lunedì 20 febbraio 2017

Recensione: Il commissario Bordelli di Marco Vichi

Buongiorno!
Stamattina è tornato il sole, il mio pc e anche un po' di buonumore. Quindi oggi due recensioni di fila ^_^


Titolo: Il commissario Bordelli
Autore: Marco Vichi
Edizione: Guanda
Prezzo: 8,50 €
Trama: La citta, deserta per le vacanze, è assediata dal caldo e dalle zanzare. Il commissario Bordelli passa le sue notti a rigirarsi nelle lenzuola, incapace di prender sonno, dopo giornate di banale routine estiva sbrigata da quei pochi rimasti in Commissariato, come il poliziotto Mugnai e il nuovo arrivato Piras. Durante una di quelle lunghe notti insonni, Bordelli riceve una telefonata che gli annuncia una morte misteriosa: sul luogo del delitto, una villa del Settecento, giace il corpo senza vita di un'anziana signora; accanto al suo letto, un bicchiere con tracce di un medicinale per l'asma e sul comodino, riposto con cura e perfettamente chiuso, il flacone di quel medicinale. Difficile pensare a un attacco improvviso della malattia, come spiega il fidato anatomopatologo Diotivede, collaboratore e amico di vecchia data del commissario. Bordelli inizia le sue indagini, partendo proprio dai singolari personaggi che frequentavano abitualmente la villa: l'anziana governante; i nipoti Giulio e Anselmo; Dante, lo stravagante fratello della vittima. Ma ognuno di questi ha un alibi inattaccabile. O almeno cosi sembra, fino a quando il commissario Bordelli non decide di tornare sul luogo del delitto.


Voto: (2,5/5) 5/10
Mi ritrovo a scrivere questa recensione con la stessa perplessità che nutrivo mentre leggevo il romanzo. Non che possa dire che sia un pessimo libro, tuttavia non mi ha neppure coinvolta né soddisfatta.
Siamo a Firenze, anni '60. A seguito di una segnalazione, il commissario Bordelli si reca nella villa di una ricca donna anziana trovandola, ahimè, deceduta. Anche se, ad una prima occhiata, tutto fa supporre una morte naturale, il nostro commissario annusa l'omicidio. Peccato che tutto il suo acume si fermi a quella deduzione. Dal ritrovamento della povera signora Pedretti Strassen (fatto che accade nelle prime pagine) a quando inchioda i colpevoli dell'omicidio (fatto che accade nelle ultime pagine), Bordelli si dedica: al cugino con cui non va d'accordo ma a cui continua a fare visita, un precisino suo coetaneo a cui la vita improvvisamente sorride e il lettore deve essere partecipe di questo cambiamento (che non ha niente a che vedere con le indagini); si ricorda di annaffiare le piante di una sua cara amica prostituta, in vacanza  (che non ha niente a che vedere con le indagini); si sforza invano di smettere di fumare (è un susseguirsi di "ne fumo solo 3" ma poi ne fuma 10); organizza un pranzo con Diotivede  (che cognome inquietante!), un gruppo di delinquentelli dall'animo nobile che Bordelli ha preso sotto la sua ala protettrice, il fratello della povera Pedretti Strassen (che definire strambo è un eufemismo, ma a Bordelli piace e siccome il pranzo è suo, invita chi gli garba!), un altro personaggio che ho trovato così insensato che neanche ne ricordo il nome e il collega Piras. Pranzo ricco di racconti, per lo più nostalgici, ma che non ha niente a che vedere con le indagini, se non per il dettaglio della lettura del testamento di cui racconta Dante, il fratello della compianta Pedretti Strassen.
Ora, se escludiamo gli innumerevoli flashback sul passato da partigiano e sulle prime (e parecchio precoci) avventure amorose di Bordelli, le indagini impegnano sì e no venti pagine. E forse è questo che mi è piaciuto meno di tutto il romanzo: la superficialità con cui viene affrontato e risolto il caso, nonché la quasi totale mancanza di intrigo. Come se l'omicidio fosse qualcosa di poco importante, qualcosa che avviene sullo sfondo, ma gli altri elementi non risultano così accattivanti da compensare.
Vogliamo parlare dei colpevoli? I colpevoli sono la cosa più scontata. Sono loro. Non ci sono altri sospettati. Resta solo da scoprire come hanno architettato l'omicidio e da smontare l'alibi. E non ci sono grosse sorprese neppure in questo caso. Giusto a conferma di quanto questo romanzo manchi di suspanse e di tutti gli elementi che io ritengo siano indispensabili in un libro giallo.
Peccato perché le potenzialità c'erano. Marco Vichi ha uno stile piacevole, che permette una lettura scorrevole. I personaggi, per quanto siano tutti un po' eccentrici, sono ben caratterizzati ed emergono bene. Bordelli è malinconico e nostalgico. E' un poliziotto buono, di quelli che agiscono secondo coscienza propria, anche a  costo di ignorare le regole imposte dalla legge, qualora non ritenga che vi sia giustizia.
Diotivede è un settantenne pimpante, quanto burbero, anatomopatologo con la risposta sempre pronta. Piras è il nuovo arrivato, un poliziotto sardo che si mostra subito molto acuto e che diventa la spalla di Bordelli, e non solo perché è il figlio di un compagno d'armi del commissario.
I siparietti tra Bordelli e i vari personaggi, spesso anche parentesi che si aprono e chiudono in mezza pagina, il cui scopo è solo quello di infarcire il romanzo, sono pure piacevoli, così come i flashback che aiutano a capire bene la personalità di Bordelli, ma avrei comunque preferito sentirmi più coinvolta nelle indagini. Avrei gradito che quell'aspetto fosse trattato con più attenzione.
Su Bordelli è stata scritta una serie e, chissà, magari darò un'altra possibilità a questo commissario.


Recensione: Maleficio (The prodigium/ Hex Hall 02) di Rachel Hawkins

Altro libro che non mi ha convinta granchè.

Titolo: Maleficio (the Prodigium/ Hex Hall 02 )
Titolo originale: Demonglass
Autore: Rachel Hawkins
Edizione: Newton Compton
Prezzo: 14,90 €
Trama: Sophie Mercer era convinta di essere una strega. Ecco perché era stata spedita all’Hecak Hall, una scuola speciale dove vengono raddrizzati e puniti ragazzi con strani poteri (streghe, mutaforma, maghi). Ma questo accadeva prima che Sophie scoprisse gli oscuri segreti che la sua famiglia aveva tenuto nascosti per anni. E soprattutto prima che si innamorasse di Archer Cross, un agente infiltrato dell’organizzazione clandestina The Eye, fondata proprio allo scopo di distruggere Prodigium. Invece ora Sophie sa di essere un demone e che, in tutto il mondo, esiste solo un altro essere come lei: suo padre. E, cosa peggiore, sa anche di possedere poteri magici che minacciano chiunque lei ami. Ecco perché ha deciso di recarsi a Londra, dove si sottoporrà a una procedura per perdere definitivamente i suoi poteri. Ma, una volta arrivata in città, farà una scoperta sconvolgente: esistono molti altri demoni simili a lei e qualcuno li sta allevando in segreto per sfruttarli, non a fin di bene. Sophie non si è accorta che il The Eye la sta tenendo sotto controllo. Anzi, è proprio Archer Cross a seguirla. Pensava di averlo ormai dimenticato, ma si accorgerà ben presto di provare ancora qualcosa per lui…

Voto: (3/5) 6/10
La prima cosa che ho pensato di questo libro è stata: tirato via.
In genere mi lamento dei lavori troppo lunghi, con troppe parti inserite solo per allungare il brodo, qui invece si presenta il caso opposto. E' tutto troppo veloce, abbozzato, superficiale. Ho avuto l'impressione di trovarmi davanti alla traccia che avrebbe dovuto seguire l'autrice anziché al libro finale.
La trama c'è ed è abbastanza logica e concreta, ma è poco più dell'esposizione cronologica dei fatti.
Sophie deve lasciare Hecate Hall. Due righe su una strana sensazione (che fa anche spoiler e la cosa mi ha infastidita parecchio) e fine del discorso.
QUando fa pace con Nick giocando e scherzando, tutto finisce in mezza pagina.
QUando decidono la sua punizione dice che ha paura. Tutto qui. Nessuna riflessione, rimorso, desiderio di rivalsa, niente.
Tutti i personaggi, gli eventi, le descrizioni sono strettamente fini alla storia. Questo vuol dire, ad esempio, che Cal e Jenna compaiono e scompaio in relazione alla loro utilità del momento. Cal non serve? Non si vede per giorni. Sophie ha bisogno di conforto? Compare Jenna che all'improvviso si ricorda dell'amica. Nel resto del tempo stanno buoni nell'angolino a prendere polvere.
L'ambientazione è magica, ma la fantasia dell'autrice si esaurisce poco oltre giocare a cambiarsi i vestiti, qualche oggetto magico, qualche creatura sovrannaturale. Non pretendo un mondo elaborato come quello di Harry Potter, ma qualcosa che vada oltre Samantha vita da strega sì.
Stessa sorte ai sentimenti. Mi aspettavo di essere coinvolta in cuori e batticuori adolescenziali, in giri e rigiri mentali assurdi, in drammi (leggere con voce ironica) quasi alla Romeo e Giulietta... Invece 4 frasi in croce della protagonista sul fatto che lo ama tanto tanto e mezza paginetta di baci.
Tornando alla trama, nonostante sia presente, è poco più della prosecuzione del primo libro e s'interrompe in un momento importante per poi proseguire ne terzo libro. Si potrebbe leggere da solo? Forse, ma lo trovo difficile. Troppi i riferimenti alla prima parte (che contiene anche tante informazioni per comprendere il secondo).
Parlare dei personaggi è difficile, un po' per il punto di vista soggettivo, un po' perché l'autrice proprio non gli dedica attenzioni.
Già Sophie, che è la protagonista, risulta superficiale. Non solo, è ironica e irriverente ai limiti della maleducazione, e anche se qualche volta fa sorridere, non l'ho trovata poi così simpatica.
Archer è carino. un po' stereotipato, ma tra tutti gli altri personaggi è quello più definito. Se non altro l'autrice si è preoccupata di dargli un minimo di storia e di coerenza.
Tutti gli atri sono solo abbozzati e qualcuno è giusto un nome in più sulla pagina.
Per non parlare degli antagonisti che, direbbe mio padre, non hanno né capo né coda. Non è chiarito chi sono, cosa vogliono, perché, come fanno a sapere ciò che sanno... Compaiono all'improvviso sulla scena e stop.
La scrittura è scorrevole ma molto elementare: niente termini ricercati o frasi elaborate. Anche le parti descrittive sono brevi e scarne (a stento sufficienti a immaginare la scena). Piatti e prevedibili i dialoghi.
Non l'ho trovato un pessimo libro, ma l'impressione è di un compitino fatto con il minimo sforzo.

mercoledì 15 febbraio 2017

Recensione: Insurgent (Divergent 02) di Veronica Roth

A leggere riesco a leggere. Recensire invece è un'impresa U_U
Secondo capitolo della serie Divergent. Mi è piaciucchiato ma...

Titolo: Insurgent (Divergent 02)
Titolo originale: Insurgent
Autore: Veronica Roth
Edizione: De Agostini
Prezzo: 14,90€
Trama: Una scelta può cambiare il destino di una persona... o annientarlo del tutto. Ma qualsiasi essa sia, le conseguenze vanno affrontate. Mentre il mondo attorno a lei sta crollando, Tris cerca disperatamente di salvare tutti quelli che ama e se stessa, e di venire a patti con il dolore per la perdita dei suoi genitori e con l'orrore per quello che è stata costretta a fare. La sua iniziazione avrebbe dovuto concludersi con una cerimonia per celebrare il proprio ingresso nella fazione degli Intrepidi, ma invece di festeggiare la ragazza si è ritrovata coinvolta in un conflitto più grande di lei... Ora che la guerra tra le fazioni incombe e segreti inconfessabili riemergono dal passato, Tris deve decidere da che parte stare e abbracciare completamente il suo lato divergente, anche se questo potrebbe costarle più di quanto sia pronta a sacrificare.

Voto: 3,5/5 (7/10)
Dalla velocità con cui ho portato a termine la lettura potrei dedurre che il libro mi ha, in qualche modo, coinvolta. In realtà credo che il merito sia tutto della scrittura della Roth, molto incalzante, con gli eventi che si susseguono a ritmo serrato. Il libro non è brutto, ma neanche una lettura memorabile, e ho diversi appunti da fare.
Prima di tutto è un libro che da solo non ha senso. Le saghe sono sempre strettamente collegate, ma in genere ogni libro è abbastanza leggibile da solo, quanto meno contiene una sua trama che rende completa una parte della lettura. In questo caso no: il libro è la continuazione del precedente e si interrompe, tra l'altro su un colpo di scena, per proseguire nel terzo. Mi viene da dire che non si tratta di una trilogia, ma di un solo libro spezzato in tre parti. Quindi questo secondo episodio non ha una sua trama, o sottotrama, vera e propria.
Altro aspetto che non ho apprezzato sono le scene ripetute: vanno dai Pacifici e succede questo, vanno dai Candidi e accade più o meno la stessa cosa...
Inoltre ho l'impressione che tutto manchi di mordente: non ho mai percepito i personaggi come veramente in difficoltà. La 'soluzione' appare sempre chiara, almeno al lettore, e questo priva di empatia e partecipazione.
La narrazione soggettiva, limita lo sguardo sugli altri personaggi e questo consente all'autrice di descrivere ciò che fanno e affrontano. In teoria al lettore quelle parti non dovrebbero interessare, ma le vicende di Quattro/Tobias, fanno sorgere molte domande, soprattutto quando si trova dagli Eruditi: cosa fa? Come si libera? Perché sembra essere un ospite anzichè un prigioniero? Tutte domande a cui avrei voluto usa risposta.
Anche i personaggi sono stati deludenti.
Tris nel primo libro mi era piaciuta. Qui è terribilmente piagnucolosa, ripetitiva, antipatica. Più che un'evoluzione psicologica sembra ci sia una regressione per poi ritornare, al massimo, al punto d partenza.
Tobias è scostante e incomprensibile. per tutto il libro ho avuto l'impressione che la Roth lo facesse muovere come le faceva comodo, anzichè secondo il carattere che ha.
Tutti gli altri rimangono più in ombra, soprattutto perché la voce narrante, Tris, è troppo presa da se stessa per soffermarsi sugli altri.
Come dicevo all'inizio, lo stile dell'autrice è semplice e veloce. in generale non annoia, anche perché le descrizioni statiche sono poche e brevi e il susseguirsi delle azioni piuttosto incalzante. Anche qui avrei un paio di appunti da far presenti. Prima di tutto, pur essendo un mondo futuro non c'è niente di nuovo o originale. Sì, le simulazioni per il controllo della mente, ok, ma per il resto non ho trovato nessun dispositivo, conoscenza, caratteristica che non esista già al giorno d'oggi. Non solo, sono scomparsi del tutto Internet, cellulari e simili. Esiste giusto una sorta di lan tra i pc delle varie fazioni. Ora, forse ricordo male io il primo libro, ma fin'ora non ho trovato nessuna spiegazione per questo, e visto che la Roth ha scritto quando queste cose già esistevano, mi permetto di dire che non si può far sparire la tecnologia così. Spero di trovare le risposte nel terzo.
Per finire, ma questo è proprio gusto personale, c'è un po' troppo buonismo. I cattivi non sono poi così cattivi, i traditori hanno tutti la loro spiegazione, tutti sono pronti a perdonare e giustificare così, su due piedi. Un po' esagerata come cosa.
Allora perché gli ho dato 7? Perché comunque nel complesso non è brutto. Regala alcune ore di svago abbastanza piacevoli ed è un buon ponte tra l'inizio e la fine della storia.

martedì 7 febbraio 2017

Teaser Tuesdays #126


Teaser di oggi messo su al volo. Ora o mai più :D :D



Oggi è martedì e torna Teaser Tuesdays, rubrica ideata dal blog Should be Reading, ma che io ho scoperto su Atelier dei libri. La mia consocia grafica aveva comunque una rubrica simile sul suo blog, Dillina, chiamata Perle dai libri. Visto che io spesso ho letto cose in seguito ai Teaser ho pensato di adottarla.

Le regole sono davvero semplici e sarei felice se mi lasciaste i vostri teaser!

Eccole:

  • Prendete un libro che state leggendo; 
  • Apritelo in una pagina a caso; 
  • Condividete un breve spezzone di quella pagina ("Teaser") senza fare spoiler (controllate prima di postare); Riportate titolo e autore per tutti coloro che vogliono leggerlo ^_^ 

Ecco a voi il mio Teaser di oggi.

<<Sempre senza smettere di sorridere, l'avv. Valenti si sedette saltando a uno sgabello del bancone.
- Be', mi avevano detto che lei è un ottimo osservatore, e avevano ragione. Mi avevano detto anche che lei è decisamente antipatico.
- Sbagliato - disse Massimo continuando a leggere. - Io sono molto simpatico, al contrario. Semplicemente detesto che la gente si senta in diritto di  rompermi i coglioni, e da quando quella bimba è stata assassinata questo accade piuttosto di frequente. Posso offrirle qualcosa da bere? >>

La briscola in cinque
Marco Malvaldi



Qual è il vostro teaser?

lunedì 6 febbraio 2017

Recensione: Gli ingredienti segreti dell'amore di Nicolas Barreau

Buongiorno e buon inizio settimana. Per me un inizio alquanto claudicante ma pazienza.. si va avanti anche saltellando su un piede solo (per fortuna sono ottimista :D )
Passiamo alla recensione, va.


Titolo: Gli ingredienti segreti dell'amore
Autore: Nicolas Barreau
Editore: Feltrinelli
Prezzo: € 15,00
Trama:  Le coincidenze non esistono. Aurélie Bredin ne è sicura. Giovane e attraente chef, gestisce il ristorante di famiglia, Le Temps des Cerises. È in quel piccolo locale con le tovaglie a quadri bianchi e rossi in rue Princesse, a due passi da boulevard Saint-Germain, che il padre della ragazza ha conquistato il cuore della futura moglie grazie al suo famoso Menu d'amour. Ed è sempre lì, circondata dal profumo di cioccolato e cannella, che Aurélie è cresciuta e ha trovato conforto nei momenti difficili. Ora però, dopo una brutta scottatura d'amore, neanche il suo inguaribile ottimismo e l'accogliente tepore della cucina dell'infanzia riescono più a consolarla. Un pomeriggio, più triste che mai, Aurélie si rifugia in una libreria, dove si imbatte in un romanzo intitolato "Il sorriso delle donne". Incuriosita, inizia a leggerlo e scopre un passaggio del libro in cui viene citato proprio il suo ristorante. Grata di quel regalo inatteso, decide di contattare l'autore per ringraziarlo. Ma l'impresa è tutt'altro che facile. Ogni tentativo di conoscere lo scrittore - un misterioso ed elusivo inglese - viene bloccato da André, l'editor della casa editrice francese che ha pubblicato il romanzo. Aurélie non si lascia scoraggiare e, quando finalmente riuscirà nel suo intento, l'incontro sarà molto diverso da ciò che si era aspettata. Più romantico, e nient'affatto casuale.


Voto: 3/5 (6/10)
Carino. Carino. Carino!
Ho conosciuto questo autore leggendo "Una sera a Parigi" (che confesso mi ha coinvolta e convinta di più) e devo dire che il suo stile continua a piacermi.
Barreau narra l'amore nei suoi romanzi e lo fa con leggerezza, con romanticismo e con un pizzico di follia che apprezzo.
Parigi fa da sfondo anche a questa storia che ho trovato abbastanza originale, che parla di amore, di cucina ma anche di libri.
Aurélie Bredin gestisce il ristorante che il suo papà le ha lasciato in eredità. La sua vita, apparentemente tranquilla, subisce uno scossone quando il suo compagno la abbandona con un bigliettino.
Proprio quello che si definisce un uomo con gli attributi, eh?
Insomma la nostra protagonista vive una fase di abbattimento e depressione dalla quale neppure la sua miglior amica, la spumeggiante Bernadette, sembra riuscire a tirarla fuori.
Un libro può restituire il sorriso e indurre a reagire? Secondo me, sì. Può. Ma io sono un'accanita lettrice, che spesso ha trovato conforto tra le pagine di un romanzo.
Aurélie, invece, non ha mai letto e non crede nel potere dei libri. Almeno fino a quando capita in una piccola libreria, dove trova IL libro. Il romanzo d'esordio dello scrittore inglese, Robert Miller. Leggendolo, lei non solo si rispecchia nella protagonista, come potrebbe accadere a qualunque lettore che si immedesima in un personaggio affine, ma vi si riconosce. È lei. La donna di quel romanzo è proprio lei, con il suo vestito verde e il suo ristorante.
Se io mi ritrovassi descritta in un romanzo, probabilmente farei tutto quanto possibile per scoprire come sia possibile che proprio io sia finita in quella storia. Ma Aurélie fa di più: rimane affascinata dal bel scrittore inglese e cerca di contattarlo in ogni modo. Peccato che Robert Miller sembri irragiungibile, se non tramite il suo editore francese André, che appare subito poco entusiasta dei tentativi della bella chef di incontrare lo scrittore.
André è... sclerato! Però è anche determinato e in certi momenti, molto dolce.. mi piace molto. Lui ha un segreto, un segreto bello grosso in cui è coinvolta anche l'inconsapevole Aurélie.
Tra pranzetti deliziosi, appuntamenti mancati, tante bugie e un complotto degno di un agente della CIA, nasce l'amore. E come pottebbe essere altrimenti? Ma su un cumulo di bugie non si può costruire nulla.
Il lieto fine è giusto, quasi scontato. Un po' meno scontato il percorso che conduce al lieto fine, anche se confesso che ho trovato la presa di coscienza del sentimento, da parte di Aurélie, un po' troppo affrettata. Un attimo prima sembrava cotta dello scrittore, l'attimo dopo era innamorata persa di André. Nel mezzo... qualche buona portata del Menù d'amour. Troppo poco.
Ho già detto che André mi piace. Anche Aurélie è un bel personaggio, con una personalità ben definita, anche se entrambi i protagonisti hanno dei momenti di eccesso.
Tutti i personaggi di contorno sono ben delineati, anche quelli dalle apparizioni fuggevoli. Adam è un po' spaccone ma suo fratello è una vera macchietta. Trovo che ognuno di loro abbia uno scopo preciso e, leggendo, non ho mai avuto la sensazione che qualcuno fosse buttato lì, a caso. Sono piazzati al posto giusto nel momento giusto.
Ho adorato le descrizioni di Parigi, con le sue strade, i suoi monumenti e i ristorantini.
È un romanzo d'amore, leggero e piacevole, che si legge senza troppo impegno.
Mi piaciuto molto anche l'alternarsi della narrazione tra Aurélie e André, che di capitolo in capitolo mostrano molto bene i diversi (spesso agli antipodi) punti di vista.
Se c'è una cosa che ho trovato fastidiosa è la traduzione. Ecco, su quella ho un pochino da polemizzare, non me ne vogliate.
Il romanzo sarebbe stato molto più scorrevole senza le continue frasi in francese, lasciate qui e là. Non è una questione di ignoranza in materia, ma di coerenza. Il romanzo è ambientato in Francia. I personaggi parlano il francese. Tutto il dialogo si presume essere in francese, anche se io lo leggo nella mia lingua. E allora a cosa serve lasciare in francese parte dei discorsi? Mi va bene che le ricette siano citate in lingua originale. Uguale per i nomi delle strade e dei ristoranti, come quelli delle persone, ovviamente. Accetto anche le parti in inglese, perché ci sta, è un'altra lingua. Ma il francese lo avrei evitato. Proprio per coerenza.
Per il resto è un romanzo che mi ha regalato piacevoli ore di lettura.
Oh... a fine libro c'è un regalino delizioso che ho trovato davvero carinissimo ed originale.


domenica 5 febbraio 2017

Recensione: Bang bang. Tutta colpa di un gatto rosso di Viviana Giorgi

Finalmente torno anche io a recensire ^^ e soprattutto, a leggere! Questo inizio 2017 è partito un po' stento, ma vediamo di rifarci nei prossimi mesi.
Intanto spero di non essere arrugginita nel darvi le mie opinioni sui librini che passano sotto ai miei occhi.

Titolo: Bang bang. Tutta colpa di un gatto rosso
Autore: Viviana Giorgi
Edizione: Emma Books
Prezzo: 4,99€
Trama: Sì, è stata tutta colpa di un gatto rosso. Il mio. La bestia scappa dalla finestra a mezzanotte, e io mi butto in strada per recuperarlo, sexy come un sacco di patate, e incontro… l’ uomo dei miei sogni, una specie di Marlboro Man che smonta non da cavallo, ma da una fiammante BMW.
In altre parole, il mio nuovo vicino di casa. Lui mi fissa perplesso e incuriosito e il colpo mi arriva subito, preciso, bang bang, dritto al cuore, come nella vecchia canzone dell’Equipe ‘84. Nick, si chiama Nick.
Io Nora. Non può essere un caso, mi dico, e mi butto in questa storia, a testa bassa, senza sospettare in che pasticci mi ficcherò. Perché è ovvio che nella nostra storia si infilino altre persone, e tutte con qualcosa da dire o fare. Viola, un’adorabile bimba di otto mesi; Tommaso, il prof, egocentrico, bastardo seduttore cui l’ho giurata; un’orda di adorabili femmine folli che altro non sono che le mie amiche del cuore; Camilla, la disinibita, e un piccolo esercito di suocere, madri, padri, tate e… una nonna diabolica. E, come se non bastasse, c’è un romanzo rosa che aspetta di essere tradotto, uno strano borgo in piena Milano dove la gente sembra diversa e un po’ pazza e, ahimé, c’è anche lei, Gabrielle, la stronza. Senza contare il gatto rosso.

Voto: 7/10
In un paio di nottate (per motivi personali passo alcune ore sveglia la notte) ho finito questo romanzo leggero e divertente che non ha richiesto particolare sforzo da parte dei miei neuroni.
La storia è molto carina e semplice: Nora ha un nuovo vicino e sembra uscito da una pubblicità di abbigliamento maschile. Complice la fuga di Red, il gatto del titolo, i due si incontrano e la storia inizia.
Onestamente non c'è niente di originale nella trama, le situazioni sono quelle classiche viste molte volte, così come i fraintendimenti e i coli di scena. Ho trovato forzato, da un certo momento in poi, la voglia di Nora di vendicarsi del prof tacendo tutto a Nick, ma può anche essere un mio gusto da lettrice: intuendo come sarebbe finita, avrei preferito non leggerla affatto.
Oltre a questo, alcuni passaggi e scene mi sono sembrati un filo... stravaganti, ad esempio quando i due personaggi hanno discusso di brutto e a stento si parlano, ma si sbaciucchiano e fanno i gelosi come se stessero ancora insieme.
Finale scontato e ad alto contenuto di zucchero, ma appropriato e d'obbligo.
I personaggi sono ciò che ha fatto la differenza, aggiungendo il pizzico di ironia e ilarità che permette al libro di emergere e farsi ricordare rispetto a tanti altri.
Nora in primis è divertentissima, si prende un po' in giro da sola, ed è la prima a fare battute e a ironizzare su se stessa (ma anche sugli altri).
Nick è un po' più serio, ma è un'ottima spalla (ci vuole, non tutti possono essere simpaticoni). Molto dolce nei confronti di Viola, avrei voluto un maggior approfondimento del suo punto di vista.
Gli altri personaggi sono molto marginali, però ho adorato la nonna di Nick (perché non è mia nonna, sia chiaro) e ho mal digerito le amiche impiccione. Il prof poi è proprio un personaggio messo lì a beneficio degli intenti dell'autrice e a volte mi è sembrato poco coerente con se stesso.
Lo stile della Giorgi è fresco e vivace e tiene il libro sui toni leggeri che dovrebbe avere. La protagonista parla in prima persona e spesso si rivolge direttamente al lettore dialogando con lui e creando così una certa complicità. Peccato per i tanti refusi, soprattutto con i nomi (quello più comune è stato Nora al posto di Viola, la bimba).
Non è il primo lavoro di quest'autrice che leggo e diciamo che sono andata sul sicuro: che scriva regency o contemporanei, i suoi libri sono sempre allegri e divertenti; perfetti per qualche ora di relax e di svago.


sabato 4 febbraio 2017

Recensione: Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo di Raffaella Fenoglio

Titolo: Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo
Autore: Raffaella Fenoglio
Edizione: Fanucci
Prezzo: 14,90€
Trama: Gala Cox Gloucestershire ha quindici anni e frequenta il liceo artistico. Ha un carattere indeciso, un’intelligenza fuori dal comune e la passione per le materie tecniche. E non sta affrontando un bel momento: ha appena perso la sua migliore amica, Nadia, in un terribile incidente dai risvolti misteriosi e il suo amatissimo papà se n’è andato di casa senza una ragione apparente.
Ora Gala vive con la mamma Orietta, medium scostante e autoritaria, e alcuni spiriti vaganti tra i quali l’indiano Matunaaga e la monaca benedettina Ildegarda di Bingen. 
Gala crede di sapere tutto sull’aldilà, fino a quando non inizia a frugare nello studio del padre alla ricerca di una traccia che le permetta di ritrovarlo. Qui, una scoperta casuale le aprirà le porte di un mondo prima sconosciuto, catapultandola in una realtà parallela e pericolosa. 
In un graduale e inesorabile susseguirsi di avvenimenti e scoperte, Gala vedrà crollare le proprie certezze una ad una. L’amore per le persone a lei care la spingerà a intraprendere una lotta che la renderà una ragazza più forte, molto più di quanto abbia mai potuto immaginare.
La storia di un’adolescente quasi normale, che tra appassionanti viaggi nel tempo e dialoghi con gli spiriti, diventa una riflessione sulla vita e su cosa ci attende nel nostro futuro.

Voto: 2,5/5 (5/10)
Librino (ino... insomma, sono più di 400 pagine) senza lode e senza infamia. Ci sono cose che mi sono piaciute e altre che invece mi hanno fatta storcere il naso.
La storia in generale è carina, anche abbastanza originale, o, almeno, non ho avuto l'impressione di 'già letto'. Però credo che sia l'unica cosa che riesco, in qualche modo, a salvare. Dico 'in qualche modo', perché comunque trovo che ci siano troppe cose: gli usqued, la macchina del padre di Gala, Black Coat, l'eredità di Edvige... Forse era meglio togliere qualcosa e concentrarsi più sul resto.
I personaggi non mi hanno colpita e questa è la pecca più grossa.
Ho trovato Gala noiosa e lagnosa, piuttosto viziata e eccessiva in alcuni aspetti. Si considera un piccolo genio e tratta tutti dall'alto in basso. Le piace Dennis ma non ascolta una parola di quello che dice. E' sempre concentrata su se stessa, sulla 'povera Gala a cui sono capitate tante cose brutte'. Decisamente un personaggio che non fa per me.
Edvige è un'egoista e una prepotente. Gala le è totalmente succube, anche perché, in caso contrario, difficilmente sarebbe possibile andarci d'accordo. Il suo atteggiamento in epoca vittoriana è del tutto fuori luogo e quasi quasi speravo che Black Coat la facesse fuori.
Non si salva neanche Dennis che con il suo modo di fare e tutte quelle vocali allungate fa pensare più ad un bambino noioso e petulante che non ad un quindicenne.
Eccessivi anche gli altri, dalla madre che passa dall'essere assenteista a imporre divieti e proibizioni, a Ipazia Price che sembra una di quei cattivi da film di supereroi, ci manca solo che sbavi e sputi fuoco dal naso.
Lo stile dell'autrice non mi è piaciuto. L'ho trovato decisamente acerbo e semplicistico (frasine brevi che spezzano il discorso, invece di virgole). La parte in epoca vittoriana non è ben resa, soprattutto nei dialoghi forse un po' troppo moderni. Inoltre manca del tutto il 'mostrare non descrivere' e questo porta a spiegazioni lunghissime e descrizioni minuziose che spezzano l'azione e annoiano. Non solo, anche tanti dettagli potevano essere evitati a favore di una maggior cura sugli elementi originali.
Come dicevo non un libro brutto, ma con troppi elementi di 'disturbo' per meritare voti più alti.