domenica 2 aprile 2017

Recensione: Le belle Cece di Andrea Vitali

Non amo particolarmente quest'autore e sapevo che sarebbe stata una lettura fallimentare, ma sono stata 'sfidata' a leggerlo e avevo questo libro in casa, quindi perché non dargli (l'ennesima) possibilità?
Gliel'ho data. Non ha funzionato.

Titolo: Le belle Cece
Autore: Andrea Vitali
Edizione: Garzanti
Prezzo: 16,40€
Trama: Maggio 1936. Con la fine della guerra d'Etiopia nasce l'impero fascista. E Fulvio Semola, segretario bellanese del Partito, non ha intenzione di lasciarsi scappare l'occasione per celebrare degnamente l'evento. Astuto come una faina, ha avuto un'idea da fare invidia alle sezioni del lago intero, riva di qui e riva di là, e anche oltre: un concerto di campane che coinvolge tutti i campanili di chiese e chiesette del comune, dalla prepositurale alla cappelletta del cimitero fino all'ultima frazione su per la montagna. Un colpo da maestro per rendere sacra la vittoria militare. Ma l'euforia bellica e l'orgoglio imperiale si stemperano presto in questioni ben più urgenti per le sorti del suo mandato politico. In casa del potente e temutissimo ispettore di produzione del cotonificio locale, Eudilio Malversati, si sta consumando una tragedia. Dopo un'aggressione notturna ai danni dell'ispettore medesimo, spariscono in modo del tutto incomprensibile alcune paia di mutande della signora. Uno è già stato rinvenuto nella tasca della giacca del Malversati. Domanda: chi ce l'ha messo? E perché? Il problema vero, però, non è questo, bensì che fine abbiano fatto le altre. Dove potrebbero saltar fuori mettendo in ridicolo i Malversati, marito e moglie? Non essendo il caso di coinvolgere i carabinieri, per non mettere in giro voci incontrollabili, il Semola viene incaricato di risolvere l'enigma.

Voto: 3/5 (6/10)
Eccomi oggi a parlarvi di un libro che, purtroppo, mi ha lasciata così indifferente da farmi pentire di averci speso tempo.
Vitali sceglie fatti banali, anche se un po' pruriginosi, per parlare dell'Italia del passato e lo fa con una buona dose di ironia.
E' chiaro che da dietro le quinte si diverte a mettere i suoi personaggi in situazioni imbarazzanti da cui non riescono a venirne fuori tanto facilmente. Non all'epoca.
Parlare di mutande femminili, in piena epoca fascista, causava imbarazzo ed esponeva signora e familiari al pubblico ludibrio e come questa anche altre piccole cose che, oggi, non farebbero il minimo scalpore, oltre a risolversi in, più o men, due minuti netti.
Da tale imbarazzo partono tutta una serie di frasi a metà, di detto/non detto, di 'ci siamo capiti' anche se nessuno ha capito niente (o se ha capito può comunque interpretare a modo proprio) che dovrebbero far ridere e sorridere.
Dovrebbero, perché con me non ha funzionato. Ho provato, a prendere tutto alla leggera e con ironia, ma più andavo avanti e più mi chiedevo se davvero stavo perdendo tempo dietro alla storia di un paio di mutande. Se davvero quelle situazioni, che percepivo trite e ritrite, facevano ridere o almeno sorridere. A me no. E il detto/non detto alla lunga mi ha stancata.
Poi magari l'ambientazione è accurata e precisa, ma in questo caso non ho cognizione di causa quindi non posso esprimermi.
Il finale è un po' buttato lì. Forse poteva essere preparato meglio.
I personaggi...
Salvo solo il maresciallo Maccadò. Lui mi è piaciuto. Tosto, abbastanza furbo (e anche un po' stronzo), rimette a posto gli avversari e si gode i suoi momenti con maestria senza far capire a chi ha davanti, quanto si sta divertendo.
Tutti gli altri li ho trovati un po' ridicoli e ai limiti del grottesco, primi fra tutti Fulvio Semola, che per risolvere un caso ridicolo tira fuori un polverone, e Eudilio Malversati (il cognome è già di per sé un programma).
Le belle Cece del titolo? Due oche giulive a cui avrei volentieri tirato il collo.
Carina anche Selina, donna che sa come farsi rispettare a dispetto di un'epoca dove sembra che le donne dovessero essere tutte remissive.
Tralasciando l'uso smodato dell'ironia, che alla lunga mia ha stancata, lo stile è stata l'unica cosa piacevole. Leggero, velocissimo, ha permesso che il libro mi scivolasse comunque via con facilità permettendomi di perderci davvero poco tempo (almeno quello). I capitoli sono da brevi a brevissimi e questo mantiene un buon ritmo. Essenziali le descrizioni, pochissimi i flashback.
So che Vitali ha molti lettori appassionati, ma io non riesco mai ad entrare tra questi. 'Le belle Cece' è forse il più carino che ho letto, ma continua a sembrarmi una perdita di tempo, le trame non mi coinvolgono e non mi interessano, i personaggi non mi piacciono e non amo particolarmente neanche il momento storico in cui ambienta i suoi romanzi.

Nessun commento:

Posta un commento