
Finalmente anche in Italia abbiamo la nostra medico legale eroina. O meglio, ce l'avremo in futuro se riuscirà a finire la sua specializzazione. Cosa tutt'altro che scontata.
Alice non è arrembante, determinata o una super donna. E' una ragazza piuttosto normale, tranquilla, che ama il suo lavoro, ma cerca di farlo bene senza esaltarsi. A me questa caratteristica è piaciuta, mi ci sono riconosciuta e mi ha fatto sentire la protagonista più vicina. Inoltre è mediamente pungente, un po' fragile, sensibile, insomma la coinquilina che tutte potremmo avere. 
Mi è piaciuto meno il suo coinvolgimento emotivo con Arthur. Non perché lui sia un brutto personaggio, ma è stato chiaro fin dall'inizio e lei, invece, cade proprio nell'errore che lui le ha detto di non fare. Una scena vista così tante volte da aver perso fascino e interesse.
Claudio non mi è piaciuto affatto. Non ho capito dove sarebbe tutto questo fascino che esercita sulle donne. E' arrogante, altezzoso, prepotente e quant'altro. Solo perché è bello? Il genere femminile non ci fa una gran figura.
Poi sarò controcorrente, ma io ho adorato il Boss. Anzi, sono certa che 'Supremo Boss' sia più gradito. Quanto meno è meritocratico e riconosce il valore delle persone.
Tutti gli altri non mi hanno particolarmente colpita. I personaggi strettamente inerenti questo primo romanzo svolgono bene il loro ruolo. Sono ben caratterizzati e riconoscibili e risultano abbastanza coerenti.
La trama è una nota un po' più fiacca. Non è brutta, ma non l'ho trovata particolarmente originale. Alcuni indizi sono palesi e il colpevole non è così sorprendente come sembra. L'intreccio è quasi assente e la storia è piuttosto lineare. Direi abbastanza lontana dalle tramone in cui son coinvolte Temperance Brennan o Kay Scarpetta (parere personale: la protagonista più lagnosa di thriller e zone limitrofe), comunque incuriosisce abbastanza e non annoia.
La scrittura è abbastanza vivace e pungente e permette al lettore di scorrere velocemente le pagine. In alcuni passaggi mi ha perfino emozionata un po'.
Essendo il primo di una serie lo prendo come un romanzo introduttivo e spero in un miglioramento al secondo tentativo.

mercoledì 13 settembre 2017

Recensione: Frammenti di buio di Steve Mosby

Ce la posso fare. Ora che il caldo è passato, forse sopravvivo.

Titolo: Frammenti di buio
Titolo originale: Black flowers
Autore: Steve Mosby
Edizione: Tre60
Prezzo: 9,90€
Trama: 1977. In un tiepido pomeriggio di settembre, una bambina appare dal nulla sulla spiaggia della tranquilla cittadina di Faverton. Tra le mani, stringe una borsetta che contiene solo un fiore: un fiore nero. Nel corso della sua lunga carriera, il detective Sullivan ha indagato su vari casi di persone scomparse, eppure non ha mai dovuto affrontare una situazione tanto singolare: la piccola non ricorda il proprio nome e non sa da dove viene, ma poi inizia a raccontare la sua storia, una storia che segnerà il poliziotto per il resto della vita…
Oggi. È sempre stata la sua figura di riferimento, ed è per essere come lui che Neil Dawson ha deciso di diventare uno scrittore. Ma ora che il padre si è suicidato – senza lasciare nessun biglietto, nessuna spiegazione –, le sue certezze sono andate in frantumi. L’unico modo per esorcizzare il dolore è capire il motivo di quel gesto e, mentre è impegnato a mettere ordine tra le sue carte, il giovane scopre un vecchio romanzo, intitolato Il fiore nero…
Anche Hannah Price ha da poco perso il padre, uno stimato detective della polizia, del quale lei ha seguito le orme, nella speranza di essere all’altezza della sua memoria. E l’occasione giusta per dimostrare il proprio valore è l’indagine sul suicidio di un famoso scrittore. Interrogando Neil, infatti, Hannah intuisce che quella morte potrebbe nascondere una verità insospettabile. Ma l’unico modo per svelarla è portare alla luce un passato oscuro che nessuno vuole ricordare e un segreto sconvolgente che, per decenni, ha ossessionato chiunque ne sia venuto a conoscenza… 

Voto: 4/5 (8/10)
Un bel libro, anche se a me non è piaciuto proprio in toto, riconosco che è a suo modo coinvolgente. Non originalissimo forse, però ha tenuto la mia testa un bel po' all'erta. L'intreccio è notevole e ammetto che, se non avessi prestato attenzione, in certi momenti mi sarei persa. O meglio, a tre quarti di libro mi sono effettivamente persa, ma perché mancava un elemento che viene fuori nell'epilogo e che mi aveva messa fuori strada.
Ciò che ho amato di più è il libro nel libro, che però è la vera storia. Che si ripete una, due, tre volte. So di non essere chiara, ma vorrei incuriosirvi senza fare spoiler.
Inoltre, in genere, si legge e si scrive di persone scomparse e più ritrovate. Non di bambine comparse e mai più cercate.
Ebbene sì, nessuno cerca la bambina che compare quella mattina. Può sembrare strano, eppure è così e la spiegazione è stata decisamente buona anche se non ottima. Lo dico perché avrei voluto maggiori approfondimenti sul 'cattivo' della storia e sulla sua psicologia. Invece rimane in ombra e il suo agire, per quanto chiaro, non è supportato da motivi. O meglio, chiaramente lo è, ma il lettore non ne ha che una blanda conoscenza.
Il finale forse è un po' sbrigativo e leggermente confuso.
I personaggi sono davvero molti (e ad un certo punto qualcuno mi si è un po' confuso, soprattutto tra quelli del libro e quelli del libro nel libro), ma Neil emerge su tutti e, nonostante tutti i suoi difetti, mi è piaciuto particolarmente. Ho trovato realistici i suoi dubbi, le sue perplessità, i suoi timori verso la propria compagna e ciò che lei vorrebbe.
Hannah invece mi è piaciuta un filo meno. Forse rimane un po' più defilata, o ha un carattere che non mi ha coinvolta.
Tutti gli altri sono molto più vaghi a parte notizie sparse, ma di alcuni avrei preferito saperne di più. Ad esempio sulla donna misteriosa. Sì, viene rivelato chi è, ma avrei preferito che l'autore l'avesse seguita di più. La rivelazione finale sa un po' di appiccicato lì giusto per dare un senso alla sua presenza.
Il romanzo alterna più filoni e momenti temporali diversi ed è capitato che mi perdessi un po'. L'utilizzo di un font diverso per il libro nel libro non sempre è stato utile a fare chiarezza. in alcuni momenti le due storie sono così simili che mi sono perfino chiesta quale delle due fosse quella 'vera' nella finzione della storia. Anche le tempistiche non mi sono sembrate ottimali con momenti davvero lenti e un finale un po' troppo veloce.
A parte questi elementi il racconto è scorrevole, intrigante e tiene il lettore incollato alle pagine. Sarebbe stato davvero perfetto con un po' di accuratezza in più.

domenica 3 settembre 2017

Recensione: Amiche e ortiche di Cristina Obber

Altra sufficienza stentata. Non sono fortunata con le letture in questo periodo. Ok che è estate, ma qualcosa di un po' più coinvolgente sarebbe gradito.

Titolo: Amiche e ortiche
Autore: Cristina Obber
Edizione: Dalai Editore
Prezzo: 6,00 € (Su Amazon. La mia copia ha il prezzo tagliato)
Trama: Una storia di donne e di amicizia, tra complicità e bugie. Tante donne, tante vite con cambiamenti più o meno importanti. Agata frequenta il centro benessere "Capricci di Cleopatra" dove in un mese spende quanto guadagna un metalmeccanico. Stefania cerca di conciliare lavoro e tre figli piccoli. Patrizia, scorbutica e intrattabile, sopravvive a un grande dolore. Brunella si occupa dell'azienda di famiglia e cambia uomini come accessori, mentre il padre si dedica a giochetti erotici con accompagnatrici ora russe, ora cinesi, talvolta gonfiabili. Francesca, titolare del centro, vuole lasciare il marito perché si è innamorata di una professoressa di storia. Dolores è una venezuelana tutta tette e astri, e Cinzia fa l'estetista. Sidonia si occupa delle pulizie e vorrebbe partecipare a un quiz televisivo. Caterina è un'ex insegnante depressa a causa di un marito che la trascura per dedicarsi al modellismo navale. E poi c'è Agata. Felice e realizzata, con un marito che la ricopre di attenzioni. Ma è proprio quando tutto sembra perfetto, che Agata scopre che lui la tradisce con chi capita. Quando Sergio, messo alle strette, se ne va, Agata dovrà fare i conti con la solitudine. Nulla potrà essere più come prima ma è di quel "prima" che cercherà di riappropriarsi: il suo scampolo di felicità, il suo imperfetto matrimonio.

Voto: 3/5 (6/10)
Grazie a Cristina Obber, andiamo a dare una sbirciatina in un gruppetto di amiche che ruota attorno alla palestra di Francesca. Palestra e centro benessere.
Una bella storia di amicizia? Macchè, quelle che l'autrice ci mostra, sono quelle amichette classiche, un po' false e un po' stronzette, che magari ti vogliono bene, però non disdegnano di spettegolarti alle spalle, lanciarti frecciatine e magari ripassarti pure il marito che tanto tu sei distratta e fiduciosa come un cucciolo bisognoso d'affetto.
Non c'è una grandissima trama, se non il matrimonio di Agata (sì, un'altra. In questo periodo le protagoniste sembrano chiamarsi tutte così) che si sfascia. L'attenzione è incentrata più che altro sulle donne (tantissime), sulle loro storie e l'interazione che hanno. Peccato che la maggior parte di queste storie siano solo accennate.
Devo dire, con onestà, che l'autrice non lascia 'lacune', nel senso, si può prendere una qualunque delle donne e raccontare ciò che le capita, sono solo troppo veloci e superficiali. Mi sarebbe piaciuto vedere i sentimenti di Francesca, assaporare il dolore di Patrizia, capire il punto di vista di Brunella e così via in maniera più profonda.
Le uniche un po' più 'coinvolgenti' sono Agata, che purtroppo si fa raggirare e l'avrei anche presa un po' a schiaffi, e Caterina che invece ho adorato (e no, non perché ho istinti omicidi). Non tutte ricevono le stesse 'cure' e attenzioni. Ad esempio Cinzia ha molto meno spazio e non tutte le storie hanno una vera e propria conclusione.
Purtroppo non mi sono riconosciuta in nessuna e non ho provato molta empatia per queste ragazze, però non le ho detestate e in questo l'autrice è stata molto brava. Non ho capito che senso avesse la presenza del padre di Brunella.
La scrittura è leggera e veloce, ma la divisione in paragrafi, anzichè in capitoli, a volte mi ha creato un po' di confusione. Non sempre capivo chi stava parlando.
Quindi, di nuovo, una storia leggera e estiva, che purtroppo mi ha lasciato molto poco. Di nuovo avrei preferito qualcosa in più.

sabato 2 settembre 2017

Recensione: Volevo solo andare a letto presto di Chiara Moscardelli

di questo libro vi aveva già parlato la mia consocia.
Me lo ha prestato e visto che l'ho letto anche io, vi lascio la mia opinione. Forse un po' più negativa della sua.

Titolo: Volevo solo andare a letto presto
Autore: Chiara Moscardelli
Edizione: Giunti
Prezzo: 14,00€
Trama: Ipocondriaca, ossessiva, maniaca del controllo e sfegatata di telenovelas brasiliane: del resto che cosa aspettarsi dopo un’infanzia trascorsa in un borgo hippy, senza tv, con una mamma fissata con la cristalloterapia, un padre non ben identificato e tanti amici che danzano in giro, spesso senza vestiti? È comprensibile che a trentacinque anni Agata Trambusti voglia avere il pieno controllo di ogni aspetto della sua vita e detesti qualsiasi fuoriprogramma. Inclusa la pioggia, e quella mattina si è messo a piovere sul serio, mentre in tailleur e chignon Agata varca il cancello di una villa sull’Appia per valutare alcuni quadri che il proprietario vuole mettere all’asta. Ma la pioggia non è niente rispetto a quello che la aspetta: in meno di un minuto la sua tranquilla esistenza si trasforma in un rocambolesco film d’azione, a partire dall’uomo misterioso – terribilmente somigliante a Christian Bale! – che Agata mette ko con due abili mosse di krav maga prima di darsela a gambe. Ma che cosa sta cercando quell’uomo? E perché le sta improvvisamente alle calcagna? Tra una fuga nei vicoli più sordidi di Barcellona, le minacce di uno strozzino di quartiere e un losco traffico di falsi d’autore, Agata dovrà per una volta dar ragione al suo psicologo e lasciarsi risucchiare dal vortice impazzito degli eventi. E delle emozioni. Perché sarà proprio questa la partita più dura.

Voto: 3/5 (6/10)
Comincio subito col dire che il voto è frutto di una mediazione: da un lato non mi è piaciuto, dall'altro, oggettivamente non è orribile. Ho letto di peggio.
Forse sono partita con il piede sbagliato, rimanendo perplessa (e un filo disturbata), quando mi sono trovata davanti la scritta 'Saigon'. Per carità, è un nome ancora usato, ma è da metà anni '70 che si chiama Ho Chi Minh e avrei preferito il nome corretto. A meno che l'autrice non si riferisse al fiume e non alla città, ma dal testo non si capisce.

Poco dopo altro momento di perplessità.

<<Hanno cercato di violentarla?>>
<<Sì, ma non ci sono riusciti.>>
<<Peccato.>>
<<Già.>>

Ma come 'già'??? capisco la vecchietta per la quale un tentato stupro potrebbe essere un'avventura pure divertente, ma tu? Che fai, concordi? Allora potevi lasciarti stuprare no?
Parlandone durante la lettura, qualcuno mi ha fatto notare che almeno ha un minimo di trama. Vero. Purtroppo rimane sommersa dalle ... paranoie della protagonista. Troppe perché mi risultasse simpatica.
Ho provato sinceramente a prendere il libro con leggerezza, come qualcosa di cui sorridere senza troppe pretese, ma non ha funzionato. Ho mal sopportato Agata fin dall'inizio e non ho potuto fare a meno di concordare con il romano sull'aereo:
<<Signorì er guasto tecnico ce l'ha ner cervello, ma quello nun se ripara facilmente.>>
Più che sull'indagine (niente di che, onestamente, e in certi momenti mi sono anche un po' persa) la storia è incentrata sul cambiamento di Agata, ma non sono riuscita ad immedesimarmi e a 'sentirla' cambiare. Non l'ho percepita come una vittoria, più come qualcosa di ineluttabile a cui Agata non riesce ad opporsi. Alla fine del libro sembra sia convinta e felice, ma a me continuava a sembrare una rassegnazione più che una libera decisione.
Tutti gli altri personaggi sono di contorno, alcuni decisamente eccessivi, escluso Fabrizio, che ho trovato comunque lacunoso. Vero che il punto di vista è quello di Agata, ma non sono riuscita a capire e vivere il dramma di questo ragazzo. E' qualcosa che nel libro viene detto, ma non sono riuscita a 'sentirlo'.
Unica nota positiva: la scrittura, veloce e leggera permette di procedere nella lettura senza intoppi e di arrivare velocemente alla fine. Qualche refuso qua e là.
Ammetto che mi dispiace non averne parlato benissimo, ma proprio non sono andata d'accordo con questo libro. Non mi sono piaciuti i personaggi, non ho sentito il loro cambiamento, l'indagine non mi ha presa e un po' troppo spesso ho storto il naso.
Fossi un tipo da spiaggia, giusto sotto l'ombrellone mentre penso a quanto manca per fare il bagno, ma io sono per la montagna...

Dal libro degli appunti di Dru (oltre quelli citati nella recensione):

Il pedinatore ha un neo gigante. Giusto per passare inosservati. Orde di spie si rivolterebbero nella tomba.

Un monitor da 56 pollici. Non sogno altro nella vita...

La fuga dalla finestra... Ridicola? Insensata? Scema? Assurda? Mah...

Il bordello? Mah numero 2...

Prende un vecchio cellulare... e la scheda? Ne ha due? Ma funziona ancora? Non è scaduta?

domenica 20 agosto 2017

Recensione: Il respiro delle anime di Gigi Paoli



Titolo: Il respiro delle anime
Autore: Gigi Paoli
Editore: Giunti
Prezzo: 15,00 €
Trama: È una torrida mattinata di luglio, le scuole sono ormai chiuse e le strade semi-deserte della periferia di Firenze sono avvolte da un silenzio irreale. Come ogni giorno il cronista Carlo Alberto Marchi si sta dirigendo a Gotham City, l'enorme Palazzo di Giustizia dalle architetture avveniristiche. In mente, due obiettivi ambiziosi: scoprire cosa si nasconde dietro l'inspiegabile ondata di morti per droga che si è abbattuta sulla città e... organizzare le vacanze con Donata, l'inarrestabile figlia adolescente. Compito non facile per Marchi che ricopre come meglio può il doppio ruolo di reporter d'assalto e padre single. Come se non bastasse, una notizia scottante sta per scombinare la sua tabella di marcia: nella notte un cittadino americano è stato trovato morto, investito da un'auto pirata a due passi da Gotham City. Se a questo si aggiunge che l'uomo era il dirigente di una nota azienda farmaceutica, e che pochi giorni prima era stato fermato in una retata in un locale di strip-tease, il caso si fa sempre più interessante...


Voto: 4,5/5 (9/10)


Il respiro delle anime è stato per me, prima di tutto, una conferma dell'innegabile talento di Gigi Paoli, un autore che avevo già avuto modo di conoscere e apprezzare con Il rumore della pioggia, romanzo d'esordio che mi ha resa una sua lieta lettrice.
La location è sempre la stessa: Firenze. Stavolta non c'è la pioggia a scandire il ritmo della storia, ma un cocente sole e un caldo asfissiante.
I casi da seguire sono due: la preoccupante serie di giovani morti da overdose e un incidente stradale con omissione di soccorso.
Nessun legame tra i due casi? Questo è tutto da scoprire.
Punta di diamante del romanzo è sempre lui, l'irresistibile e adorabile cronista di giudiziaria, Carlo Alberto Marchi, a cui mi sono sentita particolarmente affine quando ho letto che è rimasto sveglio fino alle due di notte per guardare, per la quarantaduesima volta, Il Signore degli Anelli.
Noi, ahimè, malati della trilogia!
Marchi è il protagonista, la voce narrante, ma il romanzo è tutt'altro che un monologo, poiché Marchi è un giornalista, segue l'inchiesta, non la svolge, e rincorre la notizia sebbene a volte sia la notizia a rincorrere lui.
E' il sovraintendente Lorenzo Rindi della polizia stradale a gestire le indagini del ciclista investito dall'auto pirata. Un personaggio spigoloso, con un passato scomodo e una macchia sulla sua carriera. Rindi cerca rivalsa oltre che giustizia e mi è piaciuto molto.
Amo il modo in cui Paoli crea dei fili conduttori tra le indagini e Carlo Marchi, e lo fa in maniera del tutto casuale, attraverso conoscenze del passato e incontri fortuiti, rendendolo attivo senza snaturarlo. E' una peculiarità dell'autore che ho apprezzato già nel primo romanzo e che ho ritrovato con soddisfazione in questo secondo appuntamento.
La storia risulta coinvolgente e ricca di suspance con il dipanarsi di indizi dosati con cura e che portano il lettore ad ipotizzare legami e fare congetture per giungere al colpo di scena finale che, francamente, malgrado qualche vago sospetto, mi ha comunque colta di sorpresa.
Paoli non improvvisa, crea su basi concrete e questo si coglie alla perfezione.
Con un linguaggio chiaro e scorrevole, riesce ad affrontare argomenti di una certa complessità e delicatezza in maniera diretta e comprensibile, in un equilibrio perfetto di tensione e ironia.
Tutti i personaggi sono ben caratterizzati e, al di là del fatto che possano risultare più o meno piacevoli o simpatici, svolgono un ruolo preciso e appropriato. Sono abbastanza approfonditi da coglierne la personalità ma non troppo da tediare il lettore con descrizioni o viaggi nel passato che risulterebbero superflui.
Il libro evidenzia la crescita dell'autore quanto l'evoluzione del personaggio.
Carlo Marchi adora il suo lavoro. E' una passione evidente e che emerge di continuo. Ed è un padre single che si barcamena, non senza fatica e sensi di colpa, tra gli impegni e la sua figlioletta, risultando amorevole e per niente assente. Tuttavia... Carlo è anche un uomo che, malgrado più volte si sia definito felicemente distante dall'universo femminile, comincia a sentire il vuoto della presenza e dell'amore di una compagna.
Già in questo romanzo ha mosso qualche timido (e deliziosamente imbranato) passo in quella direzione.
Aspetto con ansia il prossimo romanzo per seguire una nuova inchiesta di Marchi e, perché no?, per scoprire cosa gli riserva il futuro a livello personale.





giovedì 17 agosto 2017

Recensione: Il brivido dei tropici di Cathy Cash-Spellman

Forse, ma dico forse, oggi mi riesce di mettere su una recensione.


Titolo: Il brivido dei tropici
Titolo originale: The playground of the Gods
Autore: Cathy Cah-Spellman
Editore: Sperling e Kupfer
Prezzo: 6,85 €
Trama: Come può una vacanza in un esclusivo paradiso tropicale, progettata per appagare i desideri più raffinati e sensuali, trasformarsi in un'ossessione mortale?
Sei uomini di grande ricchezza e potere e sei donne di grande bellezza e coraggio lo scopriranno in un gioco troppo rischioso, che sfugge loro di mano..








Voto: 3,5/5 (7/10)

Oggi vi parlo di un romanzo adatto alla stagione. Con il caldo di queste settimane, infatti, è stato con un certo sollievo che ho letto "Il brivido dei tropici". La storia è ambientata a Mora Utu, un'isoletta (ho fatto delle ricerche e risulta essere un luogo di fantasia) del Pacifico meridionale.
Non si fatica ad immaginarla, soprattutto perché è descritta nei dettagli. Spiagge bianche baciate dal sole e lambite da acque cristalline. Palme alte che ondeggiano al vento. Scogliere selvagge a picco sul mare e ampie zone di vegetazione lussureggiante, quasi impenetrabile. Il tutto fa venir voglia di salire su un aereo e raggiungere un luogo simile. Ma Mora Utu non è il paradiso che sembra.
Tutto comincia anni addietro quando, Thoros Gargarian, un uomo d'affari ricco quanto potente, decide di comprare l'isoletta e farne il suo Paradiso personale.
Ciò che Gargarian ignora è che quel luogo magico e meraviglioso, di cui si è di fatto appropriato, è anche un posto magico che non andava profanato.
Ne fa una dimora extralusso dotata di ogni comfort e, a lavori quasi ultimati, decide di inaugurarla con una breve vacanza di una settimana, alla quale invita altri cinque uomini ricchi e potenti, ognuno il top del proprio settore, sui carissimi amici. Ognuno degli uomini ha la libertà di invitare una donna a scelta, con il chiaro intento (dichiarato per altro!) di godere di ogni aspetto possibile di quella vacanza.
Ad accompagnare le sei coppie ci sono Emilio e sua moglie Nelida, una coppia al servizio di Gargarian da trent'anni.
Al principio va tutto bene. L'isola è meravigliosa e riesce ad affascinare i suoi ospiti non solo per il paesaggio naturale ma anche per il lusso della maestosa villa in cui alloggiano.
Ma poi Tony perde il controllo, facendo del male a Marika, una delle ragazze. Un atto grave che rappresenta la scintilla che spinge le sei ragazze a coalizzarsi per dare il via ad una vera e propria guerra che mieterà vittime.
Questo è un romanzo fantasy ricco di tensione e di magia. L'isola è protetta da divinità che, offese del comportamento degli umani, si fanno sempre più minacciose e attaccano attraverso la stessa isola.
Quando si vengono a creare le due fazioni, uomini che restano alla villa e donne che si rifugiano nella foresta, emerge tutta la natura umana, che troppo spesso è incline alla violenza, troppo spesso attribuisce valore a ciò che non ha valore, sacrificando quello che conta davvero.
Le situazioni sono ben descritte e neanche tanto surreali poiché la magia è palpabile ma non visibile, e si cela dietro quelli che sembrano incidenti, come quando Alex decide di farsi una nuotata e viene risucchiato dalle acqua, apparentemente placide, rischiando di annegare.
I personaggi sono tutti ben delineati. Gli uomini sono un po' un clichè. Sessantenni arroganti che credono che tutto gli sia dovuto perché hanno denaro e potere dalla loro parte.
Tutti eccetto Jack, che si distingue nettamente dagli altri ed è forse anche per questo che mi è piaciuto. Thoros ha degli alti e bassi e certi momenti riesce a pensare soltanto che la sua bella vacanza è rovinata o il suo Paradiso è perduto, tuttavia riesce ad essere migliore degli altri quattro, emergendo bene sul finale.
Le ragazze sono tutte sottovalutate salvo poi mostrarsi diverse dalle Barbie da compagnia e scaldaletto, con tanto corpo e niente cervello.
Emilio e Nelida sono un po' il perno centrale della storia. Loro nascondono la verità e custodiscono un segreto che riguarda, appunto, l'isola.
L'autrice è riuscita a rendere bene la tensione crescente, attraverso la rabbia che prende il controllo e che spinge a gesti anche estremi. Allo stesso modo ha mostrato la forza d'animo e la capacità di ritrovarsi e collaborare in situazioni di emergenza.




mercoledì 16 agosto 2017

Recensione: Le ragazze della rosa di Arianna Leoni

Complice la batteria scarica dell'ereader e la visita ai suoceri mi sono ritrovata a leggere questo libro per bambine abbandonato dalla mia nipotina (e lì doveva suonarmi un campanello).

Titolo: Le ragazze della rosa
Autore: Arianna Leoni
Edizione: Mondadori
Prezzo: 11,00€
Trama: A tredici anni Alice vorrebbe poter andare a scuola da sola, nonostante una madre iperansiosa, e non perdere le sue inseparabili amiche quando l'anno prossimo andranno alle superiori. Ognuna di loro ha un sogno nel cassetto: Selene vorrebbe recitare nel musical della scuola, Daria entrare all'accademia di danza, Roberta essere apprezzata per quello che è, Milena diventare giocatrice di pallavolo professionista e... conquistare il ragazzo di cui è innamorata.
Quando la nonna di Alice trova in un mercatino i magici Anelli della Rosa , che hanno il potere di realizzare i desideri delle ragazze che li indossano, la vita delle cinque amiche potrebbe finalmente cambiare...

Voto: 3/5 (6/10)
Era da tanto che non leggevo un libro per i più piccoli e ammetto che mi ha lasciato qualche perplessità.
Si tratta di una storia per bambine con protagoniste cinque amiche di terza media alle prese con i loro desideri e l'ultimo anno di scuola.
Nonostante l'età delle ragazzine, secondo me è adatto a lettrici molto più piccole. La trama è davvero semplice, lineare e prevedibile (ma non per una piccolina alle prese con i primi libri). Le ragazze affrontano i loro problemi, ma non sembrano mai insormontabili, si risolvono tutti al meglio che meglio non si può senza delle vere difficoltà. O meglio. Immedesimandosi nella situazione forse per le protagoniste lo sono, ma un piccolo lettore ha bisogno di essere guidato molto di più nelle emozioni dei personaggi perché ne venga coinvolto. Deve sentire tutta la difficoltà del momento, la rabbia per le ingiustizie, il senso di sconfitta, la disperazione del momento.
Un piccolo esempio: Milena perde la fascia di capitano. C'è scritto che si arrabbia. Poche pagine dopo è già tornata capitano senza che si accenni a cosa accade nel frattempo, a come sta la ragazzina, a cosa fa per riprendersi la fascia. Non è determinante per la storia (non è il suo desiderio), ma visto che è stato inserito come ostacolo, allora tanto vale sfruttarlo a pieno.
Delle protagoniste non sappiamo praticamente niente. Zero descrizioni fisiche (solo sul finale ho scoperto che una delle ragazzine ha i capelli rossi), quasi assente il carattere che si desume a stento da come si comportano. Difficile anche stabilire quale è la più affine a chi legge, o la più simpatica e così via.
Tutto il libro comunque, è scritto in maniera velocissima e semplice. Non viene descritto niente, ci sono solo azioni e pochissime riflessioni, quasi tutte di disappunto perché i personaggi non ottengono ciò che vogliono. Manca il senso della conquista e della realizzazione del desiderio, molto blando il messaggio.
Cerco sempre di non fare paragoni, ma se penso ad altre libri per bambini o ragazzi, come possono essere i lavori della Alcott, di Salgari, oppure il più recente Harry Potter, la differenza è abissale.
Non è un racconto brutto, ma rimane un pelo superficiale. Forse come libro da spiaggia per bambine.

martedì 15 agosto 2017

Teaser Tuesdays #134


Buon Ferragosto a tutti! ^.^


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 


Ecco a voi il mio Teaser di oggi.


<< "Nota come non mi sono messa ad urlare come una pazza" pensò a beneficio del camionista psicopatico di quel pomeriggio, nel caso si fosse fermato lì vicino per leggerle il pensiero. Davanti a lei c'era un taxi. Stava facendo quella cosa strana tipica dei tassisti di testare i freni ogni pochi secondi.
Fantastico. Stava andando nella sua stessa direzione. Il taxi continuò ad avanzare a scossoni lungo la strada e , senza preavviso, si fermò davanti casa di Cecilia.
Le luci del taxi si accesero. Il passeggero era seduto sul sedile anteriore. Uno dei ragazzi dei Kingston, pensò Cecilia. I Kingston vivevano nella casa di fronte e avevano tre figli sui vent'anni che abitavano ancora a casa, usando la loro costosissima istruzione privata per dedicarsi a corsi di studi interminabili e a ubriacarsi nei bar del centro. "Se uno dei Kingston si dovesse mai avvicinarsi a una delle nostre figlie" diceva sempre John-Paul "sarei pronto a imbracciare il fucile."
Cecilia entrò nel vialetto, premette il pulsante del telecomando del garage e guardò nello specchietto retrovisore. Il tassista aveva aperto il bagagliaio. Un uomo dalle spalle larghe in giacca e cravatta stava tirando fuori la propria valigia.
Non era uno dei Kingston. >>


I segreti di mio marito
Liane Moriarty



Recensione QUI e QUI



Qual è il vostro Teaser? ^_^



martedì 8 agosto 2017

Teaser Tuesdays #133


Tra un casino e l'altro (e caldo permettendo!) riprendiamo anche con i teaser.


Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 



Ecco a voi il mio Teaser di oggi.


<< «Sabato prossimo è San Valentino», nota Morgana quasi fra sé.
Quattro cose accadono in rapidissima sequenza: Ofelia guarda Berganza con aria interrogativa, come a dire: "be', allora forse avete altri impegni?", Berganza non se ne accorge perché sta passando il piatto dell'arrosto a Ivano ed è girato, Ofelia si volta verso di me per farmi con gli occhi la stessa domanda, io cerco al volo qualcosa da dire a Morgana, per potermi girare subito anch'io.
«Sai cos'è il "massacro di San Valentino"?» Interessante, come primo argomento che m'è venuto in mente. Vedo con la coda dell'occhio Berganza fare un mezzo sorrisino.
«Ha a che vedere con il tuo celebre amore per questa ricorrenza?» chiede la mia miniatura, e già ride.
«Il 14 febbraio 1929, a Chicago, gli uomini di Al Capone sgominarono definitivamente la banda rivale dell'irlandese Bugs Moran, conquistando il monopolio del mercato nero degli alcolici. Fecero irruzione travestiti da poliziotti, finsero di arrestarli, poi li portarono in un garage e li sterminarono a colpi di mitra.»
«Che orrore», dice Ofelia.
«Che figata», dice Ivano.
«Mi pare di capire che lei non è il tipo che lo festeggia, San Valentino», dice Ofelia.
«Sempre. Con un minuto di silenzio», dico io.
Altre risatine.>>

Non ditelo allo scrittore
Alice Basso



Recensione QUI


Qual è il vostro teaser? ^_^







lunedì 7 agosto 2017

Recensione: Io che amo solo te di Luca Bianchini

Buon inizio settimana e.. altra recensione.


Autore: Luca Bianchini
Editore: Mondadori
Prezzo: 12,00 €
Trama: Ninella ha cinquant'anni e un grande amore, don Mimì, con cui non si è potuta sposare. Ma il destino le fa un regalo inaspettato: sua figlia si fidanza proprio con il figlio dell'uomo che ha sempre sognato, e i due ragazzi decidono di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia. Gli occhi dei 287 invitati non saranno però puntati sugli sposi, ma sui loro genitori. Ninella è la sarta più bella del paese, e da quando è rimasta vedova sta sempre in casa a cucire, cucinare e guardare il mare. In realtà è un vulcano solo temporaneamente spento. Don Mimì, dietro i baffi e i silenzi, nasconde l'inquieto desiderio di riavere quella donna solo per sé. A sorvegliare la situazione c'è sua moglie, la futura suocera di Chiara, che a Polignano chiamano la "First Lady". È lei a controllare e a gestire una festa di matrimonio preparata da mesi e che tutti vogliono indimenticabile: dal bouquet "semicascante" della sposa al gran buffet di antipasti, dall'assegnazione dei posti alle bomboniere - passando per l'Ave Maria -, nulla è lasciato al caso. Ma è un attimo e la situazione può precipitare nel caos, grazie a un susseguirsi di colpi di scena e a una serie di personaggi esilaranti.


Voto: 3,5/5 (7/10)

Polignano a Mare, bellissima cittadina sulla costa pugliese, è in fermento per le attese, e molto chiacchierate, nozze tra Chiara e Damiano. I due sposini, con l'inevitabile apporto delle rispettive mamme, hanno organizzato e curato ogni piccolo dettaglio della cerimonia, ma nessun matrimonio è immune da intoppi e imprevisti dell'ultimo minuto.
Il romanzo racconta tre giorni frenetici che cambieranno le vite di due famiglie: gli Scagliusi e i Casarano.
Due famiglie che il destino ha unito già molti anni prima. Ninella e don Mimì, rispettivamente la madre della sposa e il padre dello sposo,infatti erano fidanzati da giovani, ma il loro amore venne contrastato dagli Scagliusi, allora già una famiglia influente a Polignano. Un Mimì troppo giovane, troppo succube e forse anche troppo vigliacco, cedette alle pressioni troncando la storia con Ninella. Le loro vite si separarono ma, come ogni tanto accade, sebbene avessero preso strade diverse, il tempo riuscì solo ad affievolire quel sentimento che, negli anni, ha continuato ad ardere e ad unire Mimì e Ninella.
Più che Chiara e Damiano, sembrano proprio i due genitori i personaggi principali del romanzo. In realtà, il protagonista indiscusso di questa storia, a tratti commovente quanto ironica, è l'amore.
L'amore sottovalutato, dato per scontato, a tratti anche un po' incerto, dei sue sposi, che si ritrovano all'altare con qualche piccola macchia (o succhiotto) da nascondere e che fiorisce in tutta la sua consapevolezza proprio grazie a quelle piccole (per Damiano non così piccola, a dire il vero!) debolezze prematrimoniali.
L'amore sofferto, contrastato e imperituro di Ninella e Mimì che, malgrado gli anni passati e le vite cambiate, si riscoprono a fremere come adolescenti ad ogni sguardo rubato, combattuti tra la forza del sentimento e le responsabilità.
L'amore di Matilde, che malgrado tutto rimane fedele al suo Mimì, quel marito di cui sa di non avere il cuore ma a cui ha donato il proprio e non vuole rinunciarvi.
L'amore giovane, romantico, idealizzato di Nancy, la sorella diciassettenne di Chiara. Una ragazza con la passione per la musica, che sogna di diventare cantante e che ha un chiodo fisso: che Tony.. le mostri il trullo del nonno!
L'amore tormentato, forzatamente segreto, di Orlando per il suo Innominato, il quale forse ricambia o forse no, ma che comunque ha una vita parallela che non sembra voler mettere in discussione.
L'amore tra fratelli, che silenzi e differenze hanno oscurato, così come l'amore timido e tenero e totalizzante tra genitori e figli.
E' proprio tutto questo amore a rendere il libro una lettura tanto piacevole e appassionante. Ci si lascia coinvolgere dall'entusiasmo dei preparativi, dai timori e dai ripensamenti, si sorride delle situazioni tragicomiche che si vengono a creare ma che si risolvono senza drammi. E il tutto con uno sguardo a quei sentimenti che emergono di volta in volta, con dolcezza e con passione.
La narrazione passa da un personaggio all'altro in maniera fluida e lo stile di Bianchini è semplice quanto non troppo minuzioso nelle descrizioni.
Forse si eccede un pochino con la leggerezza, con i "so ma faccio finta di no perché è più comodo così" che appaiono quasi surreali, tuttavia, è un romanzo che si legge spensieratamente e che si fa apprezzare.


 
  

domenica 6 agosto 2017

Recensione: La costola di Adamo di Antonio Manzini


Riprendo, onestamente un po' a fatica, dopo vacanze che non sono state proprio delle vacanze e un rientro con sorpresa.. decisamente poco gradita. Ma pazienza, si risolve e si va avanti.


Titolo: La costola di Adamo
Autore: Antonio Manzini
Editore: Sellerio
Prezzo: 14,00 €
Trama: "Il vicequestore sorrise nel pensare alla somiglianza che sentiva tra lui e quel cane da punta". Rocco Schiavone ha la mania di paragonare a un animale ciascuna delle fisionomie umane che gli si para davanti. Ma più che il setter che gli suscita quell'accostamento, lui stesso fa venire in mente uno spinone, ispido, arruffato e rustico com'è: pur sempre, però, sottomesso all'istinto della caccia. È uno sbirro manesco e tutt'altro che immacolato, romano di conio trasteverino, con una piaga di dolore e di colpa che non può guarire. Ad Aosta, dove l'hanno trasferito d'ufficio, preferirebbe tenere le sue Clarks al riparo dall'acqua e godersi i suoi amorazzi, che non imbarcarsi in un'altra inchiesta piena di neve. Una donna, una moglie che si avvicinava all'autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell'oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l'ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali. Per dissolverla, il vicequestore Rocco Schiavone mette in campo il suo metodo annoiato e stringente, fatto di intuito rapido e brutalità, di compassione e tendenza a farsi giustizia da sé, di lealtà verso gli amici e infida astuzia.


Voto: 4/5 (8/10)

Secondo appuntamento con il vicequestore romano dai modi bruschi e l'intuito eccezionale di un segugio. Felice di ritrovare il burbero, collerico e tirannico Rocco Schiavone di cui mi sono irrimediabilmente innamorata in Pista nera. Siamo sempre ad Aosta, ahimè per il vicequestore che proprio non riesce a trovare un feeling con questa città troppo grigia, troppo fredda, troppo distante dalla sua Roma.
Il malumore di Rocco raggiunge vette elevate quando, quello che sembrava essere un caso di suicidio, da archiviare senza troppe complicazioni, si rivela essere una faccenda molto più delicata, sulla quale è necessario indagare.
Le questioni complicate diventano due quando Rocco riceve una telefonata da Roma, che lo porterà a casa, per risolvere definitivamente una brutta situazione in sospeso, mettendoci un punto definitivo. Un viaggio che rivelerà una piccola parte del passato doloroso di Rocco, rendendo chiaro il suo rapporto con la moglie Marina, qualcosa di tratteggiato e vago in Pista nera, ma che, personalmente, avevo già capito.
La parentesi romana si risolve in fretta ma scava nella ferita di Rocco mostrando quel suo lato fragile, che rimane celato dietro la scorza tosta di cui è rivestito.
Rocco Schiavone è un personaggio che tende a fare terra bruciata intorno a sé, più incline ad inimicarsi il prossimo con la sua brutale schiettezza piuttosto che accattivarselo con l'ipocrisia, ed è proprio questa precisa caratteristica che lo rende tanto speciale, oserei dire "amabile" agli occhi del lettore.
Di pari passo con le indagini, anche le storie personali subiscono evoluzioni. A partire da Rocco con Nora. Ma anche l'agente fidatissimo Italo Pierron e l'ispettrice Caterina Rispoli riserveranno delle sorprese.
Fantastici D'Intino e Deruta. Loro due sono la variabile comica del romanzo e creano dei siparietti piacevoli che smorzano la tensione del giallo. Estremamente goffi, hanno la capacità di indispettire Schiavone, che mal li tollera e che li relega a mansioni più disparate, pur di tenere il fantastico duo il più lontano possibile da sé.
Scorrevole e pulito lo stile di Manzini che, anche in questo caso, è stato abilissimo a creare una rete di indizi che deviano il lettore dalla soluzione, che fa supporre, che tiene con il fiato sospeso, che coinvolge e che arriva nelle ultime pagine ed è assolutamente inaspettata.
Un finale che ho apprezzato e che ho trovato molto ... Rocco Schiavone.









venerdì 21 luglio 2017

Recensione: La fioraia del Giambellino di Rosa Teruzzi

Secondo appuntamento con Nonna Iole, Libera e Vittoria.
Mi accorgo solo ora di non avervi mai parlato della loro prima avventura. Purtroppo non so se riuscirò a recuperare la svista. Il tempo è un po' tiranno con me ultimamente.
Intanto vi lascio la mia opinione su questo.
Buona estate a tutti

Titolo: La fioraia del Giambellino
Autore: Rosa Teruzzi
Edizione: Sonzogno
Prezzo: 14,00€
Trama: Avvicinandosi il tanto atteso giorno delle nozze, Manuela, ragazza milanese romantica e un po’ all’antica, sogna di realizzare il suo desiderio più grande: essere accompagnata all’altare dal padre. Il problema è che lei quel genitore non l’ha mai conosciuto e non sa chi sia. È un segreto che sua madre ha gelosamente custodito, e che per nulla al mondo accetterebbe di rivelare. Stanca delle continue liti in famiglia per ottenere la confessione cui tanto tiene, a Manuela non resta che cercare aiuto altrove. Così bussa alla porta del vecchio casello ferroviario, dove abitano tre donne assai originali, sulle quali ha letto qualcosa in una pagina di cronaca nera: la poliziotta Vittoria, tosta e non proprio un modello di simpatia, sua madre Libera, fioraia con il pallino dell’investigazione, e la nonna Iole, eccentrica insegnante di yoga, femminista e post hippie. Sono tre donne diversissime, spesso litigiose, con il talento di mettersi nei guai ficcando il naso nelle faccende altrui. Saranno proprio loro, dopo le iniziali esitazioni, ad andare alla ricerca del misterioso padre. Le tracce, come in una caccia al tesoro di crescente suspense, le condurranno in giro per Milano e nei paesini della Brianza, a rivangare l’oscuro passato della madre di Manuela, custodito nei ricordi e nelle omertà di chi l’ha conosciuta da giovane. E a mano a mano che si avvicineranno alla soluzione del caso, si troveranno di fronte al dilemma: rivelare la scabrosa verità, oppure no? 

Voto: 3,5/5 (7/10)
Secondo appuntamento con il trio di donne più improbabile che esista. I legami di sangue spesso arrivano là dove la semplice tolleranza suggerirebbe un taglio netto.
Dopo la nomea di fabbricatrice di bouquet magici, Libera, sempre grazie ai giornali, si guadagna anche quella di detective dilettante, attirando le attenzioni di Manuela.
La donna, futura sposa, vorrebbe che Libera scoprisse chi è suo padre.
Ho trovato la storia abbastanza probabile e realistica: nessuno sa niente di madre e figlia e i vecchi compaesani ricordano poco o niente (tra quelli ancora vivi). l'autrice è stata brava a non rendere l'indagine di Libera e Iole troppo facile, anche se un paio di colpi fortunati ci sono comunque (del resto se la vicenda deve trovare conclusione in qualche modo dovrà pur farlo).
Al di là dei fatti, ampio spazio è occupato dalle riflessioni personali (tutte di Libera, essendo suo il punto di vista). Si parla del comune desiderio di conoscere le proprie origini (c'è un certo parallelismo tra Libera e Manuela), contrapposto alla volontà di mantenere il segreto (e qui si potrebbe aprire un ampio dibattito su quale dei due sia da tutelare). Questo porta al bisogno di verità e giustizia (in questo caso il collegamento è con Vittoria) e a chiedersi se la verità sia sempre cosa buona e giusta.
Sinceramente ho apprezzato come l'autrice ha deciso di concludere la vicenda (e dove spedisce a vivere Manuela, Monticchiello è un paesino carinissimo), è stata una soluzione che non scontenta nessuno. Anche se la verità è sfumata e il lettore deve supporla più che conoscerla.
Una cosa che invece non apprezzo? il triangolo. E' un mio difetto, ma già non lo sopporto tra adolescenti, figuriamoci tra cinquantenni.In ogni caso tifo per Furio.
Nonostante la presenza del narratore, la protagonista assoluta è Libera. E' attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri che leggiamo la storia e conosciamo i movimenti di Iole e Vittoria.
Quest'ultima rimane la più defilata, quasi un personaggio secondario. Compare giusto per redarguire madre e nonna, anche se stavolta non sembra troppo dispiaciuta di saperle impegnate a fare le detectives.
Nonna Iole è sempre più frizzante (e un po' fuori di testa). Amo la sua aria peperina e scanzonata, apporta leggerezza alla storia. E mette pure a segno qualche bel colpo. Fosse stata mia mamma, però, probabilmente l'avrei già strozzata.
Carini Gabriele e Furio, anche se io, come dicevo, preferisco il secondo: più solare e, all'apparenza, sincero. Il poliziotto invece ha comportamenti che, suppur capisco, non mi piacciono.
Lo stile porta leggerezza, rendendo il romanzo scorrevole e attenuando i toni drammatici che potrebbe avere.
Un romanzo adatto ad ogni stagione, anche se io avrei preferito leggerlo in primavera o autunno.

venerdì 14 luglio 2017

Recensione: Scomparsa di Chevy Stevens

Non proprio il libro adatto a queste temperature. Ma forse per me non lo sarebbe stato mai.

Titolo: Scomparsa
Titolo originale: Still missing
Autore: Chevy Stevens
Edizione: Fazi
Prezzo: 18,60€
Trama: È una mattina d'estate qualunque per la giovane agente immobiliare Annie O'Sullivan. Quel giorno, le sue uniche preoccupazioni sono l'ennesima lite con la madre, l'open house da organizzare in una casa in vendita nel pomeriggio e la cena con Luke, il suo fidanzato. L'open house va per le lunghe, ma quando si presenta un potenziale acquirente dal sorriso gentile, Annie pensa che possa essere il suo giorno fortunato. Non è così. L'uomo le punta una pistola addosso e, dopo averla drogata, la chiude in un furgone. Al risveglio, Annie scopre di essere stata portata in una casa sperduta tra le montagne. Dove si trova? E chi è quell'uomo? Intrecciato con la storia dell'anno di prigionia che viene svelata durante gli incontri con la psichiatra - un secondo filo narrativo racconta l'incubo del ritorno dopo la liberazione: la lotta di Annie per ricomporre un'esistenza ormai spezzata, le ricerche della polizia per identificare il rapitore e il turbamento per la consapevolezza che questa esperienza, sebbene conclusa, è molto lontana dall'essere superata. Un thriller mozzafiato, una storia di paura e dolore, ma anche di sopravvivenza, della forza di raccontare e di esplorare i recessi più oscuri della psiche umana, dove la verità non sempre rende liberi.

Voto: 3/5 (6/10)
Se fosse possibile inizierei questa recensione con un sospiro. La prima cosa che ho pensato è stata: niente di nuovo; forse è stato semplicemente sfortunato a capitarmi adesso, ma ho avuto l'impressione di leggere un insieme di altre storie.
Annie viene rapita, torturata e violentata per quasi un anno. Mi aspettavo qualcosa di avvincente, invece mi sono annoiata per i due terzi del libro. Solo il finale è stato una sorpresa, anche se l'idea mi ricorda Il testimone (Margaret Dalton).
La storia è narrata a posteriori dalla protagonista e buona parte dei miei sbadigli sono derivati dalla sua antipatia e dalla totale incapacità di coinvolgermi. Non ho sentito la sua paura, la sua confusione, il suo dolore. Subiva cose terribile eppure ero lì che pensavo: sì ok, ma vai avanti e dimmi come ne sei uscita.
Ammetto che un po' mi è dispiaciuto. Mi è sembrato di non essere solidale con questa povera donna. Forse è stato il modo di raccontare, i toni che usa, la scelta delle parole. Mi è sembrata arrogante, altezzosa, troppo lontana dal mio carattere perché riuscissi ad immedesimarmi.
Solo le ultime pagine hanno smosso un po' la mia pietà.
La narrazione in prima persona non offre grandi sguardi sugli altri personaggi, che non sono neanche tratteggiati bene.
Le motivazioni del Pazzo rimangono un mistero. Fa questa cosa da fuori di testa e tutto ciò che se ne deduce sono blande intuizione che non vengono né confermate né smentite.
Il detective arriva ben oltre la metà del libro e su di lui ci sono pochissime frasi.
L'ex e la migliore amica ci sono giusto per contratto, ma rimangono scialbi, anonimi, totalmente trascurati.
Solo la madre mostra un minimo di spessore. E' odiosa e stupida, ma almeno non è piatta.
Tralasciando la noia che ho provato io, la scrittura è molto veloce. I capitoli non sono troppo lunghi e le descrizioni essenziali. Avrei preferito che ci fossero meno flashback inutili e più spiegazioni (alcuni sembrano messi lì solo per allungare il brodo).
Come prima opera penso sia un buon lavoro, ma ci sono ampi margini di miglioramento. Manca una visione d'insieme che permetta di recuperare tutti i fili e di scartare le cose inutili.
Soggettivamente, comunque, credo non mi sarebbe piaciuto a prescindere dalle storie simili che ho già letto.


lunedì 10 luglio 2017

Recensione: Zia Mame di Patrick Dennis





Titolo: Zia Mame
Titolo originale: Auntie Mame An Irreverent Escapade
Autore: Patrick Dennis
Editore: Mondolibri
Trama: Immaginate di essere un ragazzino di undici anni nell'America degli anni Venti. Immaginate che vostro padre vi dica che, in caso di sua morte, vi capiterà la peggiore delle disgrazie possibili, essere affidati a una zia che non conoscete. Immaginate che vostro padre - quel ricco, freddo bacchettone poco dopo effettivamente muoia, nella sauna del suo club. Immaginate di venire spediti a New York, di suonare all'indirizzo che la vostra balia ha con sé, e di trovarvi di fronte una gran dama leggermente equivoca, e soprattutto giapponese. Ancora, immaginate che la gran dama vi dica "Ma Patrick, caro, sono tua zia Mame!", e di scoprire così che il vostro tutore è una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode, che regolarmente anticipa. A quel punto avete solo due scelte, o fuggire in cerca di tutori più accettabili, o affidarvi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile che uno scrittore moderno abbia concepito, e attraversare insieme a lei l'America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia che non dà respiro - o dà solo il tempo, alla fine di ogni capitolo, di saltare virtualmente al collo di zia Mame e ringraziarla per il divertimento.




Voto: 4/5 (8/10)

Questo romanzo racconta parte della vita, attraverso un viaggio nei ricordi, di Patrick Dennis.
La storia di un ragazzino che, per anni, non ha mai veramente conosciuto il significato della parola 'famiglia'. Orfano di madre, ha vissuto con un padre benestante ma totalmente assente, con cui non si confrontava e da cui non riceveva affetto.
Del proprio padre Patrick ricorda pochissimo, in parte non c'è granché da ricordare. L'uomo muore quando lui ha poco meno di dieci anni. Ed è da quel momento che Patrick comincia veramente a vivere, quando entra in scena la sola parente del ragazzino: la straordinaria zia Mame.
La voce narrante è quella di Patrick ma la protagonista indiscussa di questo romanzo è lei, Mame Dennis, la sorella del padre di Patrick.
La zia Mame è assolutamente ed innegabilmente meravigliosa. Una donna vulcanica, eccentrica, un po' fuori dal suo tempo, considerando che il romanzo è ambientato nell'America della prima metà del novecento.
Lei accetta il nipote, inizialmente un po' introverso e timoroso, con grande affetto e con l'entusiasmo che è tipico della sua personalità.
Tutte le vicende narrate da Patrick, le svariate avventure e iniziative in cui zia Mame si lancia a capofitto, con immensa fiducia e ottimismo, sono caratterizzate da questo dirompente entusiasmo.
Mame non è giovanissima ma è una donna bellissima, che non esita ad esercitare il suo fascino con astuzia, tanto che lo stesso lettore ne rimane inevitabilmente ammaliato.
Diverte il modo in cui si rapporta con gli altri, soprattutto con il nipote che, crescendo, si ritrova spesso ad accorrere in soccorso della zia Mame in lacrime (di coccodrillo!).
La vita, in molti casi, non è per niente generosa con zia Mame, a cui ne capitano veramente di cotte e di crude (molte se le va a cercare ma lei è una persona che cade sempre in piedi), eppure non verrebbe mai da considerarla la classica sfigata perché zia Mame reagisce (dopo la scena della valle di lacrime) con determinazione, senza lasciarsi veramente abbattere da nulla. A volte pecca di troppa fiducia, alcune volte realizza che darsela a gambe è la soluzione migliore, ma in qualche modo ne escono indenni, lei e Patrick.
L'affetto che lega Patrick e zia Mame è tangibile, anche nei momenti in cui si accapigliano, risultando persino buffi nelle loro piccole scaramucce a lieto fine.
La trama si presenta come una collana di tante piccole perle, ognuna delle quali rappresenta, attraverso il racconto di un episodio in particolare, il passare degli anni e la crescita di Patrick. Zia Mame rimane sostanzialmente la stessa, il che risulta, per certi versi, rassicurante.
Zia Mame è un romanzo accattivante, come la protagonista, che riesce a tenere il lettore incollato alle pagine, che coinvolge e diverte, regalando qualche ora di piacevolissima e indimenticabile lettura.






mercoledì 5 luglio 2017

Recensione: Voli acrobatici e pattini a rotelle di Fannie Flagg

Ho l'impressione che siano le ultime opinioni prima di una bella pausa estiva. Quest'anno non metteremo ufficialmente il blog in vacanza, ma è probabile che saremo assenti per un po'.

Titolo: Voli acrobatici e pattini a rotelle
Titolo originale: The all-girl filling station's last reunion
Autore: Fannie Flagg
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 10,00 €
Trama: La signora Sookie Poole di Point Clear, Alabama, ha appena accompagnato all'altare l'ultima delle sue figlie e si prepara a godersi un po' di meritato riposo. Certo, c'è ancora l'anziana madre Lenore Simmons Krackenberry, con qualche momento di follia di troppo, da dover gestire, ma la vita sembra finalmente in discesa. Finché, un giorno, Sookie viene inaspettatamente a sapere qualcosa che mette in discussione tutto ciò che pensava di conoscere di se stessa, della sua famiglia e del suo futuro. Inizia così un viaggio di scoperta che la porta in California, nel Midwest, e persino indietro nel tempo, precisamente negli anni Quaranta, quando un'irrefrenabile donna di nome Fritzi rileva assieme alle sorelle la stazione di servizio del padre. La pompa di benzina gestita da sole ragazze, per di più in pattini a rotelle, riscuote un tale successo che i camionisti cominciano a modificare i loro itinerari pur di fermarsi alla leggendaria Wink's Phillips 66. Ma questa sarà solo la prima di molte avventure in cui Fritzi, spirito libero e anticonformista, si getterà a capofitto nel corso della sua vita. E che insegneranno a Sookie che non è mai tardi per rompere gli schemi e reinventarsi davvero.

Voto: 3,5/5 (7/10)
Fannie Flagg ormai rientra a buon diritto nella mia comfort zone, anche se stavolta ho qualche piccola rimostranza da fare.
La storia è un'alternanza abbastanza equilibrata di presente e passato, schema che ho già riscontrato in altri romanzi. I fili si riuniscono quasi nel finale e le ultime pagine sono dedicate alla soluzione di tutte le piccole sfumature presenti qua e là. Ed ecco la prima rimostranza: così facendo si trascina un po'.
Una volta che le storie si sono incontrate, avrei preferito una conclusione esaustiva e stop. Invece: mezza paginetta sulla parentela nobile, mezza paginetta sulla rivelazione di Carter, mezza paginetta su Willy, mezza di qui, mezza di là, il brodo si è allungato e ha perso anche un po' di sapore.
Ho storto anche il naso per tutta la lunga parte dedicata alla guerra. Visto il titolo (è indifferente che sia quello italiano o inglese) mi aspettavo che il cuore del libro fosse la stazione di servizio gestita da ragazze. Nelle dediche viene spiegato il motivo di tanta attenzione, ma a quel punto era preferibile un titolo diverso, meno 'ingannevole'.
L'elemento più confortante della Flagg sono i personaggi. Nei suoi romanzi si è certi di trovare sempre ragazze eccezionali un po' fuori dalle righe, vecchiette eccentriche ai limiti dell'assurdo e donne di mezz'età incastrate in qualcosa di falsamente felice che le fa rasentare l'infelicità. Stavolta abbiamo Fritzi, pilota di aerei, Lenore, mamma perfetta di una figlia imperfetta, e Sookie, sessantenne alle prese con la madre e una scoperta sconvolgente.
Non esito a dire che mi hanno un pochino delusa. Fritzi non è incisiva come altre protagoniste; è eccezionale, certo, ma poco memorabile e non suscita empatia. A Lenore è mancata la saggezza che hanno certi personaggi un po' attempati. Solo Sookie svolge bene il suo ruolo evolvendosi e modificando il suo stato iniziale in qualcosa di più consistente, consapevole e duraturo. Sì, anche felice. Peccato che anche lei somiglia così tanto ad altre protagoniste da risultare stereotipata e scontata.
Per fortuna, la splendida voce narrante dell'autrice non manca mai. E' questo che amo particolarmente dei suoi libri: l'impressione non di leggere, ma di ascoltare qualcuno che sta raccontando. E lo fa con la dovuta maestria.


sabato 1 luglio 2017

Recensione: I segreti di mio marito di Liane Moriarty

Devo dirlo.. la mia Consocia mi consiglia dei librini che sono davvero stupendi  ^_^




Titolo: I segreti di mio marito
Titolo originale: The husband's secret
Autore: Liane Moriarty
Editore: Mondadori
Prezzo: 17,00 €
Trama: Tuo marito ti scrive una lettera, la chiude in una busta, la sigilla "da aprire solo dopo la mia morte". Questa lettera nasconde il suo più profondo e oscuro segreto, qualcosa che può distruggere in un solo colpo non soltanto la vita che avete costruito insieme ma anche le vite degli altri attorno a te, dei tuoi vicini di casa, dei tuoi più cari amici. Immagina ora che questa lettera ti capiti tra le mani mentre tuo marito è ancora vivo… È quello che accade a Cecilia Fitzpatrick, una donna di successo, un punto di riferimento nel quartiere residenziale dove ha una bella casa, un marito adorabile di cui è innamorata, una figlia felice. La vita di Cecilia è ordinata e priva di incertezze. Ma la lettera, trovata per caso frugando tra i vecchi documenti di famiglia, cambia tutto. Rachel e Tess conoscono appena Cecilia, ma come lei pensano di conoscere benissimo se stesse e soprattutto i propri mariti, credono di sapere esattamente cosa aspettarsi dal proprio matrimonio. Eppure il segreto del marito di Cecilia si intreccia in maniera fatale con le loro vite e le sconvolgerà per sempre. Liane Moriarty ci fa entrare nel più perfetto dei mondi borghesi, nelle case senza macchie e ben illuminate, nelle stanze sempre aperte agli ospiti. Poi, con implacabile maestria, solleva i tappeti, fruga tra i diari, indaga gli angoli nascosti per mostrarci tutte le ombre e i segreti che incombono nelle vite delle più impeccabili famiglie. A ogni pagina ci ricorda che noi siamo sempre convinti di conoscere la persona che amiamo. Nostro marito, nostra moglie, crediamo di conoscerli e di amarli. Ma ne siamo davvero sicuri?


Voto: 4/5 (8/10)

Quanto è soddisfacente quando si arriva all'ultima pagina di un libro e, chiudendolo, ci si ritrova sommersi da tante emozioni e con un solo pensiero: "mi è piaciuto proprio tanto".
Ebbene, questo romanzo mi è piaciuto proprio tanto. E' stata un'interessante scoperta perché, ahimè, confesso di aver esitato quando ho letto il titolo, I segreti di mio marito, e ho pensato che sarebbe stata la solita storia di tradimenti, di segreti e di sotterfugi. E invece no. O meglio, si tratta di segreti e di tradimenti, ma mi sono accorta dopo poche pagine di essermi sbagliata e che il libro conteneva molto più di ciò che credevo.
La trama appare semplice. Racconta una settimana di vita di tre donne, Cecilia, Tess e Rachel.
Tre donne che non sembrano avere molto in comune, con una vita abbastanza piena e quasi ordinaria.
Cecilia è sposata con John-Paul, un marito ed un padre invidiabile, ed è madre di tre figlie bellissime. Attiva, dinamica, sempre attenta a tutto, precisa fino all'ossessione, schematica come la sua dispensa colma di contenitori della Tupperware, che lei stessa vende.
Cecilia è solida come una roccia, fino a quando trova una lettera del marito.. e tutto il suo mondo perfetto vacilla.
Anche Tess è felicemente sposata e ha un bellissimo bambino. E' una donna in carriera, con il marito e la cugina hanno aperto un'agenzia di pubblicità. Tess è l'opposto di Cecilia. E' timida, ha difficoltà a rapportarsi con gli altri, non le piacciono le feste e le persone che parlano tanto e, lei stessa, non è molto loquace. Ma, tutto sommato, è soddisfatta della propria vita.. fino a quando riceve una notizia che proprio non si aspettava.
Rachel, invece, è una donna anziana che non ha mai superato la perdita della figlia adolescente. Una donna indurita dal dolore e che piange la propria figlia mentre finge di vivere.
Tre donne le cui vite sono destinate ad incontrarsi. Tre donne che ancora non sanno quanto un segreto possa essere potente e devastante.
I segreti di mio marito è un romanzo che induce a riflettere.
Quante cose ignoriamo? Quante strade potrebbe prendere la nostra vita se solo una delle apparenti piccole e insignificanti variabili cambiasse? Se quel giorno non avessi fatto tardi a lavoro. Se non avessi attraversato la strada proprio in quel punto. Se avessi fatto quel viaggio. Un universo di "se" sconosciuti. Spesso sento dire quanto sia inutile stare a rimuginare su quanto avremmo potuto fare e non abbiamo fatto e sì, probabilmente lo è, ma credo anche che sia inevitabile. Ogni decisione che prendiamo schiude dinnanzi a noi un ventaglio infinito di nuove strade da percorrere, ed è praticamente impossibile stabilire dove conducano. Quella che oggi sembra la scelta migliore, domani potrebbe avere conseguenze catastrofiche, sulla nostra esistenza come su quella degli altri.
E noi potremmo non saperlo mai.
Bravissima l'autrice a trasmettere questo messaggio, a mantenere viva la suspance, spostando l'attenzione del lettore da un punto di vista all'altro con capitoli, in alcuni casi, davvero brevi, e creando un intreccio perfetto tra i personaggi.
Il finale è da lacrimoni, intenso ed emozionante, con un epilogo calzante, che rispecchia perfettamente il senso della storia.






giovedì 29 giugno 2017

Recensione: Gioco perverso di Massimo Lugli

Mah... pensavo fosse una buona lettura estiva, ma non mi ha entusiasmata.

Titolo: Gioco perverso
Autore: Massimo Lugli
Edizione: Newton Compton
Prezzo: 9,90€
Trama: Una signora bellissima e molto ricca viene trovata morta nel suo studio. La scena del crimine è quella di un gioco sadomaso: la donna sospesa al centro della stanza, strangolata, indossa biancheria sexy e una parrucca bionda, ed è legata mani e piedi con un lungo nastro di seta rossa. La notizia arriva in esclusiva al cronista di nera Marco Corvino che, oltre a seguire le indagini ufficiali della polizia, inizia una sua inchiesta parallela sul mondo del sesso estremo. Corvino scopre, a poco a poco, un universo sommerso di pratiche sadomaso e perversioni erotiche portate all'eccesso, di cui ignorava completamente l'esistenza. Nel frattempo, dopo essere stato interrogato, il partner della vittima viene riconosciuto colpevole e il caso viene considerato risolto. Ma Corvino non sembra convinto e le indagini proseguono. Le ricerche lo portano a scoprire che nel mondo delle pratiche bondage è coinvolta anche la malavita d'oltreoceano, che ha l'obiettivo di conquistare la piazza di spaccio locale inondando il mercato con una nuova droga, destinata a soppiantare lo smercio della cocaina. Tra colpi di scena, omicidi, torture e giochi erotici, Massimo Lugli ci traghetta in un mondo torbido e ambiguo dove l'eccesso è la norma.

Voto: 3/5 (6/10)
E' brutto da dire, ma il 3 è un regalo. Perché d'istinto gli avrei dato 2,5, poi mi è venuto il dubbio che fossi io ad aspettarmi altro (invece mai aspettarsi niente) e non lo avessi inquadrato nel modo giusto.
Certo è che il titolo, e ancor più i sottotitoli, sono fuorvianti.
Nel libro di questi 'giochi perversi' ci saranno 3-4 pagine, mentre tutto il resto è incentrato sull'indagine del giornalista Marco Corvino, che non è soddisfatto delle conclusioni della polizia.
Onestamente? Ho trovato il percorso del cronista piuttosto noioso, anche se ero curiosa di scoprire chi fosse il colpevole. Anche i suoi ragionamenti e riflessioni mi hanno lasciata indifferente..
Non ho apprezzato l'inserimento del filone sulla droga, che ho trovato inutile, pur avendo un suo collegamento finale, né la parte sui bambini, questa davvero superflua e un po' morbosa.
Sgradevole anche il tira e molla tra Marco e Sara.
Il finale invece mi è piaciuto. Classico ma ben studiato.
Sul protagonista non ho particolari rimostranze da fare. Non mi ha suscitato grande empatia, forse è un po' stereotipato, ma è costruito bene, non ha incongruenze e rispecchia l'idea di giornalista di cronaca che mi sono fatta. E' anche impulsivo e sprovveduto quanto basta per non risultare snob e antipatico.
Gli altri rimangono un po' più in ombra, ad eccezione di Sara, che ho mal digerito. E' anche lei giornalista, eppure, secondo me, ha delle pretese da Marco del tutto fuori luogo. Inoltre lo ha avvicinato lei e poi si lamenta se lui non la corteggia. Senza contare che, ai fini della storia, è anche un po' superflua.
Quello più simpatico è stato Mr. Scudiscio, che spiega al cronista come funziona veramente il mondo sadomaso e quanto possa essere distante da ciò che si legge nei racconti erotici che vanno tanto di moda.
Questa è una cosa che ho apprezzato. Non è chiaro quanto sia stata approfondita la ricerca, ma l'autore si è sicuramente informato prima di scrivere. Per curiosità ho provato ad informarmi anche io e ho trovato più o meno le stesse cose.
La prosa non è coinvolgente, o almeno non lo è stata per me, però il libro è scritto bene, in maniera appropriata, e le pagine scorrono facilmente. Solo in alcuni passaggi mi sono annoiata.
Alla fine ammetto che quello che non mi è piaciuto sono più che altro sfumature, però senza quelle sfumature lo avrei apprezzato decisamente di più.

lunedì 26 giugno 2017

Recensione: Io che amo solo te di Luca Bianchini

Spero di essere riuscita a fare un buon lavoro. Parlare di libri con la parte sinistra del corpo mentre la destra controlla che il Ranocchio non scappi dal tappeto per andare a leccare il pavimento non è il massimo.

Titolo: Io che amo solo te
Autore: Luca Bianchini
Edizione: Mondadori
Prezzo: 16,00€
Trama: Ninella ha cinquant'anni e un grande amore, don Mimì, con cui non si è potuta sposare. Ma il destino le fa un regalo inaspettato: sua figlia si fidanza proprio con il figlio dell'uomo che ha sempre sognato, e i due ragazzi decidono di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia. Gli occhi dei 287 invitati non saranno però puntati sugli sposi, ma sui loro genitori. Ninella è la sarta più bella del paese, e da quando è rimasta vedova sta sempre in casa a cucire, cucinare e guardare il mare. In realtà è un vulcano solo temporaneamente spento. Don Mimì, dietro i baffi e i silenzi, nasconde l'inquieto desiderio di riavere quella donna solo per sé. A sorvegliare la situazione c'è sua moglie, la futura suocera di Chiara, che a Polignano chiamano la "First Lady". È lei a controllare e a gestire una festa di matrimonio preparata da mesi e che tutti vogliono indimenticabile: dal bouquet "semicascante" della sposa al gran buffet di antipasti, dall'assegnazione dei posti alle bomboniere - passando per l'Ave Maria -, nulla è lasciato al caso. Ma è un attimo e la situazione può precipitare nel caos, grazie a un susseguirsi di colpi di scena e a una serie di personaggi esilaranti. 

Voto: 4/5 (8/10)
Dopo tante delusioni (e non vi ho parlato di tutti) finalmente un libro che si è fatto leggere e che mi ha allietato per qualche ora.
Chiara e Damiano si sposano e questo è il racconto del loro matrimonio, dal giorno prima al giorno dopo (3 giorni in tutto). Come in ogni matrimonio che si rispetti, va tutto bene fino, appunto, al giorno prima, poi succede di tutto.
Esagerazioni? Secondo me no. Trovo che l'autore sia stato molto bravo a mantenersi sul reale e sul possibile. Da parenti che saltano fuori all'improvviso, alle crisi dei due futuri sposi.
Ogni fatto è seguito con cura, con pochissime frasi a tratteggiare il passato per non spezzare troppo il presente e con la soluzione che non lascia fili in sospeso.
In tutto una discreta dose di positività anche nei momenti bui. Da inguaribile ottimista lo apprezzo, mostrare il bicchiere mezzo pieno non è da tutti. Anche quando si parla di matrimoni.
Non è chiaro chi siano i protagonisti, se i genitori o i figli. Forse lo sono tutti, in un bel romanzo corale molto ben bilanciato.
Lo sono sicuramente i due sposi, Chiara e Damiano, che all'inizio si sposano quasi perché trascinati dalla vita, dal momento, dalle convinzioni e poi si scoprono davvero innamorati. la loro storia è quella che mi è piaciuta di più. Riflette un po' i tanti luoghi comuni: trovati una brava ragazza e sistemati, trovati un buon partito e sistemati, fai questo, fai quello e l'amore è sopravvalutato. E invece proprio il giorno prima, tra crisi, errori e dubbi entrambi si ritrovano a pensare che lui/lei non è uno/una a caso, ma che è quello/quella giusto/giusta. la persona che davvero vogliono al proprio fianco per la vita.
Lo sono anche Ninnella e Don Mimì che si amavano un tempo e si amano ancora. La loro storia non è finita altrettanto bene, ma il sentimento c'è ancora. Nonostante questo evitano di rubare troppo la scena ai figli lasciando cadere la nuova opportunità che si presenta loro. Triste, ma apprezzabile.
Per finire lo sono anche buona parte degli altri, perché l'autore non li riduce a macchiette funzionali alla storia e basta. Ci parla di Nancy e delle sue insicurezze adolescenziali, della First Lady e del suo dolore, di Orlando e la sua differenza da tenere coperta. Tutte figure molto belle e abbastanza caratterizzate.
Piacevole lo stile dell'autore. Non solo positivo, come dicevo prima, ma molto semplice e scorrevole. Ha decisamente favorito la lettura. Buone le tempistiche e le descrizioni.

domenica 25 giugno 2017

Recensione: Non ditelo allo scrittore di Alice Basso

Oh.. finalmente un librino che merita! 💗💗💗


Titolo: Non ditelo allo scrittore
Autore: Alice Basso
Editore: Garzanti
Prezzo: 16,90 €
Trama: A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno. Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica. Vani è ormai uno dei personaggi più amati dai lettori italiani. Dopo il successo dell’Imprevedibile piano della scrittrice senza nome e di Scrivere è un mestiere pericoloso, Alice Basso torna con la perfezione e l’originalità di uno stile che le ha portato l’ammirazione della stampa più autorevole. Un nuovo romanzo, stesse caratteristiche imperdibili: libri, indagini, amore e una protagonista che diventerà come un’amica un po’ strana che non riuscirete più ad abbandonare.


Voto: 4,5/5 (9/10)


Eccomi qui, felicissima di raccontarvi l'ultima avventura di Vani Sarca, la nostra eccezionale, impareggiabile ghostwriter dall'intelligenza acuta e dal sarcasmo spiazzante.
"Non ditelo allo scrittore" è il terzo libro della serie incentrata su una protagonista unica, che ha il potere di affascinare e divertire il lettore malgrado non sia esattamente un tipo dai modi affascinanti o intenzionalmente divertenti. 
La trama di questo terzo libro si discosta un pochino dai precedenti. Non ci sono romanzi da scrivere ma piuttosto Vani si ritroverà, suo malgrado, alle prese con un altro ghostwriter, personaggio particolarissimo, che sarà decisamente pane per i suoi denti.
L'incarico assegnatole da Enrico, stavolta, spinge Vani ad un confronto con sé stessa.
Anche dal punto di vista investigativo Vani si ritrova ai margini, con un Berganza, meravigliosamente Berganza come sempre, ma molto preso da indagini pericolose da cui cerca di tenerla fuori. Cerca. Faticosamente. Ma infruttuosamente poiché ahimè Vani non è certo il tipo di donna che si può tenere in panchina!
Ho apprezzato moltissimo l'evidente crescita di Vani in questo libro. Vani matura, diventa più consapevole senza, tuttavia, subire alcun stravolgimento totale, rimanendo coerente con sé stessa. E questo rispetto per il personaggio mi è piaciuto moltissimo.
Ritroviamo anche Riccardo Randi, che nel secondo libro non è stato esattamente in cima alla lista delle mie preferenze. Ebbene è migliorato. Il modo in cui si prodiga per rivalutarsi agli occhi di Vani è quasi commovente. Quasi. Diciamo che ho apprezzato lo sforzo.
Ho gioito nel ritrovare anche Irma, l'anziana e simpaticissima cuoca dei Giay Marin conosciuta in "Scrivere è un mestiere pericoloso", rimasta una figura presente e importante nella vita di Vani.
Lei e Morgana rappresentano un po' la Vani del passato e la Vani del futuro e dunque sono irrinunciabili.
Lo stile di Alice Basso è inconfondibile. Nella narrazione in prima persona, si susseguono dialoghi brillanti, caratterizzati da un'ironia spesso pungente, arricchiti da numerose citazioni letterarie, il tutto con un vocabolario ricercato che però non appesantisce la lettura che risulta scorrevole e piacevolissima.
Lo stesso vale per i flashback nel passato di Vani che creano una sorta di intreccio perfetto con gli eventi del futuro e le varie situazioni in cui la nostra ghostwriter si ritrova coinvolta.
Durante la lettura mi sono divertita ed emozionata. Giunta all'ultima pagina, mi ha strappato un grosso sospiro di soddisfazione, per un finale assolutamente perfetto.
"Non ditelo allo scrittore" è un romanzo da non perdere!